
Anno 23 - Numero 588
Dimmi come respiri e ti dirò chi sei
Prima della newsletter tecnica, avviso che lo stage di fine luglio a Livigno è quasi al completo. Prenotazioni aperte per tutti gli stages in programma nel 2026.
Se sei interessato al running camp a Iten – Kenya – e non hai ancora compilato il sondaggio, ultimi giorni per farlo:
Vai al sondaggio sul running camp in Kenya
Viaggi per gare all'estero:
Berlino 2026 e Chicago continuano le prenotazioni.
Valencia Maratona e Valencia mezza maratona prenotazioni aperte.
New York 2026 sold out, teniamo lista interessati qualora avessimo ulteriori pettorali nei prossimi mesi.
Per i viaggi manda una mail a Anna.
Buona lettura
Orlando
P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com
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Dimmi come respiri e ti dirò chi sei
Quando si parla di valutare la forma di un podista si pensa subito a cronometri, tabelle e sensazioni di fatica. Eppure, esistono metodi molto più precisi per capire come il corpo stia lavorando davvero. Uno dei più affidabili è il test del quoziente respiratorio (RQ), un’analisi che misura il rapporto tra anidride carbonica prodotta e ossigeno consumato. Da questo semplice numero si può capire quale carburante il corridore sta utilizzando: valori vicini a 0,7 indicano un uso prevalente di grassi, mentre valori prossimi a 1,0 segnalano che l’energia arriva quasi esclusivamente dai carboidrati.Il test, in sé, è facile: si corre a diverse velocità indossando una maschera collegata ad un analizzatore metabolico. La difficoltà sta nella strumentazione e nella lettura dei dati, che richiedono un laboratorio specializzato. Per un maratoneta, però, queste informazioni sono preziose: sapere a quale ritmo si passa a consumare quasi solo glicogeno significa capire dove si trova il limite oltre il quale può arrivare il temuto “muro”.
Non avendo a disposizione un metabolimetro, diventa naturale chiedersi se esista un modo più semplice per ottenere indicazioni simili. La risposta è sì: basta imparare a leggere la respirazione. Alcuni segnali sono immediati e, se osservati con attenzione, permettono di capire con buona precisione come il corpo stia utilizzando le proprie energie. Per questo, quando seguo gli atleti sul campo, la respirazione è uno dei primi elementi che guardo. Non offre la precisione di un test dei gas, ma è sorprendentemente rivelatrice se si sa cosa ascoltare.
Un corridore nella maggior parte dei casi respira con la bocca: è semplicemente il modo più efficiente per far entrare aria, grazie alla minore resistenza delle vie aeree. Ma il come respira racconta molto dell’intensità dello sforzo.
Quando la respirazione avviene solo attraverso il naso, l’intensità è bassa e il corpo lavora soprattutto a grassi. È una condizione che pochi riescono a mantenere a lungo, ma quando accade si può parlare con facilità e si ha la sensazione di poter correre per ore.
Quando il respiro passa principalmente dalla bocca, ma ogni tanto si riesce ancora a inspirare dal naso, l’intensità diventa moderata. È la zona in cui si parla a brevi frasi, il ritmo è controllabile e l’impegno muscolare è presente ma non eccessivo. Spesso coincide con il ritmo maratona: sostenuto, ma ancora gestibile.
Quando invece si respira solo con la bocca, senza possibilità di tornare al naso nemmeno per un istante, l’intensità è alta. Il respiro diventa rapido, quasi affamato d’aria, e si riesce a pronunciare solo poche parole. È la zona degli sforzi intensi, dove il corpo si affida quasi esclusivamente ai carboidrati.
Naturalmente, il passaggio tra queste zone non è netto: il corpo utilizza sempre una miscela di carburanti, variando solo le percentuali. Per questo, per interpretare correttamente la respirazione, è utile considerare più segnali insieme: il controllo del respiro, la capacità di parlare, le sensazioni muscolari e la percezione complessiva dello sforzo.
L’ossigeno è il motore di tutto: permette ai muscoli di produrre l’energia necessaria per correre. Imparare a leggere il proprio respiro significa imparare a leggere il proprio corpo, e questo rende ogni allenamento più consapevole, ogni gara più proficua e, in fondo, allenarsi diventa anche più interessante.
orlando
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I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande "a tappeto", e soprattutto personali. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...
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Ritmo Respiratorio, ottimo stimatore per Ritmo Gara 5K
Io utilizzo esattamente questo metodo per capire se sto correndo bene una 5K.
Il riferimento me l'ha dato una gara tanti anni fa, l'ho corsa molto bene, sono arrivato a fare il tempo che mi prefiggevo e ho sentito di aver dato tutto. Non scorderò mai il mio ritmo respiratorio in quella gara, che poi ho quantificato in circa 65 respiri al minuto. Per me è diventato un riferimento. Ora quando corro una 5K capisco subito come devo arrivare a respirare per capire se sono arrivato al mio RG 5K. Chiaramente il mio RG 5K cambia in base alla preparazione e agli anni anagrafici, ma mi sono convinto che non cambia il ritmo respiratorio che mi fa capire che sto correndo al meglio una 5K, almeno sino ad ora (ho 53 anni).
Poi quando corro una 10K devo correre con un ritmo respiratorio un po' meno intenso, e se mi avvicino al ritmo respiratorio del RG 5K, che può succedere in brevi frangenti, mi regolo e rallento un po'.
Nicola Di Nisio21/02/2026 11:17:22
Grazie
E' una cosa a cui non avevo mai pensato, grazie per il chiarimento.
In bici effettivamente noto che respiro 99% con il naso, ed effettivamente lo sforzo è per la maggior parte aerobico.
andreadugato23/02/2026 08:42:13