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01/06/2026

Anno 23 - Numero 593
Depressione funzionale

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Orlando

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Depressione funzionale

Dopo un allenamento impegnativo la tensione muscolare aumenta progressivamente e rimane elevata per diverse ore, tanto più a lungo quanto più intenso o prolungato è stato lo stimolo. Di solito il culmine si raggiunge intorno alle 12 ore, per poi calare gradualmente. In questo periodo i muscoli che hanno lavorato non sono disponibili a tollerare altri stimoli e la capacità reattiva dei tessuti (muscoli e tendini) è molto bassa. È la fase in cui si percepisce una rigidità muscolare non dolorosa (diversa dal DOMS), evidente soprattutto al risveglio il mattino successivo.
I podisti che si allenano in questa finestra temporale avvertono spesso gambe “piene”, poca elasticità e scarsa fluidità nei primi minuti di corsa. La falcata è più corta, l’appoggio più rigido, la caviglia meno elastica e la sensazione è quella di “cadere pesantemente” sul terreno. Ci si trova quindi in uno stato di depressione funzionale, una condizione in cui il corpo abbassa temporaneamente le prestazioni per proteggersi e ricaricarsi. Procedendo con la corsa, di solito le tensioni si allentano e la sensazione migliora progressivamente.
Quando si è molto stanchi il corpo entra in una fase di protezione: alza il tono (le tensioni muscolari), abbassa la reattività e impedisce di spingere. È un segnale da rispettare, perché indica che non è il momento di sostenere uno sforzo stressante. La depressione funzionale è quindi un segnale positivo: significa che l’adattamento è in corso.
Da qui nasce la domanda: quanto piano si può procedere per considerare l’attività comunque produttiva? In questa fase la velocità non ha alcuna valenza. Il corpo è in modalità protettiva e l’unico obiettivo è non aumentare ulteriormente le tensioni. Correre molto piano non solo è accettabile: è pure la scelta corretta. L’attività è produttiva finché non forza il sistema neuromuscolare. L’andatura “da tartaruga” è esattamente quella che il corpo richiede.
Se la seduta è stata impostata correttamente, dovresti finire meglio di come sei partito: gambe più sciolte, tono più basso, meccanica più naturale. Questo è il segnale che il lavoro è stato utile. Se invece finisci più rigido, più vuoto o più “carico”, significa che hai superato ciò che il sistema neuromuscolare era pronto a sostenere.
È anche probabile che non basti un solo giorno per ritrovare il tono necessario a sostenere un nuovo stimolo di qualità. Oggi molti atleti utilizzano i valori di HRV (variabilità della FC) per capire se il sistema è pronto a ricevere un carico efficace. In ogni caso, nel dubbio è sempre meglio un giorno in più di recupero che uno in meno.
Poiché l’obiettivo è allentare le tensioni muscolari, un’attività alternativa può essere più efficace della corsa stessa. Il nuoto o la bici, pur essendo meno allenanti dal punto di vista specifico della corsa, nei giorni di depressione funzionale possono essere la scelta migliore: permettono di muoversi senza aumentare il tono muscolare e facilitano il rientro nella zona protetta.

orlando

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Commenti

Depressione funzionale

È già da un po' che il giorno dopo un lavoro di qualità svolgono una seduta di corsa lentissima questo mi fa recuperare quella sensazione di stanchezza.👍

Fiore ciro31/05/2026 10:57:29

Depressione funzionale

Mi ritrovo assolutamente nelle tue parole: io trovo beneficio ad esempio eseguendo una seduta di bici (strada o rulli, meteo permettendo). Quando mi capita di eseguire sessione di corsa, la eseguo sempre sotto soglia.

Emma31/05/2026 14:26:03


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