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La newsletter della settimana

15/04/2019

Anno 16 - Numero 457
Debolezze biomeccaniche

lunedì 15 aprile 2019






Ultima newsletter prima delle vacanze pasquali. Qui il Calendario completo Stages 2019
Prossima news lunedì 29 aprile.

Buona lettura.

Orlando

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Debolezze biomeccaniche

Nell'ambizione di migliorare, un podista cerca di ottimizzare i punti forti sul piano tecnico, e migliorare gli aspetti in cui si sente più vulnerabile. Solo quando si corre la gara perfetta, non si pensa a cosa fare per incrementare ulteriormente la propria capacità prestazionale. Quando invece la gara non è andata come si sperava, ecco che nascono spunti di riflessione per migliorare gli aspetti che hanno condizionato il proprio potenziale.
Uno dei casi più semplici, giusto per fare un esempio, è il calo di ritmo che si può manifestare nel tratto finale in maratona, o in gare su distanze più corte. La frequente soluzione a questa perdita di efficienza è l'incremento del chilometraggio delle sedute di “lunghissimo”, o gli allenamenti a “ritmo gara”. A volte l'espediente funziona, soprattutto se il calo di rendimento nel finale è conseguente ad un insufficiente adattamento strutturale e metabolico. Altre volte invece non è così. In quest'ultimo caso, si procede cercando altre soluzioni, alcune adeguate, altre no.
Molto spesso il calo di rendimento in gara, soprattutto nelle lunghe distanze e che non sia determinato da condizioni ambientali specifiche, dipende dalla perdita di efficienza meccanica. I movimenti del corpo in corsa (biomeccanica) compromettono il rendimento, perché possono essere inadeguati a trasformare in modo ideale le energie prodotte dal corpo. In pratica, il “sistema di trasmissione” non trasforma in maniera efficiente la “potenza erogata dal motore”.
Tale situazione non interessa solo i podisti amatori: ricerche sull'analisi biomeccanica fatte anche su corridori di alto livello di rendimento hanno evidenziato che loro stessi perdono efficacia nei movimenti. La stanchezza e la fatica hanno un ruolo rilevante su questa alterazione dei gesti atletici, ma non sempre: questo perché gli atleti che vincono, o che lottano per la vittoria, evidenziano una più alta efficacia meccanica fin sul traguardo.

Mi sono confrontato con altri tecnici appassionati agli aspetti meccanici della corsa, arrivando a definire interessanti punti di osservazione, e quindi di lavoro.
Mi trovo spesso a chiedermi come mai un podista ben allenato e pronto a correre al meglio del proprio potenziale, non consegua la prestazione definita e sperata, anche quando il contesto ambientale è favorevole. Prendendo a riferimento gli studi fatti sulla biomeccanica di atleti di alto livello, ho iniziato a fare ulteriori approfondimenti tecnici personali, specialmente con i ragazzi che alleno direttamente al campo, e con podisti amatori che osservo occasionalmente.
Le idee stanno producendo spunti di lavoro specifico, che non consideravo fino a tempo fa perché mi ero limitato ad osservazioni superficiali.
Si può pensare che sia sufficiente correre bene - con uno stile buono - per migliorare la massima prestazione sportiva, mentre è invece necessario considerare aspetti più specifici, che sono correlati anche alla fisica.
Il modo di correre di un podista dipende molto da come il soggetto si muove normalmente, durante le quotidiane attività. Già da questo punto di partenza si evidenziano le situazioni che possono condizionarlo quando corre. Per questo motivo, con l'obiettivo di migliorare la capacità prestazionale in gara, è necessario iniziare ad agire dagli elementi di base.
Correggere la postura, come si tende a fare molto di questi tempi, è certamente corretto, ma è un approccio che generalmente non porta a vantaggiosi cambiamenti tecnici/sportivi, come rilevo dopo che per mesi i podisti in questione hanno lavorato con un personal trainer senza migliorare i primati.

Correre con efficienza, al punto da conseguire miglioramenti cronometrici, è un “lavoro” che va fatto sul campo, dedicando molto tempo agli aspetti specifici che compongono i movimenti della corsa. Ma soprattutto serve l'allenabilità del podista, vale a dire la volontà e la predisposizione ad acquisire gli input conseguenti agli stimoli, affinché portino a movimenti corretti e automatici.
Il gesto della corsa è tutto sommato semplice, ma gli elementi che determinano il movimento di avanzamento condizionano il giusto modo di correre.
Non è solo una questione, come affermano con ironia in tanti, di mettere un piede davanti all'altro, e farlo il più rapidamente possibile.
E' meglio se ci si confronta con le leggi della fisica, e se si cerca di rispettarle.

orlando




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Commenti

"Far bene il gesto"

Gentile Orlando, spero di non essere tanto fuori tema. Ho ritagliato dalle riviste i tuoi splendidi articoli , ho ascoltato i tuoi interventi nelle telecronache e poi sulle newsletters , riguardanti lo stile di corsa, il fare il miglior passo possibile, agganci mentali per un gesto atletico volto al risparmio energetico, non stringere i denti ma rilassarsi etc. Uno più bello dell'altro. Ma ti chiedo, anche riguardo quanto scritto sopra, come mai poi a vincere sono , in campo femminile è strabiliante, ragazze che hanno una falcata da 150 passi, le braccia appiccicate alle ascelle, le mani a pugno che arrivano in viso, gambe ad X...Mi riferisco alle ultime vittorie di etiopi, egiziane, marocchine, ultima ieri a Torino davanti alla nostra splendida Dossena in una dieci chilometri...Insomma lo stile paga davvero o è solo bello da vedere? Grazie mille!

carmen15/04/2019 11:11:03

"Far bene il gesto"

Chi vince la gara è sempre l'atleta che corre più forte, e quindi l'aspetto prevalente nella prestazione è la "potenza che eroga il motore", in relazione alla specifica distanza di gara.
La domanda più pertinente che l'atleta e l'allenatore si dovrebbero porre è se sia possibile andare ancora più forte se la tecnica fosse migliore.
Come indicato nella NL, è molto importante che la forza (elemento di fisica), sia orientata nella direzione (elemento di fisica), senza dispersioni (elemento della fisica) ed attriti (elemento di fisica), e nel tempo più rapido (elemento di fisica).
Sul prossimo numero della rivista Correre, ho trattato in uno specifico articolo alcuni elementi specifici della meccanica di corsa dei top runner, evidenziando che anche loro corrono male.
Ma c'è un esempio molto particolare che ha fatto una grandissima differenza nella vittoria della medaglia d'oro dei 10 mila metri maschili ai campionati mondiale di atletica del 2017. Tra il 1° ed il 2° c'è stata una differenza di 43 centesimi di secondo.
Nell'ultimo giro della gara il tempo di contatto a terra di Farah (che ha vinto la gara) è stato mediamente di 153m/s, e la fase di volo di 163m/s.
Il secondo arrivato, l'ugandese Cheptegei (che ha vinto 3 settimane fa i campionati mondiali di corsa campestre), aveva un tempo di contatto di 163m/s ed una fase di volo di 153. Esattamente i dati opposti di Farah.
Probabilmente, Cheptegei ha perso la gara perché il suo appoggio a terra era più lungo di Farah.
In questi casi la potenza del "motore" era ovviamente la stessa, ma la sconfitta è stata determinata da un "dettaglio" nella meccanica di corsa.

orlando15/04/2019 14:33:18

Nessuno come te

Nessuno come te fa queste analisi così accurate. Congrats! Condivido totalmente, lo scadimento meccanico è spontaneo dopo un determinato tot di km, variabile da corridore a corridore. Ed è soprattutto inconscio, se uno non presta attenzione a come corre non se ne rende conto. Due sono i modi per elevare l'efficienza a mio parere. Il primo è correre sempre i lenti pensando a come si sta correndo ogni benedetto secondo, a come si stanno appoggiando i piedi, a venir via presto dal terreno, a tenere rilassate spalle braccia e anche il viso, tutto il corpo deve essere armonioso e unito, lo sguardo deve essere proiettato a pochi metri davanti. Fare questo nei lenti è difficiile perché occorre grande concentrazione mentale, una assoluta concentrazione. Il secondo modo sono le salite che rendono la corsa più efficiente in modo naturale. Poi anche gli allunghi ovvero le ripetute easy sui 100 metri, da te spesso propugnate

nicola17/04/2019 18:53:01

Grazie Nicola

Ti ringrazio per le tue gentili parole.
Quanto da te riportato sul piano tecnico è corretto. In ogni allenamento ci dovrebbe essere l'impegno a correre "bene", e si dovrebbe anche dedicare una seduta la settimana in cui si fanno esercizi per far sì che s'impari il miglior modo di correre. Il podista di ogni livello dovrebbe preoccuparsi di avere un'azione di corsa che sia di qualità. Andare avanti passo dopo passo, con un'azione poco efficace e "povera" porta a deperire le capacità prestazionali, specialmente quando non c'è modo di fare un buon carico chilometrico.

orlando18/04/2019 07:31:44

Esercizi

Orlando, anch'io ti ringrazio per queste analisi accurate e i tuoi consigli "fuori dal coro".
Per favore, ci potresti riassumere quali sono gli esercizi "per far sì che s'impari il miglior modo di correre" da fare in quella seduta settimanale?
Grazie mille.

Daniele19/04/2019 16:52:06

Esercizi

Gli esercizi tecnici che un podista dovrebbe svolgere non sono generici, ma basati sulle limitazioni funzionali e i punti deboli della meccanica di corsa.
Una seduta di tecnica di corsa consiste, di solito, di esercitazioni per la mobilità articolare (caviglie, anche e bacino), reattività e rapidità dell'azione dei piedi, allungamento dei muscoli del bacino e delle anche, e varie "andature" di corsa che agiscano sull'ampiezza della falcata, ma anche sulla rapidità (frequenze rapide).
In queste occasioni non si allena invece la forza muscolare.

orlando23/04/2019 11:10:39


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