10/08/2004

Maratona Olimpica di Atene: analisi tecnica del percorso

(articolo scritto da Orlando Pizzolato il 10 agosto 2004)

Per la tradizione e per la storia, il percorso della maratona dell’Olimpiade di Atene inevitabilmente parte dal paese di Maratona e transita al 9,7km in prossimità del monumento che testimonia la battaglia avvenuta nel 490 a.C. e che ha visto il dominio dei greci sui persiani.

Questo tracciato è senza dubbio il più impegnativo e selettivo di tutti i Giochi e di tutte le manifestazioni di campionato. Il percorso è piuttosto selettivo, ma non più di quello di una maratona classica come quella di New York: la maratona della Grande Mela ha un dislivello verticale di 256 metri, mentre quello dei Giochi è di 225. Di per sé, quindi, i maratoneti che correranno in questo tracciato potenzialmente potrebbero correre altrettanto veloci del record del percorso newyorkese, vale a dire in 2h07’41”. Applicare la regola transitoria tra un percorso ed un altro non è però un criterio adeguato per comparare le prestazioni tra due tracciati. Per fare sempre riferimento ai percorsi di NY e di Atene, le salite presenti in entrambi i tracciati sono disposte in maniera differente, e ciò condiziona l’andamento tattico della corsa, e quindi anche la velocità. La maratona di NY è caratterizzata da una serie di saliscendi, e per ogni salita corrisponde un’analoga discesa, mentre il percorso olimpico è caratterizzato da una singola, lunga salita, seguita da una lunga discesa con una pendenza inferiore.

Mentre il punto di partenza, Maratona, si trova a 25 metri sul livello del mare, quello di arrivo allo stadio Panathinaicon si trova a 53 metri. Senza dubbio affrontare asperità anche numerose e ripide, come alla maratona di NY o in quella di Boston, è fisiologicamente meno difficile rispetto ad un impegno prolungato come quello determinato dalla salita del percorso della maratona olimpica. I lunghi tratti in ascesa, che iniziano al 13° e terminano al 32°km, lasciano poco respiro, anche alla luce del fatto che non c’è vegetazione a coprire i raggi del sole. Sia la gara femminile (22/8) sia quella maschile (29/8), partiranno alle 18,00, e si prevede una temperatura dell’aria di 32-34°. A quell’ora il sole sarà ancora abbastanza alto nel cielo, e l’asfalto, peraltro molto consunto e liscio, incamera calore per molte ore della giornata e lo cederà progressivamente all’aria, tanto che la temperatura che percepiranno i podisti dovrebbe essere prossima ai 38°.

Nei primi 12km di gara i maratoneti correranno in prossimità del mare e la ventilazione potrebbe essere loro favorevole, ma di sicuro sarà alto il tasso di umidità che, combinato con l’elevata temperatura, metterà a dura prova le condizioni dei maratoneti.

Tutti questi fattori incideranno senza dubbio sul rendimento fisico e difficilmente la gara sarà corsa a ritmi sostenuti. Il record maschile del percorso (2h11’07”) appartiene all’inglese Bill Adcocks, che ha corso sullo stesso tracciato nel 1969. Il record femminile, ottenuto in occasione dei Campionati Mondiali del 1997, è della giapponese Suzuki: 2h29’48”.

Come avviene in occasione di manifestazioni nelle quali è importante solo vincere e il riscontro cronometrico passa in secondo piano, l’andamento tattico sarà caratterizzato da una corsa al risparmio. E’ prevedibile che nessun atleta, all’infuori di quelli che cercano gloria dalle immagini televisive, si metterà in testa a tirare a ritmo sostenuto. Questa potrebbe essere una tattica di gara che spiazzerebbe nettamente i favoriti, perché nessuno pensa appunto ad un’impostazione tattica d’attacco, ed è molto probabile che fino al 25-28° chilometro il gruppo di testa sarà probabilmente composto da un nutrito numero di maratoneti.

Come riportato in precedenza, la strada tende a salire progressivamente dal 13° al 32° km, portando i corridori da circa 10 metri sul livello del mare al più alto punto del tracciato, a 203 metri. Un posto favorevole per un eventuale attacco è localizzato poco dopo il 28°km, quando la strada sale improvvisamente con una pendenza del 8-10% per 550 metri. A questo momento della competizione le gambe saranno certamente affaticate dai chilometri percorsi e l’organismo provato dal disagio di lavorare in condizioni climatiche avverse; anche una variazione d’intensità non rilevante in altre condizioni ambientali potrà fare la differenza.

Tra il 29° ed il 31°km la strada spiana, consentendo di riprendere fiato ai quei maratoneti che hanno tentato un attacco sulla salita più ripida del tracciato. Dal 31° al 32° km la strada riprende a salire, ma con una pendenza contenuta, all’incirca del 2,5%.

Presumo che ogni maratoneta partecipante a questa Olimpiade si sia allenato su percorsi ricchi di salite, proprio per adattare la muscolatura a sopportare un carico elevato come quello di un tracciato impegnativo. Presumo inoltre che molti corridori, consapevoli del fatto che l’ultimo terzo di gara è in discesa, abbiano curato anche le andature veloci nei finali di allenamento. Per le caratteristiche del percorso olimpico penso che i primi 2/3 di gara saranno selettivi e serviranno per scremare il gruppo dei favoriti, ma sono anche convinto che i maratoneti più quotati manterranno energie per affrontare ad andatura molto sostenuta la parte finale del tracciato. Sia in campo femminile sia in quello maschile è probabile che i "big" sfrutteranno la loro velocità di base per un finale ad andatura molto elevato favorito, oltre che dalla discesa, anche dal miglioramento delle condizioni climatiche per effetto della riduzione della temperatura dell’aria. Sia in occasione della coppa del Mondo di Maratona, sia nei Campionati Mondiali del 1997, è sempre stata la fase dello scollinamento - e la relativa discesa finale - a fare la differenza per la vittoria.

In definitiva, sia nella corsa femminile sia in quella maschile, la gara sarà piuttosto controllata fino al 30°km circa, e i maratoneti veloci si terranno le energie per correre forte tra il 35° chilometro ed il traguardo. I nomi più accreditati per la vittoria in campo femminile sono quelli delle keniane Okayo e Ndereba, dell’inglese Radcliffe, della cinese Sun e delle giapponesi Noguchi e Chiba.

In campo maschile i favoriti per il titolo olimpico sono i keniani Tergat e Korir, l’etiope Abera, il marocchino Gharib, lo spagnolo Rey ed ovviamente il nostro Baldini.