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18/05/2026

Anno 23 - Numero 592
La fase di transizione tra primavera ed estate: un’opportunità strategica







Stages 2026:

Stage di Asiago di inizio luglio - ultimi giorni per iscriversi. Livigno fine luglio 2 posti rimasti, agosto in esaurimento. Guarda il calendario degli stages 2026.
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Kenya: confermato lo stage di fine anno. Entro giugno tutti i dettagli.

Buona lettura

Orlando

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La fase di transizione tra primavera ed estate: un’opportunità strategica

Il mese di maggio rappresenta ancora un momento di grande vitalità per il calendario agonistico. Se le maratone primaverili hanno ormai completato il loro ciclo stagionale, spesso con un alto livello competitivo sono ancora programmate per le prossime settimane gare di media distanza tra i 21 e i 30 km. È un periodo in cui molti atleti cercano l’ultimo picco di forma prima che il caldo diventi un fattore condizionante.
Le competizioni, naturalmente, non si fermano mai: anche nei mesi estivi esistono molte opportunità per correre, sia su strada sia in montagna. Tuttavia, è necessario ricordare che il clima estivo introduce variabili che incidono in modo significativo sulla prestazione. Temperature elevate, umidità e radiazione solare aumentano il costo energetico della corsa, rendendo difficile ottenere riscontri cronometrici di alto livello e aumentando il rischio di stress fisiologico.
Per questo motivo, il periodo che si apre tra fine maggio e l’inizio dell’estate può essere considerato una fase di transizione tra le gare più importanti della primavera e gli obiettivi agonistici dell’autunno. Una fase che non va vissuta come una pausa o un semplice “intervallo”, ma come un momento strategico in cui si può lavorare con maggiore libertà su aspetti che durante la preparazione specifica trovano meno spazio.
L’obiettivo principale di questo periodo è intervenire sugli “anelli deboli” della prestazione: elementi tecnici, muscolari o meccanici che limitano la qualità del gesto o la tenuta nei chilometri finali. Identificarli ora permette di costruire una base più solida e di arrivare alla preparazione autunnale con margini di miglioramento già consolidati.
Quando non emergono punti deboli evidenti, è comunque utile dedicarsi al potenziamento di due aspetti fondamentali:
1. la tenuta muscolare alle sollecitazioni da carico, cioè la capacità di mantenere forza e stabilità nel tempo
2. l'efficienza meccanica, ovvero la qualità del gesto tecnico e la capacità di conservarlo anche sotto fatica

È importante sottolineare che questi aspetti non vanno interpretati come abilità momentanee, vale a dire “saper fare bene un esercizio”, ma come qualità che devono durare nel tempo. Un livello di efficienza muscolare che si mantiene stabile e un’efficienza meccanica che non si degrada con il passare dei chilometri sono ciò che realmente fa la differenza in gara. In una sola parola, già riportata in altre newsletter: “durabilità”.
In questa fase pre-estiva, l’attenzione con il passare dei chilometri si sposta dalla quantità alla qualità del lavoro. Ridurre il volume, soprattutto in termini di chilometri, permette di concentrarsi su stimoli più mirati e, allo stesso tempo, di limitare l’esposizione agli effetti stressanti del caldo. È un modo intelligente per preservare energie, migliorare aspetti tecnici e mantenere una buona continuità di allenamento senza sovraccaricare l’organismo.
Questa fase, spesso sottovalutata, è invece preziosa: è qui che si costruiscono le basi per la stagione autunnale. Un periodo da affrontare con metodo, consapevolezza e una visione chiara degli obiettivi futuri.
Accanto agli aspetti fisici, anche la dimensione mentale gioca un ruolo decisivo. Entrare in questa fase con un atteggiamento aperto, curioso e realmente disposto al cambiamento permette di trasformare il periodo pre-estivo in un’opportunità di crescita. Avere il coraggio di rivedere abitudini consolidate, accogliere stimoli nuovi e sperimentare approcci diversi significa alimentare la motivazione e mantenere vivo il processo di miglioramento. È spesso questa disponibilità mentale, più ancora dei chilometri o delle ripetute, a fare la differenza.

Scrivo questi appunti dopo un'intervista di Claudio Berardelli, l'allenatore che ha portato Sawe a correre la maratona in meno di 2 ore, che mi ha ispirato a pensare di essere sempre alla ricerca di nuovi limiti.

orlando

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