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14/10/2015

Il racconto di Lorena - Spartathlon 2015

RUNNERS&WRITERS
Anno 4 - numero 131
Mercoledì 14 ottobre 2015

Spartathlon 2015

Una corsa non si corre, si vive. Lunga o corta che sia la corsa diventa così un viaggio, breve o lungo, bello o brutto, da rifare o scartare..
E più il percorso è lungo, impegnativo, vario nel paesaggio e nel terreno, più il viaggio diventa affascinante, difficile, bello, emozionante, stancante.
Per me la corsa è questo…
Spartathlon non è una corsa, è un viaggio…lungo, lunghissimo, estremamente impegnativo, bellissimo e intenso che ti segna, che ti resta dentro.
E’ un viaggio in cui alla fatica dei kilometri da percorrere, dei dislivelli da superare, delle visioni provocate dal caldo del giorno e dai fantasmi che appaiono nella notte si somma la variante tempo..infiniti cancelli orari che mettono ansia solo a pensarci
Distanza e tempo però si annullano se si vive il viaggio assaporando ogni kilometro che si percorre.
Si ricomincia da qui, un anno fa. Dal dolore, dalla delusione, dalla paura, dall’emozione che si prova nel vedere l’arrivo di coraggiosi atleti con cui hai condiviso piccoli pezzi del tuo viaggio.
Si ricomincia da qui…sacche da preparare - dove lascio – cosa lascio – quanti check – quanti contatti con i supporter – briefing – farà caldo – forse piove – non ci voglio pensare – sto bene – ho male…
Le ore passano e ci si ritrova catapultati a pochi minuti dal via, tutti insieme, tante foto, tanti volti, ci siamo..lo sparo..via! buon viaggio ragazzi, ci vediamo tutti a Sparta!
Voglio vivere ogni kilometro e non importa a quale km il mio viaggio finirà…voglio viverlo e portarlo dentro nella mente e nel cuore.
I primi check point scorrono veloci, un po’ d’acqua e via, la strada che si percorre non è bella ma lo stesso io mi gusto ogni passo correndo sempre in compagnia, con la mente proiettata al 40° km, primo piccolo traguardo e primo punto di contatto con “loro”, i miei supporters. Lasciamo la strada trafficata, superiamo piccoli quartieri dove ragazzi e bambini di varie scuole si mettono in fila per un “five” e un incoraggiamento. Trascorrono quasi quattro ore e il 40° si intravede li all’orizzonte alla fine della lenta salita. Quasi quattro ore per una maratona ed è solo la prima di 6… incredibile come la mente possa cambiare velocemente il punto di vista..
Cerco con lo sguardo tra le tante persone i miei accompagnatori, devo “mangiare”e lo faccio velocemente bevendo la bottiglia che mi passano già preparata. Solo il tempo per dire che inizia a fare caldo e via, si riparte, ci vediamo tra 40 km.
Il paesaggio inizia a farsi più bello, si corre vicino al mare, il caldo piano piano diventa insopportabile ma io non lo sento, o meglio, non soffro. Voglio vivere ogni kilometro, ogni minuto, e se ora è il caldo il mio compagno di viaggio, io gli starò accanto e mi farò tenere per mano fino a quando arriverà la sera e lui mi lascerà. Ghiaccio ad ogni CP, in testa, sulle braccia, sul collo. Acqua, tantissima acqua. C’è chi non sopporta, chi barcolla, chi rimane indietro, chi cerca lo stesso di spingere, chi soffre per i crampi. Andrea con i crampi, Luisa e le sue gambe “che non girano”, Loris soffre, poi Stefano..Franco..via via li supero..perdo il contatto…Io vivo ogni kilometro, assaggio un fico, chiedo un the, faccio la pipì in riva al mare, dietro ad un cespuglio, mangio una barretta, cerco ovunque l’ombra. Ora sono sola, nessuna compagnia italiana. Sono serena, vivo ogni kilometro e vedo avvicinarsi il secondo punto di contatto, Corinto. Prima del ponte sull’impressionante istmo faccio uno scatto in avanti per essere io la prima davanti al super fotografo Salvatore che vedo appollaiato arrampicato sul ponte! Sorrido, felice di vederlo perché poco più avanti ci sono anche gli altri e questa volta posso fermarmi qualche minuto in più. Ricordo e riconosco la strada, ricordo dove è posizionato il CP con il tappeto rosso del rilevamento cronometrico. Da lontano intravedo Elena…il suo sguardo il suo sorriso la sua espressione mi colpiscono dritta nel cuore. Sembra felice come un bambino che aspetta Babbo Natale con i suoi regali e intravede la slitta! Un solo pensiero lampo mi attraversa “io non posso deluderla, arriverò ai piedi di Leonida!”
Qualche minuto di sosta, mangio ,bevo, sparo cazzate, mi sento strana, sono serena, so cosa mi aspetta ora, so che il bello deve ancora arrivare, saluto, mando un bacio e riparto, ci vediamo a breve perché ora i CP di contatto sono più vicini, anche se per me i km diventano sempre più lunghi.
Una macchina mi affianca…voce italiana conosciuta, mi giro…Nooooo…Sonia…perché ti sei ritirata?? Un senso di delusione mi prende…Non sai cosa ti perdi così, mi viene da dire.
Lei è serena e il suo “tocca tu quel piede anche per me” mi carica..Vado!
Il sole scalda ancora, il percorso adesso si infila nelle campagne, tra ulivi, vigneti, campi, piccoli villaggi..annuso, guardo, osservo, ascolto..la natura mi circonda, mi carica. Ora i CP minori diventano più “familiari”, i volontari sono più attenti, subito pronti a darti quello che vuoi. Attendo il CP del 100° km, ce l’ho bene impresso nella mente quel villaggio in festa! E così è anche quest’anno, sono fantastici, tutti ad applaudire, incitare, supportare.
Cento..come nel programma della Zanicchi, cento – cento – cento…
Ne mancano 146, i più belli.
La sera e il buio arrivano velocemente e in poco tempo mi trovo al buio. Ecco, ora arriva la notte, tutto cambia, il paesaggio diventa un insieme di ombre e forme indefinite, si sentono i profumi, gli odori e pochi rumori..i passi, il battito del cuore, il respiro..
Nemea, vedo il CP grande, illuminato. Qui sosta per cambio vestiti e scarpe. Incrocio con lo sguardo Monica, ritirata anche lei…poi fabrizio Gianpaolo e virginia, se ne vanno ed io spero di recuperarli per non stare da sola tutta la notte. Riparto, un bacio sulla guancia a monica che mi sussurra “faccio il tifo per te”.
Nel buio mi muovo, non ho paura, sono serena. I CP diventano piccole oasi con le loro luci, li cerco e li supero uno ad uno. Non fa freddo, in lontananza ci sono lampi ma, mi dico illudendomi, non sono nella direzione verso cui andiamo. Il CP del ritiro dello scorso anno è in agguato, mi aspetta, lì dietro l’angolo..Ma questa volta non mi avrà…! No! Arrivo di corsa, mi fermo, chiedo un the, apro un biscotto al cioccolato e me lo gusto…guardo tutti come a dire “guardatemi…guardatemi! Questa volta io vado, non mi fermo, mi avete vista? Ecco, io vado e non mi fermo!”
Ciò che più temo della notte è il sonno, non so se il mio corpo mi chiederà di riposare, non so se vorrà che mi fermo, non so..Riaggancio i tre italiani, facciamo qualche pezzo insieme poi rimango sola con virginia. Notte fonda, buio pesto, lampi e qualche goccia di pioggia e la montagna si avvicina…Iniziamo insieme la salita ancora asfaltata camminando velocemente e dopo un po’ rimango sola. Non mi fermo, vado oltre pensando che al CP prima del sentiero ripido ci rivedremo. Piove, non ci voleva. Virginia non arriva. Vedo Luca, anche lui preferisce stare in compagnia e insieme attacchiamo con grinta il sentiero ripido e scivoloso…mai quanto lo sarà poi la discesa.
Piove e continua ininterrottamente e forte per lunghe ore. All’alba una breve tregua, quasi ci asciughiamo, CP 58 praticamente asciutti. L’illusione dura poco, nubi minacciose si preparano a scaricare un’altra quantità d’acqua imbarazzante. Devo correre anche se la strada ora si fa dura e in salita. Devo correre per mantenere la temperatura corporea abbastanza alta da sopportare e superare questo momento. Sorrido correndo bagnata fino alle mutande, cazzo…se arrivasse anche un po’ di grandine sarei ancora più felice! Ci sono dei cani randagi che ci seguono, uno farà cadere un giapponese davanti ai miei occhi provocandogli una grossa ferita. Quando finalmente smette di piovere e mi cambio la maglietta e i calzini mi accorgo che mancano una trentina di kilometri poco più…non voglio pensare a nulla…ma….manca meno di una maratona…
Avanti, voglio vivere ogni kilometro…
La strada è brutta, un saliscendi continuo e impegnativo, le nuvole rimangono a guardarci da lassù minacciandoci. Ora ogni CP diventa fondamentale. Il corpo inizia a dare segnali di stanchezza, fermarmi a bere, dire due parole è fondamentale per distrarre la mente. Uno ad uno li passo, li supero, guardo i km che mancano, inizio a guardare bene il “closingtime”, perché serve vedere quanto anticipo ho per restare serena fino in fondo. Una salita infinita, poi una discesa che fa gridare le ginocchia, poi di nuovo salita e finalmente arriva il punto di deviazione…Sparta è vicina, tra poco la vedrò.
Mancano 12 km, sento la stanchezza, sento che ho bisogno di nutrirmi anche se il mio corpo espelle tutto ciò che ingerisco che non sia liquido. CP 72, mancano 10 km. Vedo Alessandro e gli dico che non ce la faccio più, mi serve che mi prepari la bottiglia con l’integratore. Mi siedo, li guardo lui ed Elena…”non ne ho più, né fisicamente, né mentalmente” dico. Nei loro volti e nei loro occhi vedo l’impotenza…non sanno cosa fare né cosa dire per aiutarmi. No, tranquilli, non potete fare nulla. Ora tocca a me. So che posso chiedere al mio corpo questo ultimo sforzo. 10 km…solo 10 km..certo, se fosse una mattina qualsiasi e uscissi a correre alle 5, cosa sarebbero 10 km?? Ma ora, qui…dopo averne percorsi 236…236 non due, non tre, non sei..ma duecentotrentasei, quei diecikilometri sembrano altri 40…
Bevo, mangio cerco di dare sostegno al corpo. Riprendo possesso della mia mente. Guardo il cartello del CP: next CP il 73 distanza km 4,7.
Noooo, 4,7?? Ma sono tantissimi!! 4,7km?? …e chi li fa ora??
Mi alzo, parto. Nella mente solo un pensiero: ce la puoi fare, passo dopo passo, forza lory sei arrivata fino a qui, il re ti aspetta..è un anno che ti aspetta…
Cammino veloce guardando la strada. 4,7 km cazzo…Sparta appare laggiù, è lontana ma è vicina. Cerco con lo sguardo, scruto, osservo, cerco riferimenti e alla fine vedo, eccolo lui è li..si ne sono certa il re è li!!
Una curva, una casa, sento incitamento…”mpravò!”..devo ricordarmi di chiedere cosa significa, ogni volta mi dimentico di chiederlo..un’altra curva e mi appare il gazebo..CP 73..non ci credo..li ho già fatti…CP 73…un attimo, un battito cuore e lacrime fuori controllo improvvise copiose scendono bagnandomi il viso..ce l’ho fatta…mancano ancora 5,3km ma ora che ho superato l’ostacolo più grande, ora che ho fatto questi 4,7 km…mi dovranno sparare per fermarmi!
Non sento più nulla, piango…ce l’ho fatta..ce l’abbiamo fatta..
Incrocio bambini che mi danno il “five”, sento voci dire “gudjobgirl”, il mio corpo va..il re mi aspetta…elena Alessandro salvatore e sonia mi aspettano…
CP 74, il prossimo è l’ultimo, il prossimo è Leonida..
CP 74 ..non lo vedo nemmeno, lo trapasso..non mi importa nemmeno accertarmi che abbiano segnato il mio passaggio, non mi importa se non sento “triaserandaexit” il mio pettorale come ho sentito pronunciare per 244 km…sono arrivata, tra poco sarò io a percorrere quel viale che un anno fa mi ha vista spettatrice..eccolo, svolta a destra, il samurai che mi ha vista più volte durante il viaggio mi saluta con un inchino, svolta a destra e mi travolge in pieno l’emozione nel vedere sonia e roldano nel sentire il loro incitamento i loro complimenti…l’abbraccio di sonia parla, urla la sua delusione e la sua gioia! Tra due ali di persone ho la forza per correre, non sento nulla, piango…
Gioia soddisfazione stanchezza…c’è tutto in questo pianto, c’è tutto in questo arrivo…presa per mano da elena ed Alessandro..qualche metro, 4 gradini…ed eccolo…
Ora posso…come Filippide sono arrivata percorrendo lunghi km, superando il giorno e la notte, trovando forza scavando nel profondo dentro me…
Non ti guardo più da lontano Re Leonida, ora posso toccare e baciare il tuo piede
Lacrime continuano a scendere bagnandomi il viso, il mio viaggio è terminato.

Spartathlon non è una corsa
Spartathlon ti segna, ti rimane dentro nel cuore
Spartathlon ti insegna a cercare la forza che hai dentro..a scavare fino nel profondo..fino a trovarla
Spartathlon ti insegna che non esistono limiti..
Spartathlon ti proietta in una dimensione parallela, nell’olimpo degli dei, ti senti invincibile..senti che nulla potrà fermarti..tu sei Finisher..e non lo sei perché hai toccato il piede di leonida, lo sei dentro perché hai superato te stessa e tutte le tue paure.

“I limiti esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni…”

Lorena Brusamento


altri racconti di Lorena:
Il racconto di Lorena - Il mio primo Passatore



Allegati

Commenti

complimenti!

Complimenti per il racconto, molto emozionante! Ti ho incrociata varie volte durante il percorso ed in qualche CP mentre assistevo Loris...posso solo dirti che avevi gli okki di chi sarebbe arrivata in fondo...e così è stato! Complimenti ancora! MEMENTO AUDERE SEMPER

Nicola14/10/2015 12:25:33