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24/06/2013

Il racconto di Mario - Shonna ba shonna ][Shoulder to shoulder

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 76
Lunedì 24 giugno 2013

Shonna ba Shonna ][ Shoulder to Shoulder

Un'altra nottata è passata. Il rumore dei rotori ha accompagnato il mio intero sonno: qui l’attività di volo non si ferma mai. “Son le 5:00 del mattino, l’angoscia ed un pò di vino….” cantava Ligabue. Qui il vino è un miraggio; l’angoscia bisogna cancellarla dal proprio dizionario, sennò sarebbe molto inflazionata come parola. La tenda è buia: c'è gente che dorme. Mi alzo cercando di fare quanto meno rumore possibile. Ho preparato lo zainetto con all’interno la colazione, il completino, le scarpe ed un asciugamano. Il Garmin passa dal comodino al polso in un battibaleno. L’aria mattutina, anche se fresca e rarefatta, è pregna di quell’odore di bruciato: qui l’inceneritore lavora 24h e non è di quelli a norma.
Calpesto i primi ciottoli della giornata: saranno milioni quelli calpestati sino a stasera. In torretta c’é una guardia: sicuramente non avrà avuto un bel pensiero nel vedermi. Fosse stato lui al posto mio sarebbe rimasto a letto, ma io ho una gara. Sì, una gara di soli 5km ma che, vi assicuro, qui valgono 10. Fatta una fugace colazione mi reco verso i bagni, che sono distanti un centinaio di metri dalla tenda dove dormo. Incontro il mio amico Franco che mi “scorterà” volontariamente all’appuntamento nel luogo previsto, distante qualche km. Lui è sempre sorridente, a qualsiasi ora del giorno. Spesso mi chiedo come faccia ad esserlo. Non mi aspetto da me stesso una risposta, tanto meno da lui, ma di una cosa sono certo: è bello incontrarlo durante il giorno. Mi aiuta ad “abbellire” la giornata.
Mi lavo e mi preparo: sono pronto. Partiamo e durante il viaggio, non so perché, mi viene da cantare una canzone: "4 marzo 1943" di Lucio Dalla. Franco coglie al volo la sfumatura e comincia a canticchiarla insieme a me. A queste latitudini anche queste piccole cose ti riempiono il cuore. Arriviamo al rendezvous. Gli amici americani sono già pronti. Tutto è organizzato. Guardo l’orologio: sono ancora le 6.00 del mattino. Mi domando da che ora stiano qui.
Di solito ad una gara devi capire a chi rivolgerti, dove si conferma l’iscrizione, insomma: chiedere informazioni. Bene: farlo in inglese, anzi in americano, rende le cose molto più complesse. Riesco a barcamenarmi e, ottenute le informazioni che cercavo, parto con il riscaldamento.
Guardo i ragazzi americani riscaldarsi anche loro. Corrono tutti con la maglietta dell’evento, una t-shirt di cotone stampata, rigorosamente nei pantaloncini. Ecco: questa è una cosa obbligatoria per loro. Non esiste che corrano con la maglia di fuori, con i corsari, pantaloncini stracorti, con maglie aderenti o addirittura diverse da quelle che ricevono per l’evento. Hanno queste regole e vogliono che anche gli altri le rispettino. Naturalmente io, da buon militare, “allineato e coperto”.

Siamo sullo start: five, four, three, two, one.... go!
Mi posiziono subito in terza posizione. I due davanti li conosco già. Sono piu’ forti di me: li faccio andare. Sento un rumore di passi alle mie spalle: non mi volto a guardare. Dopo un kilometro, pero’, un americano mi supera e mi distanzia. Guardo il Garmin: 3'52''. Nonostante l'affronto decido di rallentare e mi posiziono sui 4'00'': a breve termine, sono sicuro, lo riprenderò. Infatti, ai 2400 mt lo sorpasso: ora il rumore dei suoi passi si affievolisce e, lentamente, scompare.
L'aria sembra mancarmi: la polvere in gola rende difficoltosa la già impegnativa respirazione. La cosa che più mi manca sono i punti di riferimento: qui l'unico anello esistente simile ad una pista, è lungo 1 miglio. Fare i calcoli, con il poco ossigeno rimasto in circolo, è davvero impensabile.
Fortunatamente il Garmin mi viene in soccorso.
Siamo alla fine della gara: guardo i primi arrivare. Mi guardo alle spalle e realizzo che sono terzo e, soprattutto, solo. Mi godo l'arrivo in solitaria prendendomi tutti gli applausi dei presenti, compreso quello del mio amico Franco che continua a scattare foto.
Penso ai miei amici in Italia, a quanto vorrei poter condividere subito con loro questa mia gioia. Ma non posso: lì sono ancora le 4 e 30 del mattino.
Soddisfatto ringrazio tutti e rientro al campo: una nuova giornata lavorativa mi aspetta. Shonna Ba Shonna: spalla a spalla. E' quello che qui noi facciamo: accompagnare l'emergente popolo afghano nel migliorare la propria condizione professionale militare. Spalla a spalla, proprio come il viaggio che ho fatto e faccio tutt'oggi con voi amici runners: come ben sapete nessuno luogo è lontano perché non c’è bisogno di essere di fronte per essere vicini. Solo quando non si è vicini nei pensieri allora si è veramente lontani. Buona vita my friends!

altri racconti di Mario Filazzola:
"Insomnia"

Mario Filazzola

Salve sono, un grandissimo appassionato del mondo del Running. Amo molto correre per il piacere di farlo e spesso, durante la corsa, catalizzo le emozioni che un semplice gesto o oggetto o situazione riescono a darmi. Amo anche molto scrivere. Così cerco di coniugare al meglio le 2 cose.
Quello che mi spinge a mettere "nero su bianco" le emozioni provate "in corsa" è la straordinaria possibilità di poter avere un "diario virtuale" da rileggere nel prosieguo dei miei anni e, perché no, da propinare ai miei nipotini...
Ho un blog: http://runnersgrottaglie.blogspot.com/ Da esso è tratto il post che state leggendo.
Spero sia di vostro gradimento.
Grazie per l'attenzione prestatami.



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