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Io apro le strade che gli altri percorrono

novembre 2010

02/11/2010

Quando mi comperavo le scarpe

Le tante cose che si fanno formano una catena di eventi che messi assieme ti fanno capire come il tempo sia trascorso, e ora che sono a richiudere la cerniera della borsa penso che è già passato un anno dalla trasferta a New York del 2009, ma mi sembra che sia stata una trasferta fatta appena un mese. Qualche settimana fa però avevo corso a Berlino e questa data mi sembra invece così lontana. Tutto dipende da ciò che ci sta in mezzo, e dall’intensità che ha catalizzato gli eventi che sono intercorsi da allora ad oggi. Con il tempo, il tanto ed il poco è tutto relativo. Il tempo, seppur abbia parametri certi e cadenzati, fluisce con un ritmo soggettivo.
Berlino mi sembra lontana, New York 2009 la sento invece vicina, ma quando vado a spulciare con il pensiero gli eventi che hanno riempito le giornate, è naturale invertire i rapporti temporali. E’ ritornato il momento di sorvolare ancora l’oceano, di penetrare nella baraonda della “grande mela”, d’infilarsi nelle trame della maratona più famosa. Ogni volta succedono le stesse cose, da quasi trent’anni, emozioni che con il tempo si attenuano perché l’abitudine appiattisce gli stimoli. Dovrei fare dell’altro, ma altro non si può fare.
Alla maratona tutto orbita attorno alla corsa. Stesse cose, come trent’anni fa, ma allora c’era entusiasmo, c’erano novità, non c’era globalizzazione, succedevano cose che non si sapevano già prima di mettersi in viaggio. Si può far finta di non sapere, di non vedere, di non sentire, ma gli eventi dei prossimi giorni ti tirano dentro da ogni parte e quindi vedi, senti e sai anche se potresti ignorare tutto. Un’isola felice però ci sarebbe. Ad un salvagente potrei aggrapparmi, ma è un privilegio che non posso concedermi. Stare sulla strada, io e i miei pensieri. Anonimo e solitario. A volte ho bisogno che le cose mi passino sopra, che non si accorgano di me, che procedano per la loro strada come un vento che non ha direzione ed attraversa un deserto senza incontrare nulla che lo faccia mormorare. Sarebbe una novità, o quasi. Nel 1984, il giorno prima che vincessi la gara più importante della mia carriera, ero nel negozio di un famoso maratoneta newyorkese a comperarmi un paio di scarpe da corsa e potevo scegliere in completo anonimato.
Dal giorno dopo non avrei più comperato alcun paio di scarpe da corsa in vita mia. Un bel vantaggio certamente, ma anche un limite. L’anno dopo, quel negoziante venne a trovarmi in hotel per dirmi che era onorato di avermi avuto nel suo negozio qualche ora prima che il mio nome fosse stampato sui quotidiani della città.
Spero che nelle buie strade del Central Park io riesca a correre con lo stesso stato d’animo dei nei giorni d’autunno, quando spendere dei dollari per comperarmi delle scarpe era un lusso.


Orlando



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Commenti

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E' sempre un piacere leggerti!!

Public03/11/2010 10:01:47