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aprile 2010

06/04/2010

Tirrenia, uno stage di ricordi

Lo stage del lungo week end pasquale, tenutosi a Tirrenia, mi ha stimolato ricordi di corridore lontani nel tempo, che risalgono ad oltre un ventennio.
Sono davvero tanti gli angoli di questo piccolo comune immerso nella grande pineta del livornese a solleticarmi emozioni vissute in occasione dei numerosi raduni che vi ho fatto. Nei sentieri immersi nel folto verde dei lecci e dei pini marittimi ho percorso tanti chilometri, svolto sedute piacevoli e rilassanti. In pista e sulle strade asfaltate ho fatto tirate davvero memorabili.
A Tirrenia sono andato per preparare numerose gare importanti, tra le quali la coppa del Mondo di Maratona del 1985, quando a Hiroshima ho corso la maratona più veloce della carriera (2h10’23”).
Sono di questo periodo, lontano 25 anni, un paio di sedute che ancora oggi mi impressiona raccontare. Una seduta di quattro prove di cinque chilometri con la più lenta in 14’55” e la più veloce in 14’39”. Ho corso anche una maratona in 2h23’, avvertendo le ali ai piedi, specialmente quando in pista ho percorso gli ultimi dieci chilometri in 31’06”.
Erano giorni nei quali la fatica era una sensazione che non emergeva quasi mai. In quelle giornate le uscite di corsa erano quasi delle scampagnate. Mi gustavo la piacevole morbidezza dei piedi che appoggiavano su un tappeto di aghi di pino; lo scricchiolio delle foglie secche; i rumori della natura (a volte anche violenti per l’improvvisa fuga di un daino o di un cinghiale). Le leggere ondulazioni del terreno erano occasioni di sentire le gambe spingere con efficienza. I rami caduti sul terreno erano ostacoli che superavo con l’energia di un ragazzino che gioca. Lo stesso succedeva per il fossato da saltare. E quando rientravo nel centro del Coni, dove alloggiavo, quasi mai mi fermavo; cedevo invece al piacere di allungare la seduta percorrendo un paio di chilometri in più, sempre per il piacere di correre lungo i sentieri che s’insinuavano nella pineta.
In occasione di questo stage la nostalgia di quei tempi è spesso dilagata in me, sebbene attenuata per il rammarico di non poter ancora correre. La sensazione di correre con le ali ai piedi è solo un ricordo, oltretutto lontano, ma spero di rimettere presto le scarpe per godere ancora le sensazioni di muovermi libero dove le gambe mi vorranno portare.


Orlando




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Commenti

le ali ai piedi

ricordo con nitidezza un paio di volte in cui anche io, da semplice "tapascione" ovviamente, ricordo le "ali ai piedi...";
in particolare era il terzo giro da dieci di un lunghissimo pre-maratona di torino... ricordo di averlo fatto un paio di minuti più veloce dei precedenti e con spazio per spingere anche di più (43:30 contro i circa 45) dei primi due;
beh, per me è come andare sotto i 15 nei cinquemila

Public07/04/2010 19:14:28

Tirrenia

Vabbè, ma allora... La nostalgia è riandare con la memoria ad un momento bello, vissuto intensamente. E' passata appena una settimana, ma io a Tirrenia ci tornerei di corsa!
Grazie per i 4 giorni passati benissimo, e con compagni super!
Ciao
Riccardo

Public10/04/2010 14:50:38

RICORDI

Certo caro Orlando, la memoria è un relax meraviglioso a qualsiasi livello di preparazione si è stati.Certamente non tutti corrono la maratona in 2'10", e di conseguenza allenamenti duri per raggiungere tali prestazioni. Oggi, tu con la mente ripercorri quello che hai fatto e te ne compiaci. Personalmente mi ha fatto molto piacere leggere l'articolo in cui ti abbandoni a questi piacevoli ricordi, a questi momenti di relax che ti concedi. Sai ho trovato una analogia, anche io ogni tanto mi abbandono ai ricordi e nelle 48 maratone disputate ricordo la fatica che ho feci per scendere sotto le 3'30". Allenamenti duri, il lavoro mi portava in giro per l'Italia,il tempo me lo ritagliavo alla mattina alle 5 o la sera alle 20'.Ero contento non sentivo la fatica. Oggi se mi abbandono alla memoria m'accorgo che è un ottimo elisir rilasante e, mi da ancora lo sprono e la forza di allenarmi. Certo il mio obiettivo ora è di arrivare a tagliare il traguardo della 50° maratona,con l'augurio che l'ultimo chilometro possa correrlo con l'amico Orlando.

Public12/04/2010 13:50:14

Domande

Caro Orlando,
Qualche domanda per te quando hai tempo:
1. Si possono provare le sensazioni delle "ali ai piedi" anche da amatore, o quel piacere e' riservato agli anni della carriera quando sie era piu' giovani e si correva a certe velocita'?
2. Se confrontiamo una persona che comincia a correre a 40 anni senza mai avere corso in precedenza, e una persona (il mio caso) che dopo avere corso tra i 15 e i 25 anni ricomincia a correre a 40 anni, dopo 15 anni di inattivita', quanto e' rimasto nell'organismo di allenamenti fatti 15 anni prima? In pratica, quali sono i vantaggi a livello del cuore e dei muscoli nell'avere corso circa 15 anni fa rispetto a non avere mai corso?
3. Quali differenze hai riscontrato tra corridori italiani e corridori USA?

Se articoli sono gia' stati scritti su questi argomenti mi piacerebbe saperlo. Grazie.

Filippo Bergamini (Philadelphia - USA)

PS: Condivido con te la passione per il mercato.

Public22/04/2010 03:45:38

Domande

@filippo:
1) l’euforia da prestazione non è correlata al risultato assoluto. Siccome è determinata da un alto livello di endorfine, si può avvertire la sensazione di correre con le “ali ai piedi” in relazione al proprio livello prestativo.
2) Si dice che il corpo abbia “memoria” di alcune sollecitazioni allenanti svolte prima nel tempo, ma secondo me questo riferimento non arriva ad essere così lontano nel tempo. Dopo alcuni anni, e soprattutto verso gli “anta”, il corpo non tiene memorizzato proprio nulla: è come se si ripartisse da zero.
3) Negli USA lo spirito competitivo è molto, ma davvero, molto poco basso. Nelle gare a cui ho preso parte, non solo maratone, la gente non è affatto preoccupata di dove si trova alla partenza, e non si affanna per trovarsi più vicino possibile alla linea di partenza.

Pizzolato Orlando24/04/2010 09:07:23