18/05/2004

100km del Passatore: analisi tecnica del percorso

(articolo scritto da Orlando Pizzolato in maggio 2004)

Il tracciato del Passatore è di quelli impegnativi: oltre a dover percorrere i 100 e più chilometri che separano la Piazza della Signoria di Firenze (128 metri s.l.m) da quella del Popolo a Faenza (34 m slm), il corridore deve superare alcuni dislivelli. Tra questi, il più impegnativo senza dubbio porta al Passo della Colla, a 913 metri sul livello del mare, situato in corrispondenza di metà gara. Il tracciato è insidioso, e non solo per l’asperità del Passo della Colla di Casaglia: ci sono numerose ascese da compiere, e la prima si affronta già dopo 5km dal via, per salire a Fiesole (295m slm). Percorrere 5km di salita può sembrare uno sforzo di poco conto per un podista impegnato a correre per svariate ore, ma anche queste brevi ascese incidono sullo sforzo generale, e di conseguenza sul rendimento. La pendenza della strada che conduce a Fiesole è impegnativa, e a tratti sfiora l’8%.

Solo passato il centro abitato, dopo circa 10km di corsa, la salita si alleggerisce e consente di prendere fiato, ma soprattutto di rilassare la muscolatura. La corsa prosegue lungo un falsopiano, caratterizzato da vari ma modesti saliscendi, che portano ad affrontare un’altra insidiosa salita, quella di Vetta Le Croci, a 518 m slm. In pratica, dal 10° al 20°km il dislivello di alcune decine di metri è ben diluito, ma dal 20° al 23° si sale di buon livello ma in poco meno di cento metri, quindi con una pendenza degna di attenzione.

Nel tratto di gara che va dalla partenza allo scollinamento del Passo di Vetta Le Croci, oltre ad affrontare le salite, si deve fare i conti con il caldo. E’ nel primo pomeriggio che si registrano, infatti, le più elevate temperature, che spesso sono prossime (se non superiori) ai 30°. Inoltre, in questa parte del tracciato la copertura degli alberi è ridotta al minimo, e quindi non c’è via di scampo alla calura, se non grazie ai ristori e agli spugnaggi, che consiglio di fare frequentemente.

Superato il Passo di Vetta delle Croci (23°km) si entra in una zona ombreggiata, spesso interessata anche da una leggera brezza che spira contraria al senso di marcia, e la strada degrada dolcemente verso Borgo S. Lorenzo. Il disagio e lo sforzo fisico si riducono sia per effetto dell’abbassamento della temperatura, sia per la discesa, tanto che nel giro di 15,5km si perde quota (325 metri), ritornando quasi a quella originale di partenza (195 metri slm). A Borgo S. Lorenzo si transita al 35° chilometro, e mentalmente si ha l’impressione che questo primo terzo di gara sia passato senza particolari disagi.

La corsa prosegue in direzione nord, con la strada che progressivamente guadagna quota, dapprima in maniera evidente proprio appena fuori l’abitato di Borgo S. Lorenzo, ma successivamente con maggior gradualità. Man mano che ci si addentra nella valle, le pendenze aumentano e da località Ronta la strada sale in maniera evidente ed impegnativa. Ma il momento in cui si deve sostenere il maggior sforzo è quello in prossimità della località Razzuolo. La pendenza della strada che conduce al Passo della Colla è rilevante, con punte che sfiorano il 15% per alcune centinaia di metri, e senza dubbio più di qualche podista di buon livello affronta i tornanti camminando. E’ conveniente farlo per non consumare troppe energie, ma soprattutto per non sollecitare eccessivamente la muscolatura. Il tempo perso per le pause al passo non deve essere vissuto con atteggiamento negativo; camminare fa certamente calare la velocità media, ma a volte è più vantaggioso ridurre il livello di sforzo, anche a costo di perdere tempo rispetto alla tabella di marcia, che non dare fondo a molte risorse fisiche per continuare a correre.

Al transito sul Passo della Colla di Casaglia sono stati percorsi all’incirca 50 chilometri, ed è facile cadere nella tentazione di pensare che gran parte dello sforzo è stato fatto. E’ vero che 50km sono stati percorsi e che si è giunti all’apice altimetrico della corsa, ma Faenza è ancora molto lontana. Certamente la discesa aiuta a ridurre l’intensità dello sforzo e l’impegno cardiocircolatorio, ma purtroppo è la sollecitazione muscolo-articolare ad essere molto alta. Per un ciclista sarebbe veramente una passeggiata scendere dalla "Colla" a Marradi, e quindi proseguire verso a Faenza, ma le gambe del podista "girano" solo per effetto della forza che egli imprime ad ogni passo.

Prima di affrontare la lunga discesa della Colla suggerisco, a quei podisti che in corsa usano calzature tecniche (per intenderci le scarpe da gara), di cambiare scarpe. Correre con calzature più ammortizzate contribuisce ad assorbire i carichi dell’impatto con il terreno, ed evitare che i traumatismi si ripercuotano con maggior facilità sulle articolazioni.

Nella prime centinaia di metri dopo lo scollinamento della "Colla", correre in discesa è un sollievo per le gambe del podista, perché l’intensità dello sforzo si riduce considerevolmente dopo l’elevata sollecitazione causata dalla salita, ma successivamente ogni passo diventa fonte di disagio e di "sofferenza". Ad ogni passo l’impatto con l’asfalto determina una sollecitazione a livello articolare, e a risentirne in maniera evidente sono anche i muscoli delle cosce. L’impatto con il terreno provoca uno stiramento delle fibre muscolari, azione che si contrappone a quella di accorciamento, e quando i muscoli sono stanchi per la tanta strada percorsa, il disagio è particolarmente alto; il desiderio di camminare aumenta, come lo è stato nel tratto in salita. Procedere al passo riduce la fase di caricamento delle gambe, e non è quindi sbagliato alternare frazioni di corsa ad altri di marcia. In alcuni casi va anche bene procedere correndo all’indietro per qualche decina di metri. Questa anomala strategia riduce il senso d’indolenzimento muscolare perché l’azione meccanica è a carico dell’avampiede e non più delle cosce, e si scaricano le forze d’impatto sui metatarsi e non sui quadricipiti.

La discesa del Passo della Colla è molto ripida per una decina di chilometri, fino a Crespino del Lamone, ed è proprio in questo tratto che conviene alternare spesso marcia e corsa. Non si deve invece cedere alla tentazione di accelerare l’andatura allo scopo di riguadagnare il tempo perduto nel tratto in salita: correre velocemente in discesa contribuisce ad aumentare le forze d’impatto con il terreno e quindi gli indolenzimenti muscolari. E’ preferibile mantenere energie e motivazione per quando la discesa si alleggerisce, in maniera che le dolci pendenze, che si trovano dopo 60 chilometri, possano essere sfruttate grazie ad un’azione di corsa più fluida.

In prossimità di Marradi (328 m slm) si trova il 65° chilometro, e da questo punto in avanti la strada prosegue con dei dolci falsipiani che alleggeriscono lo sforzo, e progressivamente la strada spiana. Affermare che ormai è fatta è certamente utile a livello mentale e per mantenere alta la motivazione, ma la stanchezza è senza dubbio tanta. Per percorrere questi ultimi chilometri di corsa è vantaggioso disporre di riferimenti fisici e psicologici; la compagnia di altri podisti, o di un amico che accompagna in bicicletta, è certamente utile. Se si riesce a correre (ovviamente con disagi contenuti), è conveniente farlo anche ad andatura molto tranquilla, ma nel caso in cui la stanchezza è tanta, fare delle pause al passo ad intervalli regolari aiuta a suddividere lo sforzo sia sotto l’aspetto fisico sia sotto quello mentale. Lo sforzo sarà così più sopportabile ed il traguardo sempre più vicino.