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17/07/2013

Il racconto di Pupetta - Dai piedi al cuore - Una lettera d'amore lunga 42 km

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 79
Mercoledì 17 luglio 2013

Colle Marathon, tra mare e monti

Barchi – Fano, 8 maggio 2011

ʺOgni tuo passo sarà
un battito del mio cuore.
Ti starò vicina sempre, in ogni momento,
per sostenerti.
Quando sarai stanco,
stringi forte la mano, sarò lì al tuo fianco,
per correre insieme fino alla fine, mio campione!ʺ


Con queste parole in testa ho iniziato e concluso la mia terza maratona nelle Marche. Dalla prima maratona, avevo al mio attivo cinque gare disputate, tra maratona e gare più corte.
Quel giorno, partendo dalla collina di Barchi, abbiamo attraversato otto paesini, per concludere i 42,195 chilometri al porto di Fano, sulle sponde del mare Adriatico.
La partenza, scenograficamente, è stata suggestiva. Sono stati sparati in aria petali di fiori dai mille colori. La giornata fin dalle prime ore del mattino però, si annunciava calda e così è stata per tutto il tragitto. Ho talmente sofferto la calura che ad un certo punto ho quasi creduto che fosse divenuta la mia compagna inseparabile per tutto il tempo della gara.
Già nella denominazione della maratona, ʺ Colle–Mar–Athonʺ, è insito il tipo di percorso che avremmo fatto: dallʹalto si sarebbe sceso a valle. Ma non è stato un percorso sempre in discesa perché ci sono stati molti sali‐scendi che ci hanno obbligato a variare lʹandatura continuamente, creando non pochi disagi.
Quando arrivai al 36esimo chilometro vidi unʹindicazione stradale. Attestava che a Fano mancavano 6 chilometri.
Questi ultimi chilometri sono stati tutti in discesa, ma essendo circa le 13,30, il sole picchiava forte sulla strada, me lo sentivo tutto concentrato sulla mia testa. Quel caldo mi stava stroncando le gambe, me le sentivo molto affaticate. Anche il resto del corpo era particolarmente sofferente, non solo dalla fatica ma da quel caldo insopportabile.
Speravo di trovare refrigerio ai ristori, ma purtroppo lʹacqua che ci davano i volontari era calda come lʹaria, berla non mi dava nessun beneficio. Preferivo versarmela addosso, sulla testa per scongiurare unʹinsolazione o una botta di calore.
Nonostante ciò, non riuscivo a trovare sollievo.
Mi trovai, ad un certo punto, a correre un lungo tratto di strada da solo, non vedevo nessuno né davanti a me e né dietro di me; stavo correndo in solitaria.
Avevo solo la calura come compagnia, non mi lasciava scampo. Se ne stava sempre appiccicata addosso come una seconda pelle, insopportabile davvero.
Con la coda dellʹocchio vidi un signore di una certa età seduto ad un tavolino di un bar.
Con le poche forze rimaste, rivolgendomi a lui gridai:
ʺAcqua...Acqua...Acquaʺ. Come se avessi visto unʹoasi nel deserto. Quello, mosso a compassione, andò correndo dentro al bar e uscì subito dopo con una bottiglia in mano, giusto in tempo per porgermela. Non era un miraggio, ma una fresca bottiglia dʹacqua di un litro e mezzo!
Non credo di aver bevuto bevanda più buona e più fresca di quella. Un vero tocca sana per il mio corpo.
Rivolgendomi a quel santʹuomo, non potevo che ringraziarlo: ʺChe Dio te ne renda merito...ʺ gli dissi mentre lo salutavo con un largo sorriso.
Nonostante lʹacqua però, continuavo a correre, ma non mi sentivo in gran forma. Le forze mi mancavano, riuscivo a mala pena a procedere ad una andatura lenta. Mi attaccai a quella bottiglia dʹacqua sperando, come dalla lampada dʹAladino, potesse uscire la forza necessaria per concludere bene la gara.
Lʹacqua era finita, lʹavevo bevuta fino allʹultima goccia, ma provavo una strana sensazione, come se quel liquido evaporasse ancora prima di avermi dissetato. Ogni cellula del mio corpo ne era talmente avida di liquidi, da farmi sentire in perenne riserva. Cominciavo a sentirmi disidratato e forse lo ero veramente perché il sudore che buttavo fuori era di gran lunga superiore ai liquidi incorporati.
Per fortuna, con grande fatica, intravidi da lontano il porto di Fano e il ʺGommone,ʺ ossia l’arco del traguardo, mʹillusi che fosse finalmente finita, invece cʹera ancora da fare un altro giro interno al porto.
Sulla battigia vidi dei bagnanti distesi a prendere il sole. Beh, in quel momento confesso di aver provato un pizzico dʹinvidia, non per il sole, ma per il bagno che sicuramente avevano fatto.
Ero quasi alla fine, ma non arrivavo mai.
A chiunque incontravo chiedevo: ʺQuanto manca???ʺ
Un signore molto gentile, lesse il nome stampato sulla mia canotta, rivolgendosi a me gridò: ʺ FORZA PAOLO Eʹ FATTA, MANCANO SOLO 400 METRI, HAI FINITO...ʺ
Col poco fiato che mi restava gli risposi: ʺ Grazie, grazie, ti ringrazio amico.ʺ
Chiesi alle mie gambe e alla mia schiena un ultimo grande sacrificio, di non mollarmi, di non abbandonarmi proprio ad un passo dalla fine. Con la forza della disperazione cominciai ad aumentare lʹandatura, ecco ce lʹho fatta, pensai.
Tagliai il traguardo lanciando un urlo di liberazione...
Tre urli da LEONE per scaricare la fatica, per gridare la soddisfazione di essere riuscito a portare a termine una gara tanto faticosa, per ringraziare il Signore di avermi dato la forza di resistere.
Cercai tra tanta gente, volti conosciuti, ma non vidi nessun viso familiare... Non cʹera nessuno ad aspettarmi... Solo in testa trovai ancora una voce che continuava a dire: ʺ Bravo, sono fiera di te, sapevo che ce lʹavresti fatta, non ti ho abbandonato neppure per un istante, sono stata sempre qui con te, mio campione!ʺ


Un battito di Cuore

Stai per tornare a casa, finalmente raggiungerai Lei e potrai raccontarle la gara di oggi. Le dirai che la tenevi dentro me, il tuo Cuore, che come un forziere la proteggo gelosamente come un grande tesoro: il tuo bene più grande. Le sue parole le ho custodite come gemme preziose e te ne ho fatto dono quando ne hai avuto bisogno.
Fra poco la vedrai e le racconterai ogni cosa, ogni momento vissuto su quella strada che non finiva mai. Le dirai le sofferenze che hai patito per lʹacqua che non riusciva a dissetare la tua sete, quella perenne arsura che ti ha portato a cercare e mendicare il prezioso liquido da chiunque incontravi.
Deve sapere quanto, in quei momenti di stanchezza, ti abbia caricato il suo pensiero, ti ha dato forza quando credevi di non averne più. Non potevi deluderla, non potevi venir meno alle tue promesse. Lei crede in te.
Lʹhai sentita accanto quando pensavi di essere vicino alla meta su quel nastro assolato, tra cielo e mare. È stato allora che le sue parole hanno preso forma e le vedevi danzare davanti ai tuoi occhi a spronarti a procedere con lʹenergia che ancora ti restava. Al traguardo, lì a pochi passi da te, hai trovato le sue braccia invisibili ad accoglierti e negli occhi appannati dal sudore il suo sorriso ti ricordava che ce lʹavevi fatta e lei gioiva per te. Chi è amato non è mai solo, chi ama trova ovunque la sua metà.
Ecco tra tanti non la vedevi, ma te la sentivi fortemente vicina. Hai gridato il suo nome, e nei pugni stringevi le sue mani. Lei sa che ce lʹhai fatta ancora una volta.
Sono io, il Cuore a fare questi miracoli. A tenere tesi, tra voi due, quei fili invisibili, ma forti come lʹacciaio.
Sono io, che tengo stretto gelosamente quel sentimento profondo che alimenta ogni giorno la vostra sete dʹamore.
Non temere fra poco leggerà nei tuoi occhi ogni tuo pensiero. Eccola, sta dietro questa porta, ad aprirla per te, non aspetta altro.
Va, supera quella soglia, ti accoglierà come la terra accoglie la pioggia: non cʹè altro destino perché la vita si rinnovi ogni giorno...
“Finalmente sei a casa, solo questo conta adesso, ti aspettavo, raccontami...ʺ


Pupetta Greco

Pupetta Greco: sono lieta di presentare ad amici e parenti la pubblicazione del mio libro-diario: "Dai piedi al cuore - Una lettera d'amore lunga 42 km", scritto seguendo la parabola evolutiva effettuata da Paolo, mio marito, da quando ha deciso di cambiare rotta alla propria vita, "armandosi" di dieta e di scarpette da runner.
I risultati raggiunti e descritti nelle pagine del libro vogliono essere un messaggio di speranza per tutti coloro che pensano di non avere le necessarie capacità per affrontare un cambiamento: tutto può succedere, basta volerlo.
Per chi invece già conosce e pratica il podismo, quest'opera vuol essere un omaggio ad un'isola felice dello sport.
Le pagine sono piene di aneddoti, appunti di viaggio, versi e a volte la voce narrante è affidata a parti anatomiche del corpo (!).
Chi è interessato o incuriosito può trovare il libro su: youcanprint - Amazon

Spero di non deludere le aspettative: non sono una scrittrice professionista, credo che per descrivere certi sentimenti occorra soprattutto pensare con il cuore e trascrivere le emozioni sulle pagine bianche. Questo è quello che ho cercato di fare.

Con affetto,
Pupetta Greco
http://daipiedialcuore.blogspot.it/



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