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10/05/2014

Il racconto di Paolo - “...E arrivò finalmente quel Tempo per...!”

RUNNERS&WRITERS
Anno 3 - numero 103
Sabato 10 maggio 2014

...E arrivò finalmente quel tempo per...!

-E' tardi Paolo, non ha più senso, mi disse tradendo i nervi e aspirando il fumo della sigaretta come mai non le avevo visto fare.

-Allora è veramente finita? Vuoi proprio buttarli nel cesso i nostri tre anni assieme?

-Paolo, l'hai già capito da solo. Non ti amo più.


Uscii dalla veranda di casa sua senza più voltarmi con le lacrime che scendevano copiose e che a tratti mi offuscavano la vista mentre guidavo verso casa.

Che faccio ora senza di lei? pensavo in modo ossessionante.

La fine del primo amore non si scorda mai. Avevo 21 anni, mille progetti all'orizzonte ma, in quel momento, cuore e ali spezzati.
Poche settimane prima, nell'estate del 1999, conclusi la mia esperienza stagionale come cameriere in un noto hotel di Asiago, nel mio Veneto, dove spesso arrivavano dei gruppi di fanatici del podismo. L'organizzatore, un certo Pizzolato, era considerato un vero guru di questo sport e i colleghi mi raccontavano di come egli avesse vinto per ben due volte la mitica maratona di New York.
Mentre li servivo al ristorante, osservavo questi personaggi strani con un occhio rivolto allo scetticismo verso uno sport che trovavo niente altro che estenuante e un occhio rivolto alla curiosità di capire cosa spingesse queste persone a curare ogni singolo dettaglio della loro giornata in modo maniacale, dai tempi rigorosi dell'allenamento alla dieta mega curata per cui non c'era pasto che non partisse con un'insalata gigante per ciascuno dei partecipanti!

Sguazzavo nella mia depressione da neo-single e non ci stavo male. Tutti noi, in fondo, amiamo rotolarci nei nostri problemi trovando un certo masochismo nel farci compatire. Ma poi in qualche modo bisogna per forza di cose reagire. Nel culmine della mia tristezza di un nebbioso pomeriggio invernale mi diedi un ultimatum: o faccio qualcosa per me stesso o la faccio finita!
Visto che sto allegramente scrivendo, avrete già intuito al volo che scelsi la prima opzione, ovviamente!
Mi prese così, di punto in bianco, che uscii a correre nella nebbia, senza uno straccio di perchè. Mi venne e basta. Corsi per 20 minuti consecutivi e mi sentii come Armstrong dopo lo sbarco sulla Luna! Mi paragonai persino ad Ulisse, per quella eroica sensazione di fatica che provai tornando a casa...
Deliravo talmente tanto che pensai addirittura di meritarmi un mezzobusto di bronzo nel giardino per quell'impresa! Anche in tempi successivi, non mi risulta di averlo mai trovato...
Esagerato ed arrogante.

Da allora qualcosa di incredibile nacque in me: per mesi non osai correre per più di mezz'ora consecutiva. Ero paranoico, pensavo potessero venirmi malori fatali a correre così tanto. Ma stavo sempre meglio nonostante gli acciacchi del mio corpo che sempre più si adattava alla rinascita.

Sono passati 15 anni da quei mitici pomeriggi in cui arrancavo e correvo con le scarpe da ginnastica ed una tuta che tanto vanno bene per chi corre goffamente come me. Ma poi, in modo del tutto naturale, arrivarono finalmente Quei Tempi per:

Quel Tempo per scoprire la magia del materiale tecnico, così sacro e indiscutibile per noi podisti.
Quel Tempo per smettere di chiamarlo footing o jogging. Si chiama Corsa, Running. Punto!
Quel Tempo per la prima Tapasciata, quella dove l'arzillo settantenne ti passa talmente in scioltezza che cominci a mettere in dubbio le teorie di Darwin, Einstein, Pitagora e anche Galileo!
Quel Tempo per il chi me l'ha fatto fare che la gioia del traguardo dissolve all'istante.
Quel Tempo per la prima 21,095 che è solo metà di quell'altra che non osi nominare.
Quel Tempo per...la seconda metà che non pensavi di riuscire a nominare.
Quel Tempo per la consueta foto alla balaustra più fotografata del mondo, a Central Park.

Poi, la Grande Mela, la folla da grande evento, l'atmosfera, il traguardo, due sanitari che ti massaggiano una gamba a testa perché non ce la fai ad alzarti per i crampi, la mitica foto con la sudata medaglia, quella altrettanto mitica con Orlando che gelosamente tengo custodita (ti avevo vicino ad Asiago anni prima e devo venire fino in America per una foto con te!), il lunedì post- gara che metabolizza del tutto il nostro infinito amore verso questo sport.

Non avremo classe (e talento) ma abbiamo gambe e fiato finché vuoi, cantava Ligabue in una sua nota canzone. Io ci aggiungerei passione e un cuore così che neppure pioggia, neve, vento, oscurità e giorni festivi scalfiscono.
Per gente come noi, arriva sempre finalmente Quel Tempo per correre verso nuovi traguardi che ci ricordano che, nonostante tutto...è sempre, finalmente, Quel Tempo per!

Paolo Sambo

Nasco a Venezia nel 1977. Diplomato alla Scuola alberghiera, ho svolto mille lavori, dal cameriere al Pony Express, prima di lasciare l'Italia nel 2003 per girare un po' il mondo tra Scozia, navi da crociera e Svizzera dove attualmente vivo. Proprio da 11 anni lavoro nel mondo dei casinò, prima come croupier e attualmente come supervisore nel reparto di Sorveglianza al Casinò di Lugano (sono parte de “Eye in the Sky” per capirci!).
Dal 2012 mi sto formando come terapista Shiatsu metodo Namikoshi e a fine 2015 conto di diplomarmi, con il sogno di diventare professionista.
Fidanzato con Valentina, amo correre e scrivere, due cose che per vostra conoscenza non faccio contemporaneamente:-)
Ho corso due maratone (Edimburgo 2005 e New York 2007), con la mezza che resta indiscutibilmente la mia distanza preferita! Un sentito ringraziamento alle mie articolazioni che continuano a rendere possibile tutto questo...

La pagina facebook di Paolo
paolosambo@hotmail.com



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Commenti

Grande...

Paolo! Sei da ammirare

Michele

Public16/05/2014 18:04:02