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La newsletter della settimana

23/04/2018

Anno 15 - Numero 438
Pericolo ipermotivazione

lunedì 23 aprile 2018





Probabilmente leggerai questa newsletter a Maratona di Londra già conclusa.In ogni caso, qui trovi le mie impressioni prima della gara.

Nel prossimo fine settimana sarò sul Lago Trasimeno per lo stage del 1° maggio. Iscrizioni aperte per tutti gli stages estivi.

Quest'anno sono state tantissime le richieste di iscrizione alla Maratona di New York, tanto che i pettorali sono in esaurimento. Per non perdere gli ultimi posti di New York 2018 e per Boston, Londra e Tokyo 2019, contatta Anna.

Orlando

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Pericolo ipermotivazione

Scrivo queste note pochi minuti dopo aver visto le immagini del collasso dello scozzese Callum Hawkins, in occasione della maratona dei Giochi del Commonwealth di domenica 15 aprile.
La causa della drammatica crisi fisica che Hawkins ha avuto è il colpo di calore. La mattina della maratona la giornata era calda (30°), con un forte irraggiamento, e quindi c'erano i presupposti per una prestazione fisica condizionata da situazioni ambientali sfavorevoli per le corse di resistenza.
Hawkins è un corridore molto forte, vanta un primato di 2h10'17” in maratona e 1h00'00” nella mezza maratona, ed è esperto, poiché è arrivato 4° ai campionati del mondo di maratona di Londra del 2017.
Quanto gli è accaduto non è tanto comune per gli sportivi, ma ogni tanto succede che un maratoneta sia vittima di una forte crisi di calore. Potrebbe far effetto pensare che le vittime siano spesso corridori professionisti, dotati di grande esperienza e sensibilità, ma sono proprio loro le vittime più facili dei colpi di calore.
Come afferma il fisiologo Marcora, il corpo non dispone di un efficiente sistema di controllo del calore, che si attiva in maniera indipendente dalla volontà dell'atleta. Questo sistema di controllo dovrebbe frenare l'attività dei muscoli che quindi dovrebbero smettere di lavorare e di produrre calore, che altrimenti supererebbe la quantità che il corpo è in grado di smaltire.
Nei maratoneti iper motivati, quindi fortemente determinati a conseguire una specifica prestazione fisica - che può essere la vittoria di una gara o il conseguimento di una determinata prestazione cronometrica – i segnali che provengono da corpo e che sono soggetti al controllo volontario possono non essere presi in considerazione.
La forte motivazione di alcuni corridori porta a non ascoltare i segnali di alterazione fisica, che alcune strutture nervose deputate al controllo dell'omeostasi attivano.
Le immagini della crisi di Hawkins rilevano questo specifico aspetto, correlato in questo caso all'ipetermia. L'atleta continua a correre anche quando il corpo non è più in grado di sostenere lo sforzo richiesto, portando ad un peggioramento della situazione fisica.
Difficile affermare che se Hawkins avesse rallentato il ritmo, riducendo così lo stress fisico, avrebbe potuto finire la gara. Il vantaggio che lo scozzese aveva sul secondo era molto ampio, praticamente 2', ed avrebbe potuto gestire il distacco. All'arrivo mancavano meno di 3km e Hawkins avrebbe potuto rallentare il ritmo di 40”/km.

Se il fatto così drammatico che ha condizionato la prestazione di Hawkins succede occasionalmente, ci sono però ricorrenti situazioni che interessano gli amatori. Recentissimi esempi fanno riferimento alle maratone di Roma e Milano, corse l'8 aprile. In quella giornata la temperatura dell'aria era di 20-21°, non certo temperature da considerare calde in senso assoluto, ma nelle settimane precedenti praticamente nessuno in Italia si era allenato con temperature simili visto che la variabilità del clima è stata molto forte (il Burian è passato in Italia ancora nella terza settimana di marzo). Senza un buon adattamento del meccanismo della termoregolazione, non è ben sviluppata la capacità di eliminazione del calore prodotto sotto sforzo e quindi l'efficienza fisica è condizionata. In queste circostanze le capacità prestative del corpo sono inferiori rispetto al potenziale, e i podisti dovrebbero tenerne conto, valutando di ridurre il ritmo di corsa. L'ipermotivazione conseguente al forte desiderio di ottenere in ogni caso la migliore prestazione cronometrica possibile, porta a sottovalutare gli effetti di un contesto ambientale non favorevole. La conseguenza più semplice è il calo di rendimento, che può manifestarsi anche dopo solo qualche chilometro, quando i centri nervosi percepiscono che l'ambiente circostante non è ottimale per un'alta prestazione fisica. I meno motivati sul piano agonistico si adeguano, rallentando il ritmo di corsa. Gli altri tendono invece a resistere, “stringendo i denti” fino al punto in cui il corpo non è più in grado di sottostare alla richiesta di produzione di lavoro.
Fermarsi a camminare è già un segnale di alterazione, ma può essere un atteggiamento che salva dal collasso che Callum Hawkins ha subito.




ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



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Commenti

nel mio piccolo...

Non posso che confermare l'analisi di Orlando.
Nel 2016, nel mio momento di forma migliore, piazzo il mio PB sulla 10k con 39'19
Soddisfattissimo punto alla successiva gara dopo due settimane, la domenica.
Percorso velocissimo, ottime sensazioni in allenamento.
Il venerdì sera dopo l'allenamento si alza lo scirocco, il sabato la temperatura sale di botto di 8/9 gradi.
La domenica pomeriggio, sole estivo.
E niente parto comunque col mio ritmo ma a metà gara mi fermo...morto, svuotato, incapace di proseguire...

alfiofer23/04/2018 08:50:49

Riflessione

Ho visto le immagini, ma più che rimanere abbastanza scioccato dall'ultimo km di Hawkins, sono rimasto molto più scioccato dall'indifferenza dell'atleta australiano, che, vedendo il collega a terra, non solo non pensa minimamente di sincerarsi delle sue condizioni, ma non si degna neanche di volgere lo sguardo, tirando dritto come se niente fosse. Avendo un largo margine non avrebbe perso nulla fermandosi per qualche secondo, avrebbe vinto comunque, e ne avrebbe guadagnato sicuramente in simpatia e umanità..

Pino23/04/2018 10:54:05

Caldo improvviso

L'analisi di Orlando descrive con una precisione impressionante il mio disagio a correre quando ci sono sbalzi notevoli di temperatura verso il caldo, con molto irraggiamento, anzi mi pare che l'irraggiamento conti più della temperatura rilevata. se arriva il caldo improvviso, non sono in grado di competere. Imbarazzante, ora che "non c'è più la mezza stagione"!

Marco Piedinovi23/04/2018 21:45:38