06/05/2009

Calo di motivazioni

Articolo scritto da Orlando Pizzolato.

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Nonostante la corsa sia spesso l’occasione per scaricare le tensioni nervose e rappresenta un importante momento di fuga dallo stress e dagli impegni del lavoro, non sempre però si ha la carica per mettere le scarpe ed uscire da casa. Per altri la corsa è invece l’opportunità per ricercare delle gratificazioni personali, e nonostante le soddisfazioni che essa produce, ci sono delle occasioni in cui manca l’energia mentale per sostenere anche una facile seduta di corsa. Inutile nasconderselo: ci sono momenti in cui si perde l’interesse anche nel fare delle cose che creano piacere e soddisfazione. E se ci s’impone di farlo per zittire quella voce della coscienza, il piacere è in pratica inesistente, tanto che addirittura si arriva a vivere il momento di soddisfazione come una costrizione. Ci sono momenti nell’arco dell’anno che, mettere le scarpe per andare a correre, sembra dare le stesse sensazioni che andare a lavorare. Quando si perde l’interesse per la corsa, è inuti-le recriminare sulle cose fatte in precedenza. Se non si ha voglia di correre, è bene met-tersi il cuore in pace e non sforzarsi oltre modo. A questo punto la cosa migliore per su-perare il momento di demotivazione, oltre che staccare la spina per recuperare, è di ri-cercare la causa che ha generato la perdita d’interesse. Varie possono, infatti, essere le ragioni e le circostanze che riducono l’entusiasmo di un podista. Vediamo di capire ed a-nalizzare gli aspetti più comuni.

MONOTONIA E RIPETIVITA’
La perdita d’interesse nella corsa molto spesso dipende dal ripetersi del gesto tecnico e ciò ovviamente, come ogni cosa che è praticata giorno dopo giorno, settimana dopo set-timana, porta inevitabilmente alla noia. A questo influisce anche il tipo di percorso; se ogni giorno si corre sulle stesse strade, si vedono gli stessi luoghi, la monotonia diventa in pratica invincibile. Chi corre sempre da solo può trovare la soluzione nella compagnia d’altri podisti. Se il motivo degli allenamenti in solitario è dovuto ad incompatibilità d’orari, nel fine settimana ci si può adattare ed organizzare la giornata per correre con altri podisti. Se anche la scelta dei percorsi d’allenamento è dovuta all’organizzazione del tempo a disposizione, per cui si è costretti a percorrere in pratica gli stessi tracciati, nel fine settimana si può andare alla ricerca di percorsi nuovi. Anche la partecipazione a delle manifestazioni podistiche domenicali, più o meno competitive, serve per cambiare am-biente, sia in termini di compagnia sia in termini d’ambiente.

IMPEGNO ECCESSIVO
Soffrono della sindrome del “devo fare” quei podisti che seguono prefissati piani d’allenamento ed hanno una mentalità molto competitiva. La loro forte motivazione podi-stica li porta a non tollerare modifiche del programma da svolgere, e la corsa è vissuta più come un impegno professionale che come un piacere. Della corsa colgono, infatti, so-lamente l’aspetto competitivo, e non sanno gioire dei momenti di rilassamento perché, ogni seduta, rappresenta l’occasione per far chilometri. Inoltre, il dover ogni volta ricer-care prestazioni cronometriche sempre più veloci per continuare a migliorare, li conduce ad un livello di stress sempre più difficile da gestire dal punto di vista nervoso. Questi podisti arrivano a desiderare un periodo di recupero e una pausa dalla routine dell’allenamento, ma purtroppo non la sanno vivere adeguatamente per il timore di per-dere la forma fisica raggiunta.

RISTAGNO DELLE PRESTAZIONI
Una forte motivazione, che spinge molti podisti ad affrontare gli impegnativi allenamenti, deriva dai miglioramenti fisici e cronometrici. In una disciplina sportiva in cui manca la parte ludica, come succede invece per il calcio, il basket, il volley, il tennis ecc. e nella quale al posto dei gol e dei punti c’è solamente il tempo che passa e i chilometri, il mi-glioramento dei risultati è l’unica fonte di soddisfazione. Quando ad es. i miglioramenti tendono a ristagnare la perdita d’interesse e motivazione diventa maggiore.

MANCANZA DI UN OBIETTIVO
Il desiderio di raggiungere un proprio traguardo rappresenta sempre una forte motivazio-ne, e ciò consente di trovare la giusta determinazione per affrontare le situazioni più dif-ficili. Qualche volta quella vocina (ma chi me lo fa fare) che ci gira nella testa, trova un valido punto d’appoggio se in realtà manca la motivazione a correre. Se non c’è un obiet-tivo da perseguire, o questo è troppo lontano nel tempo, è facile procrastinare l’impegno a situazioni più ottimali. Ecco quindi che appuntare sul calendario la data della maratona, o di una gara che si vuol correre, può servire certamente come fattore che motiva.

SITUAZIONI AMBIENTALI
Il bello della corsa è di poter stare all’aria aperta, ma quest’aspetto ha anche tanti incon-venienti che derivano dalle circostanze climatiche. Il momento più difficile di tutto l’anno, senza dubbio, è quello del passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. La tempe-ratura dell’aria si fa più fresca, fino a diventare fredda ed anche gelata, ma l’aspetto sicu-ramente più difficile da accettare per un podista, è il passaggio dall’ora legale a quella so-lare, e ciò determina una forte riduzione della luce diurna. Tornare a casa dal lavoro quando è già buio, e dover uscire a correre richiede, in effetti, una grande forza di volon-tà. Se non si ha la carica giusta, è facile rimanere vittime del “lo farò domani”.

Se ti sei ritrovato in qualcuna di queste situazioni, e prima poi ci s’imbatte un po’ tutti in un calo di energia motivazionale, è il momento di prendere posizione. Reagire con forza ad una mancanza di motivazione può spesso portare ad una situazione opposta a quella che si vuol ottenere. Se ad es. si sente un calo nella spinta motivazionale a correre, a po-co serve sforzarsi di farlo con l’idea che poi ci saranno momenti migliori. E’, infatti, im-possibile avere per tutto l’anno una grande carica per gli allenamenti e le gare, e quindi sforzarsi di essere sempre al massimo porta ad un maggior livello di esaurimento menta-le. Gli atleti d’élite non sono immuni dallo stress della corsa, e proprio perché per loro correre rappresenta un lavoro, da fare con il massimo rendimento nei momenti che con-tano (Olimpiadi, campionati del mondo, ecc.), programmano i periodi di pausa. Consape-voli di ritrovare senza problemi la forma fisica, a fine stagione (che spesso coincide con l’autunno), decidono di fare riposo completo per un paio di settimane, oppure riducono del 70% il carico d’allenamento. Ciò è utile per scaricarsi dalla tensione e ricaricare le batterie nervose per la stagione a venire. Quindi, far fronte ad una mancanza di stimoli con la sola forza di volontà, alla lunga può indurre ad un più accentuato calo di motiva-zione. Insomma, quando manca la voglia, meglio assecondarla. Un periodo di riposo è certamente utile per ritrovare la carica, e se proprio non si vuol fare una pausa, si trova giovamento dal modificare quei fattori che determinano la routine.

Eccoti alcuni consigli per evitare di ritrovarti vittima di un’evaporazione delle energie ner-vose.
Un aspetto chiave per non cadere nella trappola della monotonia è di riconoscere i primi segnali del calo di motivazione, in modo da evitare di arrivare nella peggiore situazione.

PROGRAMMARSI
E’ difficile poter essere sempre nella massima efficienza fisica per tutto l’anno ed è quindi normale avere dei momenti di basso rendimento. In base ai tuoi principali obiettivi agoni-stici programma il periodo di maggior allenamento, e di conseguenza anche quelli di re-cupero. Considera questo aspetto: la massima forma può essere mantenuta per un paio di mesi, dopodiché si verifica un naturale calo di rendimento. Quindi, alcune settimane dopo il periodo agonistico, programma una decina di giorni in cui riduci l’allenamento ed inserisci qualche giorno in più di riposo, oppure sostituisci gli allenamenti podistici con quelli di un’altra disciplina sportiva. Nell’ambito di un anno possono essere previsti anche un paio di periodi di “ferie sportive”. Queste possono anche essere programmate in fun-zione delle proprie caratteristiche fisiche. Chi soffre il caldo può riposare per es. durante l’estate, mentre chi teme il freddo riposa ad a dicembre (ad es. in coincidenza con le fe-ste natalizie).
Puoi invece programmare il maggior carico di allenamento in quei momenti in cui, di soli-to, hai maggior carica, e mi riferisco ad es. alla primavera, quando le prime tiepide e so-leggiate giornate t’invitano ad andare a correre.
Nel caso in cui tu fossi tra quei podisti che si allena tutti i giorni, programmati anche delle pause: ad es. ogni due settimane concediti un giorno di riposo. Lo stesso vale anche per chi si allena per meno volte la settimana, ovviamente. E se un giorno hai voglia di andare a giocare a tennis, oppure a calcio, o invece vuoi andare in piscina, concediti senza pen-sieri una pausa attiva. La domenica puoi anche rinunciare ad un allenamento ed andare a fare una passeggiata in montagna con la famiglia.


VARIARE IL TIPO DI SEDUTE
Gli allenamenti più impegnativi, come ad es. le ripetute, o la corsa veloce, o anche le se-dute di lungo lento, sono tendenzialmente stressanti a livello mentale. In qualche occa-sione, dopo un carico particolarmente intenso, c’è il desiderio di fare una settimana di so-la corsa lenta, magari in natura e senza l’obbligo di controllare il cronometro. Quando senti di non aver più tanta voglia d’andare in pista. Approfittane quindi per andare a cor-rere in campagna e per sentieri. All’opposto, quei podisti che fanno sempre lo stesso tipo di allenamento, ed è il caso di chi, non avendo obiettivi agonistici corre sempre lo stesso chilometraggio alla stessa andatura, vanno in crisi per monotonia. In questo caso vale la pena programmare una seduta settimanale con variazioni di ritmo, magari da correre in pista, in compagnia di altri atleti. Il confronto con se stessi e con gli altri, quando non è spinto all’estremo, è particolarmente stimolante.

MODIFICARE LE ABITUDINI
Cambiare percorso è anche un valido aspetto per uscire dalla monotonia. A volte è suffi-ciente prendere un nuovo sentiero, anche se in salita, per trovarsi proiettati in uno sce-nario diverso. Oppure andare in macchina in una zona nuova per ricercare tracciati inte-ressanti, o anche magari solamente per correre in compagnia.
Con il cambio delle stagioni si può modificare anche l’orario degli allenamenti. Ovviamen-te sono gli impegni di lavoro a condizionare l’organizzazione della giornata, ma in prima-vera ed estate ad es. è particolarmente stimolante correre al mattino presto. In inverno, ci si può organizzare per allenarsi nelle ore centrali della giornata, anche se magari si di-spone di poco tempo. A volte, infatti, è sufficiente anche una mezz’ora per svolgere un efficace seduta di allenamento; in questo caso, ovviamente, si da la preferenza ad un ti-po di allenamento qualitativo, nel quale conta di più l’intensità che la quantità.

Ed infine una proposta che potrebbe essere vista come una mia pubblicità indiretta, ma lo faccio a fin di bene, ovviamente. Perché non programmare una vacanza in occasione di uno degli stage che organizzo al mare ed in montagna? I podisti che vengono a questi miei campus, sono presi dalla smania di correre, tanto che spesso fanno più di quello che è il loro compito prefissato. Ci sarà quindi un motivo.

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06/05/2009

Calo di motivazioni