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15/04/2013

Il racconto di Antonio - Tra i maratoneti di Boston, cronache dall’inferno

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 63
Mercoledì 17 aprile 2013

Tra i maratoneti di Boston, cronache dall'inferno

Alla fine ho deciso di indossarla, per le strade, tra la gente, contro i divieti della polizia, questa medaglia dell’edizione numero 117 della maratona di Boston. Perché ci hanno portato via tutto, in questo maledetto Patriots day, tranne l’orgoglio.
Sì, io c’ero, tra i 27 mila runners che alle 6 di mattina hanno preso un pullman da Tremont Street in direzione Hopkinton e che al ritorno se la sono fatta a piedi.
Sembrava una giornata perfetta, questo lunedì tragico e indimenticabile. Sole, temperatura ideale per correre, solo un accenno delle temute folate di vento da est, in direzione contraria al senso di gara.
C’ero, tra le centinaia di volontari insonni di tutte le età, tra le migliaia di persone che, dietro le transenne, hanno ancora una volta sacrificato il proprio tempo, i propri interessi per regalare un sogno a persone provenienti da tutto il mondo.
Boston ha dato tutto, ancora una volta, senza sapere che il massimo sarebbe stata chiamata a darlo qualche ora più tardi, per un attacco vile, assurdo, contro persone innocenti, a uno dei simboli dello sport ma anche dei valori americani.
Lungo il percorso la solita meraviglia. L’anziano tifoso vestito da Babbo Natale, il profumo dei barbecue dai vialetti delle casette dei paesi, rigorosamente senza cancelli e con bandiera americana sull’uscio; i tifosi di baseball che aggiornavano i maratoneti in diretta sulla partita dei Red Sox, la gloriosa squadra di baseball locale, cancellando e riscrivendo il punteggio col gesso a ogni inning.
E al tredicesimo miglio, metà gara, il Wellesley College, il Wall of sound (muro del suono) delle studentesse, tra urla di incitamento e profferte sessuali ai runners. Gridolini dai contenuti irripetibili ed espliciti cartelli, come da tradizione secolare.
E poi, dopo un sottopasso, al ventiseiesimo e ultimo miglio, ecco le due curve della leggenda. Right on Hereford, left on Boylston. L’arrivo sullo sfondo di un vialone lunghissimo e poi… fiamme, fumo, la morte in diretta. Sangue su entrambi i lati dei marciapiedi. Panico ma anche tantissime scene di solidarietà.
Muore un bambino di 8 anni, con lui altre due persone. Restano feriti altri 8 piccoli, fra i 114 ricoverati negli ospedali, dato della mezzanotte locale di lunedì. Piccoli ordigni confezionati con sferette di metallo provocati lesioni tali che dieci pazienti rischiano l’amputazione di arti.
Le dirette delle emittenti, gli elicotteri nei cieli, le ambulanze lungo le strade. Boston non è più solo una città ferita. Diventa il cuore addolorato dell’America che continua a battere, minuto dopo minuto, vicino a quelle persone, quei familiari, quei bambini che non ci sono più.
“State nelle case e negli hotel, stasera non uscite” intima la polizia, che intensifica i controlli negli alberghi chiedendo a chiunque faccia rientro nelle stanze documento, numero di camera e chiave, prima di farlo salire.
Il Boston common, polmone verde del capoluogo, è deserto. La cupola della State House stasera brilla solitaria. Dalle finestre si continua a sentire l’ululato delle sirene. Fuori, l’area delle esplosioni è transennata, l’Fbi ha preso il comando delle operazioni.
Tra conferme e smentite si cerca un uomo di colore, vestito di nero, dall’accento straniero, che avrebbe cercato di farsi largo nella zona in cui sarebbero esplose le bombe 5 minuti prima delle detonazioni. Quando ha incrociato lo sguardo degli agenti si è allontanato in tutta fretta.
Gli spazi aerei sopra la città per ora sono chiusi, lo sport si è fermato, il match dei Bruins (hockey su ghiaccio) è stato rinviato, quello dei Celtics nell’Nba di basket (peraltro ininfluente per la griglia dei playoff) cancellato. I Red Sox, il cui stadio, il Fenway Park, è a circa due miglia dal luogo delle detonazioni, avevano finito di giocare da circa un’ora.
Si chiude un lunedì di San Patrizio che sembra durato una settimana. Non posso fare a meno di pensare di essere stato protetto dal destino, insieme a mia moglie, a Elisabetta Villa, maratoneta di Porcia che si trova a Boston con noi, e a suo padre Franco, che ha sostato per ore dietro le transenne dalla parte opposta della strada e si è allontanato in tempo, poco prima dello scempio.
Abbiamo corso abbastanza veloci da poter essere negli hotel al momento della tragedia. Ma nel cuore, da quel maledetto momento, abbiamo la medesima tristezza delle persone, delle famiglie coinvolte.
Mi piace chiudere con un’immagine. Chi ha visto i video delle esplosioni ha sicuramente notato alcuni runners cadere, per l’onda d’urto, a poche decine di metri dalla Finish Line.
Pur stremati, pur di una certa età, si sono rialzati e hanno tagliato il traguardo, finendo il loro lavoro, prima di riunirsi alle loro famiglie.
Agli investigatori la città di Boston, le famiglie colpite e tutti noi chiediamo di fare altrettanto. Presto e bene.
P.S. Un grazie grosso così e un forte abbraccio alle tantissime persone che mi hanno telefonato, scritto e hanno seguito la diretta twitter su @antoniobacci69. Volevano sapere se stavamo bene, erano in ansia per noi. Siete il lato buono di questa medaglia.

Racconto pubblicato sul blog "Corrici sopra" il 16 aprile 2013
http://bacci-udine.blogautore.repubblica.it/


altri racconti di Antonio Bacci:
"Sesto (grado) e Sesto (al Reghena)"
"Lettera dai maratoneti al sindaco di New York "
"Il cielo di Lucas (e una corsa per ricordarlo)"


cliccando su questi link trovi altre riflessioni sull'attentato di Boston:
"Un pensiero fisso"
"Sono arrivata al traguardo e subito dopo è scoppiato l’inferno"
"Heartbreak at the finishline"
"Le strade di Boston"
"Allora come ora e per sempre"
"Assordante silenzio"
"Boston 2013

Antonio Bacci

Antonio Bacci (22 ottobre 1969), giornalista, è da sette anni a capo della redazione pordenonese del Messaggero Veneto. Podista amatore negli Azzano Runners, ha avuto la fortuna di poter correre una trentina di maratone in tutto il mondo. Felicemente sposato con Yvette, che ne minaccia il (peraltro non invidiabile) primato personale, tiene il blog "Corrici sopra" sul sito http://www.messaggeroveneto.it

http://bacci-udine.blogautore.repubblica.it/
http://twitter.com/antoniobacci69



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Commenti

Maratona di Boston - Cronache dall'inferno.

Racconto emozionante, non aggiungo altro....
Bravo Antonio!!!

Public17/04/2013 12:00:17

Tra i maratoneti di Boston

Caspita Antonio !
Ero emozionato alla notizia ma leggendo il tuo articolo un groppo alla gola mi impedisce di respirare
Come può succedere tutto questo ? Perché ?
Comunque bravo!

Public18/04/2013 06:59:30

iscrizione subito!

Sig. Ilaria mi iscrivi a Boston 2014 da oggi , subito nn ci danno paura qst bastardi , mi mandi documenti x iscrizione le faccio subito bonifico! Onore x i caduti di Boston cordiali saluti

sandro summa18/04/2013 12:09:22

BOSTON

Ho visto, sgomenta, l'intervista ad un maratoneta italiano che ha dichiarato pubblicamente di non voler più correre dopo la devastante esperienza vissuta a Boston. In cuor mio mi auguro che col tempo cambi idea perchè nulla e nessuno dovrebbe minare la passione che abbiamo dentro; se così accadesse, una parte di noi morirebbe. Il mio augurio per tutti coloro che erano al posto giusto nel momento sbagliato è questo: che riusciate ad impedire che la violenza, implicita od esplicita, fermi il vostro passo.

Gogo

Public18/04/2013 14:31:32

umanità

Vite innocenti tragicamente e definitivamente segnate. Purtroppo l'umanità è anche questa.Il mondo reale è in grado di mostrarci ogni giorno questa terribile verità. Mentre seguivo le immagini degli innocenti di Boston con il pensiero correvo anche in tanti altri luoghi, dove individui, organizzazioni e/o governi criminali, magari nascondendosi dietro ipocrite e inaccettabili motivazioni, arrecano irreparabili tragedie a innocenti vite.

Public18/04/2013 18:29:48

maratona di boston

Domenica 14 ho partecipato alla 21 km di Vienna,lunedi ho sentito la notizia x televisione,eravamo in 16 in albergo,increduli alle terribili immagini,senza parole x tutto il terrore provocato da carogne umane.Ci uniamo al dolore di tutte le persone coinvolte.Con affetto anna di palma

Public18/04/2013 20:36:55

Boston

Noi podisti vercellesi abbiamo accettato la proposta di uno di noi di correre per tutta la settimana con una fascia nera al braccio in segno di solidarietà con chi ha vissuto quei terribili momenti e non ce l'ha fatta, é stato mutilato, ferito.
Se penso alla gioia e alla serenità che ci accompagna quando indossiamo le nostre scarpe da Running e alla gioia e commozione quando riusciamo a raggiungere un obiettivo come la maratona e .....la vigliaccheria di feccia senza Dio, senza religione, senza amor proprio ce lo impedisce non rimane che rabbia.
fergio47

Public18/04/2013 22:04:27

maratona di boston

domenica 28 aprile correrò la maratona di londra....la dedico alle vittime di Boston...saranno nella mia mente per tutto il percorso!!!
Marcello D'Elia

Public18/04/2013 22:24:59

Gli EROI di Boston

non ci sono in realtà parole per descrivere un atto così insensato quanto vigliacco.
Colpire il cuore pulsante dello sport, durante una manifestazione che è...e deve restare soltanto una festa per chi taglia il traguardo e per chi è in attesa dei propri EROI. Si, proprio EROI!

EROI...che si svegliano ogni mattina e percorrono decine di Km "rubando" il tempo alle mille attività di una giornata.

EROI...che riescono a conciliare la propria passione con gli impegni della famiglia e del lavoro.
EROI...accumunati da un feroce destino.
EROI...che muoiono di sport!

Una preghiera per questi EROI di Boston: "...possiate ritrovarVi Lassù tutti insieme, ed insieme possiate percorrere gli ultimi metri del Vostro sogno..."

Con affetto.

Fietta Stefano19/04/2013 09:22:21

Coraggio!

Ciao a tutti,

ho provato ad immaginare se, il giorno della mia ultima maratona a Torino nel 2011, fosse capitato qualcosa di simile. Non ci sono riuscito.

Quando corro una maratona non vedo l’ora di giungere all’arrivo perche’ ci sono ad aspettarmi i miei piccoli bimbi e i miei famigliari. E’ una gioia inspiegabile per chi non ha provato.

Quanto capitato a Boston e’ l’opposto: devastante nella sua negativita’.

Io, dopo 1 anno senza corse e senza allenamento alcuno, ho trovato da questo triste evento la forza per rimettere ieri le scarpette: ho fatto mezz’oretta a fatica, ma ho ricominciato.

Sono profondamente vicino a tutte le persone che sono rimaste colpite dalle bombe di Boston.

Coraggio, tiriamoci fuori da questo momento. Dimostriamo che non abbiamo paura. E che non ci vogliamo fermare.

Azzalin Fabrizio Juri19/04/2013 10:15:58

Boston...

Ho corso, quel giorno, il giorno dopo Boston, disperatamente. Avevo nel cuore mille pensieri, ero confusa, impaurita.....ero piena d'amore per tutti quelli che erano là, a correre, con il cuore nelle scarpe !!!



Ora che ho visto in faccia la realtà
e' ancor piu' vivo il sogno di arrivare là
e questa folle corsa mi è servita.
Amici miei
prendiamoci per mano
impareremo a capire la poesia
foglie colori e platani sulla riva del tempo
la libertà di credere
nella forza della vita.


UN ABBRACCIO
patrizia la runner poetessa attrice

secondi patrizia19/04/2013 10:20:44