03/03/2005

Maratona di Treviso: analisi tecnica del percorso

(articolo scritto da Orlando Pizzolato in marzo 2005)

Io penso che il percorso della maratona di Treviso sia il più veloce tra tutte le maratone italiane. La mia conclusione deriva dal fatto che il dislivello tra la partenza, a Vittorio Veneto (144m s.l.m.), e l’arrivo a Treviso (15m s.l.m.), è di 129 metri e sulla carta ciò si traduce in un bonus di 1’15” circa per un maratoneta da tre ore. La maggior parte della discesa è nella 1a parte del tracciato ed in modo particolare fino a Conegliano (65m s.l.m.), ma la sensazione di correre in discesa si avverte, anche se in maniera meno evidente, anche dopo aver superato il fiume Piave e nei 15km di corsa finali.

E’ la prima parte di gara quindi ad essere più veloce, e che si può sfruttare a proprio favore. In discesa si corre ovviamente più veloci o, quantomeno, a parità d’impegno si spendono meno energie, ed è soprattutto il primo punto quello che il corridore sa sfruttare meglio. Una discesa con la pendenza del 2% circa (come appunto quella tra Vittorio Veneto e Conegliano) consente di guadagnare, a parità di sforzo, da 3 a 5 secondi al chilometro, vale a dire all’incirca un 1’15” circa in una discesa di una quindicina di chilometri. Tale situazione è riferita ad un maratoneta di discreto livello di rendimento (3 ore), mentre per i corridori veloci il vantaggio può essere leggermente maggiore.

Molti maratoneti però forzano la mano cercando, come si è soliti affermare, di mettere più possibile “fieno in cascina” per i momenti difficili della maratona, notoriamente quelli della seconda parte. La scelta deriva dalla convinzione che accumulare vantaggio sulla tabella di marcia per gestirlo poi nei momenti più duri della maratona, permetta di conseguire il proprio primato. Questo modo di pensare non è proprio da manuale, a causa di una situazione fisiologica che determina invece un aumento della spesa energetica.

Qual è dunque il vantaggio di correre in discesa? Correndo allo stesso impegno che si metterebbe in un’altra maratona pianeggiante, il corridore si troverebbe a passare al 15°km con 1’15” circa di vantaggio rispetto alla tabella di marcia prevista per una maratona piatta, ma senza aver speso più energie del dovuto.

Alla maratona di Treviso vale la pena approfittare del favorevole tratto iniziale in discesa per guadagnare quel bonus di oltre 1’, ma si deve farlo con moderazione: molti maratoneti non sanno resistere alla tentazione di correre velocemente, favorevolmente sorpresi dal fatto di verificare che il cronometro evidenzia chilometri percorsi ad andatura sostenuta senza apparente fatica. Un errore comune questo, specialmente tra i maratoneti amatori concentrati nel migliorare il proprio primato. Se si forza troppo (più di 5” al chilometro) nell’intento di sfruttare il percorso discendente, il vantaggio acquisito viene annullato nel secondo tratto di corsa a causa dell’esaurimento precoce delle scorte di glicogeno, anche se fino al traguardo la strada continua a scendere in maniera appena percettibile.

Pertanto, alla maratona di Treviso è fondamentale (come lo è comunque per tutte le maratone) dosare correttamente le energie, evitando di farsi trasportare dall’euforia dei chilometri iniziali corsi troppo velocemente e senza apparente sforzo.

Della maratona è fondamentale aver sempre un po’ di timore per la distanza da percorrere, ed evitare di pensare che “qualche santo poi mi aiuterà”. Il bravo maratoneta sa di dover contare solo sulle proprie gambe e sulla propria testa.