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14/07/2015

Il racconto di Nico - I miei primi 42km nel deserto

RUNNERS&WRITERS
Anno 4 - numero 126
Martedì 14 luglio 2015

I miei primi 42km nel deserto

Un sogno che si avvera. Un obiettivo che si realizza. E devo tutto a Max Calderan. Dopo aver completato la mia prima maratona, uno degli obiettivi a tiro era la maratona nel deserto: correre gli stessi 42k ma in un ambiente estremo, con condizioni ambientali proibitive.
Ma già da un paio d’anni rimandavo l’impresa, cosciente che la mia preparazione non era ancora adatta a completare tale distanza in sicurezza.
A novembre scorso ho completato la mia prima 15k nel deserto, col mio primo podio in una gara. Ma la difficolta di quella gara, ha solo confermato il fatto che non ero pronto per una 42 km.
Poi avviene un incontro casuale, con Max Calderan, atleta specializzato nelle maratone in solitaria nel deserto.
Ci incontriamo alla Spartan Race, dove lui mi riconosce dopo aver letto un mio articolo pubblicato sulla rivista OutdoorUAE, proprio mentre si trovava in voli per venire a Dubai, da Jeddah, per la gara. Più casuale e predestinato di così…

Ci incontriamo dopo qualche tempo, per verificare possibile sinergie tra le sue avventure strepitose e DubaiBlog per la copertura media. In quell’incontro, davanti un caffè, esprimo tutta la mia stima, da persona che non è ancora riuscito ad affrontare una 42km nel deserto, mentre lui parla di farne 100 e passa a oltre 50 gradi, solo come allenamento.
Al che mi dice:

Preparati e nelle prossime settimane vieni a farti un allenamento con me in sicurezza, sono sicuro che gia cosi sei in grado di completare questa impresa. Ma devi lasciarti dietro: pettorali, premiazioni, iscrizioni e tutto quello che puo condizionare la tua mente. Devi vivere il deserto, essere solo, vivere l’esperienza, cammina se non ti senti di correre, fermati a riposare se le tue gambe sono stanche, riprendi a correre se hai recuperato energie. Ma da solo.

E cosi si parte. Nessuna indicazione o quasi. Vuole vedere come mi preparo. Io faccio qualche ricerca in internet, vedo un po’ le attrezzature che ho o che posso adattare, compro qualche minima cosa. Per citare un famoso film di Clint Eastwood (Gunny – titolo originale Hearthbreak Ridge).

Improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo.

Ebbene:

- ho improvvisato, perchè non avevo cognizione di quello che avrei dovuto fare
- mi sono adattato, quando mi sono reso conto che non ero nelle condizioni ottimali
- ho raggiunto lo scopo, non senza difficoltà

Io sono abituato alle corse su asfalto, in ambiente urbano o comunque vicino la civiltà. L’abbigliamento tecnico è fondamentale per una buona resa: buone scarpe, tessuto elasticizzato tecnico, gel, ecc… ma a cui aggiungere alcune cose fondamentali per il deserto. Per cui ecco come quello che ho preparato per questa avventura.

Abbigliamento per la corsa e corredo: tuta da triathlon (comodo per le tasche dietro), scarpe da maratona su sterrato, bandane varie per proteggersi dal caldo ed eventualmente detergersi, bandana elasticizzata per eventualmente proteggersi naso e bocca in caso di tempesta, maglietta a maniche lungue elasticizzata e pantaloni lunghi elasticizzati da usare nella prima parte per evitare ustioni (neri, perche erano gli unici che avevo), 4 gel da mettere nella banda elastica porta gel, albicocche secche, 6 bottiglie d’acqua piccole (in genere posso non bere fino a 30 km in allenamento), una maglia-pile a maniche lunghe per eventuale freddo notturno, occhiali da sole, crema solare, un cambio per il dopo gara, una keffiah (sempre utile), un telo da mare per eventuali necessita di soste sonno nel deserto.

Uno zaino per mettere tutto, anche se per fortuna una volta arrivato ho scoperto che Max non avrebbe corso, ma mi avrebbe seguito / anticipato con l’auto, quindi potevo correre piu leggero, portando giusto l’indispensabile tra i vari check point.

Si arriva; la temperatura esterna è di 46 gradi centigradi, sono le 16 circa. Dopo un quarto d’ora sono pronto e l’avventura inizia. Sono le 16,15. Max mi da indicazioni sul percorso da seguire, c’è una pipeline come riferimento per i primi 10 km, ma tutto il percorso avrebbe avuto dei riferimenti per cui impossibile perdersi. La sicurezza in primis.

Appena parto una gazzella… adrenalina a mille. E invece ho impiegato meno di 1 km a capire che l’abbigliamento era completamento inadeguato. Al di là del colore, il tessuto elasticizzato, messo sopra la tuta da triathlon tratteneva troppo il calore; anche la banda porta gel, comprimeva all’altezza del bacino, creando ulteriore disagio e impedendo di accedere all’acqua agevolmente.

Ma non avevo alternative per evitare ustioni a braccia e gambe. Quindi si continua. Dopo alcuni km, primo check point; durante l’impresa non sono a conoscenza di quanti km passano nè di quale è l’obiettivo finale. dove Max da alcune dritte, la prima che dobbiamo lavorare sulla scelta dell’abbigliamento… Mi consiglia anche di non aver paura di andare piu piano: non ci sono altri concorrenti, sono solo.

Cammina in salita, corri in discesa e in pianura, almeno all’inizio.

Altri km di sali e scendi, altro check point. Mi fa notare alcuni errori nella postura della camminata. Mi suggerisce di fermarmi in auto con l’aria condizionata per alcuni minuti per abbassare la temperatura. Mi rendo conto che ho portato poca acqua. Inizio ad aumentare le fasi di camminata, rispetto alla corsa per risparmiare energie e non consumare tutta l’acqua. Attendo con ansia il momento in cui il sole non è cosi forte per potermi liberare della tuta, cosa che avviene al terzo check point.

Va meglio.

Dopo alcune centinaia di metri, lasciamo la pipeline: la strada per me continua lungo una recinzione per svariati km fino a trovare il primo cancello, da cui saremo usciti. Oramai è buio, l’acqua è quasi finita, Max mi mette a disposizione 1,5 litri aggiuntivi, ma sempre da gestire. Ho una sete indescrivibile, mi riprometto di non sprecare piu acqua potabile in vita mia. Prendo una torcia per sicurezza, ma la rete si vede anche al buio e Max suggerisce di continua cosi per vivere appieno la notte nel deserto. Seguo il consiglio. Oramai è notte, l’acqua bevuta si disperde di meno, mi bagno anche la testa (con parsimonia), e le energie sembrano aumentare. Riuscirei anche a correre ma la soluzione delle bottiglie d’acqua dietro la schieda non mi consente di abbassare la parte di sopra della tuta da triathlon, mentre a torso nudo correrei piu agevolmente. Presa altra nota mentale.



Per cui alterno tratti di corsa a tratti di marcia veloce. Ad uno dei check point lascio tutto in auto, tenendo solo con me la torcia e una bottiglia d’acqua in mano; torso nudo e riprendo a correre a ritmo sostenuto, rinvigorito e entusiasta. Oramai il caldo non è un problema. Poco dopo decido di lasciare anche l’acqua in auto: avrei bevuto solo ai check point (cosi da non avere la tentazione di bere consumando l’ultimo litro). Per sicurezza riduciamo la distanza tra i check point, e tengo comunque la torcia per segnalazione. Le gambe iniziano a fare male, ma non ho crampi. Gestisco. Inizio a mangiare qualche albicocca.

Nel frattempo… i pensieri sono svaniti. Unico pensiero la sopravvivenza! Cerco di pensare come se l’auto di supporto non ci fosse. Ho portato poca acqua. Devo gestire.

Altro check point, ormai siamo all’interno del resort di Qasr al Sarab, e una buona notizia: mancano solo 10 km. Riduco i tempi di corsa per risparmiare acqua, oramai solo mezzo litro e un po’ di acqua da una bottiglia grande. Ma siamo anche quasi arrivati. Qui il buio è pesto, non di vede la strada, per cui passo dalla torcia a mano per sicurezza, a quella frontale, piu comoda da tenere accesa lasciando le mani libere.
Mentre corro alterno pensieri che vanno dal “cosa indossare la prossima volta” al “cosa mangiare”, ma il pensiero principale è uno solo: acqua.

Uno degli ultimi check point sembra non arrivare piu. Chiedo a Max piu volte se fosse veramente andato avanti di soli 2 km. Ho bisogno di riposare un pò. Mi stendo sulla sabbia fresca, fermandomi a guardare le stelle; una stella cadente appena alzo gli occhi. 5 minuti e si riparte. In lontanza si vede una torre, mi chiedo se magari fosse l’ingresso del resort, magari li c’è un guardiano e può darmi dell’acqua. Passano anche delle auto, ma non rallentano e a loro non posso chiedere..

Altro check point e finalmente sento le parole magiche. ULTIMO KILOMETRO. Chiedo conferma e chiedo quanta acqua abbiamo ancora. Meno di un terzo nella bottiglia piccola e piu o meno uguale in quella grande. Bevo quasi tutta l’acqua della bottiglia piccola, prendo ultimo gel, mangio qualche albicocca e mi lancio di corsa.

Arrivo alla torre, dove trovo solo Max (non era l’ingresso del resort). Max mi dice: è finita.
Hai completato 42 km… festeggio bevendo quasi tutta l’acqua rimasta. Non mangio per evitare che mi venga sete. Mi sento stanco ma non stremato. Guardo l’ora: sono passate 8 hr dall’inizio.
Avendo acqua, mi dico: con fatica, ma potrei arrivare a 50 km. Ma per oggi va bene così.

Cerchiamo un posto per accamparci nella notte, avremo dormito nel deserto per completare questa esperienza. Max controlla che non ci siano tracce di animali. Possiamo dormire in auto o sulla sabbia. Io scelgo di dormire fuori, ma dopo poco sento freddo; accuso febbre alta. Vado a cambiarmi, mettendo i pantaloni, la maglia a maniche lunghe e gli anfibi. In auto pero non riesco a dormire; finisco l’ultimo sorso d’acqua, ho i crampi per la fame (anche per quello non riesco a dormire), ma penso che tra poche ore si va a fare colazione. Non vedo l’ora che albeggi.
Torno fuori, con gli abiti lunghi, una maglietta a mo’ di cuscino e la keffiah come coperta.. mi addormento beatamente per alcune ore, fino ad essere svegliato dalla prima preghiera del mattino. Mi sento rigenerato (anche se affamato e assetato); le gambe non fanno male. In attesa che anche Max si svegli, inizio a preparare la macchina fotografica per le foto dell’alba.
Quando si sveglia, alla mia richiesta di fare colazione, risponde con una sorpresa; manca un ultimo challenge: scalare la duna di 80 metri che abbiamo davanti e guardare l’alba da li. Poi si può andare.

Ok, nessun problema le gambe reggono.

Dopo pochi metri capisco che non è cosi facile. Si affonda, si scivola indietro, provo a gattoni, ma cambia poco. Mentre lui si avvia, io raccolgo le ultime forze ma sembra un’impresa davvero eccessiva; senza energie, senz’acqua. Dopo neanche 20 metri inizio a stare male. Vomito (solo succhi gastrici, non avendo ingerito praticamente nulla). Lo chiamo per avvisarlo.

Mi fermo. Rifletto. La cima è davvero lontana. Lui non dice nulla.

Provo a salire, ma ancora non mi sono ripreso, altro giramento di testa.
Mi stendo sulla sabbia per riprendermi decidendo il da farsi. Fermarsi non è facile. Devi affondare braccia e gambe nella sabbia per avere grip e non scivolare giù.
Decido di non mollare. 10 passi a gattoni, poi mi fermo. Riposo un po’. 10 passi sono nulla rispetto ai 60 metri di duna rimasti. Dopo qualche tentativo, trovo il mio ritmo: 20 passi (in circa 15 secondi), e 2 minuti e 45 di riposo. Mi dico… impiegherò 30 minuti..? Fa niente, aspetta.
Arrivato a 2/3 della salita, mi sento piu vicino alla meta. Inizio a fare 30 passi invece di 20, per avere 2 minuti e 30 di riposo. Al secondo ciclo così, vomito due volte, sto di nuovo male. Mi fermo 5 minuti.
Riprendo ad andare avanti a cicli di 20 passi, tranne l’ultimo… 30 passi e sono in cima.
Il primo istinto è stato di dire

Fanculo Calderan…

Lui mi risponde serafico che c’è abituato. Oramai è fatta. Ce l’ho fatta.
Auto, colazione (avrò bevuto 2 litri d’acqua e due the’..), rientro a Dubai.

La sera, proprio mentre scrivo questo articolo mi arriva il suo messaggio.

Ciao Nico. Just to say… Proud of you. Bravo. Non hai mollato. Potervi farlo ma non lo hai fatto. Max

Grazie a te, Max. Ti devo tanto.

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Nico de Corato

Blogger, maratoneta e atleta (amatore), divemaster e heli rescue swimmer con i Bergamo Scuba Angels.

Potete leggere il mio blog www.dubaiblog.it.

Contattarmi sui social network o via email all’indirizzo admin@dubaiblog.it per informazioni su questo articolo, per programmare un allenamento o un’immersione insieme o anche solo per un saluto.



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