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novembre 2012

20/11/2012

Non raccolgo quello che semino

C’è stato un periodo della scorsa estate in cui avevo la sensazione di correre davvero bene: percepivo di spingere bene, le gambe giravano facili ed agili, l’impegno organico era proporzionato allo sforzo e alla fine della seduta sentivo che potevo correre ancora di più. Era quindi un periodo davvero positivo: mi sentivo in forma.
Alla gara che avevo in programma, la mezza maratona di Londra del 7 ottobre, mancavano ancora tre settimane e quindi c’era margine per un’ulteriore incremento dell’efficienza fisica. Per migliorare la condizione di forma ho pensato di caricare un po’ di più, visto che finivo tutte le sedute con la sensazione di poter fare di più. E così ho aumentato il carico, sia nella densità delle sedute settimanali, sia nella durata delle stesse. L’incremento della sollecitazione non mi ha però ripagato degli sforzi perché dapprima ho avvertito un maggior affaticamento e livello di stanchezza, che mi hanno portato a soffrire tutte le sedute, e successivamente ho anche peggiorato il rendimento.
In questa scelta ho commesso due errori, perché non ho tenuto conto delle diverse capacità di recupero fisico, non nell’ambito della seduta (tempi di recupero degli sedute intervallate; sotto questo aspetto invece rilevo che mi basta davvero poco per ritrovare equilibrio fisico dopo uno sforzo), ma nel microciclo settimanale. Due sedute di carico sono attualmente l’optimum per il mio fisico: assorbe la sollecitazione e reagisce in modo adeguato.
I lavori di potenza aerobica sono davvero pesanti, non per lo sforzo mentale che invece reggo bene, ma per lo stress che determinano. In pratica, la durata efficace degli stimoli degli allenamenti intervallati è di circa 5’. Ho provato due volte a sostenere stimoli di 10’ (una volta tre prove, la settimana dopo 4) ma subito dopo la prima seduta ho avvertito che lo sforzo mi è pesato molto e che l’organismo faticava ad assimilare.
Con il senno di poi, al mio attuale livello di efficienza è davvero importante restare in un ambito di sollecitazione molto equilibrata. Sono purtroppo ancora prigioniero degli schemi di una volta, portato a fare sempre di più arrivando ai limiti delle mie capacità. Mi piace affrontare gli sforzi elevati, perchè mi mettono alla prova, ma noto che non raccolgo le soddisfazioni che vorrei.


Orlando

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Commenti

Non raccolgo quello che semino

Questo attualmente succede anche a me,i miei tempi di recupero si stanno dilatando in maniera esponenziale,forse dovuto agli anni che inesorabilmente passano cosi velocemente.

Public20/11/2012 16:19:31

Non raccolgo quello che semino

È caro Orlando, non spararmi, ma purtroppo nemmeno tu sei immune dalla malattia che, diciamo pure per fortuna, affligge quasi tutti. Non dico quale ma: I M M A G I N A ( come dice il bello!?)
Ciao, Giovanni

Public20/11/2012 18:12:55

Non raccolgo quello che semino

Come ti capisco... da ventenne mi preoccupavo solo di dove distribuire le sedute del bigiornaliero... alla soglia dei 42 la prima cosa che faccio nella programmazione è piazzare i giorni di riposo, alle volte anche due consecutivi :(

Public20/11/2012 21:42:51

recupero

sforzarsi di staccare la spina, questo è il problema del nostro tempo!
compreso il mondo della corsa, percepire la necessità di riposare e che bisogna riposare!
se si trova il giusto equilibrio, il gioco è fatto e con piacere anche
http://grintadicorsa.blogspot.it/

Public20/11/2012 22:35:23

cosa vuoi raccogliere?

CIAO Orlando,

più volte hai raccontato che non avverti più lo stimolo agonistico: non ti resta che SEMINARE per la SALUTE e la SODDISFAZIONE di guardarti dentro. Tanto ti basta.

A PRESTO, Enrico

http://enricovivian.blogspot.it/

Public21/11/2012 09:33:05

Non raccolgo quel che semino

E' una questione fisica o mentale ? Credo più fisica che mentale.....o no? Comunque sei sempre un grandessimo !!! Ci sono tuoi ex "colleghi" che hanno definitivamente chiuso mentre tu continui....nonostante tutto !!! :-)

Public21/11/2012 10:02:57

Non raccolgo quello che semino

Bungiorno Orlando,
profonda riflessione sul carico di lavoro da applicare per chi non è più giovane, in relazione alla massima prestazione esprimibile dall'atleta durante la gara. Prima di tutto grazie per queste riflessioni ad alto contenuto tecnico, manna per chi vuole preparare con metodo scentifico il suo piano di allenamento.
Mi chiedo solamente se la tua sensazione positiva sentita a fine estate, sia stata frutto "dei tuoi schemi di una volta" che ti possono aver spinto (in un periodo di poco precedente) ad un incremento del tuo stimolo allenante.
Riflettendo, la modifica sbagliata del carico allenante potrebbe riferirsi solamente al periodo pre gara (3 settimane in effetti non sono molte) e non ad un approccio in generale. Altresì applicare una modifica di quantità e qualità poteva essere stata l'arma vincente a porti nella condizione positiva sentita all'inizio.

Grazie per queste tue riflessioni condivise.

Marco

Public21/11/2012 12:24:19

NON RACCOLGO QUEL CHE SEMINO.

Caro Orlando, io sono molto più vecchio di te (65), ma mi sono reso conto che se faccio
un allenamento intenso ho bisogno non di due ma di tre giorni di recupero attivo e non, per
poterne fare un'altro. es. DOM.-GIO-LUN e così via. Saranno le primavere?
Grazie per i continui stimoli.

Public21/11/2012 17:08:58

non raccolgo quello che semino

penso che sia il problema di tutti che fanno questo sport la distribuzione dei carichi le sollecitazioni ecc. anche rivolgersi ad allenatori è utile ma non risolve completamente il problema perchè ognuno di noi dentro di se sa se è il momento per caricare o no bisogna cercare di ascoltare molto i segnali dell'organismo però secondo me non è vero che non raccogli vedrai che il lavoro in più fatto verrà fuori non so quando perchè anche qui bisognerebbe aprire un lungo capitolo sulla finalizzazione del lavoro va bè per ora ti saluto

Public22/11/2012 07:07:18