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Io apro le strade che gli altri percorrono

agosto 2010

04/08/2010

Week end a Barcellona

Atterrando l’aereo passa a fianco del Montjuic. I fari dello stadio olimpico, dove si tengono i campionati europei, diffondo colonne di luce bianca che si spande tutt’attorno. Più lontano, sullo sfondo, milioni di lampade illuminano la città. L’umidità assorbe una luce giallognola, che impallidisce al cospetto dello sfondo di fuoco del sole che tramonta. Neppure quando attraverso i corridoi dell’aeroporto e sugli schermi vengono proiettate le immagini della finale degli uomini sui 1500 metri, respiro l’atmosfera della competizione.
In hotel ceno da solo: i ragazzi della troupe Rai sono ancora allo stadio. Scappo a dormire perché la giornata è stata lunga e nonostante dorma poco più di cinque ore, apro gli occhi presto. Oltre le tende che ho lasciato un po’ scostate il cielo è ancora scuro. Meglio così; ne approfitto per un altro po’ di sonno. Non riesco però a dormire perché il corpo sente che sta sopraggiungendo l’ora dell’usuale sveglia. Infatti, sono quasi le sei, ma è ancora buio. Ancora poco addormentato ho il dubbio che devo spostare indietro l’orario di un’ora, per il fuso orario. Ma a Barcellona non c’è ovviamente il cambio dell’ora. Il sole si alza più tardi semplicemente perché sono più ad ovest di casa mia.
Con poca spinta metto le scarpe ed esco a correre. L’afa lega le gambe e i primi passi sono impacciati. E’ il momento più difficile: se ascoltassi il mio corpo tornerei in camera. Devo pazientare alcuni minuti e la situazione, ne sono certo, come sempre si sblocca. Sono passati diciotto anni dall’ultima volta che sono stato qui, ma ho buona memoria visiva e così mi ritrovo a correre su un ampio viale alberato che ho già percorso in una gara di dieci chilometri. L’ampia massa scura che mi sta davanti è il Montjuic, un gomitolo di stradine che non conosco ma che da qualche parte portano di certo. Incrocio centinaia di ragazzi che escono da una sorta di castello nel quale luci e rumori girano vorticosi. La salita è lunga e lo sforzo si fa sentire ma spingo di più per passare rapidamente oltre la buriana di persone ubriache. Per tutto il resto della seduta non incontro nessun altro: me ne sto nella parte alta della collina dove le strade sono larghe ma deserte. Dal mare si diffondono rapidamente tinte che mi ricordano l’amarena. Colo sudore da ogni poro. Già quattro volte mi sono fermato a strizzare la canottiera, lasciando sulla polvere riarsa una chiazza scura e umida. Nel cielo si apre il sipario del giorno, dando forma definita ai molti alti profili che spiccano più in basso. I profumi di eucalipto, mirto, liquirizia, si fanno più forti. Mi rendo conto di quanta salita ho percorso quando gradatamente perdo quota e mi riporto al livello della città. I polpacci e le cosce, indolenziti per lo sforzo, mi avevano già fatto intuire che avevo percorso parecchia salita. Mi ero reso conto che prendevo fiato quando ogni tanto mi concedevo un tratto in discesa. Di pianura neppure un metro e per concedere tregua ai muscoli qualche volta smettevo di salire.
Nelle due mattine che mi sono allenato a Barcellona ho percorso molta più salita di quanto avrei pensato, ed ho sudato come solo quando temperatura ed umidità si mescolano per creare un’atmosfera che toglie respiro e forze. In quei momenti pensavo allo sforzo che avrebbero dovuto compiere di lì a qualche ora i maratoneti.
L’atmosfera della competizione l’ho avvertita all’approssimarsi alla zona gara dei maratoneti. Allo stadio è facile sentire scorrere nel corpo l’eccitazione perché l’euforia degli spettatori si diffonde come una scossa. Al Paseo Picasso, quando alla partenza mancavano due ore, c’erano solo rigide transenne e poche persone già annoiate di attendere. I monitor che ricevono le immagini dalla regia erano ancora spenti, addormentati sotto teli di riparo sui quali era appoggiata qualche foglia secca caduta dai platani. Per me l’attesa era calma, ma il fermento dell’imminente competizione si è diffuso gradatamente come una silenziosa nebbia che s’insinua in ogni dove, fino ad entrarti in corpo. Il sole e l’afa erano invece meno gentili. I loro effetti si facevano ben sentire sul corpo e quando avvertivo il sudore inumidire la maglietta, pensavo ai maratoneti. Loro, come timidi folletti che escono allo scoperto dalla rassicurante calma di un bosco, si affacciavano sul rettilineo di arrivo ad assaggiare l’asfissiante umidità dell’aria. I loro sorrisi di circostanza erano velati dalla preoccupazione per i disagi che avrebbero dovuto affrontare nelle ore successive.
L’orario in cui si sono corse le maratone non era il più favorevole per la stagione, ma le scelte erano poche. Inoltre il tracciato era abbastanza snervante per i lunghi ed assolati rettilinei. I corridori sono stati davvero bravi ad accettare di gareggiare in tali condizioni. Molto meno disagevoli gli sforzi degli atleti impegnati allo stadio. Sabato pomeriggio, quando in completa tranquillità mi sono goduto le gare in programma, il clima era piacevole e suggestivo al calar del sole oltre le colline di Tibidabo.
Domenica mattina sono uscito presto dall’albergo: avevo voglia di camminare. Percorrere i tre chilometri per arrivare alla partenza della maratona mi consentiva di attraversare la città vecchia. Le strade erano praticamente deserte; sembrava che ogni angolo delle strette vie si concedesse un po’ di calma prima di essere invaso dall’arsura del sole e dal via vai dei turisti. Tra questa calma avevo voglia di respirare l’atmosfera descritta da Ruiz Zafon, ma la Barcellona dei suoi libri era un po’ più lontana, verso le colline a nord della città. Sarà per un'altra volta. Per ora i personaggi di questa storia erano veri e reali.


Orlando



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Commenti

maratò

bel racconto, come sempre, Orlando; però mi hai fatto venire una preoccupazione, visto che dopo molti inviti ho ceduto a quello di alcuni speciali amici di Barcellona che mi iscriveranno alla maratona del 6 marzo 2011 ( la mia prima ) avrò per caso scelto un percorso con dislivelli continui non adatti ad un esordio?
p.s. ti ricordo che il mio esordio con la mezza fù alla stralivigno il giorno prima dello stage...
buon lavoro
un caro saluto a Ilaria e alle (ex) piccole
mauro tonchich

Public04/08/2010 13:11:35

maratò

Il percorso della maratona popolare di Barcellona presenta qualche dislivello, ma nulla di rilevante e che incide marginalmente sulla prestazione cronometrica. Alcuni atleti che hanno corso l'edizione del 2010 hanno ottenuto tempi buoni, pari ad un tracciato da considerare scorrevole.

Pizzolato Orlando04/08/2010 13:28:35

Considerazioni su Barcellona

Orlando, bravissimo come sempre a scrivere un pezzo su di una maratona senza fare alcun riferimento tecnico alla stessa; direi che ormai stai al passo con Mura o Clerici tanto per citare qualche giornalista sportivo di chiara fama.
Lo stesso dicasi per i mai banali inteventi in telecronaca (e non si potrebbe certo dire lo stesso per una delle due signore che ti accompagnavano...)
Vengo alla domanda: mi sembra un punto fermo il fatto che si sapesse che si sarebbe corso in condizioni di grande caldo ed umidità. E che quindi con velocità relativamente modeste si sarebbe probabilmente andati in medaglia (con 3'16" al km si è poi preso il bronzo).
Do' per scontato che tutti i ns. maratoneti selezionati, se avessero dovuto correre una maratona al fresco di Livigno, nonostante la quota, sarebbero stati in grado di farlo.
Alla prova dei fatti, il clima che ben hai descritto, ha permesso delle prestazioni in termini di velocità assoluta, modeste (intendiamoci, per quei livelli).
Cio' premesso, non sarebbe stato meglio allora puntare ad una preparazione che ricercasse condizioni climatiche simili a quelle di gara piuttosto che allenarsi al fresco di Livigno ad, immagino, dei ritmi di corsa veloci che poi neanche lontamente si sono potuti mantenere per il caldo ?
PS: solo per chiarezza: non sto minimamente criticando il risultato dei ns. maratoneti, volevo solo capire se Orlando riteneva che ci sarebbe potuta essere una strategia di allenamento migliore di quella adottata.
Un saluto
Paolo (quello del Lej Alv)

Public05/08/2010 12:31:00

Considerazioni su Barcellona

Grazie per le parole di apprezzamento: fanno sempre piacere.
Riguardo la preparazione per Barcellona, la squadra azzurra si è preparata in montagna a Livigno (solo Incerti era a S. Moritz), sia per evitare i disagi e lo stress dell’afa padana, sia per sfruttare l’effetto della quota. Uguale programma lo ha seguito Rothlin ed ho letto anche lo spagnolo Martinez di è allenato nella Sierra Nevada. I nostri sono scesi dalla quota il 16 luglio (il 17 sono arrivato a Livigno per lo stage ed utilizziamo lo stesso hotel della nazionale azzurra). Solo Baldini era sceso due giorni prima. Si lascia la quota due settimane prima della gara sia per ritrovare brillantezza di corsa (la rarefazione dell’ossigeno non consente di correre a ritmi veloci e quindi le gambe si appesantiscono) sia per favorire la termoregolazione. Per abituarsi a correre al caldo servono 5-7 giorni con clima stabile e costante. Pertanto, la scelta degli azzurri è stata corretta (solo Andriani è rimasto ad allenarsi in montagna, a 1000 metri). Non sono riuscito a leggere come ha proceduto Rothlin che era a S. Moritz.
Non sarebbe stato però logico allenarsi a livello del mare: il caldo era così elevato che ogni allenamento sarebbe stato uno stimolo distruttivo, specialmente se si devono sostenere le sedute specifiche per la maratona. Ho letto di due spagnoli (uno era Iglesias), che si sono allenati a Girona. Anche per loro non è andata comunque bene.
Il successo in maratona dipende certamente dagli adattamenti migliori, ma soprattutto da un fisico in perfetta efficienza che risponde bene agli stress esterni. Rothlin ha lasciato poco al caso tanto che prima della partenza, proprio sotto i nostri occhi, si è inserito due pannelli sottili di gelatina di ghiaccio (sul petto e sulla schiena) per contenere gli effetti del caldo. Nessun altro ci aveva pensato.

Pizzolato Orlando05/08/2010 17:59:46

Maratona e Barcellona

Grazie Orlando per lo splendido scorcio che mi hai regalato della mia città del cuore!

@Mauro: ho fatto la maratona di Barcellona lo scorso marzo (sul mio blog c'è anche un video), ti confermo che è un saliscendi continuo ma scorre via abbastanza bene e non ci sono salite o strappi impegnativi ma solo leggere anche se talvolta continue pendenze.. ma il percorso ed il contorno è talmente bello che non te ne accorgi.. :-)

Daniele
http://vivaelbarca.blogspot.com

Public05/08/2010 19:18:03