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ORLANDO PIZZOLATO RUBRICA RUNNERS&WRITERS

Anno 2 - numero 54

Giovedì 7 febbraio 2013


Il cielo di Lucas (e una corsa per ricordarlo)

   
“Se c’è qualcuno che può farcela, è mio marito. Fosse per lui, dormirebbe ogni notte sotto il cielo stellato. E’ un buon nuotatore e un buon corridore, sa che ha una famiglia che lo aspetta. Hanno trovato il paracadute e il casco, in buone condizioni. Vuol dire che si è eiettato dall’F-16. E’ vero, sono passate tante ore, ma sono sicura che, se c’è un modo per uscire da questa situazione, e una persona che può trovarlo, quello è Lucas”.
Cassy Gruenther parlava così, giovedì scorso all’ora di pranzo, nella “pancia” della Base di Aviano. Quasi alla stessa ora, ad alcune centinaia di chilometri, le ricerche del pilota scomparso la sera del 28 gennaio, dopo essere decollato dalla cittadella Usa installata sulla pedemontana pordenonese, avevano fine.
Il corpo restituito dall’Adriatico era quello di Lucas Gruenther.
In redazione, da quel lunedì, abbiamo vissuto le fasi delle ricerche con la trepidazione degli uomini, prima che dei cronisti. Quando la Base ha reso note le generalità del disperso, ci aspettavamo la purtroppo consueta, e straziante, fotografia di un giovane aviere sorridente nella divisa del suo sogno americano.
Vedere, invece, Lucas, in quella foto, è stato un secondo pugno nello stomaco.
Lucas non era un ragazzo lontano dalla nostra cultura, cresciuto a pane e avena nel Kentucky, nel Missouri, o in un altro Stato lontanissimo dalla nostra vita e dai nostri pensieri.
Lucas era il maggiore che, alla scadenza del suo periodo d’assegnazione in Italia, aveva voluto restare con noi. Aveva prolungato il suo periodo di permanenza nel Paese in cui, fra appena dieci giorni, avrebbe visto nascere la sua primogenita: Serena, come era stata serena, fino a quel maledetto 28 gennaio, la sua vita fra di noi.
Lucas viveva a Maniago, aveva imparato l’italiano in pochissimo tempo e, non contento, aveva insegnato l’inglese alle persone del suo quartiere, nell’ambito del programma di interscambi culturali “Vicini americani”.
Sulla linea di volo conosceva uno a uno i suoi uomini, metteva nel lavoro la stessa professionalità e la stessa passione con cui affrontava ogni giorno la vita.
L’amava, la vita, Lucas. S’inebriava di ogni momento che il Signore gli aveva regalato quaggiù. Lo sapeva vivere, percepire, apprezzare, soppesare.
Non per niente amava lo sport, e la corsa in particolare.
Aveva dato prova delle sue capacità di ultramaratoneta lo scorso 13 ottobre in provincia, alla Magredi Mountain Trail, quando era arrivato, stanco ma felice, al traguardo dopo 40 miglia, oltre 60 chilometri di fatica, salite e discese.
Con il sindaco di Maniago Andrea Carli, che ne condivideva la passione per le lunghe distanze, progettava di correre, il prossimo 14 aprile, la maratona di Vienna.
Anche in casa Lucas aveva trovato terreno fertile, con una moglie, Cassy, con all’attivo diverse 42 chilometri in giro per il mondo.
Una coppia giovane, affiatata, in attesa del frutto del loro amore. Una coppia che aveva tutto per continuare a volare e che, invece, da quel cielo che il maggiore Gruenther solcava per lavoro, è precipitata improvvisamente in un baratro d’angoscia e sofferenza.
Lucas guarderebbe avanti. Lucas sapeva correre, nuotare e volare col suo F-16. Lucas, ci fosse un modo per consolare Cassy, la sua figlioletta in arrivo e tutti noi, beh, come diceva Cassy, lui lo troverebbe.
Così Lucas è stato presente, idealmente ma anche molto concretamente nella testa di tutti coloro che hanno scelto di esserci, alla corsa della memoria, organizzata per domenica 3 febbraio alle 15 dal Magredi Mountain Trail.
Un’ora di fatica all’aria aperta. Un’ora di rito pagano collettivo tutti insieme, fra terra e cielo. Di corsa, come piaceva a lui, e con gli occhi bagnati da una lacrima salata, come l’acqua del mare che ce l’ha portato via troppo presto.
Onore al maggiore Lucas Gruenther, 32 anni vissuti rendendo fieri la sua famiglia, il suo Paese e il nostro.
Non vedrà nascere la sua bambina ma, da lassù, con gli anni, la saprà cresciuta e orgogliosa di suo padre.
Racconto pubblicato sul blog "Corrici sopra" il 1 febbraio 2013
http://bacci-udine.blogautore.repubblica.it/


altri racconti di Antonio Bacci:
"Sesto (grado) e Sesto (al Reghena)"
"Lettera dai maratoneti al sindaco di New York "
"Tra i maratoneti di Boston, cronache dall'inferno"

 


Antonio Bacci (22 ottobre 1969), giornalista, è da sette anni a capo della redazione pordenonese del Messaggero Veneto. Podista amatore negli Azzano Runners, ha avuto la fortuna di poter correre una trentina di maratone in tutto il mondo. Felicemente sposato con Yvette, che ne minaccia il (peraltro non invidiabile) primato personale, tiene il blog "Corrici sopra" sul sito http://www.messaggeroveneto.it

http://bacci-udine.blogautore.repubblica.it/
http://twitter.com/antoniobacci69




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