19/04/2005

[Domande & Risposte] La deriva della frequenza cardiaca e la doppia maratona

Le ultime due maratone corse non sono andate bene: nella prima ho avvisato crampi al 35°km, nella seconda niente crampi ma un notevole rallentamento e innalzamento della frequenza dal 32°km in poi (in salita). Può essere dovuto alla mancanza di lunghi di almeno 35 km nella fase di preparazione? Se volessi riprovare, dopo 5 settimane, soffrirei la maratona precedente?

Sappiamo tutti che con il passare dei chilometri percorsi la fatica, purtroppo, aumenta. Ciò è determinato da una serie di fattori: 1) dai traumatismi da impatto dei piedi con il terreno, che si ripercuotono su muscoli ed articolazioni, 2) dall’esaurimento energetico a carico delle scorte di glicogeno, 3) dalla progressiva perdita di liquidi, 4) dalla riduzione della risposta elastica dei muscoli, 5) dall’azione meccanica di corsa più dispendiosa, 6) dall’aumento della temperatura corporea. Questi, ed altri fattori, aumentano l’attività di tutti gli apparati coinvolti nello sforzo, e ciò è evidenziato da un aumento delle pulsazioni perché il cuore, come una pompa che fornisce sangue a tanti distretti dell’organismo che sono sollecitati, deve lavorare di più. E’ quindi fisiologico che si verifichi un aumento della frequenza cardiaca nonostante il ritmo di corsa rimanga invariato. L’aumento delle pulsazioni rispetto ad un andamento regolare è definito come deriva della frequenza cardiaca, ed evidenzia appunto un maggior impegno del cuore. La deriva della frequenza cardiaca si manifesta solitamente nell’ultimo terzo di gara, soprattutto nelle gare lunghe. Tale situazione, torno a ripetere, è fisiologica ed interessa sia i corridori di alto livello sia i meno allenati. Ci sono però delle differenze che sono date dall’incremento e dall’andamento della crescita. I corridori più allenati hanno un discostamento minimo, dell’ordine delle 3-5 pulsazioni, mentre i podisti meno efficienti possono evidenziare un innalzamento marcato delle pulsazioni; per essi inoltre, la deriva della frequenza cardiaca si manifesta prima.

Nel tuo caso, l’incremento delle pulsazioni può essere attribuito anche al fatto che lo sforzo è aumentato per effetto della salita che hai dovuto percorrere nella parte finale della maratona.

Relativamente al fatto di doppiare la maratona con un intervallo di 5 settimane, ritengo la cosa possibile. Mi riferisco, ovviamente, al fatto di correre la seconda maratona più velocemente della prima. Da parecchi anni avallo la tesi della doppia maratona, situazione tecnica che ho descritto nella mia dispensa tecnica (Training News – settembre 1997), perché avevo avuto casi di atleti da me allenati che si erano appunto migliorati sia nella 1a sia nella 2a maratona, quest’ultima corsa non prima di 4 settimane - e comunque non dopo 6 settimane - dalla precedente. Tale situazione è comunque possibile se l’atleta gode di buona salute fisica, che gli consente di attivare con la massima efficacia i sistemi deputati al recupero dello sforzo.

Nella mia esperienza ho anche il caso di due maratoneti che si sono progressivamente migliorati gareggiando in tre maratone consecutive (tre in nove settimane), ed uno di questi, dall’iniziale prestazione di 3h14’, è riuscito a scendere sotto le tre (2h59’56”).

Orlando Pizzolato