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22/03/2012

Il racconto di Gogo della Luna - Alato

RUNNERS&WRITERS
Anno 1 - numero 2
Lunedì 22 marzo 2012

Alato

Mi chiamo Filippide e sono morto nel 490 a.C. Gli storici che vissero dopo di me hanno sbagliato il giorno della mia morte attribuendola al 12 Settembre. Un errore di calcolo, gli sciocchi consultarono il calendario ateniese mentre io, come tutta la mia gente, seguivo quello spartano.
Mi chiamo Filippide e sono morto il12 agosto del 490 a:C. Sono molto famoso ma la mia è una fama triste. Di me si ricordano solo una corsa che altro non fu se non l’obbedire ad un comando, le mie ultime parole e l’attimo in cui ho lasciato il mondo. Nessuno si è mai interessato alla mia vita, l’hanno ridotta a quarantadue miseri chilometri. Per secoli ho covato rancore per questa svista ma la morte rende saggi e se ora ho deciso di parlare è solo per raccontare cosa mi accadde quella notte. Voglio essere lo storico di me stesso.
Ateniesi e Persiani erano in guerra e la guerra non và spiegata né vale il dolore di ricordarla. Sciocchi coloro che credono serva coraggio per combattere. In battaglia si è in balia di forze distruttive che hanno le briglia sciolte, i soldati non sono che uomini comandati dall’istinto di preservazione. Il coraggio è ben altra cosa, è la capacità di abbracciare coscientemente ciò che ci spaventa. Non c’è coscienza in guerra.
Ricordo bene la battaglia di Maratona, gli eserciti nemici rimasero accampati uno di fronte all’altro per tre giorni, giorni in cui non accadde nulla. Dati, il generale persiano, aspettava che la flotta alleata si avvicinasse ad Atene e nel frattempo tratteneva il nostro generale Milziade con le sue truppe a Maratona. All’alba del quarto giorno Milziade assunse l’iniziativa tattica: rinforzò le due ali dell’esercito per evitare una manovra aggirante dei cavalieri persiani e attaccò.
Era il 12 Agosto. Era l’ultimo giorno della mia vita.
Vincemmo e le vittorie si calcolano in numeri: vennero raccolti sul campo seimilaquattrocento cadaveri nemici, la gran parte massacrati durante il tentativo di fuga. Noi seppellimmo i nostri centonovantadue morti sotto un tumulo che ancora oggi si erige mesto al centro di un campo.
Al tramonto l’aria era piena di morti altrui e della nostra mostruosa ilarità. La temperatura superava i 40° e il cielo si preparava a svelare una luna piena.
Ricordo che il mio sguardo era volto verso l’alto quando mi vennero a chiamare. Entrai nella tenda di Milziade e vidi un uomo stanco, vittorioso e vinto. Con parole formali e la voce vestita d’autorità mi ordinò di recarmi ad Atene per portare notizia della vittoria. Fui scelto perché ero il più veloce, così scaltro era il mio passo che mi soprannominarono Alato. Strano come una benedizione diventi una condanna.
Aspettai che la luna piena illuminasse la notte e partii. Gli dei propizi mi indicarono la strada, gli altri mi trafissero con dolori che presto imparai ad ingannare.
Correvo e pensavo. Non pensavo alla guerra, non pensavo alla battaglia, non pensavo alla mia famiglia, non pensavo all’onore fasullo della mia missione. Nella mia mente cercavo le parole con cui comunicare la vittoria. Ci sono infiniti modi per dire una cosa, questa è stata l’ultima lezione che la vita mi ha impartito. Non vidi nulla del paesaggio martoriato che attraversavo nella penombra argentata. Il sudore mi bruciava gli occhi, mai avevo sentito il mio corpo così vivo. Una Dea aveva le sue mani sui miei reni, con una forza dolce e potente mi spingeva ed io non potevo resisterle. Io non volevo resisterle.
Ci sono infiniti modi per dire una cosa. Ci sono infiniti modi per tacere. Correre era il mio modo di tacere. Correvo per entrare nel silenzio, più veloce era il mio passo e più benefico diventava il silenzio. Fu questo mio bisogno di mutismo che mi rese Alato, non l’arrogante senso competitivo. L’ampiezza delle falcate determinava il volume della mia serenità, sempre. Quella notte ero un uomo solo nel suo silenzio che correva per comunicare una vittoria. O ero un uomo solo nel suo silenzio che correva per comunicare una sconfitta? Quali parole avrei scelto? Quale frase sarebbe andata di bocca in bocca per le strade della mia patria?
Le mani della Dea rimanevano incollate sui miei reni, dalla mia pelle sgorgava sudore che avrei voluto poter raccogliere per berlo. E di fatto ogni tanto leccavo le mie braccia, le mie spalle, le mie mani ferme in un pugno rilassato. Quella notte scoprii il mio sapore ed era il sapore del mare.
Gli dei nemici mi bruciavano i muscoli, mi mordevano i tendini, accecavano il mio sguardo con la fatica. Il caldo m’annebbiava la mente, solo la luna mi stava accanto nella distanza. La luna e una Dea amica furono le compagne della mia ultima corsa.
Vidi Atene dall’alto della collina. La discesa accelerò il mio passo, trasformò il silenzio in puro incanto. Quando fui vicino alle mura, pronunciai a voce alta il mio nome. Lo dissi tre volte perché sapevo che non lo avrei mai più sentito.
Ci sono infiniti modi per dire una cosa.
Ci sono infiniti modi per tacere.
Scelsi quattro parole e un movimento sottile ma eterno.
“Siate felici, abbiamo vinto” dissi.
Poi chiusi gli occhi.

altri racconti di Gogo della Luna:
L'intervista di Gogo della Luna - Microbiografia di un grande campione: Giorgio Calcaterra
Il racconto di Gogo della Luna - Allora come ora e per sempre

Gogo della Luna

Bio-bibliografia scritta da Giuseppe de Santis, editore ABao AQu che ha pubblicato il romanzo Hèpou Moi.
"A vederla chissà perché Gogo della Luna mi è sembrata una gatta randagia che se le fai una carezza non molla più la presa: si struscia con la coda facendoti le fusa. Ha tanta dolcezza negli occhi, ma se cerchi di afferrarla miagola disperata e ti graffia rabbiosa. Saltella tutto il giorno tra stradine e vicoli cercando gli angoli più bui per confondersi con la sera. La luna è il suo desiderio, il mistero la sua ombra, e il suo miagolare tanto somiglia a una musica soave e malinconica che ha il profumo dei mandorli in fiore. Agli aspetti pratici della vita predilige le cose invisibili e tra tutte il quid da cui nasce la creazione, sia essa scrittura o arte visiva.
Gogo della Luna nasce a Roma nel 1967 Nel 1991 si trasferisce in Irlanda dove vive fino al 2003. Qui lavora come scrittrice, in lingua inglese, e artista. Collabora anche con il fotografo David Farrell in istallazioni che vengono esposte in Irlanda e all’estero. Dopo il ritorno in patria e l’inizio di una ‘terza vita’ ha scritto un romanzo in Italiano, Il passo Lento dei Randagi a breve pubblicato in formato e-book presso Amazon. Crede fermamente che l’arte e la scrittura in particolare diano un forte valore aggiunto all’esistenza umana e che ci sia una sostanziale differenza tra 'scrittori' e scriventi'. Vive nella certezza di quanto siano vere e paradossalmente positive le parole di Samuel Beckett: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio”.
Al momento, in attesa di una quarta rinascita: vive, corre, lavora e tenta di scrivere a Roma.
web: http://www.gogodellaluna.com/



Allegati

Commenti

Ottimo!

... grazie per la pubblicazione.

Public22/03/2012 17:30:19

Alato

giunge come un aria di estate verso sera questo bellissimo racconto.

Public22/03/2012 20:15:08

Complimenti!

Public22/03/2012 20:40:47

alato

bellissima storia!!!

Public22/03/2012 20:57:29

Alato

Molto suggestivo, complimenti

Public22/03/2012 22:40:38

Alato

racconto emozionante per il militare Alato dell'antica grecia il cui vero nome è Fidippide

Public23/03/2012 10:58:01

Alato

Storia stupenda!! Molto emozionante!!! Grazie Beppe!!!

Public23/03/2012 13:13:56

Chapeau!

Fantastico!... ci voleva questa nuova sferzata di energia, motivazione!
Grazie

Public23/03/2012 14:38:59

Alato

Fa sempre bene al cuore ed alla mente leggere certe meraviglie, ricche di romanticismo e pathos.

Public24/03/2012 03:14:31

Alato

BRAVISSIMA..!! ..UN RACCONTO CHE CATTURA ED EMOZIONA..
..EVVIVA L'ARTE..!!
DAVIDE

Public24/03/2012 08:59:09

Grazie!

Per chi, come me, scrive non per se stessa ma per voi tutti 'lì fuori'...i vostri commenti sono un caldo abbraccio e un incitamento a....'fallire sempre meglio' ;-)
Gogo

Public24/03/2012 09:48:54

Alato

Veramente bello. Continua così è già un ottimo fallimento

Public24/03/2012 16:40:29

Come il vino...

...ogni volta che lo leggo lo trovo più bello!
;-)

Public26/03/2012 14:02:53

Alato

Si Filippide come la dea Alata porta l'annuncio della vittoria di Maratona.Alato raccontato da Gogolina è affascinante.

Public26/03/2012 19:27:34

Alato, “Siate felici, abbiamo vinto”, farò l'ateniese

Farò l'ateniese, sono felice, ha vinto la scrittura, ha vinto la magia delle suggestini provate.
Complimenti a Gogo, fantastica.
E un grazie a Orlando.

Public28/03/2012 13:35:16