Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

La newsletter della settimana

28/09/2026

Anno 23 - Numero 597
La breccia nel muro

Il muro della maratona è stato per decenni una sorta di destino inevitabile: prima o poi, il corpo ha presentato il conto.
Ma oggi qualcosa sembra essere cambiato: forse quel muro non è più così solido come abbiamo sempre creduto. Ne parlo in questa newsletter. Prima però alcune informazioni:






Stages di allenamento:
San Quirico d'Orcia dal 1 al 4 ottobre.
Stage a Iten - Kenya dal 6 al 16 dicembre.
Per il 2027 abbiamo in cantiere belle novità: tenetevi liberi per giugno e agosto, si va all'estero ad allenarsi (e non solo) in altura.
Scrivi a Ilaria per informazioni.

Viaggiare e correre:
Aperte le prenotazioni per Cape Town, la mezza maratona di Praga e quella di Berlino (entrambe del circuito Superhalf con chiusura iscrizioni 30/09/2026).
Londra al momento sold out.
Restano poi aperte le liste interessati per altri eventi.
Scrivi a Anna per preventivi.

Buona lettura

Orlando

P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com

La breccia nel muro

Si dice che non esista più il tanto temuto "muro" della maratona, quella condizione in cui le gambe sembrano paralizzate e le energie si esauriscono improvvisamente. È come sbattere contro un vero e proprio muro che, tradizionalmente, si "incontra" nell'ultimo terzo della gara, generalmente tra il 30° e il 40° chilometro.
Questa particolare situazione è la conseguenza di un eccessivo affaticamento muscolare, che si manifesta con pesantezza alle gambe e dolori articolari, oltre che di un precoce esaurimento delle riserve di glicogeno dovuto a un ritmo di gara eccessivamente elevato nella prima parte della maratona.
Analizzando i dati più recenti relativi ai ritmi di corsa dei top runner nei vari punti di rilevamento, si osserva che non solo non si verifica il calo di velocità che ci si potrebbe aspettare quando l'organismo si avvicina all'esaurimento, ma si registra addirittura un aumento dell'andatura proprio nell'ultimo terzo della gara. È sempre più frequente, infatti, il cosiddetto negative split, ovvero la situazione in cui la seconda metà della maratona viene percorsa più velocemente della prima.
Questi atleti di vertice sono diventati più efficienti rispetto a qualche anno fa. E non mi riferisco soltanto ai pochissimi corridori capaci di completare la maratona in meno di due ore, ma anche a tutti quelli che si stanno progressivamente avvicinando a questo limite, e non sono affatto pochi.
Come si spiega questo fenomeno? La risposta è relativamente semplice: i muscoli, e l'organismo nel suo complesso, si affaticano meno; inoltre il dispendio energetico è inferiore e, allo stesso tempo, è possibile assumere durante la gara quantità di carboidrati molto superiori rispetto al passato.
La minore fatica e il ridotto consumo energetico, nonostante velocità di corsa più elevate, sono dovuti in larga parte all'impiego di materiali altamente innovativi nelle scarpe da gara, ma anche in quelle da allenamento. Le aziende oggi realizzano suole e, soprattutto, intersuole con materiali estremamente performanti, caratterizzati da peso contenuto ed elevata elasticità. Questi materiali assorbono in larga misura le forze d'impatto generate dall'appoggio del piede al suolo e restituiscono parte dell'energia accumulata durante la fase di compressione. I vantaggi in termini di efficienza meccanica non sono quindi determinati esclusivamente dalla presenza della piastra in carbonio.
Il risultato è una corsa più economica dal punto di vista energetico, con una minore sollecitazione muscolare e articolare e una conseguente riduzione dell'affaticamento nelle fasi finali della maratona. Non si arriva al traguardo meno affaticati, perché in gara si tende comunque a esprimere il massimo sforzo possibile, ma si riesce a mantenere velocità più elevate chilometro dopo chilometro.
Si tratta di una situazione che non riguarda soltanto la competizione, ma anche la preparazione. È cambiato infatti il modo stesso di allenarsi, consentendo di svolgere sedute più efficaci sul piano degli adattamenti metabolici e muscolari. I maratoneti di oggi percorrono spesso meno chilometri rispetto a quelli di una generazione fa, ma svolgono allenamenti maggiormente orientati alle specifiche richieste fisiologiche della gara.
L'altro aspetto di grande rilevanza per la prestazione in maratona riguarda la maggiore disponibilità energetica per i muscoli. Grazie ad adattamenti specifici dell'apparato digerente e metabolico, oggi è possibile assimilare sotto sforzo quantità maggiori di carboidrati, garantendo ai muscoli un apporto energetico più costante durante tutta la gara.
Fino a pochi anni fa si riteneva che il limite di assunzione fosse di circa 60-70 grammi di carboidrati all'ora. Oggi i top runner arrivano ad assumere tra 100 e 120 grammi all'ora, utilizzando miscele di glucosio, maltodestrine e fruttosio che sfruttano differenti vie di assorbimento intestinale. In altre parole, durante una maratona i migliori specialisti possono introdurre quasi 900-950 kcal sotto forma di carboidrati, una quantità che fino a non molti anni fa sarebbe stata considerata difficilmente tollerabile a ritmi di gara così elevati.
Questo significa davvero che il muro della maratona non esiste più? Probabilmente no. Significa piuttosto che, ai massimi livelli, molte delle cause che lo determinavano in passato sono state fortemente ridotte grazie a scarpe più efficienti, metodologie di allenamento più evolute e strategie nutrizionali molto più efficaci.
Per il maratoneta amatore il discorso è differente. I top runner dispongono di una tecnica di corsa estremamente economica, di anni di allenamento altamente specifico e di una capacità di assimilare carboidrati durante lo sforzo che richiede un lungo processo di adattamento. Inoltre affrontano la maratona in circa due ore, mentre molti amatori restano in gara per tre, quattro o più ore, con un dispendio energetico complessivo molto maggiore.
La maratona moderna insegna che il muro non è scomparso: è diventato più facile prevenirlo. Allenamento specifico, corretta gestione del ritmo e strategie nutrizionali adeguate consentono di allontanarlo o addirittura evitarlo. Per gli amatori, il maggiore margine di miglioramento non sta nelle innovazioni dei campioni, ma rimane affidato soprattutto alla consistenza e alla qualità della preparazione oltre che alla capacità di gestire al meglio la gara.

orlando

P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com

ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande "a tappeto", e soprattutto personali. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



Allegati

Commenti

Parere su scarpe con piastra e quantità di carboidrati

Caro Orlando,
mi appresto ad affrontare la mia 20ª maratona di questi ultimi tredici anni, il giorno della gara avrò già compiuto il mio 53º compleanno.
Sono stato sempre un fan delle scarpe con piastra nonostante i miei modesti tempi, chiudo normalmente le maratone tra le 3:37:00 e 3:40:00 ma ultimamente, un fallimento a febbraio, ha messo in crisi la mia scelta.
Volevo un tuo parere sulla scelta delle scarpe per le maratone per i podisti amatori “competitivi” ma tapiri come me.
Inoltre, volevo sentire la tua voce anche sulla quantità di carbo da utilizzare in gara, io normalmente mi attesto sui 60 g ora utilizzando una miscela 1:0,8.
Grazie anticipatamente.

Saluti,
Giacomo

james7326/09/2026 18:30:52

amatore vs elite

ho una domanda su questo passaggio:
"Inoltre affrontano la maratona in circa due ore, mentre molti amatori restano in gara per tre, quattro o più ore, con un dispendio energetico complessivo molto maggiore."
non credo che il maggiore tempo sia il fattore che influisce sul maggiore dispendio energetico, sappiamo infatti che il dispendio energetico è direttamente proporzionale alla distanza a prescindere dalla velocità. credo piuttosto che nella media degli amatori ci sia un dispendio maggiore sia per minore economia di corsa, sia per peso non ottimizzato, sia per la tendenza a non correre in maniera uniforme. Inoltre sempre nella media degli amatori il corpo ha minori capacità di immagazzinaggio di glicogeno ed è meno abituato a correre in uno stato di deplezione, quindi il cervello inizia a mandare segnali di riserva molto prima. Il maggior tempo impiegato è anzi spesso un punto a favore dell'amatore (o dovrebbe esserlo) in quanto tendenzialmente sposterà la miscela di carburante dal lato dei grassi proprio per preservare il glicogeno, invece la scarsa economia è quella che sposta dal lato opposto, un amatore disperde più energia a pari velocità quindi ha bisogno di produrne di più quindi il corpo è costretto a usare un po' più di combustibile nobile. in questi delicati equilibri probabilmente risiede il fatto di prendere il muro o meno

Davide D28/09/2026 09:44:33

Scarpe con piastra e quantità di carboidrati

Non è semplice valutare l'effetto delle scarpe con lamina di carbonio per un maratoneta del tuo livello.

Spesso si fa riferimento al ritmo di corsa per stabilire se si possa sfruttare efficacemente l'effetto "molla" della lamina, ma questo non è l'unico fattore da considerare. È vero che chi corre più veloce tende generalmente a trarne un maggior beneficio, ma è altrettanto importante valutare la tecnica di corsa.

Se sei un maratoneta che procede prevalentemente "tirando di cosce", l'effetto della lamina risulta piuttosto limitato. Se invece corri con una buona azione di spinta del piede, la lamina riesce a immagazzinare e restituire energia, accompagnando e supportando il gesto tecnico.

In genere, gli atleti più veloci presentano anche una spinta del piede più efficace e sono quindi in grado di sfruttare meglio le caratteristiche di queste scarpe.

Considera inoltre che, in uno studio specifico sugli effetti delle scarpe con lamina di carbonio, è emerso che alcuni maratoneti keniani non hanno ottenuto alcun vantaggio significativo dal loro utilizzo. Questo conferma come la risposta a questo tipo di calzatura sia molto individuale.

Per quanto riguarda l'integrazione durante lo sforzo, la quantità di carboidrati da assumere dipende da numerosi fattori personali e ambientali. Un apporto di circa 60 grammi all'ora rappresenta comunque un buon riferimento.

Come riportato nella NL, con l'allenamento è possibile aumentare progressivamente la capacità di assorbimento intestinale dei carboidrati, ma è necessario un vero e proprio allenamento specifico dell'apparato digerente, da sviluppare nel tempo durante le sedute più lunghe e impegnative.

orlando28/09/2026 10:37:26

amatore vs elite_2

Nelle tue osservazioni hai evidenziato in modo preciso gli aspetti tecnici e fisiologici che influenzano la prestazione del maratoneta amatore rispetto a quanto intendessi esprimere nella frase che hai evidenziato.
Spesso, nel tentativo di contenere la lunghezza del testo, tralascio alcuni elementi che meriterebbero invece di essere approfonditi e messi maggiormente in evidenza.

Per questo motivo ti ringrazio per il contributo e per le puntualizzazioni che hai condiviso, che aiutano a completare e chiarire ulteriormente l'argomento.

orlando28/09/2026 10:45:01


Adeguamento normativa sulla privacy

Info privacy *
Ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) Ex D.Lgs. 196/2003 acconsento al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità previste per legge
Leggi l'informativa privacy