Running Service - Allenamento, tabelle e corsa - Winning Program S.a.S.

Per tutti quelli che amano correre

Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

marzo 2010

06/03/2010

Aiutatemi a capire

Dopo tanto parlare anch’io mi sono trovato con quel libro in mano: “L’arte di correre” di Murakami. Tanti amici ne avevano parlato davvero bene. Io ancora esitavo per l’acquisto, un po’ per il poco tempo che potevo riservare alla lettura, un po’ perché i libri che trattano della corsa mi stimolano poco, specialmente se tecnici; ma questo non lo era. Mi ero ripromesso di acquistarlo prima delle vacanze in modo da godermelo sotto le palme, ma sono stato anticipato: mi è stato regalato a Firenze, in occasione della maratona, da Elisabetta Caporale.
Come un Adamo non ho resistito ed ho iniziato a sbirciare fra le pagine. La prefazione l’avevo consumata in pochissimo tempo e dopo un’occhiata all’incipit che mi stimolava, di slancio sono arrivato alla fine del primo capitolo. Un paio di giorni dopo ero anche al termine del secondo, incerto se proseguire per il terzo oppure attendere. L’incertezza derivava dal fatto che volevo verificare se nel prosieguo avrei trovato ciò che fino ad allora non c’era: la narrazione infatti non mi coinvolgeva. Non mi riferisco allo stile di Murakami, che risente della filosofia podistica degli americani, ma a ciò che narrava. All’indomani, prima di spegnere la luce per dormire, ero alla fine del terzo capitolo ben predisposto ad un lungo sonno.
Le letture delle mie vacanze erano già definite e non avevo programmato di portarmi il libro di Murakami che fino ad allora non mi aveva convinto. Anzi, mi aveva un po’ deluso. Mi sono detto che forse mi aspettavo troppo, lusingato dalle lodi di altri podisti. Incerto se metterlo o meno in borsa per la trasferta, ho deciso per il sì. Piuttosto di un libro lascio a casa un maglione, e convinto che nelle pagine a seguire avrai trovato parole che avrebbero rilanciato la mia attrazione, invece che in valigia lo misi nella borsa da viaggio.
La noia della lunga trasvolata non è stato mitigata dalla lettura e la mia attenzione non correva lungo i sentieri idilliaci di Murakami. Mi dicevo che sotto l’ombrellone avrei trovato lo spirito giusto per leggerlo, soprattutto perché non ero più condizionato dalla tanta corsa degli altri, che impregna le mie giornate. Non pensando più a tabelle, diari, tempi, ritmi e gare, sarei stato meglio predisposto. Il segnalibro, un panorama della campagna toscana piena di ridenti girasoli, era però l’unico motivo che mi portava ad aprire quel libro. Più proseguivo la lettura e meno ci capivo.
Come mai non mi sentivo stimolato com’era successo a tanti altri? Anzi, confesso che Murakami mi era diventato anche antipatico e m’irritava. Leggendo le sue note tecniche scoprivo che era uno sprovveduto. Possibile che un podista sviluppi congetture tecniche che non trovano riscontro né nella fisiologia e neppure nella logica delle cose?
E quando ho letto che “a causa dell’alto tasso di umidità il sudore evaporava subito appena toccava l’asfalto”, ho chiuso il libro proponendomi di non proseguire più. Quando il tasso di umidità è altissimo significa che l’aria è intrisa d’acqua tanto da non consentire il passaggio dallo stato liquido a quello gassoso. Va beh! Si tratta di un “romanzo”, e quindi ci sta arricchire il contenuto con qualche nota particolare…
Per un paio di giorni la sfocata copertina del libro aveva lo stesso mio umore nei confronti di quel libro. Ma poi, per la voglia di leggere dell’altro, mi sono impegnato in una progressione finale, convinto che ormai non avrei trovato più nulla di stimolante. E così è stato.
Conclusa la lettura avevo lo stesso stato d’animo di quando, il primo novembre dello scorso anno, camminando, attraversavo il Central Park. Delusione. Mentre tutti tagliavano il traguardo a braccia alzate io procedevo sconsolato.
Perché tra quelle pagine non avvertito la stessa scossa elettrica di tanti altri lettori? Con il tempo ho cercato di darmi una spiegazione: le situazioni che ha descritto “Murakami San” io le ho provate per oltre un trentennio. Forse sono aspetti consolidati ai quali non presto attenzione, sebbene correre all’alba quando la notte cede spazio al giorno mi fa sempre avvertire sensazioni immutate. E tra i rumori delle mie scarpe sull’asfalto, l’affannarsi dei miei pensieri, sono sempre distratto da un dolce cinguettio. Forse non era il libro per me. Mi sono riproposto di leggere qualche altro romanzo del giapponese, ma ogni volta che in libreria sfoglio le pagine di un suo lavoro è come se avvertissi una vecchia cicatrice che fa sentire un dolore profondo. Per ora è più forte di me.


Orlando



Allegati

Commenti

Prima o poi

prima o poi lo leggerò, ma senza acquistarlo.....vista la tua esperienza, lo prenderò dalla biblioteca.
comunque dalla frase da te riportata relativa all'evaporazione e vista la mia preparazione prettamente scientifica, non penso partirò con il piede giusto a leggerlo
Spero di cogliere qualche altro messaggio, al di la di quello tecnico.
Per ora mi diletto con il tuo libro e le tue newsletters passate, mi stanno insegnando molte cose...
Se migliorerò il mio tempo grazie a ciò ti farò sapere....
Dugato Andrea

Public06/03/2010 11:53:16

Murakami

Ed Elisabetta chi lo dice?

Il Tosto

Public06/03/2010 12:38:17

Aiutatemi a capire

"Eli" mi ha regalato il libro con un'altra motivazione. Ho tenuto buona quella: cimentarmi nella scrittura con la stessa intensità che metto nella corsa. Spero di fare bene.

Public06/03/2010 17:50:15

Murakami

Orlando mi piace molto come scrivi, vai così!
A proposito, mettici ogni tanto un "che cosa succede adesso?" della serie crea aspettativa nel lettore :)

PS. siamo già all'Eli! eh he he

Il Tosto

Public06/03/2010 18:10:38

libro

La maggior parte dei libri che incurvano la mia modesta biblioteca non valgono il prezzo di acquisto.........consolati Orlando,trovare un buon libro è più dura di correre.

Public06/03/2010 18:52:23

Aiutatemi a capire 06-03-2010

Però ti ci sono voluti pochi giorni per cancellare la cicatrice di New York (o lo stato d'animo deluso) presentandoti a Firenze, invece qui sembra che sia una cosa più seria ;-) Comunque tu la "grinta" per lo sprint finale l'hai messa, finendo il libro, da vero maratoneta. Vuol dire che devi cibare la tua mente con un altro tipo di letture. Spesso L'aspettativa creata da lodi altrui genera delusione, ad eccezione delle tante lodi che sentivo sulla NYC marathon prima di parteciparvi, tutte confermate, nessuna delusione, solo la voglia di rifarla dal giorno successivo.
nicola

Public07/03/2010 21:26:29

libro sulla corsa

a me e' piaciuto tantissimo 'a perdifiato' di mauro covacic!! veramente un bellissimo libro,letto e riletto!!! ciao

Public07/03/2010 21:42:03

Aiutatemi a capire 06-03-2010

Sono una voce fuori dal coro, perche a me il libro di Murakami è piaciuto un sacco.

Credo che la corsa sia stato solo il mezzo utilizzato dall'autore per mettersi a nudo, e mi sembra che lo abbia fatto con sincerità e senza indulgenza.

Concordo sul fatto che le note tecniche non hanno alcun valore ma non penso che Murakami avesse la pretesa di insegnare qualcosa, ne' che in questo sia da ricercare il valore di queste pagine.

Ecco, forse mi è piaciuto proprio per questo: mi ha portato per qualche ora lontano dalle mie amate tabelle, descrivendo in modo lucido e sentito le motivazioni che animano tutti noi quando scendiamo in strada in calzoncini.
Marco Barp

Public08/03/2010 09:38:23

Valentina

Orlando carissimo, se può consolarti, ho provato esattamente le tue sensazioni nella lettura del libro. Mi è sembrato una lunga e noiosa espressione di autocompiacimento, un'esaltazione delle proprie doti (?) di scrittore e podista. Faccio mio il commento di un altro lettore: "per chi corre è un libro inutile; per chi non corre altrettanto".

Public08/03/2010 09:39:19

Concordo in toto!

Stesse tue sensazioni alla lettura del libro: folgorato dalle prime pagine mi son caricato di chissà quali aspettative confidando di avere tra le mani una perla di romanzo, e invece via via che leggevo la delusione prendeva il sopravvento.
In sintesi, per me, un libro "cosìcosì" all'interno del quale si salvano alcune pagine, vere perle di scrittura.
E, pur avendolo acquistato al 50% di sconto, non vale il prezzo pagato...
Fatdaddy

Public08/03/2010 10:08:39

dimensione amatoriale

Sono sempre molto diffidente verso gli autori orientali e quindi ho avuto modo di leggerlo solo perchè mi è stato regalato, altrimenti non credo lo avrei mai acquistato.
Dal punto di vista tecnico non offre nulla, ma sono certo che questo non fosse l'obiettivo dell'autore, in quanto a sensazioni devo dire che spesso mi ci sono ritrovato anche se questo non mi ha spinto a una lettura forsennata, ma frammentaria e svogliata; devo comunque riconoscere la capacità di Murakami di raccontarsi come se stesse parlando a un amico.
La dimensione narrata è quella amatoriale ed è questo forse il motivo per cui tu non hai avuto modo di ritrovarla nelle tue sensazioni, cosa che invece è accaduto a molti podisti che fanno della corsa solo un momento di svago. Probabilmente per te, dopo tanti anni di agonismo ad altissimo livello, è difficile calarti in questa dimensione.
Biase

Public08/03/2010 10:18:09

Innamorarsi a Siviglia

Ciao Orlando!, ho avuto la tua stessa delusione, sopratutto per come è scritto che per quello che racconta. Spero di restituirti qualche emozione con il mio racconto di quella che e' stata la mia Maratona di Siviglia
(Federico Chellini)

Qualcuno ha detto che "Della corsa bisogna ammalarsi, quando ti incastra é come innamorarsi di una donna brutta". Per chi non ne ha mai corsa una può sembrare un'esagerazione, un paragone che non regge. A chi invece sa di cosa parlo dopo un istante per metabolizzare il pensiero sarà di sicuro sfuggita una smorfia o un mezzo sorriso. Uno di quelli ironici, di quelli che si fanno per ammettere delle verità.

Come per una passione, un sentimento, come quando ci si innamora non sentiamo chi ci consiglia di lasciar perdere, di non per forza perseguire l'impossibile. Si fanno sacrifici per lei, si affrontano difficoltà, andiamo contro noi stessi, contro tutto e tutti.
Prendiamo schiaffi ma ci rialziamo, veniamo traditi ma ci crediamo, torniamo sconfitti ma ci riproviamo. Come con una donna che ci fa perdere la testa, come con un amore travagliato. Cerchiamo l'altra metà, quella fatta per noi: la "media naranja" come dicono qui in Spagna.
Come Valentino da Terni ci troviamo ogni volta a predicare il nostro credo, la nostra fede, la nostra passione, cercando ogni volta di portare con noi gli amici più cari quasi per convertirli al nostro credo. La fatica ed il sudore come un segno d'appartenenza.

A dire che poteva essere un giorno speciale bastava il calendario, a renderlo tale dobbiamo essere Noi con il nostro sudore, la nostra fatica ed il nostro amore.
Partenza e arrivo dallo Stadio Olimpico, come fosse un Mondiale.
La maglia gialla, quella di un anno fa a Valencia, le scarpe rosse, quelle nuove regalatemi da Mario per Natale.Temperatura gelida e vento contrario, primi Km a ritmo regolare senza forzare ma con l'obbiettivo di trovare il mio gruppo, quello da aiutare ed essere aiutato. Lo trovo dopo 10km e non lo mollo più. Ci teniamo stretti e compatti, ci proteggiamo dal vento e dalla fatica.
Siamo come crociati in cerca del Sacro Graal. Come Don Chisciotte corteggiamo questa città con timore, reverenza e rispetto, sapendo che potrà tradirci quando meno l'aspettiamo. Come con un amore lottiamo contro i mulini a vento in cerca della nostra Dulcinea.

Mille pensieri passano per la testa, rivivo le emozioni delle lucenti vetrate e le volte gotiche della Cattedrale, gli stucchi moreschi dell'Alcazar. Assaporo il "sabroso" gusto delle tapas e la freschezza di una birra. Cado come in un trance ipnotico scandito dal rumore dei passi, dal ritmo regolare del mio plotone, del mio esercito. Chiudo gli occhi ma le gambe vanno. Da sole, come un aereo col pilota automatico. Rischio più volte di fare strike inciampando nelle gambe di chi mi è intorno e vengo guardato male...

Rettilineo infinito e la Giralda all'orizzonte, ripercorro con il pensiero le rampe sferzate dal vento gelido del giorno prima.
Recuperiamo sui primi che mollano, regolari come sempre, passiamo la mezza e vengo "svegliato" dal beep dei chip sul tappeto dei cronometristi. Continuo a nutrirmi con il gel, come faccio regolarmente da dopo la prima ora di gara.
Un tratto di pavè mi riporta alle viuzze strette del barrìo de Santa Cruz, il più suggestivo, il più vero, il più andaluso. Rivedo i muri bianchi, i cornicioni giallo ocra, i terrazzini ed i fiori alle finestre, ne annuso gli odori e ne gusto i sapori.
Sento gli "!Animo!" ma non ascolto, avverto le mani ma non tocco, vedo la gente ma non guardo. Ripeto il mio mantra, seguo il mio credo.
Faccio fatica sulle pendenze della Triana ma taglio curve, prendo traiettorie, guido il plotone e vedo spuntare la vetta del ponte Alamillo. É accanto allo Stadio! Bianco, tiranti d'acciaio; come una cometa mi indica la direzione, la via più breve.

Avevo letto giorni prima di una leggenda che narra di come Valentino da Terni passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.
Lo prendo come un segno e colgo dalle mani di una ragazza l'ultimo bicchiere d'acqua prima dell'arrivo.
Ecco il tunnel, mi godo il momento, l'infinito in un passo. Sento le urla di chi é sugli spalti, agito le braccia a chiamare gli applausi.
Mi ero risparmiato dopo i 35km per godere a pieno queste emozioni, per fare di questo un momento da ricordare. Da portare nel cuore.

Oggi non mi ha tradito, oggi c'era e c'era solo per me. Oggi la mia donna brutta mi ha strizzato l'occhiolino e mi ha baciato. Oggi ci sentiamo inseparabili guardando il nostro cielo azzurro e l'orizzonte senza nuvole...
Oggi 14 Febbraio, San Valentino.


« Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense."
Queste parole da lor ci fuor porte. »
(Dante Alighieri , Inferno V, 100-108)

Public08/03/2010 10:20:57

Davvero un brutto libro

Parola per parola, sono d'accordo con Orlando. Un libro piuttosto insulso. Nessuno spunto "spirituale", nessuno spunto tecnico, men che meno letterario. Acquisto sbagliato.

Public08/03/2010 10:34:52

Haruki

Concordo in toto con quanto hai detto, caro Orlando. Mi permetto però di aggiungere solo due elementi.
Anzitutto il testo è stato tradotto in maniera pessima. Il traduttore non è lo stesso dei precedenti libri dell'autore, e a soffrirne è soprattutto lo stile, divenuto molto più pesante (un esempio su tutti: chi avrebbe mai parlato di "corsa a piedi"?). Secondo elemento: Haruki è un autore famosissimo. In Oriente è l'equivalente di, chessò, Baricco. Se vuoi acquistaste un libro sulla corsa di Baricco, cosa vi aspettereste? Lo fareste più perchè incuriositi ad ascoltare le sue personali esperienze, o perché alla ricerca di qualche dettaglio tecnico? Io credo che la chiave del libro in realtà sia tutta qui. Il libro acquista valore solo perché appunto scritto da Haruki. Quello che al lettore interessa è solo il rapporto Haruki-scrittura-corsa, e l'ordine in cui ho posto la triade non è casuale. Se eliminiamo anche mezzo di questi elementi, diventa un libro fiacco e non meritevole. Non nascondo che comunque anche a me non è che abbia poi entusiasmato. Per voler fare un ultimo paragone, è un po' come il blog di Linus sulla corsa. Lo si legge perché incuriositi da come un personaggio famoso vive un'esperienza simile alla nostra, non certo per sapere in quale giorno della giornata fare le ripetute o incuriositi da chissà quali frasi mememorabili ci verranno regalate sulla corsa!
Saluti a tutti!
Giorgio

Public08/03/2010 10:43:31

BORN TO RUN

...tutta un'altra storia (per ora solo in English). Ti solleverà da ...terra! NAMASTE'
www.tite.it
Twitter: titeyogarunner

Public08/03/2010 10:48:21

Murakami

Io credo che il libro di Murakami vada preso per quello che è: una serie di impressioni per nulla tecniche ma esistenziali sulla corsa, vale a dire su quell'attività che rappresenta per lui - ormai da anni - una presenza costante nella propria giornata. Se lo inquadriamo così, allora il libro si lascia leggere ed in quelle pagine ci si ritrova pure, come dice Biase. Se, invece, pensiamo che sia il libro filosofico sulla corsa che tutti da sempre aspettiamo, allora la delusione è palpabile.
In ogni caso, libri brutti sull'argomento corsa ce ne sono un sacco: qualcuno ha mai letto "Perché corriamo" di Roberto Weber, edizioni Einaudi? Lo (s)consiglio a tutti quelli che frequentano gli stage di Orlando, perchè l'autore - dopo aver impiegato circa 100 pagine per arrivare alla risposta del perchè corriamo - dice che capisce gli ex top runner che vogliono monetizzare il loro nome ma proprio non riesce a spiegarsi le motivazioni di chi va agli stage ...
A questo punto, lasciamo stare questi autori moderni e ritorniamo ai classici, anche contemporanei: che ne dite di "La solitudine del maratoneta" di Alan Sillitoe oppure dell'autobiografia di Roger Bannister "The Four Minute Mile"?
Buona corsa e buone letture (si spera) a tutti!
Oscar

Public08/03/2010 10:59:13

Come Valentina

Non tollero le autocelebrazioni.
"L'arte di correre" è solo questo, non lo si può interpretare come racconto tecnico, romanzo letterario, diario di bordo.
Solo un'accozzaglia di riflessioni vanesie in elogio alle proprie (discutibili?) qualità.
Condivido il pensiero di Valentina.
Non fosse un regalo di un amico sincero, potrebbe essere rapidamente archiviato in basso a destra...
Giacomo

Public08/03/2010 11:12:10

una possibile alternativa

Dopo aver letto vari commenti su "l'arte di correre", desidero chiedere ai lettori di questo blog se hanno letto "correre", di Jean Echenoz, che racconta la storia di Emil Zatopek.
Oltre che un gradevole racconto sul talento naturale Emil, ci ho trovato anche un interessante racconto di come fosse il "comunismo reale".
Peccato per il finale, (non mi è davvero piaciuto) ma forse l'happy ending non è sempre possibile. Buona corsa a tutti.

Public08/03/2010 14:26:52

Noioso

Noioso... non riesco a finirlo.
Ho divorato correre è un po' come volare di Olmo, e mi è piciuto molto anche ultramarathonman di Karnazes.
runemotion.blogspot.com
Fede

Public08/03/2010 14:32:15

prendetemi pure per i fondelli..

ma io grazie a quel libro, ho smesso di fumare e ho iniziato a correre.
però dopo tre mesi di introduzione alla corsa ho poi dovuto comprare il tuo libro :))))
oggi, a 34 anni e dopo sei mesi di allenamento corro regolarmente, ho superato i 100K settimanali e sto benone..

una nota: secondo me, quella citazione sul tasso d'umidità che evapora toccando l'asfalto voleva significare semplicemente che faceva caldo :) (io l'ho letto in inglese ma il libro è solo stato tradotto male dal giapponese, si riferiva al caldo). in effetti, il tasso d'umidità non è direttamente proporzionale alla temperatura, ma quando la temperatura è elevata, l'asfalto è comunque ben caldo e non è raro che una goccia nel toccarlo evapori subito.
io abito a bangkok dove l'umidità è altissima e le temperature sono in media sui 35 tutto l'anno con massime di 45; toccando l'asfalto, l'acqua si asciuga in pochi istanti, nonostante un 85% di umidità durante le piogge monsoniche..

al di là di ciò se murakami l'hai odiato, meglio non leggere gli altri suoi romanzi, i suoi personaggi non credo ti piacerebbero.

Fiore Alessio08/03/2010 15:03:59

Brown Vs. Murakami

Ciao Orlando, pensare che siamo partiti per i Caraibi lo stesso giorno (o giù di lì) e con lo stesso libro in valigia. Un amico me l’aveva prestato prima di partire e già in aereo, tra un pisolo e uno spuntino (conciglia sonno e fame), sono riuscito a leggerne quasi metà. Dopodiché è rimasto su una scrivania a prendere polvere per circa 20 gg. , quando mi sono deciso di finirlo, appena prima di tornare; non mi piace lasciare cicli incompleti, quando posso. Ho capito subito che non avrei appreso dati tecnici ma forse qualche sfumatura della vita di triatleta amatore, un po’ mediocre, che in alcune occasioni mi ha fatto pure tenerezza per la sua fragilità umana. A dire il vero non sono rimasto così deluso perché la mia aspettativa iniziale era diversa ed ho riscontrato la stessa filosofia di corsa dell'amico che me l'ha prestato.
Ho appena finito Angeli e Demoni, un vecchio libro di Dan Brown che non avevo ancora avuto occasione di leggere, e stavo sveglio fino a notte tarda per arrivare in fondo alle sue 560 pagine. In effetti Brown Vs. Murakami 6-0. Non c’è storia!

Public08/03/2010 15:34:48

Murakami...con lo spirito dell'amatore!!!

Ebbene si Orlando per una volta devo dissentire dal tuo giudizio....! Io il libro ho appena finito di leggerlo, divorato nel giro di una settimana e l'ho trovato per lo meno meritevole di attenzione. Hai ragione sul fatto che come scrittore non sia il massimo soprattutto per la fluidità della scrittura. Faccio fatica anche a catalogarlo, saggio, romanzo, o che altro...Alla fine penso sia un "confuso diario di corsa" per chi considera la corsa una componente importante ma non "unica" della propria vita. Ecco che mi ci ritrovo, anche nella "confusione" della quotidianità...lavoro, famiglia, amici e sport. Così sono i miei pensieri mentre corro, così sono le mie emozioni quando gareggio...non riesco a razionalizzare e la mente vaga tra un impegno professionale ed una prossima gara importante....Scusa la mia franchezza...penso sia comune a molti amatori che non vivono di corsa e soprattutto non sono mai stati dei professionisti! Detto questo, non ho dubbi ad affermare che il tuo libro sia tra i migliori in assoluto per la semplicità con cui esponi i "tecnicismi" per lo più sconosciuti ai molti che, come me, si sono avvicinati al podismo in età "avanzata"... Arrivederci a Londra!!!
Mario64

Public08/03/2010 17:53:36

..TAKE IT EASY!!!

...il bello del libro è proprio che ti rimanda al vero piacere della corsa..in se e per se..senza agonismo, tabelle, tempi, tecnica....solo te stesso, il tuo respiro, il tuo corpo. Troppo spesso, dialogando con altri runners mi pare che questa dimensione si perda in favore di una ricerca spasmodica di risultati sempre più ambiziosi e...guai ad avere qualche dèfaillance!!!! Correre, per me, vuol dire principalmente stare bene con se stessi!

Public09/03/2010 09:23:44

Meno male pensavo di essere l'unico...

Non sono riuscito a terminare il secondo capitolo (l'avevo visto ma non l'avevo comprato e avevo fatto bene, poi me l'hanno regalato!)...una noia e una scontatezza deprimente. Abituato ai ritmi con cui Covacich parla della corsa (chi non ha letto A Perdifiato deve assolutamente farlo) ogni pagina diventavo più nervoso. Sembra un saggio senza la competenza del saggista...voto 2

Public09/03/2010 17:19:55

Aiutatemi a capire

Ringrazio tutti dei commenti e dei vostri punti di vista. Avevo chiesto di aiutarmi a capire come mai le parole di Murakami non avessero stimolato in me alcun entusiasmo “podistico”. Ogn’uno di noi ha ricevuto dalle parole scritte del neo runner giapponese sensazioni correlate al proprio status attuale di corridore. Personalmente non mi attendevo nulla di tecnico: non avevo inteso il titolo come “l’arte di allenare”. Come ho riportato nel testo, di ritmi, tempi e chilometri mi nutro tutti i giorni, fino all’indigestione. E dopo tutta la mia carriera di podista pensavo di trovare da Murakami qualche spunto particolare per essere podista primitivo, istintivo. Nella mia corsa di tutti i giorni non cerco il responso del cronometro, sebbene mi stimoli e motivi ancora, ma il piacere di correre per correre, per muovermi liberamente nell’ambiente, per il piacere psicologico che ciò induce. Non interessa neppure più di tanto per stare bene fisicamente. In questo caso andrei a fare massaggi, saune, trattamenti del corpo, ma sarebbe ovviamente troppo semplice. Mi piace invece sentirmi vivo, fare fatica, quella che mi determina una salita, o l’attraversamento di un prato in fiore, oppure correre su strade innevate, ma anche percorrere sentieri fangosi. Quale potrebbe essere ora la motivazione di uscire a correre al mattino, con il freddo se non la passione per un’attività che mi fa stare bene con me stesso.
Ad ogni modo, a Murakami dico grazie lo stesso per avermi fatto capire (!) che ogni volta che allaccio le scarpe e vado a correre sono un .. artista.
E’ quello che mi succede dal 1971.

Pizzolato Orlando09/03/2010 17:56:55

ce l'ho

ma non l' ho ancora aperto e dopo questo tuo post, penso che resterà chiuso per altro tempo ancora. Saluti.
Gianni

Public11/03/2010 11:20:46

libro

Il libro è fortissimo ma è adressato piuttosto agli amatori come me e come tanti altri che corrono per il piacere della corsa per sfidare se stessi per scoprire i propri limiti non per vincere maratoni.

Public15/03/2010 18:01:45

Murakami

concordo in pieno la tua analisi , confrontato poi con altri libri letti di molti generi lo trovo pesantissimo anche se non è neanche troppo lungo (per fortuna), per fortuna la corsa per me è meno pallosa ,e se inizia a diventarlo invento una nuova strada.
Angelo

Public15/03/2010 22:00:12