
Anno 23 - Numero 593
Depressione funzionale
Stages 2026:
Stage di Asiago di inizio luglio - ultimi giorni per iscriversi. Livigno fine luglio 1 posto rimasto, agosto in esaurimento. Guarda il calendario degli stages 2026.
Scrivi a Ilaria per informazioni.
Buona lettura
Orlando
P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com
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Depressione funzionale
Dopo un allenamento impegnativo la tensione muscolare aumenta progressivamente e rimane elevata per diverse ore, tanto più a lungo quanto più intenso o prolungato è stato lo stimolo. Di solito il culmine si raggiunge intorno alle 12 ore, per poi calare gradualmente. In questo periodo i muscoli che hanno lavorato non sono disponibili a tollerare altri stimoli e la capacità reattiva dei tessuti (muscoli e tendini) è molto bassa. È la fase in cui si percepisce una rigidità muscolare non dolorosa (diversa dal DOMS), evidente soprattutto al risveglio il mattino successivo.I podisti che si allenano in questa finestra temporale avvertono spesso gambe “piene”, poca elasticità e scarsa fluidità nei primi minuti di corsa. La falcata è più corta, l’appoggio più rigido, la caviglia meno elastica e la sensazione è quella di “cadere pesantemente” sul terreno. Ci si trova quindi in uno stato di depressione funzionale, una condizione in cui il corpo abbassa temporaneamente le prestazioni per proteggersi e ricaricarsi. Procedendo con la corsa, di solito le tensioni si allentano e la sensazione migliora progressivamente.
Quando si è molto stanchi il corpo entra in una fase di protezione: alza il tono (le tensioni muscolari), abbassa la reattività e impedisce di spingere. È un segnale da rispettare, perché indica che non è il momento di sostenere uno sforzo stressante. La depressione funzionale è quindi un segnale positivo: significa che l’adattamento è in corso.
Da qui nasce la domanda: quanto piano si può procedere per considerare l’attività comunque produttiva? In questa fase la velocità non ha alcuna valenza. Il corpo è in modalità protettiva e l’unico obiettivo è non aumentare ulteriormente le tensioni. Correre molto piano non solo è accettabile: è pure la scelta corretta. L’attività è produttiva finché non forza il sistema neuromuscolare. L’andatura “da tartaruga” è esattamente quella che il corpo richiede.
Se la seduta è stata impostata correttamente, dovresti finire meglio di come sei partito: gambe più sciolte, tono più basso, meccanica più naturale. Questo è il segnale che il lavoro è stato utile. Se invece finisci più rigido, più vuoto o più “carico”, significa che hai superato ciò che il sistema neuromuscolare era pronto a sostenere.
È anche probabile che non basti un solo giorno per ritrovare il tono necessario a sostenere un nuovo stimolo di qualità. Oggi molti atleti utilizzano i valori di HRV (variabilità della FC) per capire se il sistema è pronto a ricevere un carico efficace. In ogni caso, nel dubbio è sempre meglio un giorno in più di recupero che uno in meno.
Poiché l’obiettivo è allentare le tensioni muscolari, un’attività alternativa può essere più efficace della corsa stessa. Il nuoto o la bici, pur essendo meno allenanti dal punto di vista specifico della corsa, nei giorni di depressione funzionale possono essere la scelta migliore: permettono di muoversi senza aumentare il tono muscolare e facilitano il rientro nella zona protetta.
orlando
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Depressione funzionale
È già da un po' che il giorno dopo un lavoro di qualità svolgono una seduta di corsa lentissima questo mi fa recuperare quella sensazione di stanchezza.👍
Fiore ciro31/05/2026 10:57:29
Depressione funzionale
Mi ritrovo assolutamente nelle tue parole: io trovo beneficio ad esempio eseguendo una seduta di bici (strada o rulli, meteo permettendo). Quando mi capita di eseguire sessione di corsa, la eseguo sempre sotto soglia.
Emma31/05/2026 14:26:03