Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

Fisiologia e salute

10/02/2016

Stato di arrivo maratone (e altro)

Salve a tutti, vado subito al dunque. Ho notato, non si può fare a meno di notarlo, che i grandi runner o, comunque, i runner di alto livello, arrivano alla fine delle gare con un'espressione "poco" sofferente. Vedo, al contrario, gli amatori arrivare sempre in modo davvero affaticato, al limite.
Mi domando allora: I top runner ne "hanno ancora" quando stanno terminando? nel senso che può capitare che non diano il massimo?
oppure è una semplice capacità di gestire meglio la fatica e quest'ultima si nota meno? Questo mi incuriosisce molto..
Cristiano



Allegati

Commenti

Stato di arrivo maratona

La corsa di Filippide è una gara a sè, a differenza di distanze più brevi entra in gioco un fattore, chiamato deplezione di glicogeno, che ti stronca, e più sei un atleta di basso livello e più la crisi sarà devastante. In pratica il nostro corpo non può immagazzinare abbastanza carboidrati per portare a termine una maratona, e per arrivare al traguardo in condizioni quantomeno simili a quelle di un top runner dobbiamo abituare l'organismo ad utilizzare i grassi per produrre energia, e di conseguenza non crollare. Questo richiede allenamenti specifici (in giro ci sono dozzine di tabelle), corretta alimentazione soprattutto nei 2-3 gg prima della gara, ma soprattutto una conoscenza del proprio organismo e delle proprie capacità. Se si parte troppo forte in una 10k, o anche in mezza, si riescono a limitare i danni, in maratona no. Io personalmente ho corso 3 maratone, sempre migliorando il tempo, e la prima volta sono arrivato in fondo in condizioni disastrose. Studiando e capendo i miei errori le altre due le ho portate a termine in modo più che decoroso (in un tempo ben superiore alle tre ore, non certo eccellente), tanto da essere pronto a correre già dopo 3-4 gg senza ripercussioni.

defe7810/02/2016 15:38:29

Stato di arrivo in maratona

Si chiama potenza lipidica, quella che pochi amatori allenano! RM E CORSA MEDIA con una buona base aerobica!!!

datinog10/02/2016 17:22:52

Stato di arrivo in maratona

La risposta è semplice: gli amatori impiegano da 1 a 3 ore in più di un professionista per terminarla ad un livello di impegno paragonabile. Ovviamente se i professionisti corressero per 3 e 30 ad esempio, probabilmente arriverebbero più sconvolti. Comunque molto spesso anche i professionisti arrivano a vomitare e svenire dalla fatica perchè magari hanno gestito male la gara.

Salvo10/02/2016 19:24:22

re: a Salvo

"ad un livello di impegno paragonabile": non sono atleta professionista, ma davvero dubito che l'impegno dell'atleta top sia paragonabile a quello di un amatore.

giuseppe11/02/2016 08:22:08

re: a Salvo

non è questione di tempo. Una Lamborghini impiegherà meno di una 126 a percorrere 100 km, ma se la scanni troppo rischi di fondere il motore. E la 126, se non la mandi su di giri, ma la guidi secondo le sue possibilità, arriva in fondo senza problemi, mettendoci il doppio del tempo. Il nostro corpo funziona più o meno così, sta a noi capire che motore abbiamo.

defe7811/02/2016 08:59:17

Fatica e dolore

Se si chiede a due podisti, un amatore ed un top runner, di dare un valore (da 1 a 10) allo sforzo sostenuto in gara, molto probabilmente entrambi indicherebbero 10 perché entrambi hanno dato il massimo impegno e di più non avrebbero potuto fare.
E se ai due podisti chiedessi di indicare un valore (sempre da 1 a 10) della sofferenza sostenuta, entrambi indicherebbero 10 perché il disagio è stato per entrambi elevato.
Ora, chiedendo ai due di riportare se il disagio fosse tale da indicare che era anche doloroso, si potrebbero avere due risposte differenti. Il top runner probabilmente indicherebbe che non ha provato dolore. Per quale motivo? E' come chiedere a due persone se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. L'interpretazione di un dato oggettivo uguale per entrambi (nel bicchiere c'è sempre metà liquido), dipende dal punto di vista, vale a dire dall'interpretazione della fatica. E si sa che il confine tra fatica che sfocia in dolore è sottile come la lama del rasoio, ma una ricerca molto recente (la scorsa settimana) è emerso che, tendenzialmente, gli atleti di alto livello di rendimento non interpretano i segni della fatica come dolore. Per quale motivo?
I recettori, posti in un'area specifica che si trova alla base del cervello, che rilevano i segni del dolore, sono inibiti. Ciò dipende dalla gratificazione dello sforzo e dalla motivazione (alla vittoria, o al risultato di successo o ad una prestazione positiva). Questa situazione viene indicata come "mental toughness" (resistenza mentale allo sforzo).
Inoltre, l'inibizione dura più a lungo, e quindi i top runner resistono di più alla fatica, una situazione correlata ad una ripetuta stimolazione conseguente ad allenamenti molto intensi, e ad una meccanica di corsa molto più efficiente. Negli amatori la fatica compare prima per un deterioramento dell'efficienza meccanica. Vale a dire che il mal di gambe compare prima in un amatore e quando i muscoli non reggono efficacemente gli stress da sforzo, i segnali del disagio arrivano prima al cervello.

orlando11/02/2016 15:11:50

Grazie

Grazie mille a tutti! Grazie Orlando, chiarissimo come sempre

Cristiano11/02/2016 15:32:05