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02/04/2012

Il racconto di Augusto Mia - Va' pian fa' presto

RUNNERS&WRITERS
Anno 1 - numero 6
Lunedì 02 aprile 2012

Va' pian, fa' presto

E’ così che nostro papà ridacchiando saluta noi ragazzi (insomma, ragazzi… tra me e mio fratello la somma è 98) quando partiamo per qualche viaggio: ben sapendo che siamo sempre in ritardo, con il suo abituale “tocco” di sottile umorismo ci esorta al tempo stesso ad essere veloci ma anche prudenti.

Se dovessi scegliere un “mantra” per la mia Ultrabericus di quest’anno opterei per questo, perchè io vado piano, c’è poco da fare: appena inizia la salita gli altri mi superano a gruppi di quattro, continuando a parlare allegramente. Li guardo passare e mi domando di quali materiali particolari siano fatti: so bene che se provassi a stare con loro arriverei a metà gara e poi *bum !!!*

Così mi rilasso e cerco di ricordarmi che i miei talenti sono altri: nelle discese tecniche mi diverto come ai tempi delle moto e mollo le gambe come fossero ruote, e se in tanti anni di trail registro un solo ritiro è perchè quella volta, alle Porte di Pietra, ebbi la stupidissima idea di prendere il via nonostante la febbre. E cerco di ricordarmi che, alla fine, è un po’ vero: vado abbastanza piano, ma quando va tutto bene faccio abbastanza presto!

E questa volta è andata così: in questi colli che percorro da una vita, per molti anni con le ruote artigliate delle moto e ora con scarpe dalla suola simile, alla fine della “passeggiatina” mi ritrovo al 40° posto, e con solo 5 “over 50″ davanti a me (e senza neppure i distacchi a dir poco incresciosi che registravo fino all’altro ieri, quando ero in categoria 40-50).

Per raccontare la gara il primo pensiero, inevitabile e immediato, è all’organizzazione impeccabile: nonostante il raddoppio del numero degli iscritti, i ragazzi coordinati da Enrico Pollini sono riusciti nel difficile compito di migliorare la già riuscitissima edizione uno. La logistica, la macchina organizzativa, l’assistenza, il pasta party del dopo gara: tutto impeccabile. E su tutto questo, dominatore incontrastato della scena, il percorso: quei pochi tratti di asfalto rimasti vengono accolti quasi con piacere nell’ambito di un tracciato in cui la natura vince su tutto.

Grazie alla primavera, partita in netto anticipo rispetto all’anno scorso, scorrono davanti a noi 66 km di “cartoline” dai colli una piu bella dell’altra. Già dopo i due km necessari per uscire dalla città ci troviamo a scendere a balzi su un prato fiorito, felici come bambini. Ed è solo l’inizio. Profumi di erba cipollina, di violetta, di tarassaco. La vita sboccia al nostro passaggio.

Scopro nuovi percorsi nei prati e nei boschi a pochi km dal posto in cui vivo da una vita: non ne sospettavo neppure l’esistenza. E così si prosegue, per sentieri, strade sterrate e mulattiere impervie, in un continuo susseguirsi di salite e discese così ben distribuite che quando inizi a pensare ad una salita per tirare il fiato e mangiare qualcosa il desiderio si realizza, e quando i muscoli cominciano ad implorarti di rallentare l’andatura perchè sembrano esplodere per la discesa estrema arriva la variazione a darti tregua.

E poi i gustosi siparietti, la mia specialità (anzi la Mia specialità): pochi km dopo il via, mentre mi butto a capofitto lungo uno dei pratoni iniziali, mi ritrovo a “saltare” letteralmente un gruppetto di quattro. “Ecco, vedito, anca le donne ne passa via…”. Decido di non farmi scappare l’occasione per qualche risata e rispondo, con la mia voce naturalmente maschile “si, vere o presunte…”

“Ah ostrega ” – risponde lui – “va ben, complimenti in ogni caso” E io: “Non so bene per cosa siano i complimenti, ma forse è meglio non approfondire… me li tengo con piacere e ti ringrazio!”

L’altro siparietto arriva prima di metà gara: l’addetto dell’assistenza mi vede arrivare lungo la salita e parla alla radio “Eccola, xe drio rivare la 127, te gavevi rason, proprio carina !”. E la radiolina risponde “Eco, vedito che go ancora OCIO”.

In questo caso decido di rimanere in silenzio, ringraziando con un sorriso e un gesto della mano: se avessi smascherato “l’OCIO” così in realtà poco esperto quel tizio dentro alla radiolina avrebbe rischiato di pagare cara, a suon di bevute in osteria a suo carico, l’avventata affermazione… nei paesini di campagna le voci corrono e queste cose pesano !!!

Poco dopo siamo al Castello delle Fate: così mi appare, lassù sul colle, esattamente come l’anno scorso, l’Eremo di S.Donato. Anche se stiamo “girando” in senso contrario i nostri Ultraberici amici hanno saputo trovare il modo di regalarci lo stesso entusiasmante arrivo al ristoro di metà gara: sembra il Gran Premio della Montagna di una tappa del Giro, con la gente assiepata lungo i bordi della strada che ci incita, ci festeggia, ci sostiene. Una festa indimenticabile.

Saluto Massimo, che sta ripartendo e che non vedrò più (questa volta mi “mollerà” 12 minuti, non 20 secondi come l’anno scorso), faccio il pieno alla borraccia, bevo velocemente qualche litro di coca-cola e riparto: se vai piano come me e vuoi anche cercare di fare presto, i ristori sono luoghi assai pericolosi, da abbandonare prima possibile!

Comunque ormai è fatta, penso mentre riparto: so perfettamente che è una bugia, ma la scomposizione in parti aiuta l’inganno. So bene che di lì a poco arriverà la salitona di San Gottardo del km 40 (dove mangerò e riposerò – tanto vado piano) e poi ne rimarranno solamente 20, che saranno i più belli perchè degli ultimi 15 conosco praticamente ogni singola pietra e i cinque che ho davanti sono nei boschi sopra S.Gottardo, con sottoboschi di terra morbida, senza pendenze ripide, dove correre è un piacere anche quando le gambe sono stanche: infatti passano in un attimo.

E poi ho un paio di appuntamenti: mio padre, con mia cognata e i nipoti al km 50 (non mi dice di andare piano questa volta, mi dice solo “fa' presto”) e mia mamma al km 58, che mi aspetta fuori casa con una coca fresca (che però *ovviamente* dovrò *rifiutare* perchè non sono ammessi gli aiuti esterni).

E insomma ormai è davvero fatta, siamo agli ultimi 7km che sono quelli che faccio ogni volta che mi alleno partendo da casa. Conosco Catena (che sta correndo la staffetta) e sto un po’ con lei (quella ragazza è da tenere d’occhio, secondo me !) e intanto completo la mia rimonta: le scalette di Monte Berico in discesa sono una sorta di “scioglilingua” per gambe: se non ne conosci il “ritmo” e hai i muscoli “cotti” devi rallentare, ma se le fai un paio di volte la settimana sai come prenderle… e così passo, e metto a distanza di sicurezza, i due che da qualche km vedevo davanti a me.

L’arrivo in Piazza dei Signori, intorno alle cinque del pomeriggio di un tiepido sabato di primavera, è un abbraccio di quelli che non si dimenticano: apro le braccia e sorrido felice a tutti gli amici che mi stanno accogliendo festosi. Ancora una volta questi colli sono stati gentili con me!

altri racconti di Augusto Battaglia:
"Unfinished LUT"
"Assordante silenzio"
"IpoterTUA: il travaglio ipotermico della mia compagna di gara (e di vita) Tite nel corso della CCC del 2010"

Augusto Mia Battaglia

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Commenti

Và pian, fà presto

gran bel racconto!
nicoletta

Public02/04/2012 14:55:20

va pian, fa presto

complimenti, per il racconto e per l'ultrabericus! :-)))

Public10/04/2012 18:22:41

Va pian, fa presto

Grazie per il vostro apprezzamento !
Buone corse (e buone letture, vista la pioggia di questi giorni)
Mia

Public11/04/2012 08:56:30