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22/11/2014

Il racconto di Ippolito - La mia NY Marathon 2014

RUNNERS&WRITERS
Anno 3 - numero 108
Sabato 22 novembre 2014

La mia NY Marathon 2014

Colleziono CD musicali, modellini di veicoli commerciali pubblicitari, foto davanti ai negozi di Hugo Boss, e maratone di New York. Forse dovrei farmi vedere da qualcuno bravo.

Sulla mia dipendenza da Maratona di NY, sono sostanzialmente rassegnato. Ho provato più volte a resistere alla tentazione e ce l’avevo anche fatta, nel 2012: 2 ore a fissare il bottone “enter” per poi rinunciare, non senza lancinanti ripensamenti. E’ andata come è andata (gara annullata per il devastante ciclone che colpì New York pochi giorni prima, ndr). Da allora mi sono autoconvinto che esista una sorta di ineluttabile destino: io, ogni anno, devo essere lì.

Perché soffrirei troppo nell’assistere alla partenza davanti alla TV. Il colpo di cannone in dolby surround mi ucciderebbe, ne sono certo.

Con 4 maratone concluse, a New York sono poco più che un debuttante… C’è il famoso Linus, con più di 10, credo. C’è chi ne ha fatte anche di più. Un’italiano, Mario Bollini, ne ha fatte 25 di fila ed è stato premiato con una targa dall’organizzazione. Collezionista seriale, irraggiungibile. Anche se – confesso – mi sa che potrei batterlo…

Ma cos’avrà mai New York di così speciale, rispetto alle altre maratone? Molti me lo chiedono. Semplice, quasi banale. Uno scenario unico, un parterre di oltre 50mila partenti, una macchina organizzativa perfetta e soprattutto un pubblico inimitabile: oltre un milione di ultras scalmanati.

Ma riconosco soprattutto una qualità, unica secondo me: quella di regalare ogni anno un’esperienza diversa. Non si può negare che ogni maratona, sia a modo suo, un’esperienza diversa. Un km non è mai uguale all’altro. E volendo si potrebbe “scomporre” ogni gara in frazioni sempre più brevi, sino al singolo passo. Ma sarebbe un esercizio lezioso e poco interessante.
A New York invece ogni volta è diverso. Cambia praticamente tutto, come in una serie TV in cui non sono i protagonisti a cambiare, ma il copione. Ce n’è per mille puntate diverse.

Della gara di quest’anno si sa già parecchio. Tutto forse. A volte mi stupisco nello scoprire che anche chi non c’era sa che faceva un gran freddo, che c’è stato il record di iscritti, il milionesimo finisher, un nuovo sponsor e un nuovo sindaco, e la solita doppietta del Kenia nella classifica maschile e femminile.

Ma la storia personale, come si diceva, te la porti dentro e per quanto si cerchi di essere abili nel fare una sintesi asciutta di quelle 3, 4 ore di gara, con le sue facce, luoghi e suoni, è pressochè impossibile riuscire a ricostruire un resoconto accurato e definitivo.

E’ una storia, come dicevo. E come in ogni storytelling che si rispetti, non è importante il racconto in sé, ma cosa vuoi fare passare a chi ti ascolta o legge. Un po’ come nelle favole, se ci pensate…

Io quest’anno mi sono portato a casa un bell’insegnamento. Che a correre sereni, “godendosela”, è tutta un’altra cosa.
Mi son sempre domandato cosa diavolo intendesse dire chi affermava, a 36 denti, “quest’anno ho deciso di godermela”. Tra me e me, ho sempre pensato, “ma fammi il piacere, adesso magari mi vuoi far credere che sei così zen che te la godi pure in coda in tangenziale.

Ma dai…” E invece, povero me, ero io che non capivo.

Complice un allenamento poco costante, nonostante un programma accuratissimo studiato apposta per me dall’amico Paolo Barbera, mi son presentato al via senza grandi ambizioni. (ebbene sì, anche quest’anno ero consapevole di non poter vincere).
Per essere assolutamente sicuro di non rischiare di infrangere il mio personal best, ho pensato bene di condurre una vita sregolata nei giorni precedenti, tra hamburger e birre medie, nomadismo compulsivo e “to do list” da turista giapponese.
E, per non farci mancare nulla, pure una dose quotidiana di lavoro, visto e considerato che quest’anno almostthere per la prima volta ha portato a New York un gruppo di 25 persone che andava accuratamente accudito…

Diciamo, per farla breve, che questo può ritenersi a tutti gli effetti il decalogo delle “cose da non fare” prima di una maratona…
Anche se francamente penso che non abbia alcun senso andare a correre una maratona fino a New York, per vivere barricati in albergo, con l’obiettivo di infrangere un miserabile personal best. Sono altre le gare destinate a questo eclatante obiettivo. Ma non perché New York sia una gara impegnativa (lo è, ma non è questo il punto). Semmai perché è un sacrilegio, rinunciare a “tutto il resto” che può dare. Questo è lo spirito di una sport holiday di almostthere…

Con questi presupposti, mi presento al via bello tranquillo. Con il solito doveroso rispetto per la distanza regina, e conscio che con una tattica “di conserva” si possa sperare – tutt’alpiù – di non arrivare sui gomiti. Parto così. E mi si apre un mondo…

Corro, sciolto anche se infreddolito. Ma è nulla a confronto di certe gite scialpinistiche in Engadina. Penso tra me e me che l’eroismo professato e ostentato di certi “runner a qualsiasi costo” fa davvero sorridere, se non ridere. Tolgo via via un indumento, ma mi lego in vita una favolosa felpa Decathlon (6,99 euro) che scopro essere dotata di un accorgimento a dir poco geniale: una fettuccia elastica che permette di arrotolarla accuratamente. Un capo “mai-più-senza” che suggerisco a tutti. Penso mi possa tornare utile sul terribile ponte del Queensboro, dove troverò l’ostacolo da sempre riconosciuto come il più ostico della maratona di NY.

Sento il cicalino di ogni km completato, nella lunga avenue di Brooklyn. Controllo giusto il passo, per evitare di andare fuori giri. Beep dopo beep, a un certo punto decido di controllare il chilometraggio percorso: siamo a 18 km, e non me ne sono accorto. Sono confuso e felice.

Faccio cose che pensavo impossibili. Mi guardo intorno, sorrido, regalo i soliti “high five”. Qualche bambino lo “liscia”, lasciandomi quasi una leggera sensazione di imbarazzo. Forse esagero. Ma va bene così. Anzi benissimo.

Lascio Brooklyn e le rockband secondo me migliori, per entrare nel Queens. Pubblico addosso, tre, quattro forse cinque file di pubblico assiepato e pulsante. I km tra il 18 e il 21 sono forse i più “caldi”.

Siamo alla mezza. “giro” come previsto, senza infamia e senza lode, ma perfettamente “dentro” a quello che sto facendo. “Essere dentro”, se preferite “essere consapevoli”, è qualcosa di molto diverso da essere concentrati e focalizzati, cosa che quasi sempre ti impedisce di accorgerti di cosa ti circondi. E’ una cosa infinitamente più appagante. E’ la mia prima volta. Continuo a essere confuso e felice.

Eccoci al “mostro”, il famigerato Queensboro Bridge, di cui prima si diceva. Ti conosco, vecchio mio, e non mi freghi più. Io rallento, di almeno 30 secondi al km. Me ne frego di cosa facciano gli altri. Alla fine, tanto, c’è una discesa talmente ripida che se vuoi recuperi tutto, e magari metti in tasca anche qualcosa in più. Li riprendo tutti, quelli che mi hanno passato. Mi son giocato il classico jolly chiamato “esperienza”.

Ed eccoci a Manhattan. Stiamo per entrare nella 1st avenue. Si entra “allo stadio”. Il pubblico ti accoglie con un boato che senti salire, nel silenzio “assordante” della fine del Queensboro. Non si può descrivere. A chi mi chiede – e sono tanti – perché New York?, perché pagare 400 euro un pettorale? rispondo sempre: “fatti la chicane che porta alla 1st avenue, e poi ne riparliamo”. See ya!

Corro tranquillo, senza fatica, sono sempre più “dentro” alla gara. Il sole quasi scalda. Mi è rimasto in testa il famoso berrettino Dunkin Donuts, fucsia e arancione che regalano alla partenza. Gettarlo via mi spiace. Addocchio una bimba piccina, tra il pubblico. Penso che con il suo cappottino rosa il berettino starebbe benissimo. Mi avvicino la indico coll’indice e glielo lancio. Il suo sguardo esterrefatto è scolpito nella mia memoria. Faccio del mio meglio per convincermi che siano occhi i suoi di infinita riconoscenza e ammirazione. Non provate a togliermi questa illusione…

Il resto è, come già so, un misto di fatica, gioia e impazienza di arrivare alla quinta, e a Central Park. Un inizio di crampo, che non saprei francamente come gestire: non li ho mai avuti in gara. Rallento, accelero, mi fermo anche per 10 secondi di stretching. Mi riprometto di non far diventare questa defaillance l’alibi per un paio di minuti di “sconto” sul risultato finale. Il risultato finale quello sarà e quello rimarrà.

E il risultato finale è praticamente lo stesso, identico salvo qualche spicciolo, a quello dell’anno scorso. Quando ero più allenato, più determinato, più concentrato.

Ecco. Di questa storiella, mi piacerebbe rimanesse questo: correre a “cuor leggero” è davvero bello.

Con buona pace di mia moglie, che me lo dice – e lo fa – da molti anni. Anche a New York.

Ippolito Alfieri


48 anni. Editore e comunicatore, sportivo senza pretese, con un’ambizione: fare incontrare sport e cultura. Per cercare di raggiungere questa utopia, ha fondato con alcuni amici www.almostthere, società che si occupa di servizi e idee nel mondo dello sport.

www.almostthere



Allegati

Commenti

nycm'13

Leggendo il racconto di Ippolito mi sono ritrovata a rivivere la mia prima ed unica,
finora, nycm del 2013. Impossibile frenare le lacrime di nostalgia mentre leggevo.
il testo rende alla perfezione l'idea del perché la nycm è LA MARATONA in assoluto.
tutti non fanno altro che chiedermi ma cosa ha di cosi diverso rispetto alle altre.
la mia risposta é che ce da viverla per capirlo. aggiungo che non e solo un esperienza
sportiva ma anche e sopratutto umana. Nel mio cuore resterà scolpita una frase letta tra
i numerosi cartelloni di incoraggiamento della gente in strada numerosa e calorosa neanche
se tu runner alla I nycm sia il top runner di turno....THE PAIN IS TEMPORARY BUT
THE PROUD IS FOREVER. Ed è per questo che sono solo alla I delle mie prossime numerose
nycm.

Public24/11/2014 08:19:14

ny e' unica

leggendoti mi hai fatto rivivere la mia dello scorso anno e come avevo descritto... NY e' unica

New York,05/11/2013

Eccomi qua a fare un resoconto della mia maratona: LA MARATONA.
Partiamo da fine giugno,fin qui ho fatto parecchie gare ma sentivo che la forma era assai lontana….
Problemi vari:pubalgia,infiammazione al nervo sciatico e non ultimo ma piu’ pesante di altriil dolore fortissimo ai talloni.Cosa sara’???visite specialistiche ,svariate cure: da onde d’urto a tecarterapia,da laser ad ultrasuoni e con questi stavo meglio ma era solo apparenza.
A fine luglio io e Marco andiamo da Daniele e li si stabilisce la mia preparazione per la mia maratona;prime parole del mister:” dove vuoi fare il personale, a NewYork o Firenze??” ed io”Sarebbe bello a NewYork ma so’ che e’ difficile,meglio scegliere firenze” e lui “OK si fa a NewYork”
La sera dopo son partito con Daniela e Alessia per il mare sapendo che non dovevo correre per 12 giorni per cercare di guarire ai piedi e cosi ho fatto ma dal 12 agosto che ho iniziato ,eccoci:MALE BOIA!!!!!
“Prova a prendere degli antiffiamatori….” Ma come faccio a prenderli per 12 settimane???la soluzione finche ‘ sono stato a livigno e’ stata quella di mettere i piedi nel fiume .Il 19 arriva il referto della risonanza che avevo fatto:forte infiammazione con modeste borse zona dei talloni…..perfetto ora so’ cosa ho!!!!
Come si fa ora????nessuno sapeva dirmi come curarle….va be’ finche ‘ sto a livigno puo’ andare bene i l fiume ma poi??!!
Gli allenamenti cominciavano ad essere gia’ impegnativi e per fortuna per un paio di giorni c’e’ stato anche
Giacomo “IL BIMBO” cosi mi allenavo meglio.tornato a casa si inizia ad allenarsi col caldo e umido e sempre coi miei talloni.
Fatti i primi 40 giorni di allenamento a volte con Marco(persona calma e pacata che ti sprona a fare sempre meglio e sempre di piu’,il mio tranquillante in gara e in allenamento)a volte con Antonio quasi sempre presente negli allenamenti importanti(e’ poco che corre ma mi da stimoli aggiunti) a volte con Mario e poi c’e’ Daniele colui che ha creduto nel mio sogno e in me…
Sono arrivato ai primi di ottobre,al mio compleanno e arriva la doccia fredda:mi chiama Daniele e mi dice se mi fanno male ancora i talloni forse e’ meglio che abbandonavamo l’idea di maratona e curarmi….io cocciuto gli ho detto di aspettare la mezza di pisa e poi decidevamo.
13ottobre:mezza di pisa.
Io,Andrea mio grande amico e sempre presente nei momenti importanti o difficili ed Antonio siamo quasi pronti,metto le scarpe…..gia’ le scarpe!!!!!ho provato e cambiato tre paia di scarpe di tre marche diversee che faccio??::::mi metto le scarpe vecchie,scariche,consumate ma comode..
Si parte,il ritmo e’ veloce ma lo reggo bene ,non dovrebbe venire il pb(cosi diceva Daniele a settembre ma proprio lui il sabato sera mi ha chiamato dicendomi “domani sotto 1h 20’”) e cosi e’ stato.Pensando ai carichi di lavoro che avevo nelle gambe non cicredevo….ma la cosa piu’ bella???i piedi non mi hanno fatto male!!!!!!!!
A questo punto dovevo fare 2 o 3allenamenti tosti e coperare le scarpe per la maratona,cosi fatto
RACER ST5 e provate subito per l’ultimo lungo con Antonio ,Adriano e Franco.
Mi sento stanco ma so di essere pronto.l’ultima settimana di scarico ,le ultime ripetute ed il giorno dopo la partenza per NEW YORK.
Il mio obiettivo lo sapevo:sotto 2h 55’.
Arrivo nella Grande Mela,c’ero gia stato ma ora eroli per un’altra cosa: la mia MARATONA.
Il giovedi ho corso 16 km a Central park con Orlando persona che conosco gia’ da anni e sapeva dei miei talloni da agosto quando ci siamo visti a livigno e sempre lui mi aveva consigliato di fare l’assicurazione per rinviare la mia partenza in caso di dolori.Da li fino a domenica niente piu’ corsette ma ho camminato tanto,mi sentivo tranquillo invece secondo Daniela ,mia moglie che mi conosce troppo bene mi diceva di stare tranquillo che avevo fatto una bella preparazione e di non essere preoccupato,,,,ma come fai a rimanere tranquillo???
Eccoci al giorno della gara:sveglia alle 4:10 e come sempre ho preparato il mio solito piatto di pasta,,alle 05:10 partenza col pullman diretti verso il traghetto ;che spettacol,l’alba sul traghetto in lontananza la citta’.Sbarchiamo e ancora pullman fino al controllo dei polizziotti….da qui si va al villaggio arancione come il colore del mio pettorale,mi sdraio in terra fra la gente dove conosco Alessandro(ragazzo giovane che va come un missile sulla mezza) dove esordisce nella maratona piu’ bella al mondo.
C’e’ mezzo grado ed un vento forte che ti punge il viso ma tra due parole e due battute arrivano le 08:20,l’aperttura della wave arancione corral 1;sono li all’inizio del Verrazano bridge,coi piedi sul sensore del chip, sono davanti!!!!!!
Ascoltiamo l’inno e poi ci spogliamo fra poco si parte,alle 9:43 sento un botto impressionante ,l’asfalto vibrava ,alzo gli occhi e gli altri erano partiti….aspettatemiiiiiiiiiiiii.Parto ,ci sono,dopo il primo km controvento dove tengo la mano sul pettorale che vibrava e suonava per il vento mi sono commosso…stavo facendo la gare delle gare….inizia la discesa e come tutti mi avevano detto non dovevo andare forte,arrivo al 3° km suona 3’38’’:devo rallentare.Al 2 miglio arrivo a Brooklin e arriva la gente,i primi applausi che mi accompagneranno per tutta la gara tranne al passaggio del quartiere dei mormoni dove sentivo solo i passi sull’asfalto…Aspetto i primi passaggi al 5°-al 10° e penso a tutti quei amici che mi stavano seguendo dall’Italia….tranquilli… sto gestendo non sono impazzito!!!!Mi sento in gran forma ed in piu’ sono GASATISSIMO,tutti urlano VAI ITALIA ….go EMIL eppure accanto a me c’era un neozelandese ed un americano ma nessuno li incitava…. Forse perche’ ero ioche li izzavo e li applaudivo..
Al 13°km raggiungo Alessandro che era partito forte,sto’ con lui poco perche’ riaccelera e si allontana.
Al 12 miglio davanti a me sul lato opposto al mio c’e’ un atleta disabile che corre con la sua sedia a rotelle
che aveva appena perso la sua bandiera che portava orgoglioso fissata sullo schienale,vado,la raccolgo e lo inseguo,lo raggiungo e gliela fisso al suo posto……la gente applaudiva e chiamava l’atleta italiano..ero contento a vedere gli occhi di quest’uomo che aveva ritrovato la sua bandiera,ero contento di averlo reso felice….piangevo e gli applausi che erano indirizzati a me li rigiravo tutti a lui,li meritava tutti .noi che ci lamentiamo per alcuni dolori e lui senza una gamba stava facendo la sua maratona….grande!!!!Mi riconcentro e continuo la mia,,,,,,,ma come fai a concentrarti,e’ una bolgia e sono felice di viverla da li dentro!!!C’e’ ancora parecchio vento,vedo i gonfiabili che ondeggiano ,ma io non lo sento piu’, sento solo urla e applausi e sempre GO ITALIA VAI ITALIA
Al passaggio della mezza sul Pulasky bridge 1h23’22’’:troppo veloce,se continuo cosi sto’ sotto le 2h50’e non sto facendo quello che avevo deciso,va be’ oramai ci sono e andiamo!!!!Entro nel Queens al 24,3 km arriva il punto piu’ duro(almeno per me)il Queensboro bridge,sembrava la salita della Lima,accorcio il passo e aumento la frequenza,mi passano una quindicina fino a quando sento da dietro “Dai EMIL stringi i denti che fra poco inizia il bello…era uno coi manicotti rosa,guanti rosa e sara’ stato alto 155 cm…me lo sono portato dietro fino al 34°
Al 26,5 km all’altezza della 68th in Manhattan c’era Daniela che mi aspettava,quando l’ho vista mi ha dato la carica..mi ha sopportato 12 settimane piu’ del solito,arrivavo a volte piu’ tardi e lei con Alessia avevano gia iniziato a cenare,ho passato troppo poco tempo con loro ma sapevo che se volevo fare bene dovevo fare cosi..Lei mi ha capito e mi ha lasciato prepararmi come dovevo.. GRAZIE..Sono sulla first avenue,lunga e diritta ,vento frontale e forte ancora di piu’ rispetto a prima che era leggermente trasversale.arrivo al ponte willis ed entro nel Bronx dove non ci sono palazzi che ti proteggono quindi ad ogni passo sembrava perdere tantissimo..li ho pensato che quando si prendera’ la 5avenue di nuovo a manhattan dovrebbe essere alle spalle……ci sara’ anche stato ma la stanchezza mi ha fatto aumentare il ritmo,fino al 32 ero sotto 4’ di media,decido di gestirmi sui 4’15’’-4’20’’…al 36° raggiungo nuovamente Alessandro ma stavolta lo affianco lo incito a stringere i denti,e’ in riserva,lo passo e continuo la mia gara.Al 40° avevo il secondo appuntamento con Daniela..lei mi ha visto,fotografato,,chiamato ma io……ero nella mia corsa.A Central park non senti niente,tutti urlano,tutti applaudono ma io non sentivo niente tranne una voce di un ragazzo italiano in piedi sulla staccionata che si sporgeva verso me e diceva:
“VAI EMIL!!!CAZZO NON MOLLARE,SE RALLENTI TI PRENDO A CALCI”
Mi giro ,lo guardo fisso negli occhi ,gli faccio un cenno e vado….sembrava il riassunto di tutti quei amici che mi stavano osservando da casa.41° km suona il garmin:4’18’’…oramai ci sono ,rallento per godermi il mio arrivo ,batto i 5 alla gente vicina alle transenne,, curva a dx e sul lato opposto un italiano mi chiama ,voleva darmi la bandiera ma…. Era lontano… peccato. Gli ultimi 700 metri….come CAZZO sale questa strada…capisco che sia la citta’ delle colline ma questa ha una pendenza del 7-8 %,vai mettiti sulle punte e spingi ma i miei polpacci non sono contenti,loro preferiscono la corsa sul pari ed al solito ritmo ma oggi queste due cose non sono esistite.Alla fine della salitella si intravedono i cancelli dell’arrivo….cazzo!!!e’ aperto solo quello centrale e la foto????no!!!!!arrivo con 7-8 compagni di corsa ed il mio arrivo tanto atteso devo dividerlo con loro…..RAGAZZI CI SONO RIUSCITO 2H52’00’’, 24°ITALIANO,,,329 ASSOLUTO SU 50347
12 settimane per arrivare qua….1137 km per alzare le braccia al cielo della GRANDE MELA…Al cielo dove so’che ci sono tanti che mi hanno guardato….uno in particolare …era nato il 3 NOVEMBRE ed oggi e’ il 3 NOVEMBRE ed io ti ringrazio per avermi ascoltato ieri notte……
Questa gara l’ho affrontata come sempre:testa,gambe,forza e coraggio e un pizzico di incoscienza ma questa gara e’ frutto di un mix di tante altre cose che sarebbe lungo descriverle,questa maratona,regina delle maratone(cosi dicono)mi restera’ sempre nel cuore anche quando faro’ altri record personali in altre citta’…..Dovrei ringraziare tante persone ma dicendo semplicemente GRAZIE loro capiranno…..

Public24/11/2014 11:51:02