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09/07/2013

Il racconto di Alberto - La maratona del chip

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 78
Martedì 09 luglio 2013

La maratona del chip

Chi non mi conosce può scambiarmi per un inutile tondino di plastica con delle alette o, magari, per uno strano bottone. Invece no. Sono un Chip. Ed ho una funzione ben più importante di un bottone. Misuro il tempo. Chi frequenta l’ambiente delle corse, dei Runners, sa bene chi sono. Come dite? E’ più necessario un bottone di me? Si può benissimo vivere anche senza i Chip? Uhmm, sì, può darsi. Ma allora perché il modo di dire di voi umani, “attaccar bottone”, implica un senso di fastidio, di insofferenza? Conosco dei bottoni permalosi che se la prendono quando sentono questo modo di dire, uuhh se se la prendono! Loro, sì, dico, i bottoni, se ne starebbero tranquilli attaccati alle vostre camicie, ai vostri giubbotti, ai vostri cappotti, se solo li rispettaste. Cosa credete, perché i bottoni a volte si staccano ? E spesso nemmeno riuscite più a trovarli! E’ ora che sappiate perché si staccano dai vostri vestiti: non vi sopportano più! Se la danno a gambe levate appena possono! Via, salutano l’asola e il filo di cotone ai quali sono attaccati da un sincero affetto e via, libertà finalmente!
Noi Chip invece cronometriamo alla perfezione, al centesimo, le vostre gare di Maratona, Mezza Maratona, Diecimila metri. Provate voi a contare i centesimi, uno dietro l’altro, sono veloci i centesimi, lo sapete bene. Fate fatica a contare con esattezza i secondi, uno … due … tre … quattro … cinque, figuriamoci i centesimi, unoduetrequattrocinque, no, per voi è impossibile, avete un cervello lento, lentissimo, impossibile per voi umani star dietro ai centesimi di secondo. Certo, quando siete in gara avete il vostro bel cronometro, il vostro gps satellitare che vi segnala il tempo, la distanza percorsa, la media al chilometro e tante altre utili funzioni. Ma allora perché non appena arrivate a casa, al termine della gara, vi collegate al sito Internet per guardare il vostro tempo ufficiale e il vostro real time? Senza di noi non avreste mica il real time e lo sa bene chi non parte in prima fila ma parte in mezzo al gruppo, o anche più indietro, quanto è importante il real time. E come vi vantate del vostro real time! Come cercate ogni volta, ad ogni gara, di migliorarlo! E come vi sentite gratificati e soddisfatti quando ci riuscite! Non avete migliorato il record mondiale della Maratona ma, accidenti come siete felici! E ne avete tutte le ragioni per esser contenti. Ecco sì, va bene, ma un po’ di merito non volete riconoscerlo anche a me?
Me ne sto rinchiuso in una busta assieme al numero di pettorale e alle quattro spille fino al giorno della gara. Il pettorale lo trattate con delicatezza, lo posizionate per bene, con attenzione e pazienza se lo bucate nei quattro angoli con le spille per appuntarlo alla maglietta. Un piccolo dolore che poi viene ricompensato. Lui, il numero di pettorale, se ne sta a un metro, o anche più, di altezza. In bella vista percorre i chilometri assieme a voi. Fiero, narciso, presuntuoso, gli piace essere ammirato e applaudito mentre passa per le strade. Ma ora te lo devo dire caro il mio pettorale, non applaudono te ma l’essere umano al quale sei attaccato, sì proprio lui, quello che ti ha appena bucato con le spille ! Però un po’ mi spiace per te, so che ti tocca prendere vento e, quando piove, ti inzuppi d’acqua. Per non parlare del sudore che il nostro Runner ti appiccica addosso. No, non ti invidio, non deve essere facile starsene lì aggrappato alla maglietta. Certo, poi hai la tua gratificazione, spesso il podista ti porta a casa sua, ti tratta con i dovuti riguardi, ti espone come un trofeo o con cura ti mette in qualche cassetto. Pronto da far vedere agli amici. “Questo è della Maratona di Milano, questo invece è della Maratona di Firenze dell’anno scorso”. Il più delle volte, se l’amico non è un podista, non capisce, ti guarda ma non capisce cos’hai di così speciale, cosa rappresenti tu, numero di pettorale 2457. Non capisce perché sei stato conservato, che senso abbia fare collezione di numeri di pettorale.
Ma torniamo a me. Sai bene caro il mio Runner che senza di me non figurerai in classifica. Tutti i tuoi sforzi, la tua fatica, saranno inutili, anche se ti sei divertito e hai avuto la soddisfazione di terminare la gara, di aver tagliato il traguardo, se io non ci fossi, ufficialmente nemmeno tu ci sei, il tuo nome non comparirà nella classifica finale. Lo so bene che hai sempre il timore che io non funzioni, che io sia difettoso e quindi non rileverò il tuo tempo di gara. Eheh, questa è la mia piccola vendetta, tenerti sulle spine fino a quando andrai a guardare la classifica e potrai così rassicurarti vedendo il tuo nome e il tempo impiegato per concludere la gara.
Eppure, mi allacci alla stringa della scarpa quasi con fastidio. Mi trovi scomodo lì, in quella posizione. E io, cosa dovrei dire? Pensi che per me sia bello rimanere allacciato alla stringa della scarpa? Sono a dieci centimetri da terra, il tuo piede si alza e si abbassa, prima prendo il volo poi giù, la scarpa a cui sono legato impatta con violenza sull’asfalto. Per me è come essere sulle Montagne Russe. E se stiamo correndo la Maratona vuol dire che questo su e giù lo dovrò subire circa quarantaduemilacentonovantacinque volte. Sì esatto, per tutta la lunghezza della Maratona, quarantaduemilacentonovantacinquemetri, io vengo sbalzato su e giù. Prova tu ad andare sulle Montagne Russe e fare quarantaduemilacentonovantacinque saliscendi a rotta di collo!
Lo so bene caro il mio Runner che quando sta per iniziare la Maratona vieni assalito da dubbi pesanti come macigni: “mi sarò allenato bene?”, “ho la condizione giusta per affrontare questa gara?”, “riuscirò ad arrivare al traguardo o mi pianterò al 30° km?”. Ma ormai ci siamo, manca poco alla partenza, vai, corri! Stai tranquillo, rimarrò qui allacciato alla tua scarpa fino alla fine e non avere timore, funziono bene, mai stato in forma come oggi, sono pronto per iniziare a contare i centesimi unoduetrequattrocinque, i secondi uno … due … tre … quattro … cinque …, i minuti e le ore. Sono pronto, sia che tu corra la Maratona in due ore sia che tu la corra in sei ore. Volerò e atterrerò, volerò e atterrerò, allacciato alla stringa della tua scarpa, dall’inizio alla fine, sia che tu vada veloce sia che tu vada lento, sia che tu abbia un passo di corsa felpato e silenzioso, sia che tu abbia un passo di corsa pesante e rumoroso. Io sono qui, sono quaggiù ai tuoi piedi! Lo so che ogni tanto mi guarderai, vuoi rassicurarti che io sia sempre al mio posto, che non mi sia sfilato dalla stringa per qualche oscuro motivo. Ma no, iniziamo assieme questa Maratona e assieme la finiremo.
Ecco, mancano veramente pochi secondi alla partenza, fra poco saremo sulla linea di partenza, sul tappetino che mi dà l’avvio, che mi attiva per iniziare a contare il tempo. Biiip biiip biiip, lo conosci bene questo suono, vero? Siamo noi, tutti i Chip che iniziano a contare i centesimi-secondi-minuti-ore. Cerchi di capire se anche io ho emesso questo suono inconfondibile, questo biiip che ti dà la certezza che mi sono avviato. Ma è impossibile distinguere un biiip dall’altro, in mezzo a queste migliaia di Chip. Dal suono sembriamo tanti Road Runner, il Beep Beep dei cartoni animati. Certo, lui corre più veloce di te, ma perlomeno tu non devi stare attento a Willy il Coyote! D’altronde, è l’unico suono che emettiamo, alla partenza, poi ai vari rilevamenti intermedi e infine al traguardo. E quest’ultimo lo so che è il suono, il biiip, che più ti piace. Vuol dire che la corsa è finita, puoi finalmente fermarti e riposarti. Ma prima dobbiamo correre assieme per quarantaduechilometriecentonovantacinquemetri.
So bene che avresti preferito uno di quei Chip nuovi, quelli che vengono attaccati al numero di pettorale. Dicono che per voi Runners siano più comodi questi nuovi Chip. Non so, io mi preferisco così come sono, anche se sto a dieci centimetri da terra e so di dover affrontare migliaia di su e giù. Li ho visti i nuovi Chip, stanno tutto il tempo attaccati al numero di pettorale, immagino lo sforzo che debbano fare, poverini. Saranno anche attaccati bene ma devono rimanere lì, immobili, senza possibilità di muoversi e di allentare un attimo la presa. E poi, posizionati così come sono, dietro al pettorale, non hanno nemmeno la possibilità di vedere qualcosa. Non possono vedere la strada, non possono vedere i Runners che corrono. Nulla. Contano solo i centesimi-secondi-minuti-ore. E lì, tra il pettorale e la maglietta si prendono anche tutto il sudore della fatica del podista. E aspettare che la corsa sia finita, che vengano staccati dal numero di pettorale e poter così rivedere il cielo e l’ambiente circostante. Inoltre devi stare attento, il Chip va posizionato ad almeno cinque centimetri di distanza dal cardiofrequenzimetro, altrimenti va in tilt, è come se avesse bevuto un bicchiere di vino rosso di troppo e chi si fida più del suo conteggio, dei centesimi-secondi-minuti-ore? No grazie, molto meglio rimanere allacciato alla stringa della scarpa. Certo, anche in questa posizione ci sono degli inconvenienti. Capita di essere stati stretti un po’ troppo con la stringa e di avere come una sensazione di soffocamento oppure al contrario di essere stati allacciati un po’ allentati e quindi di essere sballottati qua e là. Poi c’è da stare attenti ai ristori lungo il percorso. Va abbastanza bene se il tuo Runner prende la bottiglietta d’acqua, anche se non si ferma ma continua a correre, in genere non ci sono inconvenienti. Ma se vuole prendere un bicchierino con acqua o sali integratori o peggio the caldo, continuando a correre, allora sì che sono dolori. Quasi sempre, nel prendere il bicchierino e poi nel cercare di bere il podista ne rovescia parte del contenuto. E dove vuoi che finisca questo liquido? Esatto, spesso finisce sulla scarpa e su di me. Ora, se è una giornata calda e se il bicchierino contiene acqua può anche far piacere, ma se contiene the bollente, anche se è una giornata fredda, sì insomma mica son contento di sentirmelo rovesciare addosso ! Scotta, hai capito mio podista? Stai un po’ più attento la prossima volta, va bene che non vuoi perdere secondi preziosi rallentando per bere con più calma, va bene che non siamo a pranzo con la Regina d’Inghilterra, però ugualmente potresti prestare un poco più di attenzione e bere senza rovesciarti addosso il contenuto. Inoltre, anche se non mi riguarda direttamente e quindi potrei anche non dirtelo, ma lo vedo come tratti i bicchierini e le bottigliette. Bevi, ti disseti e poi via li getti a terra senza alcun riguardo. Sembra che non vedi l’ora di liberarti di loro. Non dico di appoggiarli a terra, loro lo sanno che voleranno direttamente dalle tue mani fino all’asfalto e quindi sono pronti, preparati. Sanno come attutire il colpo. Però ricordati, se non ci fossero loro che ti permettono di dissetarti, probabilmente più avanti andresti in crisi, disidratato, senza energie e poi voglio vedere come faresti a concludere questa Maratona.
Anche se ho una certa esperienza di Maratone, difficilmente riesco a farmi un’idea approssimativa di come correrà il Runner al quale sono destinato. Ce ne sono alcuni che sembrano capitati lì per caso, che pare essere per loro la prima volta che corrono e che invece concludono la Maratona in un tempo più che dignitoso; al contrario, ce ne sono altri che sembra che non facciano altro che correre e invece si piantano al 30° km., vanno in crisi e da lì inizia il loro calvario fino alla fine. Ci sono quelli che partono lentamente per risparmiare energie preziose per gli ultimi chilometri e ci sono quelli che invece partono ad un ritmo abbastanza sostenuto per mettere “fieno in cascina”, sapendo che verso la fine avranno un calo. Insomma lo so, la Maratona è una gara imprevedibile, puoi essere in gran forma ma, per vari motivi, andare incontro ugualmente ad una crisi, oppure pensare di non essere in forma ed invece riuscire a fare una buona gara ed essere soddisfatto.
Biiip, ecco siamo partiti, finalmente, l’attesa è stata lunga ma ora ci siamo, la gara è iniziata. Lo sento che hai l’adrenalina a mille. Vedo di fianco a me una miriade di Chip che si muove, oggi siamo veramente in tanti. Bene, non avremo di che annoiarci.

Alberto Oliva

Nasco nella primavera del 1962, quando le stagioni erano ancora ben definite e Shizo Kanakuri viene “ritrovato” (terminerà poi la sua Maratona nel 1967 in 54 anni 8 mesi 6 giorni 5 ore 32 minuti 20 secondi e 3 decimi, ma questa è un’altra storia).
Dopo aver girovagato per vari sport ma avendo sempre la corsa come punto di riferimento, nel 2006, complice una Mezza Maratona alla quale decido di partecipare, organizzata nella città dove abito in un indefinibile autunno, svesto i panni del Tapascione domenicale (peraltro, nobile e genuino ambiente che frequento tutt’ora) e inizio a correre con più costanza e determinazione. Al termine delle gare alle quali via via partecipo, al noioso stretching ( ossignùr cos’ho scritto ) preferisco dedicarmi a scrivere sciocchi racconti che, con ammirevole benevolenza, vengono pubblicati nel sito Internet del Gap Saronno, gruppo sportivo di cui faccio parte.



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Commenti

chip

Caro Chip ti scrivo.... ma come ti senti se ti ritrovi in compagnia di un altro chip sullo stesso concorrente che magari correre per sé e per un'altra persona che per vari motivi non ha potuto partecipare? Una persona che per merito (merito?, chi imbroglia non merita a prescindere ma questa è una mia opinione personale)di chi ha corso l'anno prossimo potrà vantare un personale migliore, potrà partire 2 metri davanti... Solo per curiosaità...
Complimenti per l'articolo, bello, scritto bene, simpatico!

Public12/07/2013 10:32:34