05/11/2006

New York: cronaca della gara del 5 novembre 2006

DOMENICA 5 NOVEMBRE 2006, NEW YORK CITY

Cronaca della maratona di Orlando Pizzolato

E’ cominciata veramente presto la giornata dei maratoneti: sveglia alle 5, e alle 6 partenza in pullman verso Fort Wardsworth in attesa che qualche ora più tardi, precisamente alle 10,10, il colpo di cannone dia il via alla maratona più famosa al mondo. Le immagini dei podisti che invadono le rampe del Ponte di Verrazano le vedo dai nuovi studi della Rai, dove mi trovo con Franco Bragagna, Laura Fogli e Attilio Monetti per la telecronaca. Fa sempre un certo effetto assistere a questi momenti della gara nei quali si libera una grandissima energia emotiva, e per tanti podisti è la realizzazione di un sogno. La telecronaca, dapprima in onda su Raisport Satellite e successivamente su Rai 2, risente del fatto che la competizione stenta ad entrare nel vivo. Non so ancora per quale motivo, ma i top runner, sia uomini sia donne, non riescono a correre forte: i ritmi stabiliti a tavolino sono molto differenti rispetto a quelli che i leader stanno tenendo. L’impressione che ne ricavo è che qualche aspetto ambientale stia condizionando in generale il rendimento degli atleti, ma non fa né caldo né freddo, non tira vento e l’umidità è bassa. Insomma, le condizioni climatiche sono perfette ma la competizione ha un andamento anonimo, senza nessuna situazione particolare degna di nota. La gara maschile probabilmente risente della presenza di molti campioni con le credenziali in regola per la vittoria, e penso che il timore di esporsi troppo presto stia condizionando il rendimento dei tanti favoriti. Stefano Baldini corre, giustamente, quasi sempre in fondo al gruppo per limitare il dispendio energetico, ma evidenzia una corsa un po’ pesante; non che i diretti avversari corrano tanto meglio, e quindi penso che la loro azione di corsa stia risentendo di un’andatura un po’ troppo lenta. La stessa cosa si può notare nella competizione femminile, dove però la favorita Prokopchuka capisce che le dirette avversarie non vogliono tirare, e così in barba ad ogni tatticismo che sta soffocando la gara in termini di spettacolo, allunga e se ne va seguita a breve distanza dall’ucraina Hladyr. Inizia così una fuga a due che risulterà essere l’azione risolutiva della competizione, con la coppia di maratonete dell’Est che guadagna secondi ad ogni chilometro, tanto che il vantaggio si fa veramente molto consistente già dopo poco tempo.

La lettone Prokopchuka entra in Central Park per percorrere gli ultimi 4 chilometri di gara con un consistente vantaggio, e può così bissare facilmente la vittoria dello scorso anno, davanti all’ucraina Hladyr che in primavera aveva vinto la maratona di Roma. Terza arriva la keniana Ndereba.

La gara maschile prosegue sempre con andamento molto controllato, naturale preludio ad un improvviso cambiamento tattico che mi aspetto come sempre all’imbocco della First Avenue, terreno ideale per i cambi di ritmo perché i continui saliscendi favoriscono le azioni preferite dagli africani. Puntualmente come aveva dichiarato, il sudafricano Ramaala, vincitore a New York nel 2004 e 2° lo scorso anno, si cimenta in un paio di allunghi che disintegrano un gruppo composto da 20 corridori. Tra i primi ad andare in crisi c’è purtroppo Baldini, e spero che il distacco che Stefano accusa sia dovuto semplicemente alla scelta di non seguire gli scriteriati allunghi degli africani. Purtroppo però la mia ipotesi è errata perché, nonostante gli stessi corridori keniani debbano rallentare per riprendere fiato, il campione olimpico non riesce a rientrare nel gruppo di testa e accusa uno svantaggio sempre più consistente. A confermare la mia impressione di una giornata condizionata da qualche cosa che non so definire, gli africani smettono prematuramente di fare cambi di ritmo, e addirittura si fanno staccare dal brasiliano Gomes, che a metà della First Avenue lascia tutti. Come si è verificato per la Prokopchuka, anche Gomes guadagna qualche secondo al chilometro ed il suo vantaggio all’altezza dell’entrata in Central Park sfiora i 30”. La sua azione di corsa è sempre buona e dà l’impressione di controllare lo sforzo e di essere consapevole che prima o poi gli africani lo potrebbero raggiungere e superare. Con il traguardo che si fa sempre più vicino si nota dall’espressione del volto la preoccupazione di Gomes, preoccupato di vedere andare in fumo il sogno di vittoria. Ma il brasiliano riesce a tenere ancora a buona distanza la coppia di keniani, Tergat e Kiogora, che stanno dando fondo a tutte le energie nell’intento di raggiungerlo. Gomes si gira spesso per controllare il vantaggio che, anche se sempre più ridotto, è però più che adeguato per consentirgli di godersi senza più timori di sconfitta quegli intensi momenti che precedono il superamento del traguardo. Con la vittoria di Gomes s’interrompe il dominio africano durato 10 anni, ed il brasiliano precede sul traguardo rispettivamente Kiogora e Tergat. Baldini taglia il traguardo della sua probabile ultima maratona di New York in 6a posizione, non certo quella che sperava.

All’arrivo dei top runner si succedono quelli degli oltre 37 mila partecipanti, e c’è stata ovviamente grande attesa per la prestazione di Lance Armstrong. Il sette volte vincitore del Tour de France taglia il traguardo con l’obiettivo prefissato: scendere sotto le 3 ore.

Orlando Pizzolato

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