DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DEGLI ARRIVI
DISTRIBUZIONE DEGLI ARRIVI
CategorieSigle utilizzate: RP = record personale SAN = Soglia Anaerobica (presunta = ricavata dal RP dei 10.000 metri)
* il primo numero indica quanti, rispetto ai questionari ricevuti, si sono migliorati. Per es 5/21 indica che su 21 maratoneti che mi hanno inviato il questionario, 5 hanno migliorato il proprio primato.Commenti:Il clima, tipico di una giornata
autunnale, ha fortemente condizionato il rendimento di tantissimi
maratoneti, visto che il miglioramento del primato è stato prerogativa di
pochi. Il maggior problema è stato il freddo che ha attanagliato i
muscoli e favorito una situazione di crampi, specialmente nel tratto
finale. Si sa che il freddo non favorisce il lavoro dei muscoli, ed il
freddo che ha condizionato il rendimento dei maratoneti è stato
accentuato dalla pioggia, non battente ma continua e dalla stessa acqua
che le scarpe dei corridori alzano nella fase di richiamo della gamba.
Correre sempre con le gambe bagnate è una condizione che fa perdere
efficienza al lavoro dei muscoli, soprattutto quando si corre per tanto
tempo. I maratoneti amatori mi hanno riferito, riportandolo nei
questionari che mi sono arrivati, che i crampi hanno condizionato il
rendimento. I crampi hanno interessato un po’ tutti i gruppi muscolari
delle gambe (cosce, sia nella parte anteriore sia nella posteriore, e
polpacci) proprio a rilevare la sofferenza generale della muscolatura. In
qualche modo anche il percorso ha contribuito ad accentuare la situazione
di sofferenza muscolare perché correre a lungo in discesa, com’è
avvenuto tra il 23° ed il 27°km, e nei tratti dal fondo caratterizzato
dagli scivolosi lastroni tra il 38° ed il 40°km, sollecita maggiormente
la muscolatura, nel primo caso per la maggior forza d’impatto con il
terreno, nel secondo caso per un aumento del lavoro dei muscoli che
controllano l’appoggio. Il disagio di correre con la
pioggia, ed il freddo non ha concesso di sfruttare al meglio la parte in
discesa (tra il 23° ed il 27°km), che caratterizza la seconda parte del
percorso e che consente di riguadagnare quei 104 metri di dislivello tra
la partenza (234m) e Rivoli, dov’è localizzato il punto più alto del
percorso (338m). Molto pochi, infatti, sono stati quelli che hanno corso
più velocemente la 2a parte rispetto la prima. Tra questi, i primi due
classificati, Goffi e Bennici, che hanno percorso la 2a parte di gara più velocemente di 32” rispetto
alla prima, ma ciò in seguito agli ultimi 5km corsi molto velocemente per
staccare i keniani. Si deve inoltre considerare che partenza ed arrivo,
pur essendo localizzati a duecento metri di distanza, sono su di un
diverso livello (l’arrivo è più in basso di 15 metri circa), ed anche
questo differenziale doveva essere a vantaggio di una 2a
parte di corsa più veloce rispetto alla 1a.
Chi a causa del freddo non è riuscito a correre più velocemente la 2a frazione di gara, ha perso almeno 1’ lungo i 3km
di salita che portano a Rivoli, e questo svantaggio è pesato sulla
classifica finale. Ma il peggioramento medio rispetto al primato è ben più
alto del tempo perso per arrivare in cima alla salita di Riboli. I top
runner hanno reso mediamente meno del proprio primato di 1’42” per
quanto riguarda gli uomini, e di 2h14’ per quanto riguarda le donne. A
livello amatoriale il minor rendimento medio rispetto al proprio primato
è stato ben più consistente, come indicato nello schema relativo alle
varie categorie, ed il gap si fa sempre più ampio man mano che aumentano
i tempi di percorrenza. Ovviamente non è andata male per
tutti, perché ci sono stati atleti che hanno migliorato il primato, ma in
percentuale inferiore rispetto ad altre maratone e anche rispetto alla
scorsa edizione - come evidenzia la distribuzione percentuale degli
arrivi. E chi ha migliorato il proprio primato nonostante il clima, deve
essere consapevole che può avere ancora margini di miglioramento. |
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