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La newsletter della settimana

24/02/2020

Anno 17 - Numero 473
Il Critical Power

lunedì 24 febbraio 2020

Prima di lasciarvi alla lettura di questa newsletter, l'avviso dell'agenzia Terramia con la quale collaboro da decine di anni, e che riguarda anche il Gruppo Pizzolato e chi ha prenotato il viaggio a Tokyo con me:

“Terramia rimborsa per intero anche il pettorale della maratona, nonostante le differenti condizioni previste dalla Maratona di Tokyo (il pettorale non sarebbe rimborsabile)”

Buona lettura!

Orlando

P.S.: Se non vuoi più ricevere mie comunicazioni, clicca sui link di disiscrizione alla fine della mail. Se clicchi per errore, fallo presente con una mail indirizzata a pizzolato@orlandopizzolato.com

Il Critical Power

In questi giorni sto “spulciando” i dati dello studio fatto nel 2017 in preparazione di “Breaking2”. Per svariati mesi, dall'autunno 2016, sono stati studiati corridori di alto livello che potenzialmente potevano essere selezionati per cercare di correre la maratona in meno di due ore, e i ricercatori li hanno sottoposti ad una serie di test da laboratorio e da campo. Le prove sono state davvero tante, tra queste la soglia anaerobica, la soglia ventilatoria, il VO2max, il costo metabolico e altri ancora. I dati servivano per capire su quali corridori puntare per correre a 2'51”/km per l'intera distanza della maratona.
Non è stato semplice selezionare i tre maratoneti che avevano questo potenziale, ed anche se alla fine Kipchoge non è riuscito per poco a finire la maratona in meno di due ore, è emerso che solo lui aveva un potenziale maggiore rispetto agli altri due, Tadese e Desisa, anche se i test non avevano evidenziato dati da “superman”, diversamente dagli altri due che avevano valori di capacità aerobica più elevata. Ciò rileva che i test non sono proprio così attendibili nel predire il rendimento reale di un corridore, perché queste prove vengono fatte in condizioni ideali o, meglio, quando l'atleta è riposato, muscolarmente fresco, e pronto ad esprimere al meglio il suo rendimento. In queste circostanze è evidente che il rendimento è lineare perché favorito appunto dal “benessere” (stare bene) del corridore.
I test, siano essi di laboratorio o da campo, devono considerare gli aspetti del “mondo reale”, e questo avviene all'incirca dopo i 30km per un maratoneta, negli ultimi minuti della competizione (10km e mezza maratona) per un fondista, nelle ultime centinaia di metri per un mezzofondista (800 e 1500m).
Per quanto ovvio possa sembrare, la fatica ha effetti differenti su ogni atleta, sia a livello metabolico, sia meccanico. Se alla partenza di una gara sono numerosi i corridori che possono ambire alla vittoria o conseguire un record, il corridore che vince è quello che subisce meno il deterioramento delle variabili condizionate dalla fatica.
Quanti corridori riferiscono che fino ad un certo punto della gara andava tutto bene e che nel giro di poco tempo, o di pochi metri, il rendimento ha cominciato a calare sensibilmente? Con riferimento ai maratoneti, si parla di “muro”, ma questo “blocco” di rendimento è riscontrabile anche su distanze ben più corte dei 42km.
I fisiologi hanno definito questo “blocco” in modo diverso da quanto si sente dire tra gli amatori. Loro, già negli anni '60, lo chiamavano “critical power” (CP). Il CP è il passaggio da una zona di confort, nella quale si corre senza rilevare elevato disagio, ad un fase di sforzo nella quale l'impegno è molto più alto, tanto che la tenuta del corridore si esaurisce rapidamente.
Un maratoneta come Kipchoge corre la maratona al 96% della CP, mentre altri corridori di alto livello non riescono ad esprimere una tale efficienza (e per questo gli arrivano dietro).
I fisiologi titolari degli studi condotti con il Breaking2 hanno sottoposto gli atleti ad una serie di prove nelle quali si cercava di capire il momento del deterioramento fisiologico. Il test del CP veniva corso dopo 40 e 80 minuti, e si è visto che non c'era scadimento di efficienza, mentre dopo 120 minuti di corsa i corridori non erano più in grado di mantenere a lungo la velocità del CP. Non si tratta di una novità ovviamente. Questa situazione l'avevamo già sondata al Cus Ferrara con il Supertest che il professor Conconi aveva approntato per identificare la resistenza specifica del maratoneta.
Non è detto che la CP debba però calare dopo aver corso a lungo, ed è la conseguenza di un ridotto adattamento fisiologico e muscolare. L'efficienza sul piano metabolico e meccanico dopo aver corso a lungo a ritmo da gara non la si ottiene solo facendo sedute di tanti chilometri (come pensa la gran parte dei maratoneti amatori), ma specialmente quando si raggiunge spesso il CP durante gli allenamenti, e se lo si supera.
Allenarsi ogni tanto oltre il CP, in quella che i fisiologi del Breaking2 hanno identificato come capacità anaerobica (CAN), è utile perché si può attingere un po' di energia anche dal meccanismo anaerobico. La CAN si deteriora molto durante la corsa a ritmo maratona. Nei test svolti durante il Breaking2, del 10% dopo 40' a ritmo gara, del 18% dopo 1h20'e del 23% dopo due ore di allenamento.
Chi vuole preparare bene la maratona, deve valutare di non fare semplicemente le sedute classiche: oltre al lunghissimo e al ritmo maratona (o corsa lunga svelta), fare allenamenti in cui sembra che “manchi il fiato”, o manca davvero, aiuta ad aumentare la capacità di correre vicino al CP senza che questo sia “critico”.

orlando




ATTENZIONE:
I commenti sono molto graditi, ma ti prego di non usare questo spazio per fare domande. Non è un servizio di consulenza ed è veramente difficile per Orlando fare fronte alle numerose richieste che arrivano dalle pagine del sito, dalla bacheca, dal blog, da Facebook, Twitter, telefono, email...



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