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19/09/2013

Il racconto di Paolo - Corsa serale

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 82
Giovedì 19 settembre 2013

Corsa serale

Erano diversi giorni che non si esercitava, e decise di andare ad allenarsi per riprendere il ritmo della corsa e godere della fatica dello sforzo. Indossò quindi le scarpette da ginnastica e scese in strada. Con le chiavi in mano fece un po’ di stretching appoggiando le gambe, alternativamente, sul muretto di casa.
Allungò i muscoli fino a sentire delle fitte dietro i polpacci e iniziò a correre. All’inizio fu un saltello lento e ritmato, sulle punte dei piedi, che lo portò ad uscire dalle zone residenziali e lo fece entrare nel bosco. Poi, quando arrivò la prima crisi di fiato, quando iniziò a sentire che non ce la stava facendo più, rallentò e si concentrò sul torace; il diaframma pompava ossigeno e lui cercava di riprendere fiato, sebbene fosse dura, sebbene la leggera salita non aiutasse lo sforzo. Finalmente ritrovò il ritmo e si arrampicò con una certa facilità fino alla vetta delle basse colline sulle quali stava correndo, e decise di tornare indietro. Corse per qualche minuto sul posto, per riprendere fiato e scaldare le ginocchia, che tirava su alte sopra la linea della vita, prima di riprendere la discesa che questa volta era a suo favore.
Si abbandonò alla pendenza lasciando girare malamente gambe e braccia, che gli passavano sopra la testa, tentando di frenare il meno possibile, profondamente concentrato sulle rocce e su tutto ciò che avrebbe potuto ostacolarlo o farlo cadere. Quando uscì dal bosco, si rese conto che era nuovamente in crisi di fiato, si era lanciato giù dalla collina senza minimamente controllare la velocità e il risparmio di energie, e ritrovarsi sul duro asfalto, senza più la spinta della discesa né il frusciare delle foglie lo bloccarono. Si spinse avanti, annaspando lentamente per qualche chilometro, prima di arrivare adeguatamente vicino a casa per avere la sicurezza che ci sarebbe arrivato senza doversi fermare nuovamente; iniziò allora una lenta progressione che lo portò in poche centinaia di metri a correre al massimo della velocità. Le gambe erano in spinta costante e la falcata ampia e saltellante.
Fece gli ultimi sforzi così, con le braccia e la schiena che aiutavano a non perdere velocità neanche negli ultimi metri e arrivò a casa, quando si fermò e si rese conto di essere totalmente senza respiro. Si piegò in due, appoggiando le mani sopra le rotule e, inspirando freneticamente, tentò di riportare la respirazione ad un livello normale. Aveva la maglietta sudata fino all’ombelico, e la testa e i capelli corti erano completamente bagnati. Si appoggiò allo stesso muretto per fare qualche esercizio anche adesso, prima di risalire al suo appartamento, e farsi una bella doccia fresca. Salendo le scale si rese conto che era veramente stanco, col fiato ancora corto e le gambe tremanti, ma era soddisfatto, e la maglia bagnata appiccicata alla pelle umida era la miglior prova dello sforzo compiuto.
Scivolò silenziosamente in casa, perché la piccola stava ancora dormendo, e la gatta venne a strusciarsi tra le sue gambe sudate e incerte; la accarezzò, togliendosi la maglietta, sorridente. Si diresse verso il bagno, e, aprendo l’acqua pensò che il giorno dopo sarebbe tornato a correre. E così fece, per i trentadue anni successivi.

Paolo Furlan

Sono Paolo Furlan, trent’anni, corridore amatoriale e scrittore amatoriale. In entrambi mi diletto quando il tempo libero me lo permette.

Se qualcuno volesse commentare la mia storiella ne sarei contento: paolinocarr@yahoo.it



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