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maggio 2011

30/05/2011

Sfida al Passatore

So che molti appassionati di podismo hanno storto il naso quando hanno saputo che Alberico Di Cecco si era iscritto al Passatore. Accettare il ritorno alle corse di un atleta che ha commesso uno dei peccati più odiosi nello sport, il ricorso al doping, crea sempre contrasti.
I detrattori vorrebbero che il “peccatore” fosse sempre additato come un possibile baro, facile ad altre tentazioni. I perbenisti acconsentono la possibilità di un riscatto. E così deve essere perché, dopo che un atleta ha pagato con la squalifica il proprio peccato, è giusto che abbia la possibilità di fare attività al pari di altri. Credo che un paio di anni di assenza forzata dall’attività agonistica sia l’occasione per riflettere sull’errore commesso, ed è risaputo che solo chi ha un animo diabolico torna a macchiarsi dello stesso peccato. E anche in ambito sportivo i casi di ricaduta non mancano.
La presenza alla 100 chilometri del Passatore di Alberico ha rappresentato quindi non solo occasione di discussioni campanilistiche, ma anche spunto di riflessione: un Golia della maratona affrontava il Davide del podismo, specialmente di stampo amatoriale giacché Giorgio Calcaterra catalizza le aspirazioni di tanti podisti amatori che come lui incastrano gli allenamenti tra le altre attività quotidiane ben più importanti della sgambata.
E i due rivali hanno portato avanti un copione ben orchestrato per il ruolo che entrambi avevano nella contesa agonistica, con Calcaterra a fare da attaccante per tutta la corsa quando invece per le positive esperienze sarebbe dovuto essere in posizione di difesa.
Chi conosce Giorgio, sia come atleta ma ancor più come persona, sa che non è un attendista, anche se avrebbe potuto farlo. Ed invece già dai primi chilometri era in testa a fare il ritmo, ad evidenziare a tutti, e specialmente a Di Cecco, che le precedenti cinque vittorie erano sempre state meritatamente conquistate. Alberico sembrava essere sempre molto sornione e per tanti chilometri gli è sempre stato a soli 20 metri. Avrebbe potuto correre fianco a fianco di Giorgio, ma ciò è successo davvero poche volte.
Da questo atteggiamento tattico ho avuto l’impressione che Di Cecco stesse controllando e che alla prima vera occasione avrebbe potuto passare di slancio Giorgio, lasciandolo soffrire in un’estenuante difesa. Sulla Colla, a circa metà gara e all’apice della scalata dell’omonimo passo nello spartiacque geografico tra Toscana ed Emilia, l’abruzzese accusava 40’ di distacco, e tale svantaggio poteva essere anche lo spartiacque tattico della corsa per le difficoltà di Alberico. Per fortuna la gara è stata ancora messa in discussione, forse per la rimonta dell’abruzzese, probabilmente per la consapevolezza di Calcaterra che la strada da percorrere era ancora tanta e così fino a Marradi, a meno 35km dalla fine, la coppia si è sempre agonisticamente stuzzicata.
Il duello ha portato inevitabilmente ad uno vincitore e ad un perdente, ma l’esito non è da interpretare letteralmente in una vittoria e in una sconfitta. Il podista è consapevole che il passaggio sul traguardo è comunque una vittoria, che per Calcaterra aveva un sapore molto forte per la soddisfazione del sesto titolo, ma specialmente per una prestazione cronometrica a livello di primato del mondo se rapportato ad un tracciato scorrevole.
Per Di Cecco il secondo posto va visto praticamente come una vittoria: un esordiente che taglia il traguardo in meno di 6 ore e mezza rappresenta una prestazione che può aprigli la strada per una seconda carriera podistica.
Stavolta il Passatore non è stata una corsa scontata, e sono certo che ora il mondo delle ultradistance ne guadagnerà.


Orlando




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