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La newsletter della settimana

12/01/2026

Anno 23 - Numero 585
La mia esperienza tecnica a Iten

Torna la newsletter, che stavolta ti parla degli spunti tecnici che ho raccolto dalla mia esperienza in Kenya.

Qualche comunicazione di servizio:

E' uscito il calendario degli stages programmati per il 2026.Quest'anno in particolare chiedo di rispettare le scadenze di iscrizione, perché voglio confermare ogni stage per tempo.

Stage a Peschiera del Garda dal 28/29 gennaio al 1 febbraio già confermato. Per informazioni scrivi a Ilaria.

Viaggi per gare all'estero:

Berlino 2026, Chicago 2026, Tromso 2026: prenotazioni aperte.
Altri eventi con prenotazioni aperte consultabili QUI

New York 2026: se sei interessato manda una mail a Anna che ti avviserà quando usciranno programmi e prezzi (tra fine gennaio e inizio febbraio)

Buona lettura

Orlando

P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com

La mia esperienza tecnica a Iten

Era da tempo che desideravo andare in Kenya per fare un'esperienza tecnica come allenatore. Ero attirato dalla possibilità di scoprire il contesto in cui si allenano e vivono centinaia di corridori di alto livello. È stato un periodo molto intenso, interessante e ricco di stimoli. Oltre a vedere come e dove si allenano questi campioni, ho avuto l’occasione di vivere a stretto contatto con il gruppo di corridori del team di Ferrara, di accompagnarli negli allenamenti e di condividere le sensazioni provate durante la preparazione, verificando e valutando i parametri fisiologici relativi agli sforzi di specifici allenamenti svolti tra i 2100 e i 2500 metri di quota.
Ciò che ho trovato a Iten, la base del raduno situata a 2500 metri, ha superato le aspettative che avevo prima della partenza. Qui risiedono migliaia di corridori keniani che sperano che allenarsi accanto ai campioni possa permettere loro di migliorare, gareggiare all’estero e cambiare così il loro modesto stile di vita. Come riporta un cartello all’ingresso del paese (12 mila abitanti), Iten è la “casa dei campioni”, e qui è nata e si allena un’altissima concentrazione dei corridori più forti al mondo. Sorge quindi spontaneo domandarsi cosa ci sia alla base di questa particolare circostanza.
Gli effetti del correre a questa quota sono uno degli aspetti rilevanti. A mia figlia Chiara sono bastate 2 settimane di preparazione per verificare un miglioramento prestazionale degli allenamenti al rientro in Italia. Ciò che mi ha fatto riflettere in modo particolare sono i percorsi di allenamento, perché a Iten non è possibile correre in pianura. Se si vuole percorrere 520m in piano si corre sul perimetro di 2 campi da calcio.
Ogni allenamento per forza include il 45% di salite di varia pendenza e lunghezza, il 45% di discesa e il resto di “più o meno indicativa” pianura.
Ogni seduta è quindi occasione di potenziamento muscolare e, considerando che le strade sono praticamente sassose, la reattività muscolare è molto stimolata. In questo ambito il cronometro è inutile, perché ogni rilevamento è condizionato. La corsa a sensazione ti fa sopravvivere e ti aiuta e stimola a conoscerti meglio. Si torna quindi alla corsa naturale, non di stile e meccanica come si pensa da noi, ma volta all'ascolto del proprio corpo sotto sforzo per gestirlo adeguatamente in relazione all'ambiente. Si deve considerare che è molto difficile svolgere una seduta di rigenerazione su questi percorsi, ma non ci sono alternative. Si impara dai keniani: si corre piano piano perché le salite sono sempre presenti a ogni seduta.
E quando si fanno gli allenamenti cosiddetti specifici, si affrontano percorsi meno impegnativi ma la salita è sempre presente, più diluita.
Anche in questo caso l'uso del cronometro è relativo perché si alterano chilometri svelti ad altri meno veloci, sempre a causa delle salite e spesso del vento. Non ci si illude quindi di fare allenamenti perfetti. Non ci si confronta con il cronometro ma con la natura circostante.
Gli allenamenti basilari per i keniani sono classici: salite il martedì (ho visto una seduta di 8km di ripetute di 200-300m), fartlek il giovedì (10-12km alternando prove di 1' e 2' con la durata del recupero – che non è mai di corsa lenta - uguale alla duranta della prova, sabato il lungo che non è mai lento.
Le sedute di rigenerazione sono davvero di rigenerazione, tanto sono "imbarazzanti" i ritmi di corsa.
L’esperienza a Iten mi ha insegnato che la vera forza della corsa nasce dall’ascolto del corpo e dall’adattamento all’ambiente. Qui il cronometro conta poco: ciò che fa la differenza è la continuità, la resilienza e la capacità di trasformare ogni allenamento in crescita naturale.

orlando

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ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande "a tappeto", e soprattutto personali. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



Allegati

Commenti

La testa!

Due passaggi della newsletter che noi amatori dovremmo tenere sempre in mente:
"Non ci si illude quindi di fare allenamenti perfetti" e "rigenerazione, tanto sono "imbarazzanti" i ritmi di corsa."
La testa, per quanto siano fattori importanti per prevedere l'esito di una prestazione, non si dovrebbe far condizionare dal cronometro , dai km , dal percorso in quanto elementi che potrebbero generare stress.
Se atleti di alto livello si possono concedere una corsa a ritmi "imbarazzanti ", perché non cogliere
anche noi questa opportunità di recupero attivo e allenante?
Sempre spunti interessanti Orlando!
Grazie

crespino11/01/2026 10:33:54

Cosa c'è per l'"amatore medio"?

Spunti molto interessanti come sempre.

Al di là del condivisibile "non ci si illuda di fare allenamenti perfetti", dal tuo punto di vista quali sono le lezioni che si può portare a casa l'amatore medio che ti segue (ritmi non da top runner, che si allena non in altura, e probabilmente non più di una volta al giorno)?

Alcune mie curiosità, ad esempio sono queste:

- se il ritmo "imbarazzante" di un top che corre la maratona più veloce di 3'/km è più lento di 5'/km, un amatore da 5'/km sulla maratona dovrebbe davvero fare le corse rigeneranti a 7'/km?

- anche un amatore che si allena non tutti i giorni dovrebbe inserire corse rigeneranti? (in fondo, i giorni in cui si allena sono ancora più rigeneranti di una corsa molto lenta...)

- un amatore dovrebbe insistere di più sulla forza, possibilmente inserendo salite in quasi ogni seduta (chi abita in Pianura Padana, ovviamente, deve rassegnarsi alla palestra :-) ?

Grazie

Daniele12/01/2026 17:34:40

ascoltare il proprio corpo

una domanda: i kenyani usano il cardiofrequenzimetro? a volte ho l'impressione che tanti occidentali si concentrino sul voler mantenere per forza una certa frequenza cardiaca, quando le sensazioni che arrivano dal corpo siano comunque di essere troppo affaticati, forse questo è il principale insegnamento da cogliere: quando si deve recuperare bisogna gurdare meno metriche e ascoltare di più le sensazioni?

Davide D12/01/2026 17:42:08

Cosa c'è per l'"amatore medio", risposte

Le domande che hai posto sono legittime e in effetti la lezione più grande che un amatore può portare a casa non è “copiare” i top runner keniani ma capire i principi che stanno dietro ai loro allenamenti e adattarli alla propria realtà.



Riporto qui sotto le mie considerazioni alle tue domande



1. Ritmi rigeneranti: ha senso andare così piano? Sì, entro certi limiti. Il punto non è il numero in sé, ma l’obiettivo: una corsa rigenerante deve permettere al corpo di recuperare attivamente. Per un amatore che corre la maratona a 5’/km, un rigenerante a 6’30”-7’/km può avere senso se serve a smaltire fatica e mantenere volume senza stress aggiuntivo. Non è obbligatorio andare così piano, ma è utile avere un ritmo “di sicurezza” che non affatichi.

2. Serve il rigenerante anche se non ci si allena tutti i giorni? Dipende dal carico complessivo. Se un amatore corre 3–4 volte a settimana, spesso il semplice alternarsi di giorni ON/OFF fornisce già un buon recupero. Ma quando una seduta è particolarmente impegnativa (lunghi, qualità), una corsa molto facile il giorno dopo può comunque aiutare a recuperare meglio rispetto al riposo totale. Non è indispensabile ma è utile.



3. La forza: quanto deve insistere un amatore? Molto più di quanto si pensi. La forza è uno dei pilastri che permette di correre meglio, prevenire infortuni e sostenere i carichi.

un lavoro di forza generale costante (palestra o corpo libero)

salite brevi o medie inserite periodicamente (ogni 10-15 giorni)

un minimo di lavoro pliometrico controllato (il più semplice sono i saltelli con la corda)

Per chi vive in pianura può tranquillamente compensare con lavoro in palestra, circuiti di forza e tapis roulant inclinato.

orlando12/01/2026 18:57:31

Ascoltare il proprio corpo, risposta

A me sembra che il cardio sia poco utilizzato, anche se è difficile esserne certi perché ormai quasi nessuno usa più la fascia e quindi non è immediato capire chi lo stia monitorando.
I keniani, come molti atleti europei, si affidano ai pacer per tenere il ritmo e non si preoccupano troppo dell’andatura: basta restare vicino alla bici. Le donne, inoltre, hanno quasi sempre almeno un uomo che le “tira”, così da svolgere l’allenamento esattamente come previsto.

Personalmente considero i valori del cardio soprattutto per analizzare a posteriori l’esito di una seduta e le risposte fisiologiche allo sforzo. L’andamento delle pulsazioni è utile per studiare diversi aspetti della sollecitazione sull’atleta e per confrontare i dati nel tempo, così da valutare gli adattamenti.
Chiedo agli atleti di usarlo non per gestire la seduta, ma come fonte di informazioni fisiologiche.

orlando12/01/2026 19:10:16


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