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maggio 2010

20/05/2010

Passatore

Lunedì e mercoledì sono stato impegnato nella presentazione della prossima edizione della "100 chilometri del Passatore". Dapprima a Faenza, poi a Firenze. Ai giornalisti ho il compito di presentare la corsa sotto l’aspetto tecnico, e quest’anno desta particolare interesse la sfida che Calcaterra riceve dall’inglese Kirkland. Di quest’ultimo me ne ha parlato bene Andrea Rigo, quarto classificato in occasione della vittoria dell’inglese nella Connemara, prova su strada di 63 chilometri corsa i primi di aprile in Irlanda. Più di altre edizioni la prova del prossimo 30 maggio è particolarmente interessante, sia per la sfida appena accennata, sia perché penso che molto bene può fare Boffo, D’Innocenti e spero anche Rigo.
Sono vicino al Passatore da sei anni ed in questo periodo ho scoperto una competizione che esce un po’ dai canoni classici in cui il podismo è arrivato. Poche manifestazioni podistiche in Italia vantano tante edizioni come il Passatore, arrivata alla 38a prova, e nonostante ciò è ancora una corsa ruspante.
Non riesce ad attirare l’attenzione di importanti sponsor e per questo resta una manifestazione pura, semplice, fatta solo degli elementi naturali del podismo: passione, entusiasmo, sfida e fatica. Questo si respira nell’alone temporale che racchiude il lungo week end della “cento chilometri”. Non ci sono campioni da vetrina (non voglio ovviamente sminuire il valore Calcaterra e dei suoi colleghi), figure su cui investire energie per innalzare l’immagine della manifestazione, e l’evento primario rimane sempre la corsa stessa e tutti quanti la corrono sono praticamente sullo stesso piano.
Transitando per i vari punti del tracciato raccolgo le impressioni e i commenti degli spettatori, spesso gente di campi e di montagna perché i giovani, con i loro mezzi meccanici, scappano via velocemente annullando distanze e non apprezzando quindi lo sforzo dei centisti. Ai bordi delle strade dove transita la corsa la gente è ancora, e sempre, meravigliata dall’impegno e dallo sforzo dei podisti che tentano di arrivare a Faenza. Lungo queste strade ci si rende conto quanto sia semplice la corsa, un gesto sportivo che richiede ancora tanto sacrificio, forza di volontà, piacere per la fatica. E l’incoscienza del fatto che cento volte mille metri sono migliaia e migliaia di falcate, praticamente impossibili da contare.


Orlando



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