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18/06/2013

Il racconto di Andrea - Mario e Tino o l'elogio del fosforo

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 75
Martedì 18 giugno 2013

Mario e Tino o l'elogio del fosforo

Parliamoci chiaro, con la sola forza della concentrazione e della volontà ne' io ne' voi batteremo mai Usain Bolt sui cento metri, ma a volte lo sport regala piccole lezioni di vita e "momenti di gloria" che neppure certi film riescono a descrivere. Si è scritto e raccontato molto di quanto sia importante in una prestazione atletica anche il contributo del non-muscolo chiamato cervello, ma trovo che ricordarlo spesso fa sempre un certo effetto, l'apologo che segue fa parte di quella categoria di racconti.

Questa è la storia di Mario e di Tino, atleti della domenica, un po' anche del martedì o mercoledì, alle prese lo scorso fine settimana con la staffetta alla Milan City Marathon. Come molti altri sportivi occasionali, sono stati coinvolti da altri colleghi di scrivania nel formare una squadra aziendale per partecipare alla corsa. Colleghi al lavoro, vicini di scrivania, Mario e Tino sono però due tipi diversi di atleti.

Tino ha meno di trent'anni, molte esperienze sportive amatoriali alle spalle e anche un certo talento ed estro, sportivo e non. La vita sedentaria, ma ancor di più la movida milanese lo hanno un po' appesantito, il calcetto del giovedì non compensa più gli spritz del week-end. L'obiettivo della maratona fa però miracoli e grazie all'allenamento e ad un atteggiamento più morigerato ha perso negli ultimi tre mesi ben 12 chili; potrebbe brevettare il metodo.

Mario invece ha abbondantemente superato gli anta, da quasi dieci anni, è un brevilineo dall'incedere spedito, sportivo sì, ma da diporto: spesso inforca casco e bici per andare e tornare dal lavoro, la sua passione sono le ciaspolate d'inverno e il trekking in primavera, appena può parte in giro per il mondo. Non doveva correre la maratona e non si era all'uopo preparato, chiamato a sostituire un renitente, ha cominciato a macinare chilometri solo meno di un mese prima dell'evento, macinandone neanche poi tanti.

Storie diverse, hobby diversi, fisici diversi e attitudini diverse, i due vengono ingaggiati per lo stesso tratto, l'ultimo, di appena otto chilometri. I compagni che li precedono sono il nerbo delle rispettive squadre, quelli che dovranno percorrere i tratti più lunghi e impegnativi nel minor tempo possibile, loro sono i finisseurs.

I giorni precedenti la gara i due si sono un po' sfottuti, ti vengo a prendere e ti saluto, mi nascondo tra la folla, intanto la corsa incombe. Mario e Tino si danno appuntamento alla zona dei cambi e aspettano impazienti il loro turno, ma il loro stato d'animo è opposto. Mario è rilassato e sorridente come quando tante domeniche mattina si sta infilando le ciaspole, ha la maglietta con il logo aziendale e il pantaloncino alla Mennea. Tino è invece molto teso, quella giusta tensione pre-gara pensa lui, anche se rode un po' troppo stamattina. Fa un certo freschetto, ma Tino è ben coperto dal suo abbigliamento tecnico all'ultimo grido.

Ore dodici e quarantacinque, il cambio di Mario arriva trafelato, la sua squadra è in vantaggio, vai parti, continua così. Mario si mette in moto e innesta il pilota automatico, velocità di crociera da domenica al parco. Intanto Tino attende e pensa, se il distacco è sopra gli otto minuti non lo vedrò più, ma se fossero meno lo agguanto in un baleno. Ne passano quattro e anche Tino riceve il cambio, vai e mangia la strada leone friulano.

Quattro minuti sono due partite a ruzzle, cioè niente se hai davanti otto chilometri, in men che non si dica Tino rimonta posizioni su posizioni e davanti a sé sul vialone vede la schiena di Mario e sente la gamba mulinare come nei giorni migliori. Ogni mattina una gazzella, Mario si gira e Tino è lì. Che facciamo andiamo insieme? No vai giovanotto, se ti seguo mi casca la lingua. Tino allunga e i due si salutano.

Ma qui, a quattro chilometri dal traguardo, con le fibre muscolari intossicate dal lattato sia per il giovane che per il meno, si mette in moto la riserva cerebrale. Mario sa di non avere il passo del keniota, ma sente di avere ancora un po' di benzina in serbatoio, il pilota automatico gli ha risparmiato un po' di forze e decide di spararle al momento giusto. Ora è lui a mettere l'amico, il collega, l'avversario nel mirino, prova a tenerlo lì a galleggiare davanti.

La folla ai lati della strada cresce, il traguardo è vicino, Tino ha il passo pesante, la gamba non mulina più, il ritmo è ancora accettabile, ma il carburante è in riserva. Mario lo tallona, superano insieme lo striscione dell'ultimo chilometro, quello più lungo. Mario guarda Tino e si accorge che il leone è un po' stanco e la gazzella, forse, arriverà fino a sera. Eccolo là l'arrivo, mancano trecento metri, Mario ha l'impressione di salire sulla macchina del tempo, destinazione giochi della gioventù, Foggia, fine anni settanta. È' lì che per l'ultima volta ha corso i cento piani e strano ma vero li sta correndo ancora, la suola delle sue scarpe non tocca quasi più terra, ha smesso di respirare passando all'apnea, il cuore sarà sui quattrocento battiti, Bolt non si vede. Al traguardo non c'è il filo di lana, ma è come se ci fosse, Mario lo spezza a petto in avanti. Si gira e vede la faccia paonazza di Tino, il respiro pesante, là dieci, undici, dodici secondi più indietro. È' stato, nel suo piccolo, un trionfo.

Andrea Fanicchi

Vivo a Milano e lavoro in una banca d'affari britannica. Appassionato di sport in genere e sportivo dilettante impegnato, dalla gioventu' in avanti, in varie discipline, dal ciclismo, al calcio, alla pallavolo, al basket, mi sono dedicato piu' recentemente al podismo, correndo una serie di mezze-maratone, stramilano e altre gare di media distanza. Mi piace la scrittura, ho collaborato con varie testate giornalistiche e mi diletto a scrivere storie e racconti brevi.
Curiosita': ho corso al fianco di Orlando - ehm... per i primi 30 metri - nel prologo di una Settimana Verde a Castiglione del Lago, in Umbria, in un anno imprecisato alla fine degli anni '80.
Ho scritto il racconto - che io chiamo storiella - prendendo spunto da un episodio vissuto da due colleghi, con i nomi cambiati per privacy, alla recente Milan City Marathon.



Allegati

Commenti

Si può fare...

Quando la forza di volontà, più mentale che fisica, aiuta nel raggiungere traguardi insperati...

Public18/06/2013 14:33:33

la corsa è nel nostro cuore

Ecco perchè leggendo questa storiella, è proprio il cuore a salire in gola come quando si corre sulla pista con o senza Bolt.

Public18/06/2013 18:36:32

Ma chi e' il vero protagonista?

Eppure a me il vero eroe pare tino con la sua rimonta!

Public20/06/2013 00:40:36

il fosforo....

quindi niente più bombe di L-carnitina per stressare le fibre. tanto buon pesce azzurro...
Però, che invidia quelli che corrono e sanno vincere senza traguardi

Public20/06/2013 10:47:59

Il dilemma..

Bravo Andre, ma tu chi sei dei due? Mario immagino...il "vecchietto" dal cuore vincente..

Public21/06/2013 17:13:47

Il dolore e' inevitabile, la sofferenza e' opzionale

E' una grande storia, onore ai protagonisti e bravo ad Andrea

Public24/06/2013 10:23:39

Bel ritmo...

Bello il ritmo con cui scrivi questo racconto, complimenti!!

Public25/06/2013 15:47:05