16/10/2012

Pizzowhat di Correre - Numero 334 - Agosto 2012 - Estate ’72, le Olimpiadi, la televisione…

PIZZOWHAT
Numero 334
Agosto 2012

Estate ’72, le Olimpiadi, la televisione…

In questo periodo, di quarant’anni fa, la distanza più lunga che potevo percorrere in una gara su pista era di tremila metri. Non meglio quindi delle competizioni ufficiali femminili. Anche nel loro caso, le specialiste delle lunghe distanze si dovevano adeguare a sforzi senza fiato, con il cuore in gola, i polmoni che bruciano e i muscoli pesanti come il piombo.
Nel programma gare del campionato italiano per la categoria allievi c’era però anche la corsa su strada di dodici chilometri. Le “lunghe” distante erano le mie preferite perché mal tolleravo, sia fisicamente sia psicologicamente, gli sforzi anaerobici. Condividevo ancora gli allenamenti podistici con le uscite in bicicletta perché pedalare mi consentiva di percorrere più strada, e l’impegno da sostenere era più propenso alle mie caratteristiche fisiche. E poi, il regalo che avevo chiesto ai miei genitori per la promozione alle scuole medie, era una bicicletta da corsa. Le giornate di vacanza si distinguevano l’una dall’altra per il tipo di scarpe che indossavo negli allenamenti: le Sidi per le uscite in bici, le Valsport per andare a correre. Tutti i giorni avevo un allenamento da sostenere e a giorni alterni registravo tempi e chilometri delle varie sedute in due “diari” distinti. Nella copertina del quaderno ciclistico avevo attaccato la foto del campione più in voga nel momento: il belga Mercks. Su quello podistico non avevo ancora inserito una foto specifica perché non avevo ancora un idolo. Non seguivo ancora l’atletica di alto livello, e non conoscevo personaggi oltre a Mennea. La mia ignoranza dipendeva dalla mancanza di notizie specifiche. Non avevo i soldi per comperarmi i giornali e i miei genitori non potevano permettersi il televisore, ma era questione di giorni. L’estate del 1972 era caratterizzata da un evento sportivo di rilevanza mondiale: le Olimpiadi di Monaco di Baviera. Anche allora, quarant’anni fa, una manifestazione sportiva di elevata portata mediatica veniva usata come veicolo di promozione commerciale. Oltre al mio regalo per la promozione scolastica, i miei genitori avevano deciso di farmi un’altra sorpresa: il televisore, appunto. Ho passato indimenticabili giornate a guardare tutte le competizioni che venivano trasmesse, con forte interesse per le prove di atletica. Ho ancora vive le immagini delle gare di Mennea (e di Borzov, ovviamente, che vinceva a braccia alzate), ma anche delle competizioni di mezzofondo. Non riconoscevo però chi gareggiava. Mi faceva particolare effetto vedere gli africani cercare di stare al passo dei bianchi, specialmente di un pallido e barbuto finlandese. Per questo longilineo atleta ho parteggiato con particolare trasporto per sostenerlo moralmente nella rincorsa del gruppo di testa dopo una caduta in pista. Mi ha affascinato la sua determinazione a rincorrere la vittoria nella gara dei diecimila metri, conseguendo anche il primato mondiale. Ed ulteriore impressione mi ha fatto quando ha vinto, qualche giorno dopo, anche la gara dei cinquemila metri. Quel doppio successo gli aveva garantito la copertina del mio diario di allenamento.
Ancora oggi, seppur rinsecchita ed un po’ ingiallita, quella foto è lì a testimoniare il mio primo amore per l’atletica. Una foto in bianco e nero, com’erano anche le immagini che scorrevano sullo schermo del televisore.
Fa effetto sfogliare ora quel quaderno e rileggere dati, numeri e note. Sembra davvero di osservare cose di altri tempi perché tanto è cambiato da allora. Non è solo una questione di numeri e dati, ma percepisco che ciò che riportavo tra quei quadretti non è più vissuto dai giovani con lo stesso trasporto.
Spero che anche per loro qualche personaggio faccia scattare la scintilla della passione. Le Olimpiadi sono qui a proporci entusiasmanti sfide.


Commenti


magone
Navigando qua e là son tornato a rileggere questo tuo bell'articolo.
A casa conservo un quaderno, maltrattato, rivestito, inscocciato e poi un'agenda di una banca (la "vecchia" Cattolica del Veneto" credo) in cui riportavo anch'io allenamenti, date, tempi e poi gare, risultati, riferimenti.
Ci differenziano 10 anni, ma erano anche per me altri tempi: la compilazione "fredda" di un foglio excel come diario è arrivata molto dopo. E molte vole mi riprometto e programmo di riportare sul pc quei vecchi appunti per... "conservarli meglio". Ma non so se lo farò mai. Di certo non li getterò. Solo a pensarci mi viene il magone. Sono anni che non tocco quei reperti, che non li apro, per un pudore verso quei ricordi intimi. Dentro c'è la mia scrittura, ma anche quella del mio allenatore (mio padre), quella di qualche compagno/a d'allenamento, quella delle nuove giovanissime leve che iniziavo ad aiutare come apprendista allenatore tra una mia ripetuta e un'altra. Sono un romantico (o sto invecchiando?)
Siro
biosport@millegru.it
Da PILLAN SIRO il 27/02/2013 12:06