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02/03/2013

Il racconto di Andrea - Correre (liberamente tratto dal "Maddalena Trail" del 18/11/12)

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 57
Sabato 2 marzo 2013

Correre (liberamente tratto dal "Maddalena Trail" del 18/11/12)

Correre è alzarsi la domenica alle 5 e trovarsi nelle vie deserte di Milano con il proprio gruppo e andare in stazione.
Correre è salire sul treno e cambiarsi in un vagone deserto, scherzando, ridendo, pronti per vivere una giornata di adrenalina.
Correre è scendere dal treno a Brescia e precipitarsi di corsa per 2 km al punto di partenza con gli zaini in spalla.
Correre è attendere la partenza incoraggiandosi, sapendo di essere diversi ma cosi tanto uguali per passioni e valori che stanno dietro e dentro la corsa.
Correre è passare sotto lo striscione della partenza senza sapere quello che potrà accadere.
Correre è guardare dove si mettono i piedi, osservare le persone che ti stanno intorno e ammirare quello che il panorama ti offre.
Correre è gioire, faticare, pensare di non farcela e di ritirarsi.
Correre è cadere per terra, scivolare, arrampicarsi per salite mai immaginate.
Correre è trovare energie impensabili per non fermarsi mai.
Correre è parlare con sconosciuti di quello che si prova, di quello che si è fatto per poi ritrovarsi per un abbraccio a fine corsa oppure in qualche, chissà, altra gara.
Correre è sentirsi incitare dal pubblico, sentirsi dire che sei forte e corraggioso e che mancano pochi chilometri o poche centinaia di metri all'arrivo.
Correre è vivere gli ultimi momenti sentendo il proprio io profondo, con le lacrime che affollano gli occhi.
Correre è arrivare al traguardo, un traguardo pensato, un traguardo insperato, un traguardo voluto.
Correre è vedere arrivare tutti gli altri e sentirli gridare per la gioia, ridere, vederli buttarsi a terra, abbracciarsi o piangere, sapendo benissimo quello che provano.
Correre è aspettare al freddo ora dopo ora, tutti insieme, gli amici che arrivano e incitarli negli ultimi metri prima dell'agognato striscione dei finisher.
Correre è abbracciare i propri compagni di avventura, raccontarsi le emozioni e tutto ciò che si è vissuto, sentendosi parte di un gruppo che ha lo stesso obiettivo.
Correre è rispettare tutti coloro che hanno fatto uno sforzo importante, dopo tanti allenamenti e sentirsi rispettato per ciò che si è fatto.
Correre è indipendente dai tempi e dalle distanze che ognuno di noi corre, perché i veri avversari sono sempre e solo le nostre paure.
Correre è confrontarsi con se stessi, senza possibilità di bluffare.
Correre è avere coraggio.
Correre è amare.
Correre.

Andrea AJ Jotti

46 anni, sono nato e vivo a Milano. Lavoro nel settore “Marketing Healthcare”. Chitarrista e golfista mancato, ho iniziato a correre a fine marzo 2011, 5km un paio di volte alla settimana sino alla fine dell’estate. A settembre dello stesso anno mi sono iscritto alla Maratona di Parigi dove ho corso ad Aprile 2012 la mia prima maratona. E a giugno ho corso la mia seconda “Les Courants de la Libertè” a Caen in Normandia (unico italiano iscritto!). Ora continuo a correre, tapasciate, mezze, maratone e trail, quando lavoro, preparazione fisica e infortuni lo permettono. Amo tante cose “normali” come ascoltare musica, andare a concerti, leggere (sono un appassionato della storia delle civiltà mesoamericane ed egizie, degli avvenimenti che hanno caratterizzato la seconda guerra mondiale, e della storia della città ove vivo) e cercare di conoscere tutto quanto mi incuriosisce. Insieme a un gruppo di amici Runner abbiamo creato un programma di iniziative all’interno del quartiere dove viviamo, per avvicinare sempre più persone alla corsa e soprattutto per cercare di ricreare l’atmosfera di un borgo nel caos di una città come Milano.



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Commenti

sensazioni

Io non faccio trail ma questo testo rispecchia benissimo quello che provo quando corro una maratona (anche quando corro per allenarmi a dire la verità). Proprio queste, le stesse, correre la maratona, questa volta senza nessuna assistenza quindi, come dici, "correre con le nostre paure, l'ultima volta ho pianto prima dell'arrivo per colpa di mio fratello che mi ha fatto un tifo da stadio e mi sono commossa dopo, quando ho raccontato di essere arrivata sotto le 4h30' e mi sono commossa passando sul ponte della Priula tra due ali di bandiere tricolore. E mi ha fatto piacere vedere un maratoneta fermarsi a due metri dall'arrivo, aspettare per qualche minuto il proprio compagno di squadra per arrivare insieme! Correre è correre!

Public06/03/2013 11:24:40

Risposta a "sensazioni"

Ciao, la Maddalena era stato il mio primo trail in assoluto, tra l'altro dopo due mesi di stop per infortunio, la prima gara ufficiale (a parte le tapasciate) con il gruppo di runner del quartiere dove vivo. Quello che scrivi è per chi corre molto comprensibile e ovviamente molto bello. Le corse che ti mettono duramente alla prova (dalle Maratone,alle ultra, oltre che i Trail impegnativi)non solo per la gara in sé, ma per la necessità di allenamenti che spesso sono impegnativi (e durano per mesi), possono esser molto istruttive. Allenarsi alla fatica, combattere contro il proprio cervello che ti propone la soluzione più semplice alla stanchezza (ovvero fermarsi) possono rafforzare molto la propria autostima. E poi c'è una certezza: tutti quanti fatichiamo; 42,195 km sono 42,195 km sia che li si corra in 2 ore e 5min sia che li si faccia in 5 ore. Il maratonete che si ferma qualche minuto ad aspettare il compagno, dice proprio questo.

Public06/03/2013 15:11:20