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12/11/2014

Il racconto di Salvatore - "Where the world comes to run" - New York City Marathon - New York USA, 1 nov.1998

RUNNERS&WRITERS
Anno 3 - numero 107
Mercoledì 12 novembre 2014

"Where the world comes to run" - New York City Marathon - New York USA, 1 Nov.1998

"Dove il mondo viene a correre". Recita così uno degli slogan della New York City Marathon. Ti viene il sospetto che sia vero all'aeroporto dove gruppi di maratoneti attendono per il ritiro dei bagagli. Cominci a crederci camminando tra i grattacieli di Manhattan dove a decine li incontri in versione turista a caccia di souvenir. Ne hai la certezza alla Friendship Run, la corsa non competitiva della vigilia, dove una marea multicolore di bandiere, abiti bizzarri, capelli colorati, volti dipinti, freme allegramente.
Olanda, Francia, Brasile, Messico, Giappone, Austria, Italia sono I gruppi più appariscenti e numerosi (o rumorosi!). Vorresti scambiare la T-shirt con quel tipo folcloristico con le bandierine tra i capelli ma non parli una parola della sua lingua? Nessun problema: ti ha già capito e lo scambio va in porto!
C'è armonia tra i maratoneti e c'è con la città di New York. Il passante o l'automobilista ti accettano non con fastidio e rassegnazione ma con simpatia e stima. New York intera in questi giorni è affascinata dal coraggio delle migliaia di corridori venuti da tutto il mondo. Migliaia di cuori e gambe pronti a correre il loro sogno. Migliaia di cuori che si fermano per un istante ad ascoltare il tuono del cannone che dà il via alla maratona. Migliaia di cuori che mettono in moto quelle gambe così baldanzose all'inizio ma che poi…
Il ponte di Verrazzano e da Staten Island si entra a Brooklyn. "Go! Go! Great!" (Vai, vai, sei grande). L'adrenalina scorre a fiumi ma bisogna controllarsi, tutta la maratona è ancora davanti a noi.
La partecipazione degli spettatori è incredibile. Ti sostengono come se fossi il loro campione, quello che vedono in TV, e invece sei solo uno dei 32.000. "You are all winners" (Siete tutti vincitori). È in quel cartello lo spirito della Maratona di New York. "You can do it!" (Ce la puoi fare). Te lo gridano con grinta, con convinzione, e ogni volta senti una spinta verso quel traguardo ad ogni passo più vicino ma ancora molto lontano.
Ai ristori è un protendersi di decine e decine di braccia. Afferri un bicchiere con gratitudine e …"Yeaah!", il ragazzo che te lo ha passato è più grato di te: lo hai onorato rendendolo partecipe della tua maratona.
Un ponte, metà maratona, e siamo nel Queens. Davanti a noi c'è Manhattan, il cuore di New York. È lì la nostra meta.
Attraversiamo il Queensboro Bridge e … coraggio, un salto nel Bronx e poi scenderemo verso Central Park.
"Looking good! Looking good! (Vai bene). Adrenalina, integratori, tenacia. Ricorri a tutto quando le gambe cominciano a protestare. Siamo a New York, dobbiamo andare avanti, dài!
A che punto siamo? 32°, 35° km? I cartelli con le miglia mi hanno disorientato, ma non dovrebbe mancare molto, stiamo andando verso Central Park. Le gambe preferirebbero fermarsi, ma decide la testa (spero), voglio insistere.
L'ingresso a Central Park sarebbe un'apoteosi, ma i muscoli a secco di energia hanno poca voglia di festeggiare. Due miglia, ancora tre chilometri, forza! Sali-scendi che in queste condizioni sembrano montagne sono l'ultimo ostacolo, ormai è fatta. Il traguardo è lì, … è qui, …è finita, … ho corso la Maratona di New York!
Ma è finita sul serio? Per strada, in metropolitana, nei negozi, riconoscono il maratoneta e ti chiedono se hai corso. "Congratulations, great!". Non ti chiedono mai il tempo che hai impiegato: due-ore-e-dieci o sei-ore sei grande e basta.
E in volo verso casa, con le luci di New York che si accendono per la notte senti già la nostalgia della maratona. Ripensi ai chilometri percorsi, ai ponti attraversati, ai cartelli letti, alle braccia protese, agli sguardi stupiti in quei volti affascinati. E pensi che, anche se non dovessi avere il tempo di allenarti, il prossimo anno a New York ci tornerai. Perché a New York non sei uno dei tanti. Sei protagonista e sei vincitore. "You are all winners" diceva quel cartello. E dopo 26 miglia nella Grande Mela ci credo anch'io.

Salvatore Calderone

Nato a Catania (CT) il 19-06-1968

"Non ho la bici... vado di corsa... si fa prima!" Comincia forse così la mia carriera podistica.
L'infanzia trascorsa giocando a nascondino su un'intera collina, nelle campagne di Pace del Mela, in provincia di Messina. Niente piste né gare.
L'atletica, quella vera, conosciuta tardi, agli inizi degli anni '90 finendo l'università frequentata a Pisa (laurea in Informatica). Con il mio gemello Marco e con il fratellone Lino fedele-compagno-di-allenamento cominciamo a correre quasi per caso, con gli amatori. Trasferendoci in Sardegna e con gli allenamenti di Tonino Congiu, in breve, viene fuori il talento, soprattutto di Marco che nel '95 sigla un ottimo 29'23" nei 10.000m in pista, e nel '97 corre la Maratona di Carpi in 2h13'56".
Io mi fermo a personali più modesti (14'40" nei 5.000m e 30'48" nei 10.000m nel '97), ma sufficienti per trovare un piacere immenso nella fatica degli allenamenti e nell'adrenalina delle gare. Nel '98 il sogno di correre a New York (29° assoluto in 2h21'17"); nel 2003 la prima vittoria in maratona (2h24'24") a Tromsø in Norvegia, oltre il circolo polare artico; da master M40 due titoli italiani (Agropoli 2010 e San Benedetto del Tronto 2011), un argento europeo (Thionville, Francia 2011) e un bronzo mondiale (Jyväskylä, Finlandia 2012) tutti sulla mezza maratona, la distanza preferita.
Adesso vivo a Torino, sono master M45, e anche se la stanchezza comincia a farsi sentire mi ripeto che io sono un maratoneta... non cedo. Mantengo viva una passione che ha comunque influenzato tutta la mia vita, anche quella senza i calzoncini corti e le scarpette: per conquistare l'attenzione di Angela, mia moglie dal 1999, ho dovuto battere di corsa i suoi fratelli!



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La Maratona di New York- 2.11.2014 di Carlo Buono

La Maratona di New York
2 novembre 2014


L’appuntamento è per le 5,30 della mattina, “ma quest’anno coincide con il cambio dell’ora”, “prova a dire qualcuno” e quindi è come se fossero le 6,30……
Bella consolazione, ma tanto ho dormito poco, anzi per niente, che alle 3 sono vispo come un garzillo……: eppure sono arrivato a New York solo il giorno prima!
Già, perche’ io ho deciso di fare la maratona di New York solo un mese prima……, anzi solo un mese prima ho pensato che forse, all’alba dei 52 anni era l’ora di fare la mia prima maratona, e quindi perché non puntare sulla piu’ bella, la piu’ ambita, il sogno: New York City Marathon.
Essendo pazzo, ma non maniaco, lascio la decisione finale al destino….., chiamo Terramia, che si occupa di organizzare i pacchetti sportivi, a tempo ormai scaduto, sfidando il fato, quasi certo della impossibilità , che avrebbe sedato il mio animo inquieto…: ahime’, pero’, mi dicono che hanno trovato un posto , e dunque non ho alibi, sono l’ultimo della lista degli iscritti, ma ci sono , e mi tocca farla: ora o mai piu’!!!, penso!
Sono le 5,30 del mattino del 2 novembre 2014 , appunto, e scendo nella hall dell’albergo piuttosto spaventato e infreddolito: una mail notturna degli organizzatori ci ha pregato di vestirci in modo adeguato, perché la temperatura sarà intorno allo zero con forte vento, e prima della gara si aspetta un bel po’!!
Si parte per l’avventura, tutti sull’autobus, il primo di tanti bus, tutti in fila indiana, in direzione del battello di Staten Island: l’avventura è iniziata, e la cornice sono le facce multicolore e multirazziali che mi circondano, facce di ogni età e di ogni nazione, di gente rannicchiata su se stessa alla ricerca di un po’ di calore, contro il freddo!!!, e a tacitare il timore di quello che l’ aspetta!!!
Sul battello di Staten Island sembra di essere sulle navi che ti portano in vacanza, ma che viaggiano di notte : e’ buio, fa freddo, la gente si copre con coperte, giacche a vento, tute di ogni forma e varietà: si aspetterà la partenza per spogliarsi di tutto cio’ , che verrà regalato ai senzatetto!
Ecco la Statua della Libertà , che si piazza davanti a noi, che appunto forse la libertà stiamo cercando, o meglio stiamo celebrando, come scopriremo fra non molto, partecipando alla Maratona.
Sul battello c’è tempo per meditare, e ognuno ha i suoi pensieri, sicuro di portarseli dietro per 42 Km e piu’, si spera!!!!!:
Io voglio fare la maratona, voglio finirla, e voglio camminare il giorno dopo, mi dico: e’ questo il mio obiettivo, farla in tranquillità……, ma forse mento, tradisco la voglia di fare un minimo di risultato, chi puo’ saperlo e chi puo’ dirlo?!?: in fondo è la mia prima maratona, non ho un allenamento specifico, che il mio sport pare essere il nuoto: dunque va bene così, tranquillo Carlo, keep calm.
Le gabbie ci aspettano, sì perché quando arrivi al villaggio della partenza ti posizioni vicino alla tua griglia, che è una gabbia, e si chiama gabbia, e aspetti, infreddolito: ti tocca, lo sai già , te l’hanno già detto: la maratona di NY è impegnativa anche per questo, per l’attesa, i numeri le quantità: la mia partenza è fissata per le 10,05 (i primi, quelli veri, quelli forti, partiranno alle 9,40) ma siamo già tutti in ballo dalle 5,30 e fa freddo, e c’è vento: le telecamere sono ovunque, ma non sei in un film, sono operatori della sicurezza che controllano ogni punto ed ogni momento, e non c’è nessuno del 51.000= presenti ( si’ cinquantunomila) che si sogna di fare la pipi’ per terra, dietro l’angolo: è vietato, e siamo in America…..la polizia c’è e si vede, le regole anche, e vanno rispettate: qui si fa cosi!!!sul serio, niente chiacchere e distintivi. L’elicottero ci sorvola, e anche qualche mitra ci osserva: ma qui siamo per la pace, tutti!!!
( e fortunatamente sarà cosi’)
Si apre la griglia, si avvicina l’ora X : iniziamo a spogliarci, io mi libero della vecchia tuta, dei due poncho appena acquistati per questo uso…….
Sono nervoso, butto via per sbaglio anche i guanti….., e mi tocca cercare di recuperali con affanno nell’immondizia: li trovo, fortunatamente , mentre un tedesco mi osserva dall’alto del quasi due metri, sorridendo, lui che pare essere un veterano, io, invece, che si vede che sono qui quasi per caso, un neofita, ma non certo l’unico.
Ma il tempo sta per scadere, la gabbia e’ chiusa, e iniziamo a camminare lentamente verso la zona di partenza, il mitico ponte di Verrazzano: il vento cresce e d’improvviso, sale anche la musica,” New York – New York”, e non poteva che quella essere la sigla, sempre piu’ forte e ti entra dentro, mentre cresce l’emozione……:ci siamo cavolo, inizia la battaglia, anzi no la festa, la pistola spara: si parte!!!
Il ponte di Verrazzano è mitico, è la cartolina di questa Maratona, ma oggi sembra un eliporto, pieno di vento: parto bene, molto tranquillo, accorto a non perdere il pettorale, agitato, dalle folate ventose.
Non so’ bene cosa fare, come muovermi, se e chi seguire: ho acceso il Garmin, ma spero di guardarlo il piu’ tardi possibile, per non agitarmi: ecco un giapponese che corre con l’asta del 3,45 come tempo di riferimento: bene ,mi dico, seguo questo qui…..,e mi metto alle calcagna.
Il ritmo è giusto, sopportabile e un po’ va avanti così, ma subito mi stacco, vado avanti, sono piu’ veloce, e allora cerco qualcun altro, uno di quelli giusti, vestito in modo molto tecnico, che pare sappia il fatto suo: è un Italiano, ha la maglia di una squadra di Milano, e io lo seguo…….., va bene così!
Il ponte è superato, il vento diminuito, la curva che porta verso il primo quartiere è li’, sulla destra, ci sono quasi……..,la faccio, ed ecco, capisco il perche’ del fascino, sto per entrare nella festa……
La prima Band è dietro l’angolo e sembra aspettarci per farci danzare, e infatti appena ci arrivi, hai voglia di sorridere, di ballare con loro, e la gente che ti festeggia, sembra essere parte della maratona, spettacolo indescrivibile.
Le Band si susseguono, la folla è sempre piu’ festante, ti urlano ti acclamano, ti chiamano per nome se ce l’hai sul pettorale….: vai Italia, vai, dicono a me ,che vesto maglietta con la sigla della mia nazione!
E corro, e sento cantare, e quasi canto anche io, e gli altri fanno la stessa cosa, e bambini ti chiedono il 5 ………e si va’ avanti cosi’, non so’ dire per quanto tempo.
Il Garmin non l’ho ancora guardato, sto bene , vado avanti cosi’: a che ritmo????? BO! , non lo so’, so’ solo che sto bene .
Mi sto divertendo, e allora continuo, per scoprire cosa si nasconde nel prossimo quartiere e quale musica mi aspetta, e lancio un segno di stima verso la ragazza che mi supera priva di una gamba, e vs l’accompagnatore del non vedente: caspita, pero’ , ma questi vanno forte , penso dentro di me!!!
Un uomo sul bordo ( ma mica è una piscina???) mi porge dell’acqua :la bevo, e corro, e vado avanti: non so’ a quale ritmo sto andando, né quanti km ( ops miglia ho percorso), ma un po’ di strada devo averla già fatta: guardo il Garmin ? mi chiedo….., “NO, meglio di No”, meglio sentire l’orologio del mio fisico; il mio obiettivo è finirla e camminare il giorno dopo, mi dico e mi confermo!!
Mi fermo a quasi ogni ristoro, perché mi hanno detto di fare così: non ho esperienza: ho fatto la Traverlonga, gara di nuoto di 14 Km nel lago d’Orta, e so’ cosa vuol dire soffrire …., un po’ di fiato ce l’ho, ma qui non si nuota, e le gambe del podista hanno regole diverse, che ho studiato solo un po’……
Una signora mi porge uvetta e caramelle…….., le tengo ma poi le regalo ad un bimbo che mi chiede di battere il cinque: sorride di felicità, la maratona la sta facendo anche lui, e corre con me!!!
Un po’ di tempo è passato, mi accorgo all’improvviso che siamo a 20 km, cavolo va bene così, e mi prendo un “gel, un gellino tonificante” per mettere un po’ di benzina, mi serve, mi servirà……
E corro e vado, e la musica mi circonda, la gente sorride, la citta’ applaude, quasi ovunque, senza eccezioni…….è uno spettacolo in cui gli spettatori guardano chi corre, ma chi corre guarda gli spettatori, perché loro osservano la maratona, ma la fanno con te, anzi la fanno per te, e sono bambini, signori, ragazze, anziani, tutti per te, tutti con me…..evvaiiiiiiii!!!!
Ma ecco d’un tratto il giapponese del 3,45 è davanti a me……” ma come, mi dico….., mi ha superato….., devo aver rallentato….,che faccio? guardo il Garmin?!!, No, mi rispondo ,meglio di No!!! Il giapponese è li’ davanti a me, e dunque va bene così : io la maratona la devo finire, e devo camminare domani…..( ma forse non è vero, staro’ mentendo un po’……)
Qualche altro miglio è stato fatto e la festa continua, ma ecco sbucare il ponte ( che io chiamo coperto) il ponte in salita, il ponte dei ponti, il ponte di Queensboro….., ragazzi che ponte!!!!!
Alcuni si fermano e si fanno le foto…..! , quando mai gli capiterà di correre a piedi su questo ponte e con questa vista!!!!!io corro da solo , solo con me stesso, non posso far foto e non ne ho bisogno……sto andando tranquillo e va bene cosi’!
Alcuni si fermano, ma non si fanno le foto…….:stanno male, sono stanchi; “ah pero’”, mi dico, allora un bel po’ di strada è fatta!
La risposta arriva subito, è li a pochi metri, quando il ponte diventa salita…., ed inizia la vera fatica, la vera maratona….
Si vede che rallento, lo sento che rallento…..,fino a quel momento con molta scioltezza superavo parecchi atleti, ma ora sono gli altri che mi superano , a poco, a poco , e sempre di piu’.
Il ponte di Queensboro,,,,,è infinito, sembra non avere termine……ed ecco che prendo un altro gel , un po’ di benzina ci vuole: occorre carburare!!
Quel ponte è bellissimo, teatro di scene di film, e di polizia, di film di action e di fantasia, un ponte maledetto pero’, il ponte del dolore…..!!!
Non finisce il ponte che ecco, sento un “ crack”sulla gamba sinistra, cz…..quella dell’operazione!!
Eh si’ perche’ quella è la gamba del piatto tibiale spaccato dall’incidente, la gamba dell’operazione, dei sette chiodi……quell’operazione che sto sfidando, appunto , correndo la maratona!!!!, forse vuole vincere lei!!!
Il ponte è terminato, e non vedo piu’ il giapponese del 3,45……..:vabbè , io devo finirla, non posso non farcela!!!
La curva della fine del ponte, ed ecco l’altra scena del film , la strada vs la citta’, la sterminata Fisrt Avenue , con in fondo i grattacieli di Manhattan!!!
E’ immensa, la devo percorrere tutta, e sento il dolore, e sto rallentando, ma devo farcela!
Il grattacielo , i grattacieli sono li’ davanti, vicini ti sembrano, ma solo perché altissimi………lontani, sono lontani…..questa strada non finisce piu’!!!
E io rallento, lo faccio vistosamente, e qualche spettatore mi incita: Go Italia, Go…….go go!!!
Si’, col cz……, penso dentro di me!!!, ma potevo starmene a cs o nuotare in piscina, e potevo trovare il sold out, invece del pettorale forse rinunciato da qualche inconsapevole bene(male)fattore??!!!
Ma la sfida continua, e non mi tiro indietro, devo farcela, devo finirla…..ora il giapponese che vedo davanti a me porta il tempo di 4!!!, dunque sono in forte ritardo….ma devo finirla, mi fa male sta cz di gamba….., ma devo farcela!
Arrivo a Manhattan ed entro in Central Park, sono nel cuore della città della Maratona e si moltiplicano i cartelli degli spettatori con il nome dei mariti e/o delle mogli e/o dei figli o dei compagni, alcuni con le foto, e tutto sembra un circo dentro e fuori, una festa…….per tutti, e deve esserlo anche per me!!!
A un certo punto zoppico, mi fermo quasi……., ma poi mi riprendo, capisco che sono sopra le 4 ore di previsione finale…..il Garmin non lo ancora visto, e a questo punto non lo guardero’ mai,…..sono in pieno Central Park e vedo il segnale 23 miglia……………, 24……, l’obiettivo e’ 26 miglia: dai che sto per farcela…….., penso , e tiro fuori tutta la grinta, butto via il cappellino , chissa’ perche poi!!!!; forse per liberarmi di un peso, e/o per esorcizzare il dolore .
Gli applausi e le urla della gente ti porterebbero all’arrivo anche morente, ma io senza cappellino sono piu’ forte, e non sento piu’ dolore….: ecco che avanzo, cavolo, mi sono ripreso….e vado, e corro, recupero, supero addirittura, ecco vedo un numero in lontananza , ho perso il conto……sono in preda ad un emozione infinita, non è il 25……, no, non lo è: il numero è il 26 , e dunque sono quasi arrivato…..mancano poche centinaia di metri, devo sorridere, altrimenti la foto viene male, devo salutare, altrimenti pare brutto, così mi hanno detto, e cosi’ faccio, e corro , sorrido, saluto…., forse mi sento una star….., ma sto solo fingendo, ho un dolore immenso……ma la finisco così, col sorriso, col saluto!!!! ! Il traguardo è passato, e mi ricordo del Garmin , che blocco: 4 ore 5 minuti 37 secondi!!!! Voglio finirla e camminare anche dopo……ed è così’ che è andata……l
Lo spettacolo è stato immenso ed indescrivibile, una parata che non è nulla di parvenza, uno spettacolo di cui fai parte Tu, quanto il pubblico, che è giusto salutare con il sorriso, e che se ti applaude merita il tuo plauso perché ha corso con te, e tu con lui , in un coacervo di musica e colori che sai già ti mancherà molto presto.
Questa è la maratona di uno che si è quasi improvvisato, ma questa è anche la maratona di New York: la piu’ bella maratona del mondo.
Carlo Buono ( uno per caso)

Public12/11/2014 15:27:57

Compagno di maratona

Il mio racconto è del 1998, il tuo molto più fresco.
Mi ero riproposto di tornare a NY per correre il maniera più spensierata. Nel 1998 avevo corso molto concentrato, con l'idea di volere e dovere correre la maratona 'della vita'. La l'occasione di prepararmi per correre al massimo.
Avevo ottenuto un buon risultato (2h21'17" è rimasto il mio primato ufficiale) ma non avevo potuto godere pienamente del bagno di folla lungo 42 km perché concentratissimo nell'inseguire il tempo.
Rispetto al 1998 adesso c'è stato un incremento di oltre il 50% di partecipanti, e deve essere ancora più bello trovarsi dentro.
Nel tuo racconto hai confermato i miei ricordi, con la partecipazione del pubblico che nelle gare in Italia si può assaporare raramente e al massimo nel rettilineo di arrivo.
E prima o poi ci tornerò...
Il bocca al lupo per le tue gare, nuovo compagno-di-maratona.

Public12/11/2014 22:28:30