04/04/2013

Runners&Writers - Anno 2 - Numero 61 - Nuoterò di Ugo Federico Albarello

RUBRICA RUNNERS&WRITERS
Anno 1 – Numero 61
Giovedì 4 aprile 2013


Nuoterò di Ugo Federico Albarello

Nuoterò, per 14 kilometri. 13.5, per l’esattezza, che poi, ad impresa compiuta, si riveleranno 14.
Non credo, nel più assoluto dei modi, di compiere qualcosa di speciale o di unico. Non è un'impresa. Sono fisicamente preparato, farò una semplice passeggiata, in acqua invece che a terra, una lunga passeggiata. Non che 14 kilometri a nuoto siano cosa da poco, ma con la giusta preparazione, si possono fare. La vera impresa è farli senza muta, contro corrente, in mare aperto, nello stretto di Gibilterra, per esempio, in solitaria, senza barca di appoggio. Roba estrema.
Nuotare 14km, come sto per nuotarli io, è come preparare un esame: la costanza premia, se si ha studiato regolarmente, si ottiene il risultato, si passa. Non si può contare sulla fortuna per arrivare, a differenza di un esame.

Ho questi pensieri, mentre il piccolo battello mi porta dal Lido di Gozzano ad Omegna. Siamo poco meno di 20 persone sullo scafo, tutti nuotatori, tranne il pilota. Marco, uno degli organizzatori, ci spiega il percorso. Ecco la boa numero 10, l’ultima, da lasciare sulla destra, tutte le boe devono essere lasciate sulla destra, ad eccezion fatta per la numero 4, quella dopo Orta, da lasciare a sinistra. Ecco il secondo punto di ristoro, curiosamente, un signore anziano sta dando pane secco alle anatre, proprio dove noi, tra qualche ora, prenderemo i rifornimenti dai volontari. Guardo il profilo della costa, prendo i miei punti di riferimento, chissà cosa penserò quando starò nuotando, in questo preciso punto, mi ricorderò di essermi posto questa domanda, penserò ad altro, chissà. Sono tranquillo, tutti i compagni di battello lo sono, scherziamo un po’, forse siamo un poco emozionati, ma non c’è la tensione delle gare di triathlon, l'adrenalina, il testosterone, le occhiate cattive, gli esaltati, qui no, non ci sono gasati, non ne ho visto uno, è tutto più a ritmo di acqua.
Ci avviciniamo ad Omegna, è ora di indossare la muta, la vasellina, sul collo, sotto le ascelle, nell’inguine, ancora un po’ sul collo, così evito escoriazioni, non la uso mai, ma un conto è nuotare per 2 chilometri, che sono tanti, per carità, un altro conto è nuotare per 14 chilometri, sono sette volte tanto. Preparo la boetta, ottima l’idea di usare due cordoncini, uno in vita, l’altro cortissimo per assicurare la boa, e due moschettoni piccoli piccoli, uno tra un cordino e l’altro, uno tra il cordino corto e la boa, è un mio brevetto, mi sembra incredibile che mai nessuno ci abbia pensato.
Sbarco ad Orta, la muta calzata fino in vita, la boa che pende dal sedere, come il codino di un coniglietto, termino la vestizione sull’erba, ancora un po’ di vasellina, sono pronto, hai qualche consiglio, chiedo ad un tizio che sedeva con me in battello, non pensare a niente, mi dice, butta solo bracciate: avanti, una dopo l’altra, non pensare a niente. Lascio la sacca agli organizzatori, calzo gli occhialini, sono preoccupato per la cuffia, non è di silicone, porca miseria, l’unica volta che non porto la cuffia da casa, ne regalano una di licra, come farò se avrò freddo alla testa, è pure rosa fluo. Entro nell’acqua, la percezione della temperatura è alterata dalla muta, sembra fredda, faccio pipì, la muta si scalda istantaneamente, in modo piacevole. Siamo tutti in acqua, anche l’ultimo nuotatore si è buttato, dalla sedia con le ruote, attendiamo dietro la linea di partenza, ridiamo, parliamo.

Parte un colpo di pistola, per sbaglio, non è il via, qualcuno parte, tornate indietro, fermi, non sentono i richiami, li raggiungono i canoisti di soccorso, fermatevi, non siamo partiti, risate, manco a remate si fermano. Tutti dietro la linea di partenza, ancora, il sindaco si appresta a dare il via, bum, partiamo, questa volta è buona. Nuoto, una bracciata, un’altra, un’altra, e respiro, uno, due, tre, respiro, uno, due, tre, respiro, uno, guardo avanti, uno, due, sparisce il fondale, tre, respiro, uno, due, tre, quattro, respiro, testa di lato, alternato, una volta a destra, una a sinistra, inspiro dalla bocca, guardo il braccio che si butta in avanti, recupero laterale, la mano penzolante, espiro in acqua, dal naso e dalla bocca, guardo giù, guardo gli altri nuotatori, è bello vederli nuotare, al mio fianco, qualche contatto, fermo le gambe per non tirar calci a nessuno, guardo dritto, vedo la punta di Crabbia, devo tenere questa direzione, per 5km, uno, due, tre, respiro, ho freddo alla testa, ho freddo, questa cuffia mi fa soffrire il freddo alla testa, incredibile, basta avere la testa fredda, tutto il corpo è freddo, chissà senza la muta, che freddo. Il gruppo si allunga, piccole boe bianche, avanti, di fianco, dietro di me. Nuoto, scivolo nell’acqua, ho preso il ritmo, sto bene, ho solo freddo alla testa. Guardo avanti, ogni tanto, mi assicuro di mantenere la giusta direzione, correggo, ecco la punta, dritto, così. Faccio pipì, nuotando, è un po’ faticoso la prima volta, anche la seconda, faccio pipì un sacco di volte, forse perché ho freddo, è piacevole, arrivo fino a scoppiare, poi esce da sola.
Perdo cognizione di tempo, di distanza, a cosa penso, non lo so, a tutto, a quanto manca alla fine, al prossimo rifornimento, al ragazzo che mi nuota accanto, senza muta, mi piace guardarlo nuotare, procediamo assieme, con lo stesso passo, uno accanto all’altro, sono contento di essergli a fianco, chissà cosa pensa, lui, magari è contento, magari gli do fastidio, chissà, non credo, se gli dessi fastidio, si allontanerebbe, anche a lui piace nuotarmi accanto, mi sta vicino. Ci avviciniamo, sempre fianco a fianco, al primo rifornimento, come è lento procedere in acqua, a nuoto, il tempo si dilata, è come camminare, lentamente, ma i riferimenti sono lontani, così mi sembra di essere fermo, eppure, poco alla volta, il primo rifornimento arriva, ecco il pontile, gli altri nuotatori, vedo il fondale, scorre veloce sotto di me, ora mi sembra di andare velocissimo, uno, due, tre, guardo avanti, arrivo dove si tocca, mi metto in piedi, la testa mi gira un po’, sto qui, con l’acqua che mi arriva alla vita, una ragazza mi porge la mia busta di rifornimento, numero 92, acqua e sali, un gel, hai una cuffia di silicone, per cortesia, sì, menomale, ho freddo alla testa, ho fatto bene a chiedere, bisogna sempre chiedere, ancora un po’ d’acqua, il ragazzo che mi nuotava a fianco è già partito, ripongo tutto nella busta, via, 4.5 km al prossimo rifornimento.

Uno, due, tre, è un mantra, mi muovo lentamente, qualche colpo di gambe per mantenere la posizione, mi fanno un po’ male le dita, sono affaticate, tutto questo prendere acqua, spingerla, prendere acqua, spingerla, stanca le dita, chi lo avrebbe mai detto, faccio i pugni quando recupero, ecco, va meglio, la testa poi, quella va benissimo, con la cuffia di silicone, ora sto bene, sto proprio bene, non penso a nulla, penso a tutto, penso a me in acqua, faccio ancora pipì, rallento un poco, ecco, attenti dietro, qualcuno mi sta attaccato dietro, peggio per lui. Il lago è più bello qui, ogni tanto sento il sole che mi scalda la schiena, peccato sia nuvolo, esce allo scoperto raramente, mi avvicino alla costa, vedo le case, tutte le case hanno una rimessa coperta, dentro la rimessa un piccolo scafo, qualcuno sollevato, qualcuno in acqua, dondola.
Mi avvicino alla punta di Orta San Giulio, vedo l’isolotto, vedo il prossimo rifornimento, come sono trascorsi in fretta, questi ultimi chilometri, che belle le case di Orta, colorate, un po’ decadenti, i ristoranti sul lago, i passanti, sapranno quanta strada stiamo facendo, in acqua, forse no, che importa. Eccomi al secondo rifornimento, a bagno, fino alla cintola, numero 92, per favore, ecco la mia busta, ancora acqua e sali, ecco il ragazzo che mi nuotava a fianco nei primi 5 chilometri, sta già ripartendo, peccato, ingoio il gel, avido, ho sete, ho fame, manca poco, sono a due terzi, tre ore fin qua, sento dire ad un tizio, ancora un’ora e venti, manca poco, un’ora e venti, sono arrivato fin qui, posso finire, sicuro, mai avuto dubbio a proposito. Un’ora e venti è poco, è un allenamento in piscina, altri 4.5 km, su per giù, come si fa a dire, in acque libere.
Riparto, punto la boa da lasciare a sinistra, l’unica da lasciare a sinistra, che davanti ad Orta ci sono i battelli, mi passano davanti, dietro, dove vanno, non lo so, non ci penso, li guardo solo, prendo coscienza della loro presenza in acqua, come è bello qui, che visuale privilegiata, guardo la costa, a sinistra, guardo l’isolotto, con le case colorate, il convento, a destra, non penso che c’ero stato, alla messa di Natale, qualche anno fa, non penso a niente, solo a buttare bracciate avanti, uno, due, tre, guardo le mie mani, le canoe dei volontari, e non penso a niente, solo a nuotare, solo ad esistere, in questo momento. Inizia il tratto in cui si deve nuotare lungo costa, entro 80 metri, sono alla boa 5, devo arrivare alla 10, è già da un po’ che nuoto, 20 minuti, 40 minuti, non lo so, ho perduto completamente il senso del tempo, è più bello così, senza orologio, senza GPS, sono solo, nuoto solo, a lungo, qualche canoa intorno, fa parte di un altro mondo, fa parte del passato, qualcuno mi tocca un piede, mi giro, pensavo fossi un pesce, gli dico, mi risponde qualcosa, non capisco, la boa 6, come è lontana la 7, mi sembrano interminabili questi ultimi chilometri, non sono metri, sono chilometri, tanti chilometri, sono stanco, la mia mente è stanca, ecco il ragazzo senza muta, sì, è ancora lui, nuotiamo a fianco un altro tratto, un gruppetto mi raggiunge sulla sinistra, accelero, un po’ di competizione, cambio ritmo, mi allontano, mi stanco, mi riprendono, basta, sono stanco, non ho più forze per correre, riprendo piano, al mio ritmo, mi superano, pazienza.
Interminabili, questi ultimi chilometri, ecco la spiaggia dell’arrivo, no, non è possibile, illusione, non può esserlo, non sono ancora alla boa 8, devo superare ancora quella punta, forza, uno, due, tre, respiro, eppure è tanto che nuoto, dall’ultimo rifornimento, sarà la corrente, avevan detto che sarebbe stata sfavorevole, uno, guardo avanti, sono fuori rotta, raddrizzo, uno, due, respiro, uno, due, tre, quattro, non penso a niente, solo ad arrivare, la boa 9, eccola, da qui si vede il lido di gozzano, l’ultima boa, poi l’arrivo, forza, spingi, le bracciate sono più corte, ma non sento le braccia pesanti, mi rendo conto, però, che spingo meno, eccomi, passo l’ultima boa, ma da quanto tempo nuoto, non finiscono mai, questi ultimi chilometri, mi sembrano più lunghi di tutta la gara.

Non penso a nulla, vedo il fondale, è andata, è finita, è fatta, passo sotto una cima, che unisce le boe a pochi metri dalla riva, non so quanti, una ragazza la tiene alta per farmi passare, mi dice qualcosa, non capisco, io dico qualcosa, non ricordo, grazie forse, uno, due, tre, il fondale va veloce, respiro, il fondale è a pochi centimetri dal mio volto, potrei camminare, ancora tre bracciate, ancora due, una, eccomi, mi tiro in piedi, cammino, sto camminando, non ci sono più chilometri, non c’è più niente, sono arrivato, continuo a non pensare a niente, il mio cervello è addormentato, rilassato, ecco il traguardo, finalmente, forse mi aspettavo di metterci un po' meno, forse no, questo penso, non ho ancora capito, ho fatto una cosa bella, proprio una cosa bella, grazie a Dio, che regalo, questa giornata, l’ho pensato, mentre nuotavo, non quando arrivavo, però, lo penso ora, grazie Dio, che regalo, non lo merito, sono arrivato, peccato sia finita, menomale però, ero così stanco, non ne potevo più, chissà, il prossimo anno, forse la farò senza muta.

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Ugo Federico: sono nato nel 77, inizio a correre e nuotare 31 anni, come allenamento propedeutico allo scialpinismo. In seguito aggiungo la bicicletta ed approdo al triathlon. Mi piace la componente ludica degli sport (e della vita). Scrivo pensieri e racconti, fotografo, raramente disegno (male purtroppo). Quando posso vado in montagna per sciare o passeggiare.


Commenti


NUOTO
Non ho mai apprezzato il "nuotare", nel senso di andare in piscina, cambiarmi, scaldarmi, nuotare, uscire, scivolare, lavarmi, asciugarmi in un ambiente caldo umido... tornare. Adoro correre, ti vesti esci, corri, rientri, doccia! Tutto molto più semplice. Ma questo racconto?????? Mi ha messo i brividi! Sensazioni che io provo correndo e che non riesco a descrivere così bene come ha fatto lei! Complimenti! Le auguro che, oltre a farla senza muta e con la cuffia giusta, le venga in mente e riesca a pensare al Natale passato in quel convento. Un racconto che è un "bel regalo"
sonia il 08/04/2013 14:36


Racconto coinvolgente
Non so nuotare, ma questo racconto mi ha quasi fatto venir voglia di imparare ... molto coinvolgente!
Da Public il 06/04/2013 17:47

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