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dicembre 2015

04/12/2015

Riflessione

Le sensazioni che ho provato nelle scorse ore, dopo la pubblicazione del deferimento di 26 atleti, sono state contrastanti: dalla sorpresa del primo momento, allo sconcerto di una vicenda surreale, ad una reazione che ora mi sento di prendere a favore degli atleti coinvolti.
Ma la sensazione che prevale ora è di amarezza nel verificare come la stampa in genere li abbia messi subito in prima pagina per fare notizia quando la situazione, seppur particolare, non era da accostare al doping.
Immagino quindi quale sia lo stato d'animo degli atleti in questione, trovatisi davanti agli occhi di tutti, soprattutto della gente comune che non sa distinguere chiaramente l'accusa di doping da quella della mancata reperibilità ai controlli.
Nessuno dei 26 atleti ha a che fare con il doping, ma in tanti hanno subito pensato che il deferimento e la proposta di squalifica siano conseguenti al ricorso a pratiche dopanti, o a scorciatoie prese per sfuggire i controlli.
Ancora più amaro è constatare come la notizia sia rimbalzata nel mondo dell'atletica internazionale, allertato in questo periodo dal presunto doping di stato della Russia e dalle continue squalifiche di corridori africani. Purtroppo gli addetti ai lavori del mondo intero hanno accostato la notizia dei media italiani al doping mondiale, senza preoccuparsi di entrare nella notizia e contribuendo così a peggiorare la situazione in modo ingiustificato.
Mi auguro che si faccia presto chiarezza, e che questa esperienza porti in ogni caso ad una maggiore serietà da parte degli enti nella gestione della “burocrazia” dei controlli e ad una maggiore responsabilità da parte degli atleti nella gestione della propria figura professionale.



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