Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

Edizione 2007

Il racconto di Romano

La mia maratona di New York, novembre 2007



Di correre a New York nel 2007 lo avevo deciso già da tanto tempo. E’ l’anno dei miei 30 anni, ed era tanto che mi sentivo chiedere quando avrei corso nella Grande Mela; e naturalmente tanta era la curiosità, l’eccitazione all’idea di tagliare il traguardo di Central Park. Se è vero che tutte le maratone, tutte le gare di 42km e qualche metro in più richiedono lo stesso numero di passi, nessuna al mondo ha la stessa fama. L’iter dell’iscrizione inizia ben un anno prima dello start, e anche la spesa da affrontare non ha uguali…

Giovedì 1 novembre, Roma. Piove. E’ Luca a portarmi in aeroporto, proprio l’amico fedele di anni di allenamenti e gare. Il volo è molto lungo, ma eccitante, più della metà dei passeggeri attraversano l’Oceano per correre. Atleti del centro e sud Italia. Vicino a me ho Barbara di Cagliari, forse è un segno. Si compie il rito delle lancette che tornano indietro, di 5 ore (ci sarà il passaggio all’ora invernale proprio nella notte precedente la Maratona). Prima dell’atterraggio riceviamo anche l’in bocca al lupo del pilota, anche quello è inedito. All’aeroporto Kennedy ci aspetta una lunghissima fila per il controllo passaporti, per le impronte digitali (qui sì e da noi no ? mah..) e la foto. Altre impronte lasceremo domenica, altre foto ci scatteranno. Passiamo anche la dogana, gli aminoacidi a catena ramificata non vengono per fortuna sequestrati… Subito dopo troviamo gli operatori di Terramia, il Tour operator che ci ha portato fin qua. Non voglio fare pubblicità, e so che anche i corridori degli altri gruppi si sono trovati bene, ma davvero devo dire che tutto il team, numeroso, è stato efficiente e molto disponibile durante tutto il soggiorno americano. Dopo 45 minuti di pullman siamo all’hotel, Sheraton Tower a Times Square. E’ qui che conosco Gianluigi, chirurgo romano, che sarà il mio compagno di stanza. La sua calma sarà spesso un contrappeso prezioso alla mia tensione in vista di domenica… E soprattutto con immenso piacere ritrovo Linda, dopo Livigno 2005 e Venezia 2006, rieccola con me a New York come tifosa d’eccezione. Senza di lei questo viaggio non sarebbe stato lo stesso, grazie campionessa. Linda sta al 33mo piano, noi al decimo, Orlando ancora più su... Dopo una cena non proprio da maratoneti (da Sbarro, abbastanza conosciuta come catena da quelle parti) e una prima passeggiata a Times Square, si va a letto. Qui è mezzanotte, ma in Italia sono già le 5. Ma quanto è lontana in questo momento l’Italia…

Venerdì 2 novembre. Siamo convocati molto presto, alle 7.30, per la foto di rito con il Gruppo Terramia. Qualcuno, anzi tanti, gia corrono per Central Park. Io no, per tensione, pigrizia, e perché un venerdì mattina prima di una maratona non corro, ecco perché. Scattiamo foto con Teocoli e la Caporale, loro non corrono, mentre i ‘Vip’ domenica saranno tanti, dalla moglie di Tom Cruise alla Santanché. Torniamo presto in hotel perché prima delle nove già si parte per il tour di Manhattan, più di 4 ore di gita con la sosia della Fallaci come guida. Passiamo in posti che sono storia, del presente e di un passato recentissimo. Tornano in mente le immagini viste mille volte in TV. Ma se tornano in mente dove sono accadute effettivamente, l’effetto è diverso, molto impressionante. Dopo il giro turistico Linda ed io troviamo un posto ‘sano’ per pranzo, cosi faccio il pieno di insalata e macedonia. Si passeggia, il cielo è limpidissimo e non fa neanche freddo… Nel pomeriggio si va all’Expo dell’ING New York City Marathon. Per chi ha corso in Italia, è come l’Expo di Firenze o di Roma, ma credo in venti volte più grande, si trova di tutto, naturalmente legato al mondo della corsa. E anche i prezzi sembrano ragionevoli. Si respira bene l’aria che quasi ci soffocherà due giorno dopo… Giriamo per gli stand, ritiro il pettorale, conosciamo anche il percorso in varie versioni. Già cala il buio, andrei volentieri a riposare ma Linda mi convince a mettere le scarpe da corsa e così dall’hotel ci avviamo verso Central Park, prima di arrivarci tocca affrontare uno slalom sulla 7ma Strada tra pedoni, bici, macchine e altri podisti... Corro per 45 minuti circa, di solito non lo faccio mai il venerdì precedente, ma siccome anche ieri sono rimasto fermo.. Avverto un po’ di tensione, anche se il Parco che ci circonda è davvero bello... Penso alla calma che ci regna, e alla frenesia che vivremo domenica... Cosi dopo un po’ lascio Linda proseguire e me ne torno in hotel. In serata usciamo con Gianluigi, Linda, e con Athena e Luig, il suo ragazzo, carissimi amici di Roma che sono qui in vacanza. Una cena in un ristorante italiano, tanto per rifornirci di carboidrati...

Sabato 3 novembre. Anche oggi la sveglia suona molto presto, ci avviamo a colazione e mentre Gianluigi sorseggia con molta calma il suo tè (naturalmente io nel frattempo mi sono già drogato con due cafè), escogito cosa fare in mattinata... Decido di starmene un pochino da solo, e in effetti questa mattinata rappresenterà l’unico momento in cui da solo affronterò la Grande Mela. Anzi, no, domenica mattina anche si sarà soli, o quasi... Mi avvio con la metropolitana (sicura, veloce, e in funzione 24 ore su 24) verso la parte bassa di Manhattan (chiamata Downtown infatti), tappa shopping al negozio della Levis dove i prezzi per noi europei sono davvero molto convenienti (come del resto anche in altri negozi). Proseguo la passeggiata su Broadway e a pranzo ritrovo Linda e Gianluigi. Con loro ci avviamo quindi al nostro hotel dove è in programma l’attesissima conferenza pre-gara di Orlando Pizzolato. Per i pochi che non lo sanno, Orlando ha vinto a New York nell’84 e nel 85 e con lui ho preso parte a due stage di atletica a Livigno, in Valtellina. La conferenza è piacevole, anche se lunga. La presentazione di Orlando è molto interessante, mentre le domande dei partecipanti si dividono tra alcune pertinenti, altre davvero meno. Al termine, foto di rito con Orlando e Linda. Ormai mancano poche ore al via. La cena del sabato, come da programma, si tiene al mitico Rockfeller Center, al ristorante che si affaccia sulla pista di pattinaggio. Con noi ci sono due simpatici corridori di Tivoli, che saluto. La cena è europea, con i giusti ingredienti considerando l’impegno dell’indomani. La cena termina presto, bisognerebbe andare a dormire, ma con Linda non resistiamo ad una passeggiata prolungata a Times Square e ai suoi hotel incredibili, come il Marriot. Fortunatamente questa notte qui in America si torna all’ora invernale, una notizia bellissima per tutti noi corridori, un’ora di sonno in più...

Domenica 4 novembre. Il D-Day. E’ il giorno della maratona di New York, pettorale 2521. Come spesso in questi casi, gli occhi anticipano la sveglia. Alle 04:45. Doccia, borsa, cafè giù in hotel e si parte. La reception è già gremita di corridori, ansiosi, eccitati, infreddoliti, ma prima di tutto felici. Fuori è notte quando prima delle 6 i pullman si mettono in moto per portarci verso il mitico ponte di Verrazzano. Vengono i brividi a scriverle, queste righe. Ci si gode lo spettacolo, in questo momento l’ultima cosa alla quale penso è quanto tempo impiegherò oggi per correre 42km. Anzi, 26,2 miles. Il trasferimento con il pullman è molto lungo, 1 ora se ricordo bene, in fondo sono 40000 persone da portare in uno stesso punto, anzi in uno stesso ponte, alla stessa ora. Si arriva nella zona di partenza e anche qui tutto è gigante, esagerato. Ci sono tre zone, contrassegnate da tre colori. Io e Gianluigi raggiungiamo la nostra, la zona blu. Qui ci sono stand per bere (di tutto, ma pur sempre analcolico...), mangiare, effettuare i proprio bisogni (per i non addetti ai lavori: è una cosa fondamentale!), ma anche prati per stenderci, visto che al via mancano ancora più di due ore. Io un po’ leggo, ieri ho trovato il Corriere in versione Manhattan Edition, poi m’intrattengo con il mio vicino, un signore svedese con tanto d’elmetto. Già incrocio atleti di tutto il mondo, già s’intuiscono le emozioni che ci accompagneranno per le (oltre) 3 ore successive. Unica pecca, la consegna delle borse (affidate a UPS, e tutte buste rigorosamente uguali e trasparenti) è molto caotica, soprattutto per chi ha il camion di deposito lontano (fortunatamente non è il mio caso, per la cronaca ho il camion 54, mentre, sempre per i numeri, in aereo occupavo la fila 42...). A meno di un’ora dal via, si aprono le cosiddette gabbie, vale a dire le zone divise mille a mille dove correremo. Questo sistema sembra fatto molto bene, anche se sono davvero in pochi a tentare di fare i furbi, almeno dove sono io. Il sole ci accarezza, sono le 09.30, si fa un po’ di riscaldamento, gli elicotteri volano nel cielo terso di New York, l’adrenalina cresce, una voce registrata da in varie lingue le ultime raccomandazioni. Pensi anche a cosa ci fai qui, a chi è davanti alla TV, a quando eri piccolo e sembrava un’impresa impossibile, al fatto che a casa sono le 16, a cosa starà facendo la Roma sul campo di Empoli. 09:50, i gruppi di mille sono fatti avanzare, quasi si corre, come fosse un giro di ricognizione, curva secca e improvvisamente ecco il ponte, immenso, nobile. I minuti prima delle ore 10 (il via sarà dato come da programma alle 10:10) sono per me difficili da ricostruire. Non so come, di certo non ho cercato in nessun modo di passare da qualche scorciatoia, ma mi ritrovo in prima linea, immediatamente dietro i 20 top runner, tra i quali i nostri Baldini (finirà 4°) e Pertile (6°). Davanti a me fotografi, cameraman, e una tipa che ci fa stare dietro una riga... Vedo Baldini e tutti gli altri (le donne sono partite da qualche minuto da un altro punto del ponte). Sono ora le 10:05, fra 5 minuti sarà dato il via, davanti a me ho 20 top runner, dietro di me 39980 (circa) appassionati.

10:09. Ormai non capisco più nulla, si aspetta e basta. Non ricordo il colpo di cannone, ma ricordo eccome i primi metri, con i top runner pochi metri davanti e soprattutto “New York New York” e la voce di Sinatra che ti trascina. L’emozione è immensa, e almeno per me, maggiore che all’arrivo. Vivere la partenza così, è già una vittoria, potrei quasi fermarmi qui.. Il ponte di Verrazzano è difficile da affrontare perché in salita, una lunga salita prima di una lunga discesa. Ti guardi intorno, non è facile trovare la concentrazione. Passano un paio di miles prima che la situazione si stabilizzi. Naturalmente vengo sorpassato da tanti atleti, logicamente vista la mia posizione di partenza. Superato il ponte, la strada si fa molto più agevole, sappiamo che le difficoltà le incontreremo più tardi. Succede allora un secondo evento clamoroso, dopo la partenza in pole position. Per anni l’ho visto in TV, su una bici. Per anni mi sono chiesto se fosse un atleta pulito o meno. Ora, è davanti a me. Visto il capellino e gli occhiali scuri, per fugare ogni dubbio, allungo leggermente e da davanti capisco che è proprio lui, il Signor Lance Armstrong, patron del Tour de France per sette anni consecutivi. Sono nel gruppo Armstrong. Io. Va forte, Lance, ma non resisto e cosi rimango con lui e gli altri del gruppo per almeno 3 miles. Ad un certo punto scambiamo anche qualche battuta, io e Lance. Il pubblico lo incita, Go Lance! E anche noi, in fondo. Ad un certo punto compare una moto con la telecamera, lo riprende, CI riprende. Sono nel Gruppo Armstrong. Ma ecco un cavalcavia, devo anche pensare al ritmo che tengo e così lascio andare Lance e il suo gruppo. Vivere la gara cosi è già uno spettacolo, potrei quasi fermarmi qui.. Raccontare il resto della gara km per km, anzi, miles per miles, non avrebbe molto senso. Perché questa maratona, almeno all’esordio, è completamente diversa da tutte le altre.

C’è il pubblico dall’inizio alla fine. 2 milioni di persone dicono, sempre sui due lati della strada. Tranne sui ponti, che sono incubi, perché si sale, e perché sei solo. C’è la gente che t’incita perché hai scritto Italia sulla maglietta (ci adorano da queste parti), e ci sei tu, che furbo, vai anche a cercare il tifo dei belgi, degli svizzeri, degli spagnoli, e anche dei portoghesi e dei francesi. Ci sono tantissimi sudamericani, soprattutto i messicani con la loro bandiera così simile alla nostra. Ci sono i rifornimenti di Gatorade sempre, sono troppi, mentre mancano i solidi, ci sono i bambini che ti danno il cinque e ragazzi più grossi che anche loro pensano di darti il cinque ma sono vere sberle (d’affetto). Non ci sono le spugne, ma ci sono gli spettatori con gli scottex. Poche curve, ma strade spesso dissestate. Guardi i cartelli stradali, i grattacieli, il Queens, il Bronx, Harlem, parli con gli italiani in gara (i sardi ovviamente ci sono anche qui), ringrazi chi tifa (vale a dire ringrazi tutti), cerchi di fare calcoli di conversione miles/km ma non ci riesci, è bello, ti diverti.

Poi ad un certo punto continui a divertirti, ma cominci anche a soffrire. Perché New York è anche una delle maratone più dure che ho corso. Mi vengono anche i crampi dopo il 30° (non succedeva da tanto, forse colpa della settimana), ma se rallenti, o se cammini, come mi è successo, ti passano davanti in centinaia, e soprattutto il pubblico non accetta segni di cedimento. You can get it, urlano. Si riparte, e allora sei tu che passi corridori in difficoltà. Sulla 1st Avenue il tifo diventa urla, decine di file di spettatori, e non siamo alla fine. Linus (ritirato), l’ha definita il Maracanà della Maratona, ci siamo. Ecco Central Park, alla fine risulterà meno difficile del previsto. Ancora tifo, emozioni, l’ultima Street, la curva, la salita, la sofferenza, il traguardo, tre ore 13 minuti dopo, Sinatra non canta più, le gambe si fermano, il mondo è tuo.

Medaglia al collo, foto di rito, recupero della borsa. L’immediato post-maratona è forse la parte più simile al resto del mondo, se cosi si può dire, perché ora siamo ancora in pochi (meno di 1750 tra uomini e donne hanno tagliato il traguardo) e dove siamo il pubblico non ha accesso. Anche se prima di uscire dalla zona corridori ci aspettano altri due chilometri di camminata.. Da notare che non ci sono massaggi (dicono che non servono... ma considerando le 80000 potenziali gambe da massaggiare, comprendo questa scelta). Gli addetti Terramia si fanno trovare molto facilmente e dopo poco siamo nei pullman. Il viaggio verso l’hotel è molto lungo, nonostante la breve distanza, la città è naturalmente paralizzata, ma nessun lamento, festa per tutti.

In hotel la NBC trasmette immagini in edizione continua, dopo la solita lunga e graditissima doccia, ritrovo in hotel Gabriella, una cara amica del primo stage a Bruxelles, ora avvocatessa a New York, e Linda. Mentre la hall si riempie di maratonete e maratoneti tutti stravolti ma felici, rilascio cosi le mie prime impressioni...

Prima di cena io e Linda partiamo per una lunga passeggiata, fino al Palazzo di Vetro, e lungo la 1st e Va Avenue. Non avverto una particolare stanchezza, ma solo felicità, non tanto per il tempo conseguito, ma per l’idea di aver finalmente domato questa regina tra le maratone. Questa sera la cena è abbondante, ci raggiunge anche Gianluigi, raggiante per la prima maratona conclusa. Facciamo anche visita al Party della Maratona, anche se arriviamo tardi qualcuno ancora balla. Si va a letto, domani l’avventura americana finisce. La medaglia è sempre al collo, mio e di altri 40000...

Lunedì 5 novembre. Il Day after inizia alle 06:30! Io e Gianluigi partiamo di buon mattino verso “l’Expo del lunedì” (eh si, qui tutto non finisce come in Italia la domenica...), che si svolge al Central Park, dove la maggior parte dei partecipanti ha anche preso parte al Pasta Party sabato sera. Prima pero di giungervi ci fermiamo a colazione e a comprare il New York Times, completo di classifica e foto. Il proprio nome sul NYT, altra soddisfazione... Ma già al cafè si materializza quanto preannunciato da tanti (e che già la sera prima avevo costatato): per tradizione (e per meritato senso di vanità, diciamola tutta) tutti noi maratoneti indossiamo la mitica medaglia dei finisher. Bene, in tanti, tantissimi, ci fermano e ci lanciano un dolcissimo “Congratulation!”, chiedendoci anche spesso impressioni e sensazioni... Ve lo immaginate, questo, in Italia? A metà mattinata ritrovo Linda, ultime passeggiate, acquisti, foto e souvenir, cartoline e altri cimeli. Va tutto molto veloce anche questa mattina, saluto Ilaria e Orlando, incontriamo in hotel Giacomo Leone (foto) e il Trio Medusa (foto bis), un saluto ai compagni di ventura e salgo nel mio pullman, quello del mio volo... La strada per l’aeroporto Newark è un lungo arrivederci a questa fantastica città, con Manhattan che piano piano lasciamo alle nostre spalle... Anche il volo di ritorno è colmo di corridori, si scambiano impressioni, risultati... Il volo trascorre molto bene e velocemente, siamo tutti stanchi e pronti a dormire, sfidando il nuovo fuso orario. Partiamo alle 1815 e sarà già l’alba di martedì quando sorvoleremo nuovamente il vecchio continente. Non troveremo più persone a farci le “congratulation”, si torna al quotidiano, ma New York è stata conquistata...

Chi mi ha letto fin qua deve essere davvero interessato al mio racconto! Grazie! In conclusione, consiglio a tutti di venire almeno una volta a correre qui, o anche solo a godersi lo spettacolo. Il percorso è difficile, ma il quadro, lo scenario, il tifo, l’assenza del tempo limite spiegano molto bene un dato significativo: a New York è praticamente impossibile non concludere la maratona. L’unico aspetto ‘negativo’ è quello della spesa da sostenere, ma se il prezzo da pagare è una vacanza estiva in meno, ne vale eccome la pena. Qualcuno già mi chiede se tornerò l’anno prossimo... L’anno prossimo no, ma tornerò.

Infine tengo a dire che qui, al traguardo di Central Park, da solo non ci sarei mai arrivato. Ringrazio tutte le persone che fanno il tifo per me, nella corsa come nella vita, le tante amiche e i tanti amici in tante parti del mondo. Ringrazio Orlando e Ilaria, Terramia, il Collemar-athon Club e il giornale Il Romanista. Infine un ringraziamento speciale a Linda e a chi fino al giorno della gara (e anche dopo..) mi ha dimostrato affetto e partecipazione. Come sempre, il pensiero va anche a chi fa il tifo da lassù.

Romano

Le mie riflessioni sull'edizione del 4 novembre 2007

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Classifica del gruppo Pizzolato [46,75 kB]

Le foto e i commenti del viaggio a New York 2007 - pagina 1

Il racconto di Francesco e Nicola



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