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aprile 2011

07/04/2011

Quando si corre, si fanno belle scoperte...

E’ passato un mese dalla maratona di Barcellona, e da allora la mia attività podistica ha subito un consistente ridimensionamento. Senza alcun obiettivo agonistico e tecnico da perseguire, corro per stare in salute. Senza più svolgere allenamenti di una certa intensità l’efficienza fisica è calata parecchio, ma non mi preoccupo di questo aspetto. Durante le sedute non mi preoccupo di come stanno le gambe, e se per un verso sento di essere meno efficiente, dall’altro non avverto la tensione conseguente al dover sostenere sedute tirate, notoriamente stressanti.
Solo domenica ho corso un’ora e mezza, altrimenti arrivo ai sessanta minuti. Peccato che il passaggio all’ora legale faccia sorgere il sole con ritardo, e la poca luce che c’è alle sei non mi consente più di andare per sentieri, come facevo fino ad una decina di giorni fa. Lasciare le vie asfaltate per il fuori strada non nasce dalla voglia di cimentarmi nelle corse trail, ma c’è voglia di cambiare. Per tutto l’inverno ho percorso gli stessi tracciati e circuiti, rinunciando al fuori strada perché, oltre ad appesantire i muscoli, comporta un elevato rischio d’infortunio alle caviglie. Ora non mi preoccupo di mettere i piedi su superfici rischiose e per questo di procedere ad un passo lento.
Quando tornerà ad esserci più luce riprenderò a percorrere sentieri, anche se nei giorni scorsi ho esagerato un po’ perché il tendine d’Achille sinistro è un po’ indolenzito. Ho svolto un paio di sedute su pendenze troppo elevate, tanto da procedere con una falcata inferiore ad un metro di lunghezza, e di conseguenza spingevo molto con i piedi sollecitando molto i polpacci. Correre per sentieri di bosco è molto bello, specialmente al mattino presto perché c’è un’intima atmosfera che mi accompagna: nessun rumore se non la natura che si sveglia. E spesso la cornice dei sentieri è colorata di giallo e di viola.
Lo scorso week end, spinto da quella magica attrazione che ti porta ad arrivare fino alla curva successiva per verificare che scenario si prospetta oltre quel punto, sono arrivato piuttosto in alto. Tornante dopo tornante sono giunto quasi in cima ad un monte: più in basso il panorama della pianura dell’alto vicentino immersa in un lenzuolo lattiginoso di umidità e sopra di me l’azzurro intenso del cielo. Mi mancava ancora poco per essere sul punto più alto, indicato da una grande croce di ferro. Oltre quel colle avrei trovato un’ampia conca, ma non mi sarei aspettato di vedere che quei prati erano ancora immersi in uno spesso strato di neve. E mano mano che la neve lascia spazio all’erba, quei piccoli campi vengono subito occupati da tanti occhi bianchi e azzurri. Ecco una di quelle volte in cui correre è fare una sorprendente scoperta.


Orlando




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Commenti

Quando si corre...

Deve essere bello correre lì nei boschi: io ho solo il mio parco sotto casa a Roma... e comunque sono passato dal ghiaccio di qualche mattina di febbraio alle margherite di questo periodo, nonché una colonia di pappagalli.
Quindi non era una mia impressione di neofita di allenamenti lunghi (per la maratona di Roma): quando rimettevo piede nello sterrato del parco, dopo circa 24km di asfalto, mi si appesantivano di brutto le gambe, cosa che non mi è poi successa quando sono passato ai lunghi domenicali (di mattina presto) nel centro di Roma.

Simone

Public07/04/2011 12:31:05

quando si corre....

Mitico il ns Summano, ed anche il Priaforà e Novegno !!!!
Ciao Orlando
maurizio

Public11/04/2011 11:18:49