16/10/2012

Pizzowhat di Correre - Numero 327 - Gennaio 2012 - Voglia di stare soli o indifferenza?

PIZZOWHAT
Numero 327
Gennaio 2012

Voglia di stare soli o indifferenza?

Svolgo tutti gli allenamenti con la compagnia dei miei pensieri che vorticosamente contagiano i neuroni del mio cervello. Assorbito da tanti stimoli, rientro a casa con la sensazione che il tempo sia passato molto in fretta. In alcune occasioni ero così assorbito nei miei pensieri che ho “perso” la strada; ho percorso tracciati diversi da quelli che avevo in mente. Poco male.
Anche per questo amo la solitudine e amo correre con poca luce, circostanze che favoriscono l’introspezione e la riflessione.
Nelle solitarie uscite ho poche occasioni di distrazione: il traffico è scarso e pochi sono quelli che girano a quell’ora, i soliti personaggi che oramai conoscete anche voi: la bionda con la sua immancabile sigaretta (da qualche settimana alla fermata della corriera c’è anche una mora che fuma), l’ extracomunitario trafelato che in bici si affretta al lavoro, alcuni anziani che camminano a passo svelto.
Abituato a percorrere strade di un regno “tutto mio”, solo occasionalmente incontro altri podisti. Tra cavalieri solitari, che condividono le stesse avventure, inevitabilmente scappa il saluto, una sorta di messaggio di condivisione per sensazioni e stati d’animo che ognuno porta intimamente con sé, fino alla fine della faticosa missione sportiva.
Spesso mi capita di correre fuori dal mio regno, di galoppare su strade sconosciute, trovate grazie a quell’intuito che ogni podista ha quando in trasferta cerca i posti più favorevoli per correre, via dal traffico e magari in mezzo al verde. In queste trasferte m’incrocio con altri podisti e fa un certo effetto percorrere strade non familiari; ci si sente un po’ spaesati. In tali circostanze avverto maggiormente la sensazione di piacere per condividere il mio gesto sportivo con altri colleghi. E’ vero che c’è sempre più gente che sgambetta per le strade, nei viali di un parco, nelle vie di campagna, però fa sempre effetto pensare che chi sta correndo come te in quel momento, ha fatto una serie di scelte molto simili alle tue. Dopo tutto una bella e sana condivisione di idee.
Per solidarietà con chi incrocio accenno sempre ad un saluto con la mano ed anche ad un incitamento verbale, specialmente quando supero il collega. Con rammarico rilevo però spesso la mancata condivisione del saluto. La grande maggioranza dei podisti procede come se nulla fosse. Per carità, non sono risentito per non essere stato contraccambiato. Capita sempre nella quotidianità d’incrociare tante persone e degnarle solo di uno sguardo sfuggevole, ma è gente con cui non spartisco nulla. Non avviene lo stesso nelle occasioni di limitata densità, quando ci s’incrocia in un marciapiede, quando ci si trova in coda ad uno sportello. Il saluto è sempre rivolto e contraccambiato. Perché i podisti non sono così socievoli? Anche tra altri sportivi, specialmente i ciclisti, ho rilevato questo atteggiamento d’indifferenza. Dopo tutto una persona che corre, o pedala, è più evidente di un paracarro, di un lampione, di un cassonetto; insomma, è impossibile non scorgerlo. E poi sta facendo la mia stessa cosa e quindi una condivisione di emozioni ci dovrà pur essere. O devo pensare che la sua corsa è differente dalla mia, fatta di fatica, sforzi, disagi.
E’ davvero strana questa indifferenza, specialmente in un momento in cui si fa invece a gara per evidenziare la marea di amicizie virtuali.
Un saluto costa davvero poco impegno, credo, e spesso lascia di buon umore.
Orlando