07/04/2008

Maratona di Torino: analisi tecnica del percorso

(articolo scritto da Orlando Pizzolato in aprile 2008)

Il record della corsa di Torino, 2h07’44” dell’etiope Alemayehu Simeretu, è il tempo più veloce mai ottenuto in una maratona italiana. Ricordo che in quella edizione del 2001, al 15°km Alemayehu toccò sulla spalla la lepre keniana per incitarlo ad aumentare l’andatura. Il keniano non aveva compreso il significato di quel gesto e si rivolse a me, che ero lì di fianco in bici a fare il solito commento tecnico per la televisione, chiedendo spiegazione. L’etiope non parlava inglese e quindi dissi al keniano che, secondo me, Alemayehu lo incitava a tirare di più, e la lepre sgranò gli occhi meravigliato di ciò. Il keniano aveva pienamente ragione, visto che il ritmo di corsa era sempre stato di 3’02/03” al chilometro, ma l’etiope era in gran giornata e lungo la salita di Rivalta salutò la lepre e se ne andò percorrendo, nonostante la strada salisse, frazioni di mille metri in 3’05”. La prestazione conseguita nel 2001 da Alemayehu Simeretu è garanzia di un tracciato veloce, anche se il percorso della maratona del capoluogo piemontese non lo è per nulla, visto che dal punto più basso a quello più alto del tracciato ci sono 119 metri di dislivello. Andiamo con ordine. Dalla partenza, ritornata in Piazza Castello, e fino al 21° chilometro la strada è tutta piatta, e l’unica difficoltà è determinata dal superamento di un cavalcavia tra il 15° e l’18°km. Si può quindi tenere un ritmo sostenuto ma è importante non forzare perché, come in tutte le maratone, è fondamentale gestire al meglio le energie in modo da conservarne per superare senza disagi il tratto critico, quello dopo i 30 chilometri. Dal 17,5°km la strada inizia lievemente a salire, con una pendenza modesta (1-2%), ma è dal 19°km che lo sforzo per l’incremento della pendenza è maggiormente percettibile. La frazione che va dal 17,5°km al 22,5°km è quella più impegnativa, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista nervoso, ed il motivo è duplice. La salita rallenta il ritmo di corsa e determina una maggiore spesa energetica, e sul crescente disagio fisico incide mentalmente il lungo rettilineo da percorrere, al termine del quale si scorge la fine dell’ascesa, che sembra non arrivare mai. In questo frangente è molto importante non subire mentalmente il disagio, e non trasformarlo in un aspetto negativo che rischierebbe di compromettere l’esito della maratona. E’ piuttosto frequente che nel corso di una maratona si viva un’alternanza di momenti positivi e negativi, ed è importante gestirli in maniera corretta per evitare di esserne vittima. Quando si presenta una fase di difficoltà, si deve reagire non subendola mentalmente e non forzando l’azione fisica per superarla con uno sforzo maggiore, bensì rilassandosi ed accettando questo momento come transitorio. Dopo ogni la salita segue la discesa, che consente di recuperare energie fisiche e ristabilire un equilibrio mentale, e così è anche in questa gara. Prima di iniziare a percorrere la parte discendente verso Torino, si transita alla mezza maratona, momento importante per ogni maratoneta perché significa che metà dei chilometri sono stati messi alle spalle, e perché si può fare una proiezione del tempo finale. E’ probabile che a metà corsa si transiti con un po’ di ritardo (probabilmente tra 40 e 70”) rispetto alla tabella di marcia, ma si deve considerare che la seconda mezza maratona sarà percorsa più velocemente rispetto alla prima. Le difficoltà altimetriche terminano al chilometro 22,8, il punto più alto del tracciato (319 metri sul livello del mare, mentre la partenza è posta a 239 metri), e si lascia Rivoli percorrendo il lungo viale di Corso Francia. Anche questo rettilineo è molto lungo, ma mentalmente non determina le stesse difficoltà della salita di Rivalta perché è tutto in discesa. Si percorrono quasi 5km tutti in discesa, dapprima anche bella pendente, ma che gradualmente tende ad attenuarsi alle porte di Grugliasco (28°km). In questa favorevole frazione di corsa, lungo la quale si può accelerare l’andatura, senza per questo forzare eccessivamente per non spendere troppe energie, si recupera gran parte dei secondi persi in salita, anche se non tutti. Il resto dello svantaggio accumulato nella salita della Rivalta sarà annullato nel tratto finale, quello che porta i maratoneti fuori dal cuore di Torino. Nel centro storico della città l’unica occasione in cui si può avvertire qualche disagio è tra il 38,5 ed il 39,5°km, perché si deve correre su di un tratto di sampietrini. Superata quest’ultima difficoltà l’arrivo è veramente più vicino.

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