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La newsletter della settimana

03/07/2017

Anno 14 - Numero 423
Fatica: di testa o di gambe?

lunedì 3 luglio 2017




Ultima newsletter dell'estate, la prossima a settembre. Quanti eventi ci saranno da qua a settembre, quante corse, gare, record e risultati!
L'estate ci porterà a Londra per i Mondiali di atletica, e mi porterà fisicamente a Livigno e Asiago per gli stages. Ancora posti disponibili.
Oltre agli stages, sarò a St.Moritz con il Bowerman, a seguire gli allenamenti per Londra.

Vi auguro una buona estate con alcuni scatti dell'ultimo stage svoltosi a Nembia.

Ci rileggiamo a settembre.


Orlando

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Fatica: di testa o di gambe?

Nelle discussioni che possono insorgere tra podisti capita a volte di discutere se la fatica possa essere più un fattore muscolare che mentale, o viceversa. In questi dibattiti si esprime un'idea in relazione alle proprie esperienze, vissute direttamente in allenamento e in gara.
Un gruppo di ricercatori inglesi ha cercato una risposta che fosse più scientifica e meno soggettiva. Hanno così messo sotto esame un gruppo di 12 podisti bene allenati facendo fare dei test da campo e di laboratorio.
Le prove da sostenere erano sul chilometro, sui 3km e sulla mezza maratona.
In queste “gare” è emerso per tutti gli atleti che la stanchezza dei muscoli era elevata al termine dello sforzo. La stanchezza era stata misurata come la massima capacità di contrazione volontaria di specifici muscoli. Dopo ogni test i soggetti avevano un calo della capacità contrattile del quadricipite, ma non così rilevante (al massimo del 15%).
Al di là del risultato emerso singolarmente da questo test, i ricercatori hanno voluto procedere con maggiore accuraretezza provando a sollecitare direttamente i muscoli con uno stimolo elettrico. Questo procedimento serviva per valutare la cosiddetta “stanchezza periferica”, ed anche in questo caso il calo di capacità contrattile indiretta non differiva particolarmente da quella volontaria.

I ricercatori hanno voluto procedere ulteriormente nella ricerca misurando anche la cosiddetta “stanchezza centrale”, correlata alla stimolazione di specifici muscoli da parte del cervello. Con una sofisticata apparecchiatura ed attraverso il procedimento di stimolazione magnetica transcraniale sono riusciti a sollecitare i neuroni che innervano il quadricipite per verificare se ci potessero essere delle modifiche nella velocità e nella modalità del cervello di determinare un impulso che stimola la contrazione dei muscoli.
Con questo rilevamento è emerso che tutti i podisti avevano un rallentamento del tempo di stimolazione muscolare, ma rispetto al test della stanchezza perifica (nella quale la differenza di contrazione volontaria era contenuta), il calo di stimolazione maggiore è emerso per la prova più lunga, la mezza maratona.

Le conclusioni di questa ricerca hanno evidenziato che gli sforzi brevi (test del 1000m e dei 3km) causano maggior fatica a livello periferico (stanchezza muscolare diretta). Per le prove lunghe invece la fatica maggiore è a livello centrale.
In definitiva, nelle corse di lunga durata si riesce a gestire meglio la stanchezza con il controllo mentale. Il rendimento nelle prove lunghe è quindi correlato ad aspettivi soggettivi (motivazione, determinazione, modalità di percezione dell'alterazione dell'omeostasi fisica), ed il miglioramento di questi elementi ha meno a che fare con allenamenti tecnici e più con adattamenti mentali, mentre per le prove corte hanno maggiore incidenza i processi fisici dell'allenamento.




ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



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Commenti

Fatica: di testa o di cambe

Ciao Orlando, se non sbaglio, uno studio simile, a cui ha partecipato anche l'amico Pietro Trabucchi, é stato fatto al Tor des Geants qualche anno fa ottenendo, sulla lunga distanza, gli stessi risultati.

fergio4703/07/2017 16:36:46

preservare le energie nervose

E' davvero molto interessante questa fatica 'centrale'. Bisognerebbe trovare il modo di misurarla facilmente e anche sapere da che cosa dipende: da un'area cerebrale? da un elemento essenziale (magnesio)? Sono mai stati fatti studi con la risonanza magnetica in proposito?
E poi: la fatica 'centrale' corrisponde alle spesso citate 'energie nervose'? Come è possibile non depauperare queste energie così preziose? E' probabilmente importante non eseguire o eseguire molto raramente allenamenti massimali? Mi ricordo che anni fa avevo letto di un tuo consiglio sul fondo medio cioè di finirlo con la percezione di poter fare un altro chilometro alla stessa andatura in modo ancora abbastanza agevole. Negli intervallati probabilmente si dovrebbe prestare più attenzione alla tecnica di corsa e al respiro più che alla velocità; quello che hai descritto recentemente della tua esperienza in USA riguardo Mo Farah che faceva i 1000 senza interessarsi minimamente del tempo (che poteva anche essere scadente) e concentrandosi sull'azione di corsa è molto significativo.
Probabilmente il modo migliore di preservare queste energie nervose è quello di non andare troppo forte negli allenamenti, nel senso di non eseguire allenamenti molto intensivi?

nicola04/07/2017 19:46:47

Preservare le energie nervose

In questo caso per risparmiare le energie nervose non s'intende mantenere la tranquillità mentale, ma non stressare eccessivamente il sistema neuromuscolare. Di base di può agire aumentando il reclutamento muscolare (aumentare sia la quantità di fibre muscolari che lavorano, ed incrementare la capacità di reclutamento delle unità motorie). Ci sono già test disponibili per valutare la fatica neuromuscolare, ma non sono di pratica applicazione, ma credo che in breve tempo la tecnologia consentirà di svolgere test di controllo senza esporre l'atleta a prove che potrebbero stancarlo ulteriormente o esporlo ad un incremento del rischio d'infortunio.

orlando05/07/2017 11:12:23

Preservare le energie nervose

Ciao Orlando, un saluto anche agli amici che contribuiscono con opinioni e commenti. A fronte di quanto mi è sembrato di capire, può aver senso, con l'obiettivo di migliorare nella mezza e nella maratona, cercare di migliorare "l'efficienza neuro muscolare" (data la mia ignoranza in materia mi esprimo con termini poco ortodossi) con della ginnastica propriocettiva?

Franco05/07/2017 14:26:29

Ginnastica propriocettiva

Svolgere esercitazioni ed allenamenti che determinano una sollecitazione neuromuscolare sono utili anche per il maratoneta, sia perché aumenta la tenuta del tessuto muscolare e connettivo delle fibre che lavorano, sia perché questi stimoli aumentano anche la potenza aerobica, e quanto più attivo è il motore aerobico, maggiori sono le capacità di rendimento per le distanze fino alla maratona.
La ginnastica propriocettiva determina una sollecitazione del sistema neuromuscolare, ma in forma ridotta e localizzato.

orlando06/07/2017 09:46:24