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09/11/2013

Il racconto di Siro - Ritorno a New York per punti

RUNNERS&WRITERS
Anno 2 - numero 87
Sabato 09 novembre 2013

Ritorno a New York per punti

- È già la vigilia: emozioni forti alla messa in S.Patrick con benedizione dei maratoneti e il resto della cattedrale ad applaudire
- Non sono pronto come lo scorso anno (gara ahimè cancellata): da un mese e mezzo combatto con una fascite plantare e mancano molti degli ultimi allenamenti
- Ho i miei ritmi (4’10”-4’20”/km), ma non la distanza
- Però sono con un gruppo di amici e sono qui… questo conta!
- Ora albeggia… arrivato in ritardo col ferry boat, trovo la scritta "closed" relativa ai miei wave e corral, precipitandomi, però, vedo l'addetta che tiene ancora aperto il cancello del primo gruppo (il mio)... i soliti privilegiati!
- partenza in prima fila dietro alle sub-elite donne, nella corsia a fianco dei top runner uomini
vento gelido, si corre coperti finché si può, poi a tratti sole e caldo, nuovamente sventolate gelide e nuvoloni, poi ancora sole (scelta adeguata la maglietta a mezze maniche sotto la canotta col nome in bella vista)
- si corre con un fiocchetto azzurro in memoria della tragedia di Boston
- dal 2° miglio, cioè appena scesi dal fantastico ponte di Verrazzano, si viene letteralmente investiti dal tifo scatenato di una moltitudine immensa, più band ad ogni miglio o anche meno. E fin da subito mi sento chiamare per nome centinaia di volte
- impossibile rimanere indifferenti e non partecipare all'entusiasmo (specie se l'intento, come per me, è quello di non tirare e quindi correre tranquilli e rilassati godendosi quel che c'è attorno) e non rimanere indifferenti può significare due cose: correre, volando a 10 cm da terra, a ritmi più veloci oppure rispondere al tifo, scherzare, battere il cinque... la prima non posso farla... mi dedico alla seconda per molti km
- in varie occasioni mi viene la pelle d'oca, che avverto particolarmente sulle cosce
- tutto il percorso è impressionante per la festa e l'incitamento, forte, spiritoso e leggero o profondo e serio, scritte, colori, musica e quel continuo chiamarmi per nome... pazzesco!
- in quei pochi tratti in cui non c'è gente l'effetto rimane: il silenzio è assordante, disturbato solo nel Queensborough Bridge dal rimbombo dei nostri passi o dal passaggio di un treno
- lungo la 1st Avenue un punto ristoro rifornisce di gel, per le ultime fatiche: me ne ritrovo in mano uno al cioccolato e uno alla vaniglia: nauseabondi da quanto dolci sono
- nel Bronx una band di percussionisti mi presta i bastoni (non sono bacchette) e suono un tamburo a un ritmo perfetto... un fotografo si avvicina e scatta... chissà se è dell'organizzazione e se vedrò mai queste foto
- il Central Park lo trovo facile tanto è entusiasmante, sebbene abbia saliscendi importanti sono fresco, ho tempo e lucidità per pensare: ho fatto quello che dovevo fare... andar piano!
Quindi son contento.
Mi ero prefissato di stare tra i 4'30 e i 5'00/km, ma sono andature lente, (ancora) innaturali per me, per cui nella prima parte son rimasto quasi sempre più vicino al limite più veloce (che comunque era già sufficientemente sotto le mie soglie).
Come prevedibile non è arrivata quindi nessuna crisi, ma il calo c'è stato comunque perché la fascite plantare si faceva sentire e le gambe cercavano di parare il tutto rimettendoci anche la loro integrità. Oltretutto tenere basse velocità non aiuta, perché andando piano, l'appoggio maggiore col terreno comporta alla lunga maggiori disagi. Ma andar più veloce non potevo permettermelo!
- Nei giorni scorsi dicevo che, in queste condizioni, nel migliore dei casi, un bel risultato sarebbe stato anche solo scendere sotto le 3h30/3h40... ma i dolori sono usciti fuori e allora cambio obiettivi: provo a studiare il modo di segnare esattamente un'ora più del personale… dovrò anche sprintare per potermi poi concedere un arrivo in stile "tecnica di marcia".
- alla fine, quindi, torno a correre anche sotto i 4'00”/km, per chiudere esattamente con un'ora in più del mio personale, fatto nella mia prima maratona, 15 anni fa.
- l'arrivo lo faccio marciando come in tutte le mie ultime gare "tranquille"
- detto di questa coincidenza di minuti, con 2h davanti alla mia prima maratona e 3h oggi, sarebbe proprio il degno risultato per la mia ultima maratona, ma non son solito fare proclami definitivi o assoluti. In realtà da tempo pensavo e dicevo che poteva essere l'ultima: son di natura mezzofondista e le maratone le faccio più per divertimento, ma il mio fisico tende a ribellarsi. Però posso dire questo: se mai dovessi tornare a correre una maratona vorrei fosse qua... non ci sono paragoni con altre!
- dopo la gara, nel lungo tragitto per rientrare all'appartamento, in zone ben lontane dal percorso e dall'arrivo, perdo quasi la voce per rispondere a tutti i complimenti di TUTTE le persone che incrocio. Addirittura alcune, che stanno parlando al cellulare, sospendono la telefonata per farmi i complimenti.
- E' l'unica maratona, credo, in cui dopo due giorni puoi girare tranquillamente con la medaglia al collo (e tantissimi lo fanno) senza che ti prendano per matto o si chiedano cosa sia quella medaglia: anzi, anche dopo due giorni, non solo ti fanno i complimenti, ma la gente comune si ferma a chiederti dettagli, a raccontarti quante emozioni hanno vissuto loro guardando la gara.... veramente incredibile!
- Un po’ alla volta il nostro gruppo si ritrova in appartamento a raccontarsi davanti a un thè caldo: per me 3h57'48", Piera Bolzani 4h21'37", Livio Dalla Verde 4h34'28", Marco Rodella 4h34'30", Paola Preto Martini 4h46'06"
- Di belle maratone ce ne sono tante, ma di uniche poche. E la prima è questa!
- Dopo due giorni adrenalina ancora a mille!
- ore 5.30... già da un po' non riesco più a dormire, tergiverso ancora nel letto... il programma dell'ultima mezza giornata turistica inizierebbe alle 7.30... che fare?
- un'idea improvvisa: in 2 secondi mi cambio e via di corsa! Passo davanti al grattacielo di Arnold e Mr. Drummond in Park Avenue, poi Central Park, 45' tirati… vedo l'alba, "volo" sotto i 4'/km attorno al lago Jackie Onassis (1,58mi = 2,543km in poco più di 10’), concludendo con un po' di fartlek su una scalinata e fuori dai path. Fatto.
- Ora può iniziare la giornata.

Siro Pillan

Vicentino. Atleta, allenatore, biologo, guida naturalistico-ambientale. Istruttore e atleta anche di sci di fondo.
Da 40 anni nel mondo dell’atletica, cresciuto con impresse nella mente le immagini emozionanti della prima vittoria di Orlando a NY e da sempre circondato, immerso (e sommerso) dal ghota del fondo/mezzofondo vicentino: Ambu, Binato, Amadori, Pesavento, Fontanella, Gramola, Dorio, i due Bordin, Pizzolato, Noro… molti altri… e poi Vivian, coetaneo, compagno e avversario.
Mezzofondista di natura, più volte sui podi nazionali di categoria nei 3000 Siepi. Sceso comunque per 3 volte sotto le 3h nella maratona. Anche sky runner nel periodo militare, ora saltuariamente.
Preparatore atletico di podisti (ma anche triathleti e trailrunners). Allena anche la sorella Sonia, tra le prime e poche donne diabetiche insulino-dipendenti a correre la maratona.
http://siro.millegru.it/



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Commenti

Congratulations!!!

Bravo Siro!!! Il cuore di un maratoneta non muore mai... Antonello Cirnelli (San Michele al Tagliamento - VE).

Public10/11/2013 15:49:50

Ritorno a New York per punti

Grande Siro!!! Mi hai veramente coinvolto ed emozionato con il tuo racconto... sembrava anche a me di essere (magari!!!) a New York... che esperienza unica!!! Ci andrò appena posso per correre la più bella maratona al mondo!!! Raffaella Menchetti (Roma)

Public10/11/2013 18:23:21

NY

Quando ti ho guardato negli occhi al tuo rientro avevo già letto questo tuo testo. I tuoi occhi trasmettevano chiaramente le emozioni descritte e io ho abbassato allo sguardo come per un inchino! Grazie Siro, Sonia

Public11/11/2013 15:58:16

Bene !!

Questi sono gli articoli che fanno bene allo sport !! E' un sacco di tempo che vorrei correre anch' io una maratona ma accidenti ,,,, fin che si va su e giù per i monti sò di andar forte ,,, la maratona però è un' altra cosa . Ero con te nel gruppo di Orlando lo scorso anno a settembre a Peschiera e forse con qualche giorno in più stages avrei colto le ragioni che spingono uno sportivo a fare la mararona , ora però mi hai fatto venire una gran voglia di New York e quindi da questa sera ci penso , seriamente . Buone corse ciao Paolo

Public11/11/2013 17:42:51