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13/10/2017

Le salite della fontanella

Per oggi mi sono programmato una seduta di 15x200m in salita. In realtà non so quanto sia lungo questo tratto, perché la distanza è superiore ai 200m, solo che per comodità la catalogo come una specie di “interval training”. E' la salita della “fontanella”, un tratto di strada molto vicino a casa mia, che parte da un ponticello ed arriva appunto ad una fontanella, molto utile per dissetarmi quando corro con il caldo.
E' una seduta impegnativa, ma ho voglia di affrontarla perchè tutto sommato non la considero come una delle sedute più affaticanti della mia programmazione tecnica di questo periodo, perché lo sforzo è stimolante e gratificante.
Sono al 4° modulo strutturato di allenamento (e al 6° non strutturato), un microciclo di allenamenti che ripeto con cadenza quindicinale, ed è la prima volta che arrivo a fare così tante prove (ma non so ancora se le reggerò come mi prefiggo).
Ho iniziato a luglio con 8 ripetizioni, ed ad ogni uscita ci sono stati dei progressi tecnici.
L'obiettivo che mi pongo per questa seduta non è tanto il correre forte in maniera diretta: il mio impegno è invece di ottimizzare l'efficacia della falcata agendo sulla cosiddetta “resistenza alla forza”, proprio curando la tecnica di corsa.
L'aspetto “piacevole” di questa seduta è che non mi preoccupo di correre veloce, ma ad ogni prova mi concentro essenzialmente di restare efficiente fino alla fine della salita.
Senza la preoccupazione del rendimento/cronometro, ogni prova che corro è uno stimolo a correre al meglio della mia efficienza meccanica, e così finché mantengo buona l'azione di spinta procedo con altre prove. L'ultima volta che ho corso questa seduta mi sono “accontentato” di 12 prove, ma alla fine avevo margine per farne delle altre. Chissà se oggi sarà così?
La ricerca dell'efficienza mi ha portato a progressi consistenti: la volta precedente ho percorso le salite in 55”. Il pensiero che a luglio le percorrevo in 64” mi gratifica.
Non mi preoccupo oltremodo dei tempi di percorrenza ma ogni tanto controllo il cronometro: lo faccio in tre prove (di solito la quarta, l'ottava e la dodicesima), giusto per fare delle verifiche ma proponendomi di non correre più svelto del mio solito impegno.
Nell'ultimo mese rilevo di essere diventato più veloce in generale (visto che percorro la distanza con tempi sempre inferiori), ma di base mi sento più efficiente in generale. Questa seduta di salite non è fine a sé stessa, ma è di supporto agli altri stimoli di allenamento che mi portano ad essere più resistente alle andature veloci, anche se in questo aspetto ho ancora delle lacune.



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Commenti

Arrivato a 15 prove, ma...

Ho completato il compito che mi ero prefissato: ho percorso 15 prove e con ancora un miglioramento dei tempi. Nelle prove che ho cronometrato il tempo era di 54" basso, ed una anche sotto. Come scritto, la "velocità" non è un obiettivo della seduta ma la conseguenza dell'azione meccanica, che rilevo essere sempre migliore. Dopotutto, alla mia età non si migliora se si fa più forte in allenamento (il corpo, con il passare degli anni, risponde sempre meno agli stimoli dell'allenamento) ma ottimizzando la meccanica di corsa in modo da consumare meno energie e diventate quindi più efficienti.
Ma non sono certo se l'aver corso le 15 prove sia stata una scelta corretta perché lo sforzo muscolare è stato piuttosto alto, forse troppo perché le tensioni che ho sviluppato erano al limite della mia capacità attuale, e credo che alla mia età non sia corretto arrivare fino all'orlo delle mie risorse (in generale) perché uno stress molto elevato potrebbe essere depressivo invece che costruttivo. Lo valuterò nelle prossime uscite.

orlando14/10/2017 10:04:20

Le "salite" che curiamo poco...

Ho letto con attenzione sia la programmazione della seduta di allenemento che il relativo feedback. Noi amatori spesso ci concentriamo solo sulla velocita' e dimentichiamo che se riuscissimo, con pazienza, a correre "meglio", riusciremmo anche esser piu' veloci! Come sempre, grazie Olando!

Giuseppe14/10/2017 15:07:47

La passione per i dettagli

La cosa più bella di questo post e’ la passione per la corsa: curare i dettagli di una serie di ripetute in salita, constatare il miglioramento settimana per settimana, come se si dovesse preparare la maratona di New York e invece.... Orlando ne ha vinte già due di maratone di NYC e non è per una medaglia che fa fatica su queste salite ma e’ “solo” per amore della corsa! Grande Orlando, grazie per quest’ennesima perla da Vero Atleta.
PS: porto ancora nel cuore lo stage di Nembia di quest’estate !

Giuseppe14/10/2017 18:04:52

Grazie per i tuoi consigli! Questo aspetto l'ho compreso bene ed e' molto importante. Specialmente quando hai riportato della tua recente esperienza in US, dove Mo e colleghi non si curavano minimamente della velocita' ma dell'esecuzione tecnica. Del resto l'allenamento e' appunto allenamento, non deve essere stressante piu' di tanto. Di recente ho sentito che Tilli diceva che Mennea era il piu' scarso del gruppo, il piu' lento nelle varie prove tecniche, salti, eccetera, eppure era il migliore di tutti in gara, e probabilmente questo era dovuto al suo enorme carico quantitativo di lavoro. E' la velocita' d'accordo ma il concetto e' lo stesso. Qualita' non eccessiva e non stressante ma molto estensiva. Anche gli allenamenti della Bertone rispettano questo principio e guarda caso ha fattp il primato mondiale over45.

nicola.avigni16/10/2017 11:54:45