20/08/2013

Pizzowhat di Correre - Numero 346 - Agosto 2013 - Per non ricadere nella pigrizia

PIZZOWHAT
Numero 346
Agosto 2013

Per non ricadere nella pigrizia... lettera al direttore


Caro Orlando,
questa mi sembra la volta buona. Sto approfittando delle giornate lunghe e del caldo per mettere la corsa al centro della mia vita. Per farlo ho dovuto combattere contro un nemico tosto, almeno nel mio caso, la pigrizia. Che sta lì, pronta a riappropriarsi della mia vita.
Mi fischiano le orecchie ogni volta che sulla rivista parlate di sedentari di ritorno, mentre mi viene la pelle d’oca quando, dai tuoi commenti, fa capolino il fatto che ti alleni alla mattina presto, anche d’inverno.
Premesso che sono consapevole di parlare a qualcuno che ha conservato la mentalità del campione, che evidentemente non è la mia, ti chiedo se secondo te, per non ripiombare in poltrona, sia più conveniente che provi ad abituarmi al freddo del mattino o non sia più razionale organizzarsi per sfruttare la pausa pranzo. Escludo la sera per senso di realismo. Dopo una giornata in ufficio e un’ora di auto per tornare a casa, non mi vedo capace di cambiarmi e andare a correre.
Un caro saluto.
 
Marco Misasi - Cologno Monzese


Quante a volte a fine giornata, nel puzzle fatto delle tante tessere d’impegni quotidiani, manca proprio quella della corsa. Quel vuoto che non completa lo schema origina sia rammarico sia un paradossale senso di colpa: seppure la corsa sia considerata l’attività meno importante della giornata, alla quale spetta spesso qualche briciola di tempo, ha però una valenza così rimarchevole da alterare il proprio umore. Quante volte è arrivata quella telefonata in “zona cesarini” che ha scombussolato i piani sportivi. Già mentalmente proiettati allo sforzo dei primi metri di corsa, consapevoli che nel giro di una decina minuti il resto del mondo sarebbe stato relegato al domani, si è stati costretti a fare un passo indietro nell’ufficio, per ritrovarsi ingabbiati tra i braccioli della sedia e la scrivania, per quell’odioso ulteriore sforzo di dedizione al lavoro che ha spazzato ogni ambizione di dedicare poche decine di minuti al proprio benessere.
Pur sempre le sei, ma invece che di pomeriggio, del mattino, sono tutt’altra cosa per chi – come me – alla corsa non vuol rinunciare. All’alba possono insabbiarsi i sogni, ma nessuno mina la certezza di essere fuori a correre nel giro di una decina di minuti. Quasi come vivere in un’altra dimensione, si percorrono strade che appartengono solo a pochi, rari, passanti; si respira un’aria cristallina che nessuno ha smosso; si penetra un silenzio che rimane tale ancora per un po’. La magia del corridore che ama la solitudine è fatta di elementi semplici, come la corsa stessa. E che piacere allontanare con una doccia il sudore dal corpo consapevoli che il puzzle della giornata che sta per iniziare non sarà condizionato da quella tessera che spesso non viene inserita, ma che ora è invece già appoggiata sul tavolo.
Iniziando la giornata correndo non mi sono tolto un peso; mi sono garantito invece un piacere che non è tale quando devo trovare lo spazio per “incastrarlo” nel marasma della giornata. In questi casi ho spesso la piacevole sensazione che depennare gli impegni fissati in agenda sia più facile.
Non so trovare parole per rispondere a chi afferma che alzarsi presto per andare a correre sia molto disagevole. Per me non lo è mai stato; è invece naturale e necessario andare a dormire presto. Con il calare del sole si esauriscono le forze, ma con il nuovo giorno ne ho tante da usare, utili per affrontare vari elementi: il caldo è caldo, il freddo è freddo ma non sono situazioni disagevoli più di quel che sono, se non sensazioni alle quali mi adatto senza particolari condizionamenti.
E poi, affrontare il giorno in maniera energica mi rende ottimista, e la serenità dipinge le giornate di tinte rilassanti.

Orlando