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gennaio 2011

13/01/2011

I miei allenamenti in vacanza

Sul piano sportivo ho vissuto qualche giornata di depressione. Beh, lasciare il sole dei Caraibi per immergermi nella poltigliosa nuvolaglia padana non è stato certo facile. Man mano che l’aereo perdeva quota per atterrare al Marco Polo avvertivo un leggero brivido. La fusoliera s’immergeva come un sottomarino dentro un mare di nuvole, ed il campanile di San Marco sembrava il fantasma di una nave affondata.
In vacanza non ho mai osato pensare di lamentarmi del clima, neppure quando l’afa mi faceva grondare così tanto che dopo un’ora di corsa il sudore s’infilava nelle scarpe inzuppando le fibre dei calzini. Giornate dal clima estivo padano sono state però solo tre–quattro, contrariamente agli altri anni; pertanto mi sono allenato come non avrei immaginato. Sono dieci anni che frequento la zona di Bayahibe, nel sud est della Repubblica Dominicana, e non ho mai corso bene come quest’anno. Quasi mai è possibile correre per oltre un’ora, e a ritmo lento, se non sostenendo uno sforzo davvero disagevole, tale da farmi procedere ad un passo poco atletico. Inoltre, è necessario fare alcune pause per strizzare il sudore dalla canottiera e dai pantaloncini evitando ad ogni passo il caratteristico ciap ciap delle scarpe inzuppate d’acqua.
Quando dopo cena dovevo indossare il maglioncino ero contento: all’indomani il fresco venticello serale avrebbe lasciato un cielo terso e l’aria fresca. Non so con quali temperature corressi ma quando uscivo dal villaggio e procedevo verso la “campagna”, dove la vegetazione era più fitta, sentivo la pelle fresca, una sensazione che durava una decina di minuti, prima di avvertire la prima delle migliaia di gocce, che partiva dalla fronte per scorrere più o meno rapidamente verso i piedi. Il fresco sulla pelle non era prerogativa di giornata asciutta: il sudore sarebbe sceso in ogni caso copioso ad impregnare la canottiera, ma la dispersione del calore metabolico era maggiore.
Non mi ero preparato una tabella di allenamento perché ogni buon proposito sportivo sarebbe potuto essere inutile: correvo alla giornata. Con il fresco tiravo. Con l’afa correvo poco, una strategia che mi ha portato ad aver muscoli duri come marmo dopo una settimana di vacanza. Ogni giorno buono infatti spingevo, pensando che “domani potrebbe essere peggio”. In tre settimane ho fatto quattro sedute intervallate: una di 15x1’ e una di 20x1’. Poi sono passato ad un’uscita di 8x3’ e una di 5x5, prima di finire con una 10x2’ in occasione di una mattina appiccicosa. Ho corso tre “medi”: 50, 60’, 60’, un “lunghissimo” di novanta minuti e due allenamenti di 75. Lo scorso anno avevo fatto solo 2 sedute di variazioni (12x1’) e due medi di 40’. Null’altro di tirato a causa del caldo, e non avevo mai passato 1h15’.
La vacanza di quest’anno posso interpretarla quasi come una sorta di buono stage di allenamento: a dicembre ho percorso oltre 410 chilometri. Un tale carico lo avverto a livello muscolare: le gambe sono appesantite e sento i muscoli legati. Ma si tratta di un periodo di carico, e poco mi preoccupo di avvertire sensazioni non favorevoli, tanto che domenica mattina, con stanchezza del viaggio del giorno prima e condizionato dal fuso orario, mi sono imposto una seduta di lungo lento. Non ho però ben valutato la perdita di tenuta muscolare ai saliscendi: l’ultimo lunghissimo di oltre due ore l’avevo svolto un mese fa, alla vigilia delle ferie. Domenica ho corso con la sensazione di gambe gommose ed una respirazione sempre poco rilassata; nonostante ciò nel finale procedevo di buon passo. Ho finito con le gambe stanche, ma solo il giorno dopo ho avvertito le deleterie sollecitazioni di tanti chilometri sui saliscendi. Ad ogni passo avvertivo fitte acute nei muscoli delle cosce. Solo dopo tre giorni i dolori si sono attenuati. Ora va meglio, ma le gambe sono sempre un po’ legate. Adesso però penso sia il freddo la causa della ridotta scioltezza.


Orlando



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