Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

novembre 2010

15/11/2010

La dedica di Linus

La colazione era pronta sul banco della camera: quattro fette biscottate, miele e marmellata ed un caffè da scaldare. Non è piacevole mangiare da solo, come ad un fast food. Il buio che stava oltre le tapparelle mi faceva sentire ancora più triste.
Alle 5.20 sono andato all’Hilton perché lì veniva servita la colazione dei top runner. Un bagel caldo, un vasetto di miele e del tè. Guardavo i big apparentemente calmi incamerare energie prima dello sforzo. Una volta ero come loro. Nostalgia per il piacere di correre forte. Nessun rammarico invece per la tensione che scorre nel corpo. Con Ilaria sono rientrato in hotel; ho mangiato anche le fette biscottate che avevo in stanza e alle 6.30 ero già seduto sul bus dei top runner, ma il numero 2. Il primo, davanti al mio, era così pieno di tensione agonistica che si faceva fatica a salire la scaletta senza esserne pesantemente condizionati. Il mio era praticamente vuoto: otto persone per 50 posti. Meglio così! mi son detto. Sul sedile a fianco c’era un olandese, ricciolone, allampanato, che parlava spagnolo con un messicano. Era Vroemen, ex primatista europeo dei 3 mila siepi. Davanti a me una ragazza mora. Sapevo chi era ma non avevo voglia di parlare. Ho chiuso gli occhi pensando a rilassarmi; poi avrei ascoltato della musica. La bella mora neozelandese, miss Stramilano una ventina di anni fa, me la ricordo bene e lei sa chi sono. Inizia a parlarmi del più e del meno ma il discorso si fa moralista. Si racconta, mi parla della sua famiglia, delle difficoltà degli atleti di alto livello a combinare lavoro e famiglia. Mi parla del suo caro amico De Castella, e sembra parli di me. Dopo un’ora in cui volevo rilassarmi e caricarmi con un po’ di musica, scendo dal pullman con sensi di colpa di genitore, di marito, di corridore. A questo punto correre mi serve per staccare e sciogliere i pensieri.
Sceso dal pullman m’infilo subito nel grande tendone bianco che ospita i top runner. Di fianco c’è quello dei sub elite. Prima di entrare butto lo sguardo al ponte di Verrazzano, che mi sembra una grande mascella metallica, sostenuta dalle imponenti arcate grandi come le mandibole di un gigante. Ogni volta che arrivo qui mi sento un lillipuzziano. Dentro al tendone è piacevolmente caldo. Mi siedo in un angolo, così me ne sto appartato, non perché necessiti di concentrazione ma per starmene proprio tranquillo. Dopo poco si scosta lo spesso lembo di plastica trasparente e assieme ad una gelida folata di vento, entra il brasiliano Marilson Dos Santos. Decido si spostarmi di un paio di sedie. Davanti a me c’è Raamala; ha lo sguardo sbieco; non capisco se è perché non ha dormito o perché è imbambolato. Sorride ma è proprio assorto.
Di fianco a me si siede ancora l’olandese Vroemen e con slancio inizia a parlare della maratona. Attorno ad un tavolo rotondo si mettono gli americani. Torres, Rinhzenhaim, Keflezigi, tirato come una mummia. Sorride, ma fatica a stare rilassato. Avrà il sentore di una giornata dura. In mezzo allo stanzone luminoso è seduto invece Gebrselaisse. Girano anche tante donne, ma fatico a riconoscerle. Alla mia sinistra arriva Enrico Vivian. Non dovrebbe stare qui, ma fa bene a far finta di niente e farsi passare per un top runner. Parliamo la nostra lingua diretta: dialetto. Lui tende a sdrammatizzare la situazione perché sa che deve tirare. Io sono davvero molto calmo. Ogni 5’ un addetto alla corsa entra ed attira l’attenzione di tutti scandendo il conto alla rovescia. Manca ancora molto. Mi sono portato da leggere ma non riesco a farlo. C’è un andirivieni da stazione ferroviaria.
Chiamano le donne al via; concitate lasciano il tendone. Senza di loro si sta davvero meglio, ma perché allo stesso tempo sono usciti praticamente tutti i maschi per fare riscaldamento. Sono rimasto solo io e tre keniani. Come me, decidono che il riscaldamento è solo un modo per sprecare energie. Fa davvero un effetto strano stare lì dentro quasi da solo. Non c’è tensione e molto spazio. Mi distendo sui tappeti e faccio qualche esercizio di allungamento. E’ fondamentale che la schiena sia rilassata. Ripeto l’esercizio che dura un minuto per tre volte, e poi passo alle gambe. Le dita delle mani superano la punta dei piedi. Ottimo, mi dico. E’ quasi il nostro turno. Infilo le scarpe da gara e mi fa un certo effetto: è dal ‘89 che non indosso un modello così leggero per percorrere 42km. Mi chiedo se sia una buona scelta ma con queste pantofole ai piedi sento le gambe leggere.. Metto il muso fuori dal tendone e l’aria fredda mi stimola per fare due cose: la pipì per l’ultima volta e tenermi addosso tutto l’abbigliamento che dispongo. Ci raggruppano. Il vento ci sbatte in faccia sferzate gelide. Tiro su il cappuccio della felpa. Dieci minuti per arrivare sul ponte per percorrere 300 metri. Dalla partenza blu si passa nella corsia centrale, quella arancione; è la prima volta che vedo la partenza da questa prospettiva.. Quattordici minuti annuncia un ragazzetto. Tutti gli atleti che erano con me sgambettano verso la virgola d’asfalto che sale e piega a sinistra. Mi scaldo? No. Sicuro? Si. Però … Dai, tre minuti, che sono poi centottanta secondi. Tre volte su e giù per quel poco spazio che abbiamo a disposizione, tanto per familiarizzare le gambe con la corsa. Non mi sono scaldato a Berlino, ed ho corso bene, posso non farlo qui. Sono molto calmo. Dico a Vivian che “spero mi arrivi un po’ di tensione, un po’ di paura della corsa. Almeno mi serve per essere prudente al via”.
Mi siedo sul marciapiede e sciolgo i muscoli. Cinque minuti e si va. Tutti sono già in pantaloncini e maglietta. Il mio corpo sta troppo bene dentro i vestiti. Tengo la calzamaglia fino al meno uno. Le gambe sono l’unica parte scoperta del corpo. Attorno a me ci sono parecchie ragazze; decido di mettermi in seconda fila, dietro a Franca (Fiacconi). La vedo concentrata; quando le ho chiesto a che ritmo correrà, non mi ha mai risposto. Interpreto la reticenza come un segnale aggressivo.
Partiamo. “Morbido” mi dico “tanto, se passo piano al primo meglio ho sempre modo di recuperare.” “Lascia fare” mi ripeto quando noto che sono in tanti a superarmi. Man mano che ci percorre l’ascesa del Verrazzano le folate di vento s’intensificano, come succede ad un aereo che prende quota e sulla gobba del ponte mi sento sbattuto come una bandiera. Cerco il cartello del primo miglio. Spero di andare piano. Che controsenso e paradosso. Mi tranquillizza verificare che sono in ritardo di 35” rispetto allo scorso anno. “Bene” mi dico. Anche se pensavo di essere ancora più lento. Passo 1” più lento del passo medio, ma che avevo programmato per la pianura. “Sciolto” mi dico e mi lascio trasportare dalla discesa. Finisce il grande arco di Verrazzano: sono in corsa da 3km e mi sento “carburato”. Butto la felpa ma tengo le maniche corte. Fa più freddo del previsto e mi rammarico di non aver portato i guanti. Sento gli angoli di plastica delle bustine di fruttosio pizzicarmi la pancia come degli spilli. “Che sprovveduto” mi dico; è la prima volta nella mia carriera di maratona che mi prefiggo di usare integratori in corsa. Tolgo le bustine dal davanti e le infilo nella parte posteriore. Meno disagio. Il secondo miglio passa bene, più svelto del previsto. “Morbido” è la parola che la mia mente ha deciso di usare oggi, e quando dei podisti mi passano resto passivo. “mi suggerisco di rallentare” dopo che passo ai 5km in 20’12”. Almeno 18” di vantaggio. Cerco di ridurre le tensioni e noto che altri 5km se ne vanno in 20’18”. “Ancora più morbido” mi dico ma questa è l’andatura che mi viene con estrema facilità. Riesco a guardarmi attorno e staccare con il pensiero. Ad ogni cartello di miglio verifico che rispetto ai 6’45” prefissati passo una decina di secondi più svelto.
Nei miei pensieri vedo Linus. Lui insiste che sia meglio fare riferimento alle miglia, che sono meno dei chilometri. Non ci sono cartelli ogni 1000 metri e quindi il miglio è la minima distanza da controllare, ma il tempo scorre veloce che preferisco fissare riferimenti ogni 5km. E sono sempre di poco più lento dei 4’ al chilometro. Avrei paura di questo passo, che a Berlino 40 giorni prima era un più pesante, se non fosse che corro senza impegno organico e muscolare. Linus passa ancora nei miei pensieri. Il giorno prima mi ha regalato il suo libro “parli sempre di corsa” con questa dedica “A Orlando, amatore … inesperto”. Che provocazione. M’impegno quindi a non fare stupidaggini per non dargli ragione.

continua a pagina In gara a New York


Orlando



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Commenti

NYC2010

Bellissimo questo tuo primo capitolo...non vedo l'ora di leggere il proseguo.
Comunque tu e Linus siete ormai diventati i miei "guru" per quanto riguarda la maratona...ho sempre corso anche quando 8-10 anni fa (oggi ne ho 37) giocavo a calcio, poi ascoltando Linus parlare per radio, mi sono avvicinato all'idea di provare a correre una maratona anch'io.
Quotidianamente consulto il tuo sito per leggere i tuoi post oltre per carpire consigli sugli allenamenti.
Checco

Public15/11/2010 11:17:04

Aspettando il Next

la suspance è stata creata adesso aspettiamo la continuazione!
Il Tosto

Public15/11/2010 11:17:57

in attesa del seguito

Straordinaria la capacità di trasferire su carta le emozioni che in massa ci invadono durante le gare, difficile davvero non essere li insieme a te.
Oberdan

piazzi oberdan15/11/2010 11:47:11

E come mai gli integratori?

Ciao, come mai hai deciso di usare gli integratori in gara? Se non ricordo male tempo fa avevi detto di aver rinunciato del tutto agli integratori anche in preparazione per studiare come il corpo reagiva da solo agli stimoli dell'allenamento, a Berlino hai corso senza neanche bere (o ricordo male?). Come mai questa volta hai deciso di utilizzare gli integratori?
Grazie e ciao,
gianpaolo

Public15/11/2010 16:41:56

NY

Leggendo le tue note mi hai fatto rivivere la grandissima emozione provata a NY nel 2006. Complimenti.

Public15/11/2010 18:12:08

commento su NY2010

Fantastico capitolo Tu e Linus mi fate rivivere il 2009 io c ero, e rileggendo le tue parole l emozione è grandissima grazie.

Public15/11/2010 18:53:29

La dedica di Linus 15-11-2010

Bellissimo racconto. Io non ho mai fatto la maratona di NY, ma sono sempre stato curioso di cosa succedeva nei preparativi prima della partenza. Grazie!

Public15/11/2010 19:16:28

NYCM

Bello e avvincente il tuo racconto: mi sembra di viverlo insieme a te! Spero un giorno, al più presto, di provare anche io le stesse sensazioni!
Paolo

Public16/11/2010 03:44:36

Complimenti!

Bellissimo!

Anna

Public16/11/2010 10:55:17

NYC2010

Tutta d'un fiato, come una vasca in apnea, sono arrivato alla fine del tuo racconto ormai paonazzo, ma ero così preso che non c'era tempo per respirare! Complimenti Orlando, dai adesso vai con la seconda parte, nel frattempo preparo bombole e respiratore accanto al PC.
Complimenti, IVAN

Public16/11/2010 16:10:16

NEW YORK

Davvero emozionante .Solo chi corre puo' capire cosa si prova negli attimi che precedono una sfida con se stessi come una maratona e poi ....a NY.
Grazie Orlando .Attendo il seguito.
Arturo

Public16/11/2010 18:29:27

la dedica di linus

grande orlando..che emozione leggere le tue sensazioni precedenti alla gara. mi e' sembrato di leggere un libro "giallo",pieno di suspance e con la voglia di arrivare subito al finale!!!! aspetto il continuo

galliani luca16/11/2010 21:46:17