20/03/2009

Maratona di Berlino: consigli per correrla al meglio

(articolo scritto da Orlando Pizzolato in settembre 2007)

Il minor tempo impiegato da un uomo per percorrere la distanza della maratona (2h03’59”) è stato conseguito proprio alla maratona di Berlino, e la prestazione di Gebrselassie non è sola e isolata; anche Paul Tergat e John Korir hanno corso con ottimi tempi, proprio a Berlino. E’ d’obbligo quindi considerare il percorso della maratona di Berlino come uno dei tracciati dove è più facile correre forte o, più correttamente, esprimere al meglio il proprio potenziale. Il percorso, che si snoda in un grande giro attorno alla città, è praticamente tutto piatto, se si eccettuano alcuni modestissimi avvallamenti a metà maratona, che non dovrebbero determinare nessuna specifica difficoltà sia perché il dislivello è dell’ordine di pochi metri, sia perché si è appena a metà gara e non si devono ancora avere avvisaglie di difficoltà. Se mai queste si dovessero percepire, ciò è un evidente segnale che si deve assumere un atteggiamento prudenziale; si è ancora in tempo per ridurre l’impegno fisico in maniera da conservare le energie residue per spenderle qualche chilometro dopo, quando la stanchezza si fa maggiormente sentire. Proprio per la linearità del percorso, la tattica migliore da adottare è quella più specifica per il maratoneta, vale a dire l’uniformità del ritmo. In ogni caso, la strategia migliore nell’impostare una maratona è basata sulla regolarità dell’andatura, per evitare dispersioni energetiche che comportano un precoce esaurimento del glicogeno muscolare, materiale energetico limitato nel nostro corpo. Si tratta quindi di dosare al meglio le proprie risorse sia fisiche sia mentali tenendo un’andatura costante dall’inizio alla fine, evitando di farsi prendere dalla foga che nasce in occasione di manifestazioni podistiche di elevata portata, proprio come questa maratona. Il ritmo di corsa che inizialmente si mantiene senza particolari disagi e sforzi, diventa sempre più impegnativo mano a mano che passano i chilometri, specialmente nell’ultimo 4° di corsa, quando la stanchezza dei muscoli e le articolazioni che si fanno sempre più dolenti sono sensazioni che tendono a prevalere, e dalle quali il pensiero del podista è spesso catturato. Personalmente tendo sempre a suggerire una tattica un po’ diversa, fondata sul risparmio energetico e muscolare nella prima parte di gara, in maniera da disporre così di energie (fisiche e mentali) per la seconda parte di maratona, quando la fatica, la stanchezza e il disagio tendono a prevalere sulle sensazioni di calma e tranquillità del podista. Tale impostazione strategica è però poco seguita dal maratoneta, specialmente se dispone di una limitata tenuta muscolare conseguente ad un ridotta preparazione. Egli è infatti cosciente di non avere un’adeguata efficienza, che gli permetta di mantenere regolare il passo dall’inizio alla fine. Sapendo che andrà inevitabilmente incontro ad un calo di ritmo, preferisce avvantaggiarsi nella prima parte, quando le energie sono ancora tante, in maniera da poter gestire il tempo guadagnato. Questo tipo di conti numerici non sono purtroppo facilmente applicabili sul piano fisiologico, in quanto le energie che si spendono per accumulare vantaggio, portano ad un debito di risorse fisiche che viene pagato con interessi a volte altissimi. Quei minuti, o decine di secondi guadagnati nella prima parte di gara, calano in maniera a volte rapidissima se le risorse energetiche sono andate esaurite. In maratona, debiti e mutui non si possono affatto contrarre. Meglio invece la saggia regola del risparmio che si fonda sul fatto di non spendere più di ciò che si dispone. Dopotutto, nel corso della mia carriera e delle oltre trenta maratone corse, ho capito che il miglioramento dei tempi avviene solo se il contesto ambientale è favorevole. Se non è la giornata giusta dal punto di vista climatico, ogni sforzo porterà a poco, e quindi è inutile dannarsi troppo l’anima. In questo caso conviene accontentarsi di correre una dignitosa maratona, cercando anche di godere del contesto ambientale. Se invece si ha la fortuna d’incontrare una di quelle ottime giornate (e lo si capisce da come si veste la gente, vale a dire se gli spettatori indossano un maglioncino), è molto probabile che si possa finire la maratona con grande soddisfazione, purché si riesca a fare una buona gara, soprattutto con la testa. Naviga sul percorso della Maratona di Berlino Cliccando sul seguente link è possibile navigare sul percorso di gara Il Percorso della Maratona di Berlino