Analisi delle maratone italiane

17-10-2004: Carpi – 16a Maratona d'Italia

Maschile

RECORD DEL PERCORSO: 2h09'43" TEMPO VINCITORE 2004: 2h09'09" - 34"
TEMPO VINCITORE 2003: 2h12'10"  TEMPO VINCITORE 2004: 2h09'09" - 2'01"
MEDIA DEL RENDIMENTO DEI PRIMI 10 CLASSIFICATI RISPETTO AL RECORD PERSONALE - 22"

FEMMINILE

RECORD DEL PERCORSO: 2h25'57" TEMPO VINCITRICE 2004: 2h30'54" + 4'57"
TEMPO VINCITRICE 2003: 2h31'35"  TEMPO VINCITRICE 2004: 2h30'54" + 41"
MEDIA DEL RENDIMENTO DELLE PRIME 4 CLASSIFICATE RISPETTO AL RECORD PERSONALE + 3'40"

Temperature                                                            Umidità

alla partenza : 11°C                                                                          alla partenza : 77% 

all’arrivo del vincitore : 17°C                                                           all’arrivo: 61%

alle 3 ore : 17°C

alle 4 ore : 17°C

massima : 17°C

 

Dislivello                               - 109 metri

Indice di scorrevolezza     1

 

PASSAGGI

  21,097 21,097 DIFFERENZA
uomini 1h04'18" 1h04'51" + 33"
donne 1h13'34" 1h17'20" + 3'46"

TEMPO DI TRASPOSIZIONE
(clicca per maggiori informazioni)

  tempo vincitore % di rendimento con RM tempo di trasposizione
uomini 2h09'09" 96,7% 2h20'00"
donne 2h30'54" 89,7% 2h19'12"

DISTRIBUZIONE DEGLI ARRIVI

  arrivati 2h15' 2h30' 2h45' 3h00' 3h15' 3h30' 4h00' 4h30' 5h00'
2004 1003 6 11 21 85 182 328 645 824 964
2003 1250 4 16 35 99 208 366 716 998 1164
2002 932 8 12 32 90 194 356 658 841 902

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DEGLI ARRIVI

  arrivati 2h15' 2h30' 2h45' 3h00' 3h15' 3h30' 4h00' 4h30' 5h00'
2004 1003 0,7 1,19 2,59 9,37 18,1 32,7 64,4 82,3 96,4
2003 1250 0,3 1,28 2,8 7,92 16,6 29,3 57,3 79,9 92,1
2002 932 0,8 1,28 3,43 9,6 20,8 38,1 70,6 90,2 96,8

Categorie

Sigle utilizzate:

RP = record personale    SAN = Soglia Anaerobica (presunta = ricavata dal RP dei 10.000 metri)

  1
2h27’30”
2h36’30”
2
2h36’30”
2h47’00”
3
2h47’00”
3h00’00”
4
3h00’00”
3h12’30”
5
3h12’30”
3h30’30"
6
3h30’30”
3h44’00”
7
3h44’00”
4h08’00”
8
4h08’00”
4h32’30”
9
4h32’30”
5h11’00”
10
5h11’00”
5h35’00”
differenza rispetto al RP +21" +47" +58" -34" -1'13" +1'05" +3'17" +3'57" +4'27" -
% rendimento rispetto SAN presunta 90,1 89,3 88,7 88,1 87,7 87,0 86,8 85,9 84,8 -
tot.questionari analizzati 0/1 0/2 3/8 7/13 7/12 12/19 6/11 4/9 2/5 0/0

* il primo numero indica quanti, rispetto ai questionari ricevuti, si sono migliorati. Per es 7/13 indica che su 13 maratoneti che mi hanno inviato il questionario, 7 hanno migliorato il proprio primato.

Commenti:

Dopo il forte temporale della notte, le condizioni climatiche al momento della partenza erano praticamente ottimali, se non per il tasso di umidità leggermente elevato (77%), ma ciò non ha determinato particolare disagio alla termoregolazione dei corridori perché la temperatura dell’aria era bassa. Del gruppo di testa nessuno, infatti, ha preso le spugne prima del 25°km, ad evidenziare appunto che la termoregolazione non era un fattore limitante il rendimento. Il percorso scorrevole nella prima parte, come già sottolineato in un mio articolalo di analisi del tracciato, ha consentito di guadagnare un bel po’ di secondi rispetto ad una maratona pianeggiante, senza per questo spendere più energie. La maggior parte del dislivello (101 metri) è racchiuso nei primi 15km di corsa, ed il passaggio a metà gara è stato per tutti piuttosto veloce rispetto ad una corsa con tracciato pianeggiante. Per chi ha saputo gestire in maniera accorta le proprie energie, tale vantaggio era conseguente appunto al favorevole dislivello iniziale, e non ad un’azione tattica forzata e quindi dispendiosa, dettata dal fatto di acquisire vantaggio per l’eventuale calo nel tratto finale. Praticamente per tutti, la seconda parte di gara è risultata più lenta rispetto alla prima, sia per effetto dei quattro cavalcavia presenti in questa frazione, sia perché negli ultimi 5km spirava anche una leggera brezza contraria, che in qualche modo ha contribuito a frenare l’azione di spinta. Tra i top runner, il vincitore è stato quello che ha calato di meno il ritmo nella 2a parte di corsa, mentre tutti gli altri hanno evidenziato un cedimento più o meno marcato, situazione che ho notato praticamente in tutti i questionari che mi sono giunti. Un po’ più contenuto invece il calo di rendimento tra i maratoneti di 3a schiera (3h30’), con alcuni corridori che hanno conseguito il primato personale correndo senza particolari cedimenti, e qualcuno addirittura con un “negative split”, vale a dire con la 2a parte di gara più veloce della 1a. L’atteggiamento agonistico più rilassato dei maratoneti di 3a schiera determina minor pressione, e di conseguenza la consapevolezza di percorrere la parte iniziale senza l’assillo di forzare sul ritmo.

In ambito assoluto, gli uomini hanno reso di più delle donne, probabilmente per effetto del maggior stimolo agonistico e del supporto delle lepri, tanto che il vincitore ha corso con un rendimento elevato, pari al 96,7% del record del mondo maschile, mentre la donna ha corso solo al 89,7% e i tempi di trasposizione evidenziano appunto la maggior efficienza maschile.

Pur essendo una giornata climaticamente ottimale per rendere al meglio del proprio potenziale, ed un percorso molto scorrevole, sono stati in proporzione pochi i podisti che hanno migliorato il primato personale, e quanti lo hanno fatto, sono migliorati di poco. Tra i questionari che ho ricevuto, molti maratoneti invece si sono avvicinati al proprio record, non migliorandolo per pochi secondi.

Quale può essere la causa di ciò? Io sono convinto che sta nella non corretta distribuzione dello sforzo, che determina il minor rendimento: con l’obiettivo di sfruttare la veloce parte iniziale, molti corridori forzano il ritmo, spendendo più energie del dovuto. La maratona è invece una gara che richiede abilità nel dosaggio delle energie ed ogni forzatura viene poi pagata a caro prezzo.

Quanti leggeranno queste righe e saranno impegnati domenica prossima alla maratona di Venezia, dovranno far tesoro dell’esperienza di chi ha avuto difficoltà a Carpi. Nella maratona veneziana, un errore nella distribuzione dello sforzo nella parte iniziale della corsa verrà pagato con maggior danno perché i ponti finali, seppur di pendenza contenuta, graveranno maggiormente se le gambe non avranno più forza ed energia.

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