06/11/2005

New York: cronaca della gara del 6 novembre 2005

UNA GARA AD ALTA TENSIONE

Cronaca della maratona di Orlando Pizzolato

Domenica 6 Novembre 2005, New York City

Le strade di NY sono state oggi teatro di una delle più belle edizioni della maratona della Grande Mela. Già la partenza dal ponte di Verrazzano fa vivere emozioni forti, sia per quanti si allineano in attesa del colpo di cannone, sia per quanti la seguono alla televisione, ma l’epilogo delle due competizioni è stato così avvincente da coinvolgere appassionati e non.

La parte conclusiva della gara femminile è stata ricca di colpi di scena perché fino a poche centinaia di metri dall’arrivo la vittoria non era ad appannaggio né della lettone Procopchuka, né della keniana Chepkemei, che si sono avvicendate in testa alla corsa svariate volte.

Al 35° chilometro la Chepkemei sembrava dare la svolta definitiva alla corsa con un attacco ai danni dell’etiope Tulu, che ha fatto di tutto per stare attaccata alla rivale convinta che un arrivo in volata l’avrebbe vista favorita.

La keniana, nello sferrare l’attacco decisivo, è stata fortemente condizionata da problemi di stomaco che non le hanno consentito di respirare in maniera adeguata e concretizzare i tentativi di fuga. La Chepkemei si è vista quindi costretta a desistere da altri velleitari tentativi, e ha dovuto rallentare l’andatura; ciò ha favorito il rientro della lettone Procopchuka, che dopo aver superato di slancio una Tulu in calo, ha affiancato la keniana. Alternandosi in testa alla corsa con l’intento di staccarsi, le due fuggitive si sono ritrovate ancora fianco a fianco a percorrere l’ultimo chilometro.

Entrambe le maratonete evidenziavano disagio fisico e fatica per aver corso ad impegno sostenuto la seconda parte di gara, che aveva fatto spendere molte energie. La vittoria era quindi una faccenda ancora molto aperta e solo in prossimità di Columbus Circle, quando al traguardo mancano 500 metri, la Procopchuka ha sopravanzato definitivamente la Chepkemei, oramai senza più energie per reagire, e per la terza volta la keniana si è dovuta accontentare di passare la linea d’arrivo in seconda posizione. Il podio è stato completato con l’arrivo di Derartu Tulu, felice per il piazzamento ma molto provata per lo sforzo sostenuto. Molto buona è stata la rimonta della trevigiana Genovese, presente nel gruppo di testa per quasi trenta chilometri, e che ha tagliato il traguardo in quinta posizione.

Anche gli uomini sono entrati in Central Park per percorrere gli ultimi cinque chilometri con residue energie da spendere. La selezione nella competizione maschile è stata brutale e determinare lo sgretolamento del gruppo ci ha pensato Alberico Di Cecco allorquando, all’approssimarsi del ponte di Terrazzano, si è prodigato in un energico e velleitario cambio di ritmo. Fino ad all’ora lo sviluppo tattico era stato piuttosto scialbo perché l’andatura del gruppo di testa era inferiore rispetto alle attese.

Senza dubbio è stato il clima, caldo e umido, a far decidere per un avvio più prudente rispetto a quanto stabilito a tavolino. Si voleva transitare a metà gara in 1h03’45” per un tempo finale prossimo alle 2h08’30”, ma la giornata climatica ha modificato i piani di quanti ambivano alla vittoria finale. Transitando a metà corsa più piano di quasi 75 secondi, ha consentito alla gran parte di maratoneti di risparmiare energie e Di Cecco avrà pensato di sfruttare a suo favore questa circostanza. L’allungo che l’abruzzese ha prodotto è stato così energico che solo quattro atleti gli hanno resistito, ma il nostro principale porta colori è stato lui stesso vittima della propria azione perché ha dovuto desistere dal seguire il contrattacco del campione uscente. Il sudafricano Raamala voleva dimostrare che l’ambizione di rivincere questa maratona era più che legittima, tanto che si è prodigato in una miriade di attacchi nell’intento di fiaccare la resistenza dei keniani Cheruyot e Tergat, e dell’americano Keflezighi.

Avvincenti sono stati i tentativi di selezione, prodotti sui saliscendi della First Avenue e nel Central Park, perché tutti e quattro i fuggitivi hanno cercato di mettere in serio disagio i rivali, senza però produrre effetti tangibili. Le energiche variazioni del ritmo hanno ovviamente fatto spendere a tutti una montagna di energie, ed il passare dei chilometri ha evidenziato che la stanchezza cresceva progressivamente per tutti. Se nella gara femminile all’altezza di Columbus Circle la vittoria era praticamente aggiudicata, in quella maschile invece la competizione si è riaccesa. Nel percorrere il lungo rettilineo di Central Park South Tergat aveva messo in difficoltà Raamala che aveva perso contattato, ma proprio nella piazza dove si erge la statua di Cristoforo Colombo, il sudafricano riagguantava il keniano.

Con 500 metri ancora da percorrere tutto era ancora da decidere, e così è stato anche ai 400, ai 300, ai 200 e ai 100 metri finali. Il traguardo si avvicinava sempre di più e i due pretendenti la vittoria erano sempre inesorabilmente fianco a fianco.

La tensione era altissima, come avviene in ogni duello e così è stato fino a pochissimi metri dal filo di lana. Entrambi i rivali stavano dando fondo ad ogni risorsa fisica e nervosa, cercando anche quelle energie più nascoste ed insperate, e solo quando ad uno dei due si sono esaurite tutte le forze, la vittoria è stata assegnata.

Come in pochissime altre maratone la differenza tra la vittoria e la sconfitta è stata così esigua. Io penso che abbia vinto chi in quel momento era più disperato: in tali situazioni vincere è un’esaltazione, perdere un dramma. Tra i due fortissimi rivali solo uno aveva gia assaggiato il gusto amarissimo della sconfitta; ciò non poteva verificarsi ancora.

Sono convinto che Tergat ha vinto questa edizione della maratona di New York perché nei suoi nervi e nella sua mente aleggiava ancora il fantasma di Gebrselassie. Nella pista di Sydney quell’ombra gli aveva sfilato dal collo un medaglia d’oro quando al traguardo mancavano pochi centimetri. Chi vedrà fantasmi per i prossimi mesi sarà ora Raamala, sconfitto con grande onore. Il podio è stato completato con il vice campione olimpico di Atene, l’americano Keflezighi. Ottimo il sesto posto di Alberico Di Cecco, che ha dimostrato di non avere timori reverenziali.

Va quindi in archivio una maratona avvincente, e New York riconquista quel terreno perso a causa di prestazioni cronometriche sotto tono. Nelle strade della Grande Mela è impossibile correre velocemente come in altre, ma le storie che si scrivono all’ombra dei grattacieli restano eterne. Orlando Pizzolato

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