Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

aprile 2011

20/04/2011

Boston veloce per pochi

Chi ha visto le immagini della 115a edizione della maratona di Boston può essere stato impressionato dall’azione di corsa dei keniani Mutai e Mosop che si stavano giocando la vittoria: sembrava stessero correndo una gara di pochi chilometri. Beh, il vento alle spalle li sospingeva e quindi lo sforzo era minore rispetto a condizioni standard, ma correvano bene e facile nonostante i tanti chilometri percorsi e le dure salite superate poco prima. Forte sono andati anche il 4° Gebremariam ed il 5°, l’americano Hall. Peccato per loro che i tempi non saranno omologati a causa del dislivello tra partenza ed arrivo, superiore di 94 metri rispetto alla regola. La discesa è quindi un buon vantaggio per correre forte, ma peccato lo sia solo per i corridori con valide doti tecniche. La discesa è invece un forte limite per gli amatori e per quei podisti che non corrono da … keniani.
Anche nel ciclismo la discesa non è uguale per tutti: sembra facile lasciar andare le ruote, ma percorrere forte una discesa implica il fatto di non toccare i … freni. Toccare velocità prossime ai 100 chilometri fa tremare le gambe e verificando che si è in equilibrio su uno spessore di un paio di centimetri, viene voglia di tirare la leva dei freni.
A Boston è un po’ la stessa cosa: i maratoneti che finiscono bene la corsa sono quelli che non frenano. Facile a dirsi, molto complesso praticarlo perché quando la discesa fa correre le gambe, si è portati a lasciarle andare. Così fanno i keniani, così fanno gli amatori, ma quando dopo 25km di corsa iniziano le salite, i primi salgono, i secondi arrancano. Perché tale differenza? La discesa fa correre velocemente ma ogni volta che i piedi toccano terra si generano forze da impatto che si ripercuotono tra muscoli ed articolazioni. Per i primi le forze d’impatto sono assorbite e disperse nelle caviglie, per i secondi le forze si propagano a ginocchia, quadricipiti e schiena.
Ciò dipende dall’azione di corsa: i corridori efficienti hanno una corsa circolare, caratterizzata quindi da buona elasticità e reattività muscolare. I corridori meno efficienti procedono con azione pendolare, vale a dire con baricentro basso e di conseguenza con tutto il carico sulle cosce. Dopo tanti traumi generati in discesa è davvero difficile chiedere ai muscoli di spingere per salire: le cosce sono imballate, con i muscoli attorcigliati.
Boston non è come Treviso, o Carpi, o Salsomaggiore. Correre forte da Hopkinton a Boston è un bel viaggio solo per i pochi.


Orlando



Allegati

Commenti

Boston

Trovo la tua esamina davvero interessante e perfettamente compatibile con un mio amico "discesista" che ha corso alla grande Boston.
Ciao
Luciano
http://luciorunfun.blogspot.com/

Public20/04/2011 14:55:20

Boston

Sorprende comunque il tempo per una maratona che fino ad oggi non era cosiderata tra le più veloci.
ciao
Sergio

Public21/04/2011 05:29:18

concordo

concordo con l'analisi di Orlando, che ha ben tradotto con l'occasione la teoria sul "lavoro eccentrico" presentata da Luca DE PONTI nell'ultimo numero di CORRERE (aprile 2011)

aggiungerei anche che gli atleti di altissimo livello hanno un margine maggiore nell'utilizzo del meccanismo anaerobico che permette loro di "spianare" i dislivelli in quanto hanno un miglior fuori soglia e un miglior metabolismo dell'acidosi accumulata

Public22/04/2011 10:03:27

Vento

Il vento alle spalle è importante, come nell'edizione 2006, 12 marzo, della Treviso Marathon quando con un meteo inclemente corsero su tempi veloci
http://www.tds-live.com/ns/index.jsp?login=&password=&is_domenica=-1&nextRaceId=&dpbib=&dpcat=&dpsex=&id=949&pageType=1&servizio=000&locale=1040
Se non ricordo male la Volpato doveva fermarsi prima dell’arrivo ma ha tenuto lo stesso ritmo anche nella seconda metà (ricordo che la il dislivello della gara termina poco dopo la metà distanza al Ponte Priula) mentre la Toniolo ha fatto la prima metà in 1:16'04'' terminando quindi in 2:28'30'' perciò la seconda metà 1:12'24'' (fermo restando l’esattezza del posizionamento del rilevamento cronometrico in genere preciso per la Mezza)

Io quel giorno non ho gareggiato perché ho tentato di arrivare sull’Ortigara con gli sci da fondo ma sono stato respinto dalla tempesta di neve a quota 1.800m

Matteo Vivian

Public28/04/2011 18:49:42