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24/07/2014

Il racconto di Alessandro - Pensieri, emozioni, poi la pace, tutto in un lunghissimo

RUNNERS&WRITERS
Anno 3 - numero 106
Giovedì 24 luglio 2014

Pensieri, emozioni, poi la pace, tutto in un lunghissimo

Domenica mattina, lunghissimo.
Per definizione il lunghissimo è una corsa più lunga di una mezza maratona; nel mio vocabolario è qualsiasi uscita che mette alla prova la mia resistenza, mentale e fisica, per cui posso dimenticare l'obiettivo tempo perché in fine primario è arrivare.
Questo spiega quel misto di entusiasmo con cui mi alzo, ad orari che nei giorni lavorativi mi costano sofferenza, e di leggera paura, irrazionale paura di non farcela, che mi fa dire “vediamo stavolta come va a finire”.
Stanotte è piovuto, le temperature per fortuna sono basse ma l'umidità altissima per cui vado al parco, unico posto nel raggio di km in cui trovare una fontanella.
Il giro del parco è da un miglio, per cui so che dovrò fare il criceto girando in tondo per parecchio tempo; alterno il senso di corsa, una volta orario, una volta antiorario, per cercare di sfuggire all'autismo e soprattutto per poter guardare in faccia gente sempre diversa.
Perché uno dei motivi per cui mi piace correre al parco è che mi piace osservare la gente, immaginare cosa passa per la loro testa, scambiare quello sguardo di intesa che accomuna noi temerari della domenica mattina, facendoci sentire parte di un'elite.
In questi anni in quel parco ho corso migliaia di km, non esagero, ed ho vissuto le vite di tanti come me, runner per passione, per scelta di vita, per necessità.
Ho ammirato la ragazza che correva da sola, per ore, sguardo fisso nel vuoto; l'ho vista continuare finché la sua pancia cresceva, e quando il ginecologo le deve aver detto che non poteva più correre, lei era ancora li a camminare, portandosi dentro quella nuova vita con lo stesso sguardo. L'ho rivista dopo qualche mese, di nuovo a correre, con il sorriso di chi sa di essere tornata, mentre il papà ed il pupo la aspettavano su una panchina. Le ho sussurrato bentornata.
Ho visto tanti uomini di mezza età, con lo sguardo timido di chi ci prova, anche se sente di essere in ritardo ad un appuntamento, ma la determinazione di chi non sa se avrà un'altra occasione. Ho incrociato lo sguardo di chi invece corre e ci crede, forse troppo, e sembra sfidarti perché ha visto la maglia dell'ultima gara che hai fatto, ed ha riconosciuto l'avversario: superami pure amico mio, oggi ti lascio l'indiscutibile soddisfazione di essere il più veloce in pista, non accetto la sfida, ne ho già una con me stesso e mi aspettano ancora 20 km… spero…
Vedo dei signori anziani, che corricchiano, o camminano a passo svelto, o camminano soltanto, magari appoggiati ad una sedia a rotelle, con lo sguardo preoccupato della figlia che oggi li ha portati fuori… vai fratello, ognuno gioca con le carte che il destino gli ha dato, rispetto per chiunque ci prova, cercando di spingere un po' più in là l'assicella.
Il lunghissimo mi fa un effetto strano, sarà che inizio a correre quando ancora non sono ben sveglio, che continuo esplorando confini del mio essere quasi ignoti, perché difficili da raggiungere, ma il risultato è che oscillo tra stati emotivi diversi come un aereo tra i vuoti d'aria; qualcuno vi spiegherà che è solo chimica, ormoni, endorfine, livelli di zuccheri, ma per me è pura emozione. Inizio a correre e sono già stufo, i primi 5k vorrei fermarmi con qualunque scusa; poi subentra l'entusiasmo, magari sento una bella canzone che mi gasa, magari incrocio lo sguardo giusto, ma l'entusiasmo spesso diventa un'emozione troppo forte, e mi commuovo. Quando incrocio il prossimo runner fingo di tergermi il sudore e tiro via anche le lacrime, scusate ma questi sono affari miei.
Questo su e giù emotivo mi porta nel flusso, ecco quella sensazione in cui là sotto le gambe vanno per conto loro, potrebbero continuare così tutta la vita, e la testa pure, va via dietro ai miei pensieri, che scordo subito, o dietro a quelli dell'ultimo sguardo che ho incontrato. Tu perché corri, da chi scappi? Da un lavoro in cui ti senti costretto a barattare ogni giorno 10 ore della tua vita per pagare il mutuo ed un futuro a tuo figlio? Da una società che ti costringe a pensare a come vestirti prima che a come sei dentro? Da una famiglia che ti sei trovato addosso quasi senza volerlo, ieri eri libero come l'aria, oggi rubi un'oretta ai tuoi doveri e cerchi di ritagliarti ancora qualcosina per te? O magari non stai scappando, stai solo cercando di arrivare da qualche parte, non sai dove, ma intanto vai, perché valeva la pena fare questo viaggio, qualunque cosa ti aspetti al traguardo, comunque sarai una persona migliore.
Mi fermo per la terza volta alla fontana, ecco laggiù i testimoni di Geova, camicia a maniche corte e cravatta, con questo caldo, in cerca di anime perse da ricondurre sulla loro retta via; ammiro il loro trasporto, peccato che credano che quello che ha funzionato per loro debba essere la via per tutti… scusate ragazzi, Dio mi aspetta al ventesimo km per chiudere il lunghissimo insieme.
I pensieri mi hanno portato fino al chilometro 20, ed ecco si ripete quello strano fenomeno: qualcosa cambia dentro di me, come se finalmente mi spogliassi del carapace di pensieri ed emozioni e potessi correre libero e nudo. Ci siamo solo io e l'aria che mi fa sentire ancora vivo, accarezzandomi la pelle sudata e quasi accapponata.
Non ci sono più pensieri razionali, la mia vita è rimasta indietro con pensieri, preoccupazioni, anche la paura non c'è più. Guardo il GPS: sto pure accelerando, da non crederci!
Da qui in poi ci sono solo io ed i km che mi separano dalla fine, accompagnandomi dentro me stesso.
Forse è anossia, non arriva abbastanza ossigeno al cervello, forse i livelli di zuccheri stanno scendendo e il corpo tende ad economizzare sulle attività superflue, come pensare, forse è una trance mistica, fatto sta che il mio viaggio verso il silenzio continua, un passo dopo l'altro, e divento sempre più presente a me stesso e sempre più vivo.
Il fiato corto, il cuore che picchia in testa, il dolore ai piedi, alle gambe, non mi fanno più temere di non farcela, ma mi ricordano che sono vivo, come mai altrimenti.
Come Rutger Houer in Blade Runner, sentendo avvicinarsi la fine della vita, si infilava un chiodo nella mano, per sentirsi ancora vivo, similmente vado avanti, sempre più vivo, sempre più disciolto in me stesso.
Ultimo km, accelero. Il cuore sale, il fiato si accorcia, le gambe mandano fulmini di dolore. Ultimi 100m, accelero ancora, non c'è più razionalità ne' senso alcuno, solo l'aria che mi sfiora sempre più veloce.
E poi… finito, stoppo il cronometro, il passo rallenta, il fiato ritorna regolare, mi invade una strana euforia, ce l'ho fatta anche stavolta, mi sono guadagnato lo sguardo di rispetto che troverò nello specchio.
Sono pronto per tornare alla vita, so che qualunque problema mi scivolerà addosso, la serenità mi accompagnerà almeno per un po'; faccio un sorriso al signore anziano seduto sulla panchina, che ha abbassato il giornale e mi ha guardato, ha capito…

Alessandro Falchi

40 anni, vive a Parma con la moglie Sara
Nato e cresciuto in Sardegna è un ricercatore ed un runner irrecuperabile

“You will begin to touch heaven, Jonathan, in the moment that you touch perfect speed. And that isn’t flying a thousand miles an hour, or a million, or flying at the speed of light. Because any number is a limit, and perfection doesn’t have limits. Perfect speed, my son, is being there.”
Richard Bach, Johnatan Livingstone seagull



Allegati

Commenti

Lungo lento

Siamo proprio tutti uguali,ho fatto un lungo da solo e le emozione vissute da Alessandro sono le medesime che ho vissuto anch'io e che vivo tutte le volte che mi cimento in tale corsa,uguali all'inizio,uguali alla soglia dei 20 km e alla fine,come la gioia e la fierezza di aver raggiunto l'obiettivo.Grande Alessandro ho rivissuto un LL anche davanti a ad un PC.

Public28/07/2014 20:31:58

Emozioni per continuare

Questo testo lo tengo nel desk per ricordare il senso ed il fine(o la fine).
Grazie.
Fabrizio

Public29/07/2014 08:52:41

BELLO

Bella la narrazione e belle le emozioni che hai trasferito....io faccio i trail roba da 8-10 ore a botta e tranne rari casi le ore scorrono lievi dietro la mente che vaga, il livello di zuccheri che sale e scende, l'entusiasmo che cresce o si affievolisce, i concorrenti che ti superano e quelli che superi tu. Tu in poche righe mi hai fatto rivivere i pensieri che provo ogni volta...Grazie

Public29/07/2014 11:08:46

Grazie Alessandro

Conosco Alessandro da tempo e l'ho sempre stimato per la sua sensibilità innata; il suo racconto mi ha stimolato a continuare a soffrire come ogni maratoneta sa fare ogni giorno per raggiungere il nostro prossimo obiettivo. Complimenti
Alenasta

Public05/10/2014 07:35:38