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La newsletter della settimana

09/02/2026

Anno 23 - Numero 587
La soluzione alla crisi è l'allenamento

Ciao a tutti,

per quanto riguarda gli stages, lo scorso weekend si è svolto il primo del 2026, a Peschiera del Garda (QUI alcune foto).
Per tutti gli altri stages in programma nel 2026, iscrizioni aperte.

Per quanto riguarda lo stage in Kenya, per il momento vi confermo che SI FARA'. Ci tengo a sottolineare che sarà sì una vacanza, ma SOPRATTUTTO un'esperienza tecnica, quindi non sarà solo un bel viaggio da condividere sui social, ma un periodo di allenamento. Per questo motivo sto lavorando sul programma, perché correre a Iten e correre a casa o correre a Livigno NON E' LA STESSA COSA.
Se sei interessato al running camp a Iten – Kenya – e non hai ancora compilato il sondaggio, ti chiedo di farlo al seguente link:
Vai al sondaggio sul running camp in Kenya

Viaggi per gare all'estero:

Ultima chiamata per Chicago e New York 2026 (meno di 100). Previsto esaurimento in qualche giorno.
Berlino 2026 continuano le prenotazioni.
Aperti gli eventi di Amsterdam (42km e 21km), Valencia 42km. Per la mezza di Valencia sono aperte le prenotazioni per coloro che avevano effettuato la priorità, dal 20/02 apriranno a tutti ma puoi già manifestare il tuo interesse.
Per i viaggi manda una mail a Anna.

Buona lettura

Orlando

P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com

La soluzione alla crisi è l'allenamento

La maratona affascina molti podisti perché è una contraddizione vivente: è una prova impegnativa, a volte durissima, eppure chi la corre la descrive come un’esperienza straordinaria. È una corsa lunga, imprevedibile e logorante, e proprio per questo esercita un fascino irresistibile che spinge a ripeterla, anche quando le esperienze precedenti sono state segnate da grande fatica. La gratificazione non nasce dall’assenza di fatica, ma dal fatto che la fatica stessa è parte integrante della corsa. La maratona ti porta a superare i tuoi limiti e, proprio per questo, tagliare il traguardo è profondamente appagante.
Questa è la dimensione romantica della maratona. Quella più concreta, invece, è fatta di una fatica crescente, chilometro dopo chilometro, che porta il corridore a procedere con sofferenza e a chiedersi quando finirà il disagio.
Durante la crisi il podista mostra un evidente calo dell’efficienza biomeccanica: la spinta si indebolisce, aumenta il tempo di contatto al suolo e si riduce la fase di volo. Per compensare, la cadenza tende a salire mentre la lunghezza del passo diminuisce, rendendo il gesto meno efficace. La causa della stanchezza che genera la crisi è semplice e ben nota: l’esaurimento delle riserve energetiche. È quasi banale ribadirlo, perché ogni maratoneta sa che la crisi arriva quando i muscoli restano a corto di carburante — il glicogeno, non i grassi. Al di là delle strategie alimentari pre-gara (tema spesso complicato da mode e protocolli discutibili basati sul “sentito dire”) e dell’integrazione in corsa, il problema rimane lo stesso: il consumo energetico supera la disponibilità.
La soluzione, quindi, non è “risparmiare” accorciando il passo o correndo con il bacino basso — strategie che portano solo a rallentare e a peggiorare l’economia di corsa — ma diventare un corridore realmente economico. Il maratoneta efficiente è quello che riesce a mantenere il ritmo gara per molti chilometri senza variazioni fisiologiche significative. Questo risultato dipende dall’allenamento, non da artifici tecnici improvvisati. Per diventare un maratoneta economico servono decine e decine di chilometri a ritmo gara, una quantità di lavoro che si avvicina più al migliaio che a qualche centinaio. Pensare di preparare una maratona in 3–4 mesi è realistico per completarla dignitosamente con 4 sedute di lunghissimo e altrettante di corsa media-ritmo gara, ma non per diventare uno specialista della distanza: un atleta capace di correre in modo efficiente, senza sprechi energetici, fino al traguardo.
Osservando i maratoneti di alto livello, la fase specifica di preparazione dura oltre quattro mesi. Considerando che corrono due maratone all’anno, significa che si allenano da maratoneti per circa dieci mesi su dodici, accumulando centinaia — spesso migliaia — di chilometri all’andatura di gara. Un maratoneta che punta alla specializzazione arriva a svolgere una decina di sedute da 30–35 km, nelle quali almeno un terzo del chilometraggio è corso al ritmo maratona. A queste si affiancano altrettante sedute più "brevi" (20-25km), ma con una quota ancora maggiore di chilometri eseguiti al ritmo gara.
In definitiva, la maratona non fa sconti: quando le energie si esauriscono, resta solo ciò che hai costruito con mesi di lavoro. È lì che emerge il vero maratoneta, quello che ha trasformato migliaia di chilometri in efficienza, resilienza e capacità di tenere il ritmo quando tutti gli altri crollano.

orlando

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ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande "a tappeto", e soprattutto personali. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



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Commenti

Maratoneti si diventa negli anni

Sagge parole, Orlando, sagge parole.

james7308/02/2026 19:16:11


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